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Nuovi contatti su Twitter? Te li suggerisce Google con FollowFinder
Ci aveva provato lo stesso Twitter, con un meccanismo leggermente differente, a proporre ai suoi utenti delle liste di profili potenzialmente adatti da seguire (in base a criteri di popolarità dei diversi account, per lo più), ma l’esperimento si può dire sostanzialmente fallito dopo le numerose critiche avanzate soprattutto da chi, da un giorno all’altro, si era visto inondato di nuove connessioni e relative notifiche.
Chissà cosa succederà ora che ci riprova il gigante di Mountain View, Google, con il suo nuovo Follow Finder: un algoritmo che, una volta inserito il proprio nickname di Twitter, analizza le informazioni della nostra rete sociale a più livelli (non solo chi seguiamo direttamente, ma anche gli account seguiti a loro volta da questi ultimi – se fossimo su Facebook parleremmo rispettivamente di “amici” e “amici degli amici”) per suggerire una doppia lista di profili potenzialmente interessanti ai quali eventualmente potersi iscrivere. Piccolo neo: il sistema non si accorge se un contatto individuato è già stato sottoscritto, dunque lo proporrà ugualmente (stante il fatto, è ovvio, che se a quel punto si tenta una seconda connessione sarà lo stesso sito di microblogging a impedirlo).

Follow Finder genera due distinti insiemi di proposte:
- Profili che ci potrebbero piacere: partendo dal proprio elenco di contatti, il sistema individua altri utenti con liste simili e quindi identifica profili di potenziale interesse, ipotizzando che se altre persone dai gusti non troppo differenti dai nostri sono iscritte ad un determinato profilo anche noi potremmo essere interessati a seguirlo. Ad esempio: se abbiamo sottoscritto A e B, e molti altri utenti con liste simili alle nostre seguono non solo A e B ma anche C, Follow Finder ci consiglierà di includere C al nostro stream di Twitter.
- Profili con gli stessi follower: il meccanismo di Google scandaglia il sito e propone una serie di altri account che hanno un elenco di follower simile al nostro. Ad esempio: se un certo numero di utenti seguono sia noi che Mister X, Follow Finder ci raccomanderà Mister X come potenziale nuovo profilo da aggiungere alla nostra lista.
Facebook Pages, cambiano all'improvviso le regole del gioco

Cambio di rotta di Facebook sul funzionamento delle sue pagine (pages): come già recentemente accaduto sul tema spinoso delle condizioni di servizio, la linea di Mark Zuckerberg & Co. cambia all’improvviso e sembra tenere in poco conto la soddisfazione degli utenti.
Con uno scarno avviso posto in alto su ogni pagina, il social network ha avvertito gli amministratori di pagine che con effetto immediato “le pagine ora sono simili e si comportano come i profili utente“, mettendo a disposizione anche una guida all’uso delle nuove condizioni. Previsto anche un nuovo nome: le pagine da ora si chiameranno profili pubblici e come tali si comporteranno, con influenze però ancora poco comprensibili sul flusso di notizie altrui che vengono pubblicate sulla home page di ciascun profilo tradizionale (quello delle persone, per intenderci).
Si va quindi verso una indifferenziazione tra le (ex-)pagine, pensate soprattutto per prodotti e aziende, e i profili, destinati alle singole persone. Facebook chiede ora agli amministratori di ogni una pagina di convertire le pagine al nuovo stile simil-profilo, con una novità importante:
Posts by the public profile will soon start to appear in News Feed, giving you a more dynamic relationship with the public figures and organizations you are interested in.
Ogni pagina dispone ora di un messaggio di stato del tutto equivalente a quello dei profili: un testo che il proprietario della pagina potrà cambiare di volta in volta e che i fan della pagina potranno leggere anche nel proprio news feed. Più spam, quindi? Non è detto: come ogni strumento, tutto dipende dalle modalità e dalla cognizione con cui questa nuova feature verrà utilizzata. Come si vede dall’immagine, anche la struttura e la grafica delle pagine ricalcano ora quelle dei profili standard.
Come viene accolta questa modifica? Dai primi pareri raccolti sulla nota di Facebook che annuncia il cambiamento, non benissimo: sono già tanti i messaggi di protesta postati da utenti insoddisfatti che chiedono un dietrofront. Reggerà stavolta la linea di Facebook? Le potenzialità per le aziende sono interessanti, mentre chi ha creato una pagina per altri scopi ovviamente non sarà particolarmente soddisfatto di questa modifica che cancella di fatto la caratterizzazione tipica (anche grafico-strutturale) delle ex-pagine.
Depressbook?
Bel colpo di Corriere.it, che oggi pubblica l’ennesima analisi scapestrata su Facebook. Della serie: c’è in giro un “nuovo” fenomeno sociale su Internet e allora no, non posso non parlarne; anche se non ne so niente, non ne capisco affatto il funzionamento, e probabilmente non ci sono neanche mai entrato.
Verrebbe da prendere e incorniciare il post di Stefano Vitta di qualche giorno fa, in particolare quando recita:
Tanto per sparare sulla croce rossa mi viene subito da far notare che i blogger, a differenza dei giornalisti, se non riescono ad ottenere informazioni chiare o almeno sufficienti per esprimere un giudizio hanno il LUSSO di poter non scrivere nulla. Questo non significa che il fatto sia ignorato.
Parole sante. Lusso di cui, invece, al Corriere hanno pensato bene fosse meglio non usufruire, lasciandolo agli altri: che generosità! Metti un accrocchio di psicologi e psichiatri, inserisci due banalità e qualche luogo comune sui social network, infarcisci il tutto con qualche statistica che fa tanto mi-sono-documentato-per-bene e fai cuocere a fuoco lento per qualche minuto: gli ingredienti dell’articolo perfetto? No, la ricetta della rinnovata perdita di credibilità della carta stampata quando si suicida nel tentativo di tratteggiare e comprendere le dinamiche del mondo digitale.
D’altra parte non che ci volesse un premio Nobel a capire la grezza superficialità dell’analisi. Prendiamo i profili individuati dagli esperti psicologi, evitando per amor di dignità di entrare nei loro approfondimenti:
GLI IDENTIKIT DEI «FACEBOOKMANIACI» - Ecco, secondo gli esperti, l’identikit dei popolo di Internet contagiato dalla Facebookmania.
1) I nostalgici: [...]
2) I latin lover virtuali: [...]
3) I cuori infranti: [...]
4) Gli insoddisfatti: [...]
5) Quelli della pubblicità: [...]
6) Quelli con l’alter ego: [...]
Sei-profili-sei, tutti negativi. Possibile?
Ci sarebbe da stendere un velo pietoso anche sull’immagine a corredo, spacciata per appartenente a Facebook ma evidentemente tratta da Twitter, o a massimo Mybloglog: da poco rimossa peraltro (almeno nell’articolo, in home campeggia ancora con fierezza) dopo le proteste ricevute da alcuni dei proprietari degli avatar giustamente risentiti dall’indebito accostamento con tali profili.
UPDATE: giustamente il sito de LaStampa.it si è offeso per non essere stato qui citato, dal momento che ha scritto un articolo praticamente identico a quello del Corriere.it e reclamando dunque lo stesso diritto di essere messo alla pubblica gogna. Niente paura, li accontento subito.