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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

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Il New York Times “stringe le maglie” del paywall: da aprile solo 10 articoli consultabili gratis dai non abbonati

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All’incirca un anno fa il New York Times introduceva il cosiddetto paywall, un sistema di pagamento dei contenuti online che finora ha permesso ai lettori del quotidiano americano di consultare gratuitamente 20 articoli al mese prima di far scattare la richiesta di sottoscrizione di un abbonamento per avere pieno accesso ai contenuti giornalistici del sito web. Adesso, a 12 mesi di distanza, The New York Times Company ha deciso di dimezzare (a partire da aprile) il numero di pezzi disponibili gratuitamente per i non abbonati abbassando il limite a quota 10 articoli. Ad annunciarlo è stato il CEO della società proprietaria del giornale, Arthur Sulzberger Jr.

New York Times

This change will strengthen our ability to continue providing the world’s most insightful and investigative reporting in journalism today, as well as support the ongoing development of digital innovations and apps that make The Times an experience you won’t find anywhere else.

Al raggiungimento della soglia massima dei 10 articoli concorrono non solo gli articoli veri e propri del sito ma anche i post dei blog ospitati da www.nytimes.com, le slideshow di foto, i video e tutti gli altri elementi multimediali del sito. Anche dopo aver superato il limite mensile, però, sarà possibile accedere ai contenuti del New York Times attraverso le segnalazioni sui social media (Facebook e Twitter in primis) e tramite i link di email, blog e motori di ricerca (anche se per alcuni di questi sarà posto un secondo limite di 5 ulteriori articoli al giorno oltre ai 10 mensili): in tutti questi casi, infatti, il paywall non scatterà nemmeno dopo aver consumato il bonus sui 30 giorni. La stessa cosa vale per la sezione Top News delle mobile apps del NYT, mentre per tutte le altre sezioni rimane valida la richiesta agli utenti di sottoscrivere un abbonamento.

Il New York Times, in combinazione con il sito web dell’International Herald Tribune, ha raggiunto fino a questo momento quota 454mila abbonati all’edizione digitale: in occasione dell’introduzione delle novità, il prossimo mese, sarà preparata un’offerta di lancio ad hoc per i nuovi abbonati, che potranno sottoscrivere un abbonamento unlimited access della durata di quattro settimane ai contenuti digitali del quotidiano al prezzo di 99 centesimi di dollaro.

Social media curation in punta di dita con Storify per iPad

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Negli ultimi mesi è stata crescente la popolarità di Storify, la piattaforma online di social media curation che permette a chiunque di creare narrazioni usando elementi multimediali (foto, video, tweet) per ricostruire una storia e raccontarla ai propri follower rimettendo insieme, come in un puzzle, tutti i pezzi di informazione sparsi in giro per la rete dagli utenti del web selezionando quelli più autorevoli o funzionali alla storia che si intende raccontare.

storify_app_ipad

Le possibilità di storytelling, da ora, si fanno ancora più estese grazie alla nuova app di Storify per iPad (da scaricare gratuitamente sull’App Store) che consentirà – è proprio il caso di dirlo – di remixare in punta di dita le unità informative tratte dai maggior social network del momento (Twitter, Facebook, Flickr, Instagram, YouTube) per realizzare una social story veramente “on the go”.

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febbraio 23rd, 2012 at 2:02 pm

The Geosocial Universe of Social Media

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Il mondo dei social media cambia a velocità spaventose: lo sanno bene quelli dell’agenzia creativa JESS3, specializzata in data visualization, che circa un anno fa costruirono una bella infografica (“The Geosocial Universe”) per illustrare i rapporti di forza tra i diversi social network basandosi sul numero di utenti iscritti a ciascuno di essi.

In dodici mesi, però, le cose possono cambiare e anche di molto: non certo lo strapotere di Facebook, che infatti rimane saldamente ai primissimi posti con 629 milioni di utenti, scavalcato solo da un concorrente atipico come Skype, ma nelle retrovie alcuni siti sono caduti in disgrazia mentre altri avanzano inesorabilmente. Per questo motivo i creativi dell’agenzia si sono visti ‘costretti’ ad aggiornare il loro lavoro con la seconda versione dell’infografica, realizzata questa volta in 3 diversi modelli di universo sociale.

(clic per ingrandire)

jess3_geosocial_universe_1

jess3_geosocial_universe_2

jess3_geosocial_universe_3

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maggio 25th, 2011 at 10:07 am

StumbleUpon, il sorpasso è servito: a gennaio in Usa è la prima fonte di “social media traffic”

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Apparentemente non ci sarebbe storia tra i 13 milioni di utenti di StumbleUpon e gli oltre 550 milioni di Facebook, eppure i dati di StatCounter (il tool di web analytics nato nel 1999) parlano chiaro:  tra i 15 miliardi di pageview mensili tracciate sul web dal gigante delle statistiche, che tiene d’occhio oltre 3 milioni di siti nel mondo, il piccolo Davide è diventato leader in America tra i social media per volumi di traffico generato (tra gli altri monitorati figurano anche Twitter, Reddit, YouTube, Myspace e Digg) sorpassando a dicembre 2010 il Golia bianco e blu, che fino allo scorso anno conduceva questa particolare graduatoria. Al primo gennaio, infatti, SU è risultato generare il 43% del social media traffic a stelle e strisce contro il 38% di Facebook. Come si evince dal grafico, invece, nel 2010 soltanto a marzo e ad aprile il servizio di “zapping su Internet” aveva sorpassato il social network di Mark Zuckerberg.statcounter_social_media_traffic_usa_2011_stumbleupon_facebook

L’unica differenza, per altro decisiva per spiegare l’enorme abisso di popolarità tra i due servizi, è che se il social network più popolare del mondo produce per lo più traffico verso le sue stesse pagine StumbleUpon per sua natura tende invece a privilegiare l’accesso alle pagine web ad esso esterne: i suoi utenti, oltre 40 volte inferiori per numero rispetto a Facebook, prediligono un approccio usa-e-getta all’informazione verso la quale sono randomicamente condotti. Solitamente non si fermano molto su ciascun elemento proposto dal network: giusto il tempo di leggere l’articolo, decidere se condividerlo/commentarlo/votarlo o meno e quindi passare all’unità informativa successiva cliccando sul tasto “Stumble!”.

E in Italia? La situazione è un po’ diversa. StumbleUpon di fatto scompare dalla scena, e l’antagonista di Facebook risulta essere…Youtube! Facebook resta comunque ancora leader della speciale classifica, che vede di fatto un duopolio dei due giganti del web con i cinque concorrenti costretti a spartirsi quelle che possono essere definite niente di più che le briciole del traffico generato dai social media. Tuttavia è evidente, osservando l’andamento del grafico, che la prospettiva è destinata a cambiare in breve tempo.

statcounter_social_media_traffic_italy_2011_stumbleupon_facebook

Nel giro di un anno Facebook, che a gennaio 2010 poteva vantare un’incidenza nel settore superiore al 90%, si è fatto via via erodere buona parte dell’ampio margine di vantaggio scendendo – a gennaio 2011 – intorno a quota 60%, con il leader indiscusso del videosharing mondiale che nello stesso periodo è salito dai pochissimi punti percentuali di inizio anno a circa il 35%. L’impetuosa rimonta è partita a luglio e, a parte una breve flessione tra settembre e novembre, Youtube pare proprio aver ripreso la sua corsa verso la vetta assottigliando mese dopo mese il divario sofferto nei confronti del rivale. Twitter? Praticamente non pervenuto.

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gennaio 4th, 2011 at 11:42 pm

A Day in the Life of Social Media

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Cosa succede sui social media in un ipotetico giorno completo (24 ore) di frenetica attività 2.0?

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dicembre 7th, 2010 at 7:35 pm

Conversare su Facebook con le aziende? Il picco è alle tre del pomeriggio

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Forse non sarà più “il fenomeno del momento”, ma non passa giorno che non veda comparire una ricerca, un’analisi o una statistica su Facebook: questa volta è il turno dell’agenzia di social media Vitrue che ha realizzato uno studio dal titolo “Managing Your Facebook Community: Findings on Conversation Volume by Day of Week, Hour and Minute“ per verificare in quali momenti della giornata, e in quali giorni della settimana, il social network sia maggiormente utilizzato dai brand mondiali per stabilire relazioni conversazionali con i propri fan.

Il campione, a differenza di ricerche simili, è piuttosto esteso: Vitrue ha analizzato informazioni relative agli elementi immessi nello stream dei contenuti da 1.500 marchi del mondo tra il 10 agosto del 2007 e il 10 ottobre di quest’anno, per un totale di oltre 1.6 milioni di post e più di 7 milioni e mezzo di commenti, share e like esclusi.

facebook_conversations_hour_of_day_vitrue

Il grafico relativo alle 24 ore di una giornata-tipo (durante la settimana) si mostra con un andamento piuttosto prevedibile, anche se nasconde in effetti almeno una sorpresa: se infatti non era difficile immaginare che la curva di attività si impennasse a partire dalle 7 del mattino (tempo di sveglia per molti, per qualcuno addirittura l’inizio della giornata lavorativa) per scendere dopo le 20, con una leggera ripresa proprio tra le 19 e le 20 – un rigurgito di socialità all’incirca tra la fine del turno di ufficio e la cena), non era affatto scontato che il picco di conversazione tra brand e utenti avvenisse alle tre del pomeriggio.

facebook_conversations_day_of_week_vitrue

L’attività dei fan (in verde i post pubblicati, in blu la mole dei commenti) si concentra nei giorni centrali della settimana: la massima presenza di elementi rilasciati nello stream pubblico si evidenzia il lunedì, mentre il mercoledì si registra il picco assoluto di commenti. L’interazione dei sostenitori di un brand cala invece nel weekend, in particolare la domenica.

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ottobre 29th, 2010 at 4:19 pm

Una ricerca Pew Research Center conferma la carica degli ultra 50enni su Facebook e Twitter

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Un sondaggio di Pew Research Center relativo all’Internet & American Life Project, condotto a maggio di quest’anno su 2.252 maggiorenni statunitensi ha provato a sfatare (almeno per quanto riguarda la popolazione a stelle e strisce) alcuni dei miti che vorrebbero i più anziani come totalmente disinteressati alla vita digitale o addirittura assolutamente incapaci di costruirsene una, per quanto personalizzata secondo le proprie esigenze. La ricerca mostra infatti come la dieta social-mediatica degli adulti appartenenti alla fascia d’età superiore ai 50 anni sia sempre più ricca di microblogging e presenza sui social network.

Una “rinascita digitale” dei non-nativi che vede ad esempio un uso quotidiano di Twitter (e degli altri servizi di status update) per il 6% di appartenenti alla fascia 50-64 e per il 3% degli over65. Sembra sempre poco rispetto al 18% degli under 30, comunque più avvantaggiati dal contesto sociale e formativo alla condivisione via web, ma rimane comunque un dato significativo se si pensa che soltanto un anno fa le persone con più di 50 anni avvezze all’uso di Twitter erano il 5% del totale, contro l’11% del 2010. Un raddoppio che si va a sommare all’incidenza dei cinguettii nella routine di un giorno ideale sui social media degli adulti con presenza online, che nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 64 anni era dell’1% lo scorso anno ed è passato all’attuale 6%.

pew_dieta_mediatica_usaI più giovani, come da copione, sono letteralmente stregati dai social network (e sfortunatamente non è possibile avere a disposizione il dato relativo ai minorenni): il 60% dei soggetti sotto i 30 anni ha dichiarato infatti di visitarli quotidianamente, e la diffusione di questi comportamenti sociali nella dieta mediatica giornaliera è superata soltanto dalla ricezione e dall’invio di e-mail, pratica che coinvolge il 62% degli under 30.

Ma Facebook e gli altri siti di social network cominciano ad essere popolati anche da persone più adulte, come dimostra la presenza di ultracinquantenni (in un giorno medio sono uno ogni cinque della categoria, nel 2009 erano la metà) e di over65 (il 13% della fascia d’età considerata, più che triplicati rispetto al 4% dello scorso anno).

La partita si pareggia sostanzialmente sul terreno delle mail e nell’accesso online alle news del giorno. Nel primo caso spicca il 67% dei trentenni e quarantenni, ma anche il 60% degli ultracinquantenni e il 55% degli over65 (più di uno su due), che è comunque un elemento che dovrebbe far riflettere sulle tante mezze verità relative al digital divide della popolazione più anziana e che evidenzia invece la posta elettronica come nuovo grande strumento di comunicazione per i meno giovani.

Nel secondo caso, invece, l’approvvigionamento di notizie vede quasi sullo stesso piano le persone dai 18 ai 65 anni, con percentuali che oscillano dal 42 al 45%, mentre gli over65 mantengono comunque il più che discreto livello di un componente su tre attivo giornalmente nel campo dell’informazione personale.

Su un ambito leggermente più allargato, invece, che tenga in considerazione non un giorno tipico ma un uso regolare degli strumenti sotto osservazione, la quota di adulti con presenza online sale addirittura al 92% nella fascia d’età 50-64 e all’89% tra i più anziani di 65 anni per quanto riguarda l’utilizzo dello strumento e-mail, e rispettivamente al 76% e al 62% degli utenti Internet alla ricerca di informazioni relative all’attualità.

Insomma, pur con le loro tempistiche dilatate e i loro approcci soft frutto di diverse esigenze e curve di apprendimento, anche i meno giovani si stanno avvicinando al web con interesse e umiltà, dimostrando di non essere affatto esclusi dalle opportunità della vita digitale e anzi ponendo con forza interessanti sfide per creare una user experience alla loro portata.

Written by Kobayashi

agosto 30th, 2010 at 7:45 pm