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Archive for the ‘Le Monde’ tag

Roberto Saviano in prima pagina su Le Monde

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Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, celeberrimo autore di “Gomorra”, è finito oggi sulla prima pagina del quotidiano francese Le Monde. In un riquadro piuttosto evidente a fondo pagina, sulla destra, compare infatti la pubblicità del suo libro Le combat continue, tratto dall’esperienza televisiva di “Vieni via con me” (con Fabio Fazio su Rai3) e pubblicato in Francia da Robert Laffont Editions.

lemonde_saviano

(via Pierluca Santoro su FF)

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marzo 9th, 2012 at 6:32 pm

Buona la prima

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La Stampa ha rinunciato alla prima pagina di giovedì 26 gennaio per lanciare l’iniziativa “Europa”, uno speciale di 16 pagine in collaborazione con alcuni dei principali quotidiani europei (lo spagnolo El Paìs, il francese Le Monde, il tedesco Suddeutsche Zeitung, il britannico The Guardian e la polacca Gazeta Wiborcza) per riflettere sullo stato attuale dell’Unione Europea, anticipato dall’intervista esclusiva con il premier tedesco Angela Merkel apparsa ieri sul quotidiano torinese.

lastampa_europa

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gennaio 26th, 2012 at 11:19 am

Erik Izraelewicz esordisce alla guida di Le Monde: giornale al mattino e “cultura multimediale”

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Si è insediato ufficialmente lunedì 14 febbraio 2011 Erik Izraelewicz, il nuovo direttore di Le Monde: scelto dai tre nuovi grandi azionisti Pierre Bergé, Xavier Niel e Matthieu Pigasse, il 56enne ex giornalista dello stesso quotidiano (per quattordici anni tra il 1986 e il 2000, quindi alla guida di Echos e La Tribune) ha esordito con un editoriale dal titolo Le Monde change pour rester fidèle à lui-même (ovvero: “Le Monde cambia per restare fedele a sé stesso”) in cui ha spiegato la nuova linea del giornale.

Nel progetto che Izraelewicz ha presentato per candidarsi alla direzione figurano alcuni punti chiave. Più informazioni, più notizie di economia, più presenza nei weekend e investimenti sulle nuove tecnologie: non solo l’edizione cartacea, dunque, che pure punta a uscire in edicola al mattino (mentre, storicamente, il giornale è sempre stato disponibile solo a partire dal primo pomeriggio), ma anche grande attenzione ai supporti digitali, dal sito web tradizionale alla versione mobile, per arrivare alle applicazioni per tablet come l’iPad.

eric_israelewicz

Izraelewicz, nell’articolo, ha sottolineato anche come la missione del quotidiano sia quella di “assicurare al lettore informazioni chiare, vere, e per quanto possibile, rapide e complete“, per riprendere le parole utilizzate nel dicembre del 1944 dal fondatore del giornale, Hubert Beuve-Méry. Altro fattore rilevante, secondo il neo-direttore, è la difesa del principio di fusione tra la redazione cartacea e quella online: “Avere due squadre diverse per produrre uno stesso marchio non è sostenibile, né economicamente né editorialmente”.

Citazione inusuale ma pienamente nello spirito del tempo, infine, anche per il successo dell’Huffington Post, il celebre superblog statunitense recentemente venduto dalla fondatrice Arianna Huffington ad Aol per 315 milioni di dollari.

Dans notre métier, l’information, la révolution portée par le numérique n’en finit pas de modifier la donne. L’expérience, parmi d’autres, du Huffington Post, aux Etats-Unis, nous oblige à repenser notre journal, à nous situer dans une culture multimédia. Là-bas, en moins de cinq ans, ce site d’information politique en ligne, créé ex nihilo, s’est imposé comme un véritable journal de référence, venant concurrencer les plus grands quotidiens du pays. Il vient d’être racheté par AOL, un fournisseur d’accès à Internet, pour un prix deux fois supérieur à celui payé par les nouveaux propriétaires du Monde

(a grandi linee: “Nel nostro mestiere l’informazione, la rivoluzione portata dal digitale non smette di cambiare le cose. L’esperienza dell’Huffington Post, negli Stati Uniti, ci obbliga a ripensare il nostro giornale, situandoci in una cultura multimediale”)

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febbraio 14th, 2011 at 7:06 pm

Julian Assange ad AgoraVox: i due più grandi giornali italiani rifiutarono i cables di Wikileaks

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Agoravox, il sito di giornalismo partecipativo diretto da Francesco Piccinini, ha intervistato (ed è la prima volta per un mezzo di comunicazione italiano, guarda caso via web e non tradizionale) “Mr. Wikileaks” Julian Assange e, naturalmente, non si è fatto sfuggire l’occasione per fare al giornalista australiano qualche domanda specifica sul nostro paese.

Prima parteSeconda parte

assange_julian_wikileaks

Ne sono usciti almeno un paio di spunti interessanti sul panorama giornalistico italiano, e soprattutto la risposta alla domanda che un po’ tutti si sono fatti all’epoca della pubblicazione dei cables sui quotidiani di mezzo mondo: e l’Italia? I file diffusi da Wikileaks sono infatti stati rilanciati da diversi mezzi d’informazione: tra questi alcuni dei più importanti giornali del mondo, come dimostrano ad esempio le sezioni dedicate ai cosiddetti Iraq War Logs:

eppure nulla è apparso, se non sotto forma di “semplici” articoli (che comunque riprendevano e citavano i materiali diffusi dai quotidiani stranieri), sui pur tanti giornali italiani che avrebbero potuto dimostrare maggior interesse. Assange, durante l’intervista, ha esposto la sua versione dei fatti.

Perché non hai mai dato i cables a giornali italiani?
“L’abbiamo fatto. Li abbiamo dati a un grande giornale, ma hanno deciso di non pubblicarli e di lavorarci su attraverso degli articoli”.

A quale giornale li hai dati?
“Erano due. I due più grandi (non ci rivela i nomi, ndr). In precedenza avevamo anche lavorato con uno dei due, ma alla fine non ne hanno fatto nulla.

Assange non fa nomi, ma non è difficile immaginare che dietro a quella dicitura (“i due più grandi”) si alluda a Corriere della Sera e Repubblica. Sarebbe interessante, allora, chiedere ai loro direttori (Ferruccio De Bortoli ed Ezio Mauro) per quale motivo i cables furono rifiutati e si preferì andare ad attingere (in modalità “rincorsa”) a fonti per così dire “di seconda mano” pur essendo stati messi davanti all’opportunità di avere tutto il materiale a disposizione sulle rispettive scrivanie.

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Tuttavia l’intervista di Mr. Wikileaks fornisce anche qualche altro spunto d’interesse sul giornalismo nostrano.

Cos’altro emerge sul nostro paese?
“Tra i cables ce ne sono molti che parlano della corruzione in Italia, delle grandi compagnie. Ne sono in arrivo molti sul vostro Paese. Soprattutto sull’Eni che è il grimaldello che l’Italia usa per entrare in vari paesi del mondo. Come per esempio in Kyrgyzstan dove c’è un forte legame basato sulla corruzione tra l’Eni e i politici locali. L’Eni è la vera grande azienda corrotta italiana”.

Perché queste storie non escono sui nostri giornali?
“Il vero problema è che in Italia i grandi giornali non parlano delle storie di corruzione, soprattutto se riguardano le grandi compagnie. Nei cables sono uscite e usciranno molte cose che non useranno. Anche di interazioni delle grandi compagnie pubbliche, come l’Eni, con alcuni paesi stranieri. I giornali italiani si occupano di persone che sono già in carcere o sotto processo, ma non si occuperebbero mai di persone che non sono mai state indagate, anche se citate nei cables”.

La classifica I&B dei quotidiani su Facebook: nella top 10 al quinto posto Il Sole24Ore, al sesto L’Unità

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Non sono esattamente sul pezzo perché questa ricerca è uscita circa 3 settimane fa, ma ultimamente questo blog ha preso la strada del “quando arriva, arriva” e un po’, in fondo, bisogna accontentarsi del (poco) tempo che si ha a disposizione.

Si diceva: Innova et Bella, una società di consulenza strategica, ha pubblicato la classifica relativa al 2010 delle strategie di presenza su Facebook dei quotidiani europei e statunitensi più diffusi in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti. Qualche sorpresa? Un po’ sì, se si pensa che nella top10 figurano ben due testate italiane: Il Sole 24 Ore al quinto posto e subito dopo in sesta posizione l’Unità; le due capofila tricolori sono state precedute dagli statunitensi The New York Times e The Wall Street Journal, dal francese Le Monde e dal britannico Financial Times.

Per stilare la graduatoria la società ha assegnato a ciascun giornale un giudizio di valore decrescente da AAA a DDD rispetto a tre parametri di valutazione:

1) Relation Quality > la qualità e il numero di pratiche relazionali 2.0 offerte ai propri utenti

2) Relation Care > lo sviluppo interattivo della comunicazione e la gestione dinamica dell’aggiornamento

3) Relation Power > il potere relazionale della testata (attraverso il numero dei fan iscritti) La classifica internazionale completa

La classifica italiana, invece, riserva qualche sorpresa:

La prima, già vista in precedenza, è l’ottimo posizionamento de L’Unità, il giornale di Conchita de Gregorio che solo da poco più di un anno è sbarcata sulle pagine del social network americano ma ha già saputo conquistare quasi 25mila fan. L’altra, senza dubbio, è la scarsa competitività di Repubblica e Corriere della Sera, che non riescono ad andare oltre rispettivamente il 18° e 22° posto a livello generale. Stupisce, infine, che una testata piuttosto vicina alle dinamiche delle nuove tecnologie come La Stampa sia solo sesta nel panorama italiano e addirittura fuori dalla top50 della classifica complessiva.