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Riconoscibilità: il blogger nel contesto sociale del Web
Per il blogger che scrive per passione, è altamente probabile che il blog di cui è autore sia qualcosa di fortemente legato alla propria persona: se non è interessato primariamente ai soldi che si possono guadagnare attraverso Google Adsense e ai vari circuiti di affiliazione, facilmente sarà una persona che, per natura, risulterà particolarmente attenta a costruire intorno a sé una certa credibilità, fatta di articoli utili e ben scritti e di una reputazione che si spera costantemente in crescita.
Quale differenza corre, allora, rispetto alla vita reale? Apparentemente nessuna, in quanto un soggetto sociale ben inserito in una rete di relazioni mira inevitabilmente a ottenere quanto più consenso possibile unitamente al raggiungimento di una situazione di alta reputazione agli occhi dei suoi contatti, questo sia nella vita di tutti i giorni che in Rete; due mondi che, peraltro, con la crescente diffusione e popolarità dei social network si stanno sempre più interfacciando e talvolta persino confondendo tra loro.
Se non che le modalità espressive percorrono per ovvi motivi strade differenti, trattandosi di “mondi” con dinamiche diverse e spesso non confrontabili: il vantaggio innegabile del Web, però, sta nella misurabilità di quasi tutti i suoi aspetti. Su Internet è possibile quantificare con una certa precisione, tramite alcuni parametri, il livello di riconoscibilità e di reputazione conquistato dal proprio spazio sociale. L’assenza di linguaggio non-verbale, poi, se da un lato toglie spessore e informatività a ciò che si dice, dall’altro permette un più ampio controllo su quanto di noi stessi viene comunicato all’esterno, consentendo quindi ad ognuno una maggior discrezionalità nella costruzione della propria auto-presentazione su Internet.
Consenso e reputazione, dicevamo: due concetti che sono esaltati all’ennesima potenza nella sintesi della riconoscibilità. Un blogger senza una sua precisa identità non ha ragione di esistere, a meno di poche e clamorose eccezioni (che confermano la regola, come ricorda il detto popolare): o meglio la sua esistenza in Rete sarà frammentata, poco riconosciuta, apparentemente priva di un filo logico, di scarsa memorabilità per i suoi lettori. L’identità a cui si accenna non è necessariamente riferita a ciò che è comunemente detta “identità reale”: anche in Rete può esistere (e/o ci si può creare) una propria identità, che sia più o meno sovrapponibile alla personalità reale del suo proprietario non importa. Essa sarà la nostra carta d’identità digitale, il nostro lasciapassare nel mondo del Web, ciò che ci permetterà di essere riconosciuti tra migliaia, milioni di altri utenti: ma per fare questo si possono e si devono prendere alcuni accorgimenti, perché su Internet è possibile intervenire in modo deciso sulla definizione di sé stessi e (in parte) sulla percezione che gli altri attori del mondo sociale conservano di noi e del nostro passaggio.
PS: si potrebbe poi aprire un lungo dibattito sulla definizione stessa di identità reale: perché si fa questa precisazione? Un’identità in Rete non è forse altrettanto reale, viva, pulsante – fermo restando tutte le problematiche relative alla sua autenticità – di quella definita “reale” dal senso comune?
Unità digitale
Ancora giornali, ancora edizioni digitali, ancora PDF: ma stavolta una segnalazione di tenore completamente opposto rispetto a quella di ieri. Senza soffermarmi (volutamente) sulla linea editoriale, sui contenuti, sui valori che porta avanti, segnalo però che la nuova Unità di Concita de Gregorio rompe decisamente gli schemi tradizionali dei media italiani mettendo a disposizione, tutti i giorni, la trasposizione in PDF del quotidiano che esce in edicola da scaricare gratuitamente: fin da subito le prime 3 pagine, poi da metà giornata in avanti l’intera edizione del giorno.

Solo il tempo dirà se sia stata o meno una scelta lungimirante, di sicuro è una scelta coraggiosa e innovativa. La schiavitù del “profitto a tutti i costi” solitamente scoraggia questo tipo di iniziative, eppure nessuno potrà mai dimostrare che i lettori che ne usufruiranno a costo zero siano in effetti clienti sottratti alle copie a pagamento del quotidiano: piuttosto potrebbero essere nuovi lettori acquistati alle grazie della testata, con tutte le conseguenze (anche economiche) del caso. Senza contare che le dinamiche del Web sono in alcune situazioni molto diverse da quelle extra-Internet.
In un mondo come quello online, dove la reputazione spesso conta più di tutto e il passaparola è la vera arma-discrimine della popolarità, accaparrarsi le simpatie del popolo della Rete non è impresa da poco: tuttavia, una volta acquisito il risultato, l’onda empatica di consenso (e viceversa, di dissendo) può espandersi a velocità altrimenti impensabili.