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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

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Terremoti da prima pagina (ma senza la notizia)

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Per chi osserva regolarmente le prime pagine di Libero e il Giornale non è un mistero che il box centrale, da qualche mese, sia diventato il posto preferito dai rispettivi direttori (da una parte Maurizio Belpietro, dall’altra un tempo Vittorio Feltri e ora Alessandro Sallusti) per le proprie campagne di delegittimazione di avversari veri o presunti del centrodestra in ambito politico, giornalistico, economico o culturale.

Non stupisce dunque, se non nella pochezza delle argomentazioni, l’ampio spazio dedicato dai due quotidiani nell’edizione di martedì 26 luglio all’episodio occorso al giornalista del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, sorpreso dal terremoto che ha fatto tremare il Piemonte e la Val D’Aosta proprio mentre andava in onda (in diretta streaming sul web) il suo appuntamento fisso del lunedì pomeriggio, l’ormai celebre “Passaparola” rilanciato dal blog di Beppe Grillo e – fino a qualche settimana fa – dal canale satellitare Current Tv.

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Colto di sorpresa dal sisma, infatti, il giornalista – che si autoproduce dallo studio della sua abitazione torinese – si alza di scatto non appena si accorge di quel che sta accadendo intorno a lui, dopo aver osservato la pila di libri visibilmente tremolante in primo piano; soltanto che, dato l’abbigliamento piuttosto informale e la diretta web, l’occhio indiscreto della telecamera inquadra e manda in onda anche quel che di solito lo spettatore non vede, ovvero la parte di sotto dell’improvvisato mezzobusto internettiano.

Rilevanza e notiziabilità del fatto, ovviamente, sono prossime allo zero se non per qualche secondo di divertimento che può essere dato dal vedere un giornalista solitamente dall’aspetto impeccabile colto alla sprovvista da un evento imprevedibile e mostrato nella sua sconosciuta quotidianità casalinga. Della scossa vera e propria (4,3 gradi della scala Richter) sia Libero che il Giornale non dicono nulla.

Stesso titolo, praticamente stessa immagine. Giornalismo da tabloid: ma l’occasione era evidentemente troppo ghiotta per mettere alla berlina, per l’ennesima volta, l’odiato editorialista del Fatto Quotidiano, vittima da anni di attacchi da una parte e dall’altra (Filippo Facci docet). La guerra dei giornali, anziché la guerra delle (per le) notizie.

“E’ la stampa, bellezza”: a fine luglio va online il talk show in diretta streaming del Fatto Quotidiano

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tv_fatto_quotidianoSe anche la televisione in estate va in ferie, con il palinsesto asfissiato da una valanga di repliche e il letargo di quasi tutte le trasmissioni di approfondimento di rilievo, quest’anno a mettere una pezza (per quanto piccola) alla situazione ci prova il Fatto Quotidiano: lo fa con “E’ la stampa, bellezza”, citazione della celebre battuta di Humprey Bogart nel film del 1952 “L’ultima minaccia” ma ora anche il titolo del talk-show in diretta streaming che il giornale biancorosso sta per far decollare.

Il format, che prevede otto puntate di un’ora – dalle 22.30 alle 23.30 – con analisi e dibattiti su temi di attualità politica, economica e giudiziaria, andrà in onda sul sito del Fatto a partire da mercoledì 20 luglio ogni lunedì, mercoledì e venerdì fino al 5 agosto.

In studio, allestito in redazione, si alterneranno le firme storiche del quotidiano come il direttore Antonio Padellaro e i giornalisti di punta come Marco Travaglio, Peter Gomez, Luca Telese Marco Lillo, affiancati di volta in volta dai protagonisti della politica, della cultura, dei media, delle istituzioni e della società civile. Durante i 60 minuti di programma spazio naturalmente anche alle anticipazioni del giornale del giorno dopo e alle domande dei lettori, che potranno intervenire interattivamente tramite i commenti del sito o i contatti sugli account sociali di Facebook e Twitter.

In edicola arriva Il Futurista, nuovo settimanale d’area finiana

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il_futurista_popupDa venerdì 6 maggio Il futurista, il quotidiano online di area finiana creato e diretto da Filippo Rossi dopo la fine dell’esperienza di FareFuturo Web Magazine, rilancia il suo positivo esordio sul web diventando anche un settimanale cartaceo a colori in vendita in edicola in 105 città italiane alla ricerca di una vetrina importante per il pensiero politico di Futuro e Libertà, recentemente spazzato via dalle colonne del Secolo d’Italia con l’allontanamento dell’ex direttrice di stampo Fli Flavia Perina.

Sarà libero e indipendente. Irriverente e a testa alta. Perché la scelta di parlare al paese che legge e che pensa, e anche a quello che potrebbe ricominciare a farlo, non è una scelta solo di pancia. Ma ragionata e anche emozionale. Per arrivare a quel bacino di italiani che si vergognano di certi atteggiamenti, che hanno ancora voglia di concetti come dignità, senso dello stato, unità civile. A questi, ed anche ad altri, parleremo“, si legge nel primo editoriale del direttore.

Nel numero d’esordio, dal titolo “Noi siamo la maggioranza“, un’intervista a Roberto Vecchioni e un colloquio con Marco Travaglio, che proprio sul suo Fatto Quotidiano ospita il blog di Rossi; e ancora un elogio ad Antonio Pennacchi, il “fasciocomunista”, un dossier sul dilemma nucleare, un’inchiesta sul successore del cardinal Tettamanzi a Milano e un ricordo del leader dei Nirvana Kurt Cobain.

Difficile capire le potenzialità del progetto, così come è insolita la presenza del settimanale in alcuni piccoli centri d’Italia e la contemporanea assenza in città ben più importanti (e potenzialmente portatrici di lettori): scorrendo la lista delle prime 105 si incontrano infatti piccole realtà quali – solo a titolo d’esempio – Arino Di Dolo, Borgo San Lorenzo, Dugnano, Loano, Oggiono, San Maurizio Canavese, San Salvo.

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Questione abbonamenti: come nella miglior tradizione del giornalismo senza spalle coperte da un editore importante e solido anche Il Futurista si appoggia – forse inseguendo e sognando le fortune del Fatto Quotidiano – alla speranza di abbonati interessati non solo al prodotto ma anche al sostentamento di una voce “futurista” (nel senso di finiana, di un centro-destra radicato ma alternativo a quello di Berlusconi) nel paese. Non si spiega altrimenti la decisione di prevedere ben 4 formule-fedeltà che si differenziano tra loro soltanto nel prezzo: abbonamento ordinario annuale al costo di 100 euro, abbonamento annuale da sostenitore ‘semplice’ a 250 euro, abbonamento annuale da sostenitore oro (qualunque cosa voglia dire) a 500 euro e abbonamento annuale da sostenitore futurista a 1000 euro (idem come sopra).

Coppie di Fatto

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Che Il Giornale di Alessandro Sallusti e Il Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro non si amino molto è noto a tutti. Uno decisamente filo-berlusconiano, l’altro all’esatto opposto del panorama editoriale, i due quotidiani non perdono occasione di punzecchiarsi e, a giudicare dalla mole di articoli che si dedicano a vicenda, i rispettivi redattori devono passare parecchio tempo a sfogliare e analizzare i contenuti dei “rivali” per poter trovare il punto esatto sul quale attaccare.

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La storia infinita dei litigi e delle ripicche trasversali non accenna a trovare una soluzione di continuità, e anzi l’ultimo acuto è stato registrato solo un paio di giorni fa con l’articolo di Stefano Filippi “Gli anti-Cav attaccano: a morte i berlusconiani“. Nel mirino del giornalista di via Negri, questa volta, è finito un sondaggio online del supplemento satirico “Il Misfatto” che invitava i propri lettori a votare il miglior “giustificatore dell’ingiustificabile” del Cavaliere di Arcore: da Daniela Santanchè (che finora svetta con ampio margine) al ministro La Russa, dal direttore di Libero Belpietro al portavoce Pdl Daniele Capezzone fino allo stesso direttore del Giornale Sallusti, sul sito del Fatto sono stati presentati 13 nominativi di giornalisti e politici “colpevoli” di aver avallato senza un cenno di dissenso – neanche minimo – la strampalata versione di “Ruby nipote di Mubarak”.

Dal versante opposto, invece, l’iniziativa del Misfatto è stata letta provocatoriamente come “una lista di proscrizione con i peggiori berlusconese l’autore del pezzo, Filippi, non si è fatto pregare per scandagliare e riproporre al lettorato di centrodestra un best of delle più infelici uscite dei sostenitori di Travaglio e Padellaro, che pure mediamente non brillano per pacatezza dei termini utilizzati (si veda ad esempio quel poco affatto conciliante “È ora di passare ai fatti: devono morire, mettiamoli a testa in giù”, pescato tra le centinaia di feroci commenti su Facebook e sul sito).

Peccato che una sorta di “lista degli ingiustificabili”, naturalmente a parti invertite, l’avesse di fatto stilata anche lo stesso Giornale soltanto pochi giorni fa, per l’esattezza nell’edizione di martedì 8 febbraio, senza neanche passare dal giudizio dei propri lettori ma come esito di un probabile brainstorming (“Dai no global dei centri sociali ai radical chic di casa a RaiTre) dei componenti della redazione di via Negri. Ne era uscita addirittura un’infografica a tema astronomico per definire, una volta per tutte, i confini della galassia anti-Cav. Tutta da esplorare.

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Gli ultimi arrivati nella galassia dei movimenti anti-Berlusconi, almeno sulle pagine dei giornali visto che in realtà esistono dal 2002, sono quelli di «Libertà e Giustizia»: Sandra Bonsanti, Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky. Non hanno una trimurti (né un leader) di riferimento invece i membri del cosiddetto «Popolo Viola», accomunati dal fatto che vanno in piazza indossando indumenti di quel colore. Totalmente invece identificati nel leader i «grillini», esercito personale di Beppe Grillo. Tra il comico genovese e il suo popolo lo stesso rapporto, anche se su scala più grande, di quello che lega il milanese Pietro Ricca (quello che diede del «buffone» al premier) ai suoi compagni di ventura.

Nuovo di zecca il partito mediatico di Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio «Per legittima difesa». Poi ci sono gli «eterni ospiti d’onore», battitori liberi (sempre contro il premier) che possono di volta in volta associarsi a uno o più gruppi anti premier: Dario Fo, Moni Ovadia e Oscar Luigi Scalfaro. E ancora: gli «Antagonisti», il «Popolo No Tav», gli anarchici, i centri sociali, «L’Italia dei livori» (degnamente rappresentata da Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro). Poi ci sono «quelli di RaiTre»: Serena Dandini, Fabio Fazio e Roberto Saviano, leggermente più noti al grande pubblico dei «giustizialisti»: Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais e Margherita Hack. Infine, le «donne democratiche»: Rosi Bindi, Lella Costa e Concita De Gregorio.

Se Filippo Facci “scivola” sui morti di Di Pietro (e nessuno se ne accorge)

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Ci sono giorni in cui, spulciando le segnalazioni sui vari social network e sui siti di microblogging, ti prende una strana forma di sconforto nel vedere decine di link e spunti dedicati alle più futili mode del momento e (quasi) nemmeno una riga di confronto e discussione dedicata a cose ben più importanti ma fino ad allora eccessivamente trascurate, in una sorta di cloroformizzazione al peggio che pian piano sta spegnendo anche le resistenze più coriacee.

Forse è solo una reazione sdegnata a quello che si vorrebbe trovare ma, non esistendo ancora un luogo così personalizzato e avanzato da saper anticipare i propri desideri, a volte occorre fare la propria parte e accendere i riflettori (per quanto siano fiochi quelli di questo blog) sugli episodi che meriterebbero più attenzione da parte di chi giornalmente utilizza la rete per informarsi e bypassare i tradizionali – e sempre più innocui – canali di comunicazione.

Il premio per la sparata del giorno è senz’altro appannaggio di un pezzo del giornalista Filippo Facci,  ”I due beccamorti“, apparso oggi sulle pagine di Libero e passato sotto una colpevole coltre di silenzio e indifferenza. Facci, ben noto per le sue crociate anti-Travaglio e anti-Idv e conosciuto in Rete anche come collaboratore polemico del blog multiautore Macchianera, dove non manca mai di scatenare poderosi flame e code di insulti sotto i post pubblicati a suo nome, ha fatto della provocazione uno stile professionale, a volte apprezzato e altre invece criticato.

Una precisa scelta di vita che, condivisa o meno, può comunque essere rispettata almeno finché non va a scadere nella volgarità della scorrettezza a tutti i costi e del dileggio ben più che personale: proprio quel che sembra essere successo quando, in risposta ai già citati Di Pietro e Travaglio, che nei giorni scorsi avevano paventato una sorta di (per così dire) “effetto iettatorio” del premier Silvio Berlusconi basandosi sulla contemporaneità tra i periodi di governo del leader Pdl (e prima ancora di Forza Italia) e le sfavorevoli congiunture economiche attraversate dal paese, ha pensato di scrivere – e qualcun altro di pubblicare senza battere ciglio – l’odierno articolo per ribattere alle tesi del giornalista de Il Fatto Quotidiano e del leader del secondo partito d’opposizione italiano.

Scrive Facci:

Cominciamo con Travaglio. È passato dal Giornale alla Voce: la Voce ha chiuso. È passato al Borghese: il Borghese ha chiuso. È andato da Luttazzi: gli hanno chiuso il programma. Ha promosso Raiot della Guzzanti: mai andato in onda, al pari dei programmi di Oliviero Beha e Massimo Fini. Ha sostenuto Santoro: e Santoro mancò dalla tv per il periodo più lungo della sua vita. Ha sostenuto la candidatura di Caselli all’Antimafia: hanno fatto una legge apposta per escluderlo. Ha sostenuto Woodcock: plof. Ha sostenuto la Forleo e De Magistris: una tragedia.

Ma è quando attacca sul leader dell’Idv che l’articolo prende la tangente e perde la bussola della correttezza professionale, incappando nel palese deragliamento dai binari del buon gusto e andando a scomodare le luttuose perdite, anche strettamente familiari, del politico abruzzese molisano. Non che non si possa scherzare in assoluto sul tema della morte, ché altrimenti occorrerebbe cancellare una discreta e produttiva parte della satira, anche italiana; ma il contrapporre ad argomenti e dati prettamente politici alcune delicate situazioni personali (verosimilmente dolorose e non certo indifferenti per l’interessato) contrasta in modo palese con un auspicabile comportamento di buon senso, che sarebbe stato il modo migliore di rispondere sullo stesso piano a critiche di chiaro stampo “pubblico” anziché scadere nella macabra ricerca di improbabili riferimenti personali del passato per screditare un attuale avversario politico. Scrive infatti ancora Facci:

Poi c’è Di Pietro. Sua sorella, nel 1954, morì nel sonno. L’amico con cui usciva la sera, nel 1967, si schiantò in auto e ci rimase secco. Una donna che Di Pietro frequentava a Bergamo, nel 1983, si schiantò e ci rimase anche lei. Il padre di Di Pietro, nel 1987, mentre scaricava un trattore, fu travolto fatalmente da cinque balle di fieno. Sua nipote, nel 1989, depressa, sparò al figlio prima di suicidarsi. Gli amici politici che Di Pietro frequentava negli anni Ottanta, in buona parte, sono stati arrestati: da lui.  Il migliore amico di Di Pietro, quest’anno, è stato condannato a 21 anni per omicidio: Tonino era parte civile contro di lui. Per il resto, com’è noto, allearsi politicamente con Di Pietro equivale al bacio della morte.

Written by Kobayashi

giugno 30th, 2010 at 11:12 pm

Di nuovo offline Il Fatto Quotidiano, parte male il lancio del sito (con più di un errore nella gestione)

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Ancora problemi per il nuovo sito de Il Fatto Quotidiano, messo online ieri in pompa magna alle prime luci dell’alba e subito caduto sotto l’elevato numero di accessi. Non preventivati, si scusano dalla redazione, o almeno non tutti insieme: l’afflusso-boom che ha caratterizzato fin da subito il lancio della versione digitale del giornale di Antonio Padellaro ha infatti reso impossibile per diverso tempo la soddisfazione della curiosità intorno a questo nuovo progetto editoriale.

Sarebbero stati oltre 450mila, secondo le stime riportate da Peter Gomez nel suo commento su ChiareLettere, i visitatori unici che hanno preso d’assalto il sito nella prime tre ore dalla pubblicazione, tra le 6 e le 9 di mattina, mandando letteralmente in tilt il sistema informatico che reggeva online il sito.

Ma anche oggi, prima giornata dopo il W-day, al momento della scrittura di questo post il sito non risulta raggiungibile restituendo all’utente il messaggio di errore che si vede a lato. Ovviamente non esiste nessun nome utente e password per il lettore che giunge sulla homepage della testata, se non quelle a disposizione dei tecnici del Fatto che stanno – si spera – tentando di risolvere il contrattempo nel modo migliore affinché non si azzoppi il neonato sito già dai suoi primi vagiti.

Sarà anche vero, come è stato scritto da Gomez ieri e oggi, che il picco immediato di utenti unici è giunto abbastanza inaspettato; sarà anche vero, e questo è abbastanza certificato, che la redazione de Il Fatto Quotidiano sia decisamente sottodimensionata rispetto agli organici degli altri giornali nazionali; e sarà anche vero che “la sporca mezza dozzina” che lavora alla parte web del sito fa fatica a star dietro ai ritmi di accesso delle persone.

Ma basta fare due conti per rendersi conto che l’errore sta a monte, nella fase di progettazione della struttura che avrebbe dovuto sorreggere il carico di lavoro arrivato sul server:

  1. oltre 150mila copie di tiratura giornaliera per la versione cartacea, che martedì 22 giugno ha “rinunciato” di fatto alla prima pagina per informare i propri lettori sulla novità imminente (photo credit). Certo, non tutta la tiratura viene effettivamente venduta, ma questa perdita si può assumere come compensata dalla distribuzione del quotidiano nei bar e nei locali pubblici;
  2. quasi 60mila fan sulla pagina Facebook, dove è stato portato avanti per diversi giorni un percorso di avvicinamento al lancio del sito con anteprime sulle caratteristiche del futuro sito, piccole news, aggiornamenti sullo stato dei lavori e la campagna per sostituire per tre giorni il proprio avatar sul social network con un bannerino-promemoria da mostrare a tutti i propri amici;
  3. 40mila potenziali visite trainate dal blog Voglioscendere, covo storico su Internet del trio Travaglio-Gomez-Corrias, che più volte hanno ricordato ai propri lettori l’imminenza dello sbarco online del giornale in cui lavorano e di cui sono soci;
  4. 1500 tra blogger e gestori di siti esterni che hanno aderito all’iniziativa “Io supporto Il Fatto Quotidiano” con un banner collocato nelle posizioni più visibili dei rispettivi spazi web, contribuendo gratuitamente al passaparola sullo sdoppiamento dell’offerta informativa della banda di Padellaro;
  5. l’incalcolabile buzz provocato sui social network di ogni genere dalle indiscrezioni, dalle discussioni pre e post e dalle campagne di promozione del Fatto stesso nei giorni precedenti la prevista pubblicazione del nuovo sito.

Certo, non si può fare la somma algebrica di queste componenti: il lettore della versione che esce in edicola ogni mattina può certamente essere anche iscritto alla pagina Facebook del giornale, così come uno dei blogger che si è prestato come sostenitore della campagna “Io supporto Il Fatto Quotidiano” potrebbe benissimo essere uno degli abbonati al feed di Voglioscendere. E nemmeno si può affermare che, anche ammettendo in via ipotetica uno scenario assolutamente utopico in cui ciascuna persona non possa rientrare che in una e una sola delle sezioni prima individuate, si può pensare che gli accessi si concentrassero tutti nelle prime ore dall’inaugurazione del sito.

Quello che appare chiaro, però, è che i numeri potenzialmente erano elevati. Così come all’avvio del giornale in edizione cartacea si registra per Il Fatto Quotidiano un altro passo falso in partenza. Se la volta scorsa, però, c’era almeno la scusante di mille altri fattori da tenere in considerazione – la stampa, la distribuzione non capillare, l’impossibilità di sondare il terreno del gradimento se non partendo dai 40mila abbonamenti raccolti ”a scatola chiusa” prima ancora di uscire una sola volta in edicola – questa volta le giustificazioni sono poche.

E lo stesso Gomez ha dovuto ammettere che la redazione è immediatamente corsa ai ripari quintuplicando il numero di server a sostegno del sito: non certo una misura cautelativa, ma piuttosto uno stato di vera emergenza.

Written by Kobayashi

giugno 23rd, 2010 at 2:00 pm

Il Fatto Quotidiano sbarca sul web (con qualche difficoltà)

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Come ampiamente preannunciato da questa mattina è online il nuovo sito de Il Fatto Quotidiano: liberamente ispirato al modello dell’Huffington Post, la versione online del giornale di Antonio Padellaro affianca alla classica struttura degli articoli numerosi blog dei giornalisti e di altri personaggi selezionati, finora circa 150.

Gli utenti, in pieno stile 2.0, potranno interagire ed esprimere opinioni grazie ai commenti, oppure firmare e sostenere le diverse campagne lanciate periodicamente dalla testata, o ancora segnalare tutto quello che di interessante si può trovare in rete. Da seguire attentamente, almeno nelle intenzioni, la sezione “Quello che gli altri non dicono…”, che promette di smascherare l’informazione imbavagliata e svelare i fatti annotando le storture dei media più importanti su determinati argomenti di cronaca, economia o attualità politica.

Da oggi, quindi, il “vecchio” blog Antefatto che ha accompagnato la crescita del giornale in questi mesi toccando punte di 100mila visitatori unici al giorno chiude i battenti per essere sostituito con questa versione beta di ilfattoquotidiano.it, che andrà a regime non prima della fine dell’estate. Già pronta, però, l’applicazione per iPhone, quella per i dispositivi mobili ed è in arrivo quella studiata apposta per l’iPad.

La struttura del sito è abbastanza curata, ma ci vorrà come di consueto qualche giorno per adattarsi alle impostazioni di navigazione che i programmatori hanno delineato. Il sito gira su base WordPress, un po’ una novità nel panorama editoriale italiano, anche se l’hosting (grazie anche all’ampia pubblicità sulla prima pagina del giornale oggi in edicola e all’annuncio sulla pagina Facebook, che conta già 55mila fan) non ha retto il colpo della prima ondata di accessi e ha ceduto di schianto fin dalle prime ore di pubblicazione, restituendo agli increduli lettori questo simpatico messaggio di errore.

Per farsi perdonare, quindi, la redazione ha messo a disposizione per il download gratuito l’edizione odierna in formato pdf , scaricabile a questo indirizzo.

Rimangono tuttora oscure, invece, le modalità scelte per reclutare lettori, amici e simpatizzanti del giornale per garantirsi un buzz pubblicitario a costo zero: la richiesta-appello avanzata dai giornalisti di punta Marco Travaglio e Peter Gomez una manciata di giorni fa nei confronti di blogger e proprietari di siti web, per chiedere di diffondere nel modo più ampio e virale possibile la notizia dello sbarco sul web della testata cartacea (nata da pochi mesi ma già capace di ritagliarsi una nicchia importante di lettori), infatti, ha da subito assunto contorni non del tutto convenzionali nonostante l’adesione di circa 1500 tra blogger e gestori di siti.

La stranezza rimane la stessa descritta qualche tempo fa: anziché mettere a disposizione di tutti gli utenti il codice html per poter integrare i banner nel proprio sito/blog, cosa che ne avrebbe senza dubbio incoraggiato una maggior diffusione, Il Fatto Quotidiano ha scelto una modalità piuttosto insolita per gli standard della rete. Chi vuole partecipare alla promozione del giornale, infatti, deve prima passare un filtro redazionale segnalando il proprio link all’indirizzo email dell’iniziativa, con la promessa di essere ricontattati per ricevere le indicazioni su come implementare il banner nel proprio blog.

Ad una mia mail specifica sull’argomento, inoltre, Il Fatto Quotidiano ha fornito la seguente spiegazione, quanto mai fumosa e generica:

Ciao, sono Xxxxxx della factory creativa Arsenale23 e ti scrivo a nome de Il Fatto Quotidiano. La ragione del passaggio burocratico è semplice, si tratta di motivi organizzativi. Se vuoi aderire alla campagna di lancio offrendo il tuo supporto contattaci pure a questo indirizzo e-mail.

Quale che sia il vero motivo, comunque, l’esperimento web de Il Fatto Quotidiano merita attenzione e un monitoraggio dei suoi primi mesi di vita prima di potersi fare un’idea precisa di cosa è, cosa intende essere e cosa probabilmente sarà.

Written by Kobayashi

giugno 22nd, 2010 at 6:10 pm