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L'ottusità dell'informazione: Il Foglio VS newsharing
Qualche giorno fa mi ero imbattutto in un’iniziativa semplice semplice eppure a pensarci quasi geniale, il newsharing. Francesco Costa, probabilmente non il primo ad averne intuito le potenzialità, in ogni caso la spiega così:
quella cosa che ci siamo inventati per cui si compra insieme l’abbonamento a una rivista in pdf, e poi si legge tutti la stessa copia.
Ecco un chiaro esempio di quello che io chiamo “la forza delle idee“: non è una trovata eccezionale di per sé, ma lo diventa dal momento in cui a nessuno (o comunque a pochissimi) viene in mente – forse per quella diffusa ritrosìa ad applicare le dinamiche della vita reale a Internet – di metterla in pratica. Così Francesco ne parla sul suo blog, raccoglie adesioni, riesce a far partire l’iniziativa per quanto riguarda la copia digitale de L’internazionale e sta per raggiungere la quota necessaria per attivare il newsharing de Il Foglio.

Ecco appunto, “sta per“: ad un passo dal traguardo, infatti, arriva una lettera firmata da quattordici avvocati di uno studio legale di Milano per conto del giornale di Giuliano Ferrara. In questa missiva si intima al proprietario del blog di
provvedere immediatamente a rettificare la pagina e comunicare sul sito, e a tutti i soggetti interessati, la rinuncia all’iniziativa promossa in quanto lesiva dei diritti in materia di proprietà intellettuale e in contrasto palese con le condizioni di abbonamento.
(grassetto mio – ndk)
Aspettando di poter conoscere, se possibile, l’intero contenuto della lettera nonché il contrasto palese con le condizioni di abbonamento (non trovo nulla al riguardo tra le FAQ degli abbonati al quotidiano online), la riflessione che mi salta all’occhio riguarda la scarsissima lungimiranza di questa diffida. Tralasciando per un attimo l’arroganza di alcuni soggetti “di potere” nel voler sempre adire le vie legali al minimo cenno d’intaccamento della loro autorità (o quando si profila anche la più insignificante minaccia al loro profitto), sarebbe interessante capire dove si collocherebbe la lesione dei diritti in materia di proprietà intellettuale di cui si parla: non è forse prassi consolidata in tanti ambienti mettere la copia cartacea regolarmente acquistata del giornale a disposizione dei clienti e degli avventori? Mi aspetterei allora una sequela infinita di lettere di egual tenore a bar e uffici di tutta Italia.
Non sono forse libero, che so, di prestare ai miei amici la mia copia cartacea de La Gazzetta dello Sport o de Il Corriere della Sera dopo aver corrisposto all’edicolante (e dunque alla testata editrice del giornale) il dovuto prezzo di vendita? E se scrivo questa cosa su un blog, sono perseguibile per legge? Cosa impedirebbe a Francesco Costa di continuare questa sua (a mio parere intelligente) iniziativa semplicemente evitando di rendere la cosa pubblica?
Poche domande che dimostrano l’ottusità dell’azione de Il Foglio: per poche copie digitali vendute in meno (che poi: chi l’ha mai detto che queste nove persone oltre a Francesco avrebbero, senza il newsharing, sottoscritto un abbonamento al giornale in PDF?) si rischia un effetto-boomerang di impopolarità in Rete che, a ben vedere, è un gioco che non vale la candela.