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Diffusioni medie 2011, l’ecatombe dei quotidiani: Giornale -15,4% sul 2010, Gazzetta dello Sport -10,3%
2011 annus horribilis per la stampa italiana, soprattutto per quanto riguarda i quotidiani. A certificare il tracollo del settore, come se non bastassero le cronache oramai giornaliere sui rischi di chiusura di numerose testate nazionali, sono arrivati anche i dati ufficiali di dicembre di Ads (Accertamenti diffusioni stampa) che hanno reso dunque possibile il confronto rispetto al primo mese dell’anno per verificare lo scarto intervenuto nel periodo gennaio-dicembre 2011. Un bollettino di guerra che, in molti casi, ha mostrato flessioni a doppia cifra percentuale.

Partiamo dalle sorprese, che si contano davvero sulle dita di una mano: quali sono stati i giornali che hanno registrato un aumento nella diffusione media tra il 2010 e il 2011 (anche se veramente di poco)? Soltanto due: Libero, diretto da Maurizio Belpietro, cresciuto dello 0,6%, e Avvenire, il quotidiano cattolico, in crescita dello 0,4%. Regge sostanzialmente bene anche Il Sole24Ore, che ha accusato un calo minimo (-0,3%).
Ad eccezione di questi tre, però, la crisi è stata più o meno nera. Lo sanno bene dalle parti del Giornale: la testata diretta da Alessandro Sallusti è stata costretta a fare i conti con un calo vertiginoso, addirittura del 15,4%, con un’emorragia di lettori davvero impressionante (-28.266 copie). Non se la passa meglio la Gazzetta dello Sport, che ha visto precipitare la sua edizione del lunedì del 10,3% (39.171 copie di diffusione media in meno) mentre gli altri giorni la situazione è solo leggermente meno drammatica: -8,5% per 28mila copie diffuse in meno.
Tonfo pesante anche per Il Tempo di Mario Sechi, poco lontano da un crollo in doppia cifra (-9,7%), e per l’Unità di Claudio Sardo, alla guida di un giornale che è arretrato dell’8,6% in dodici mesi. Calo molto simile per Il Secolo XIX (-6,5%) e per il Manifesto, cui certo alla luce delle attuali difficoltà non fa bene sapere che nel corso del 2011 ha perso il 6,4% di quanto diffondeva un anno prima.
Se la Gazzetta soffre, però, non stanno molto meglio gli altri quotidiani sportivi: Corriere dello Sport-Stadio -5,5% al lunedì e -2,6 negli altri giorni, Tuttosport -4,4% per l’edizione settimanale e poco meno (-4,3%) per quella del lunedì.
Gli altri grandi giornali nazionali, invece, arretrano ma un po’ meno pesantemente: se Il Fatto Quotidiano ha lasciato sul campo il 3,3% in un anno, infatti, la triade Corriere-Repubblica-Stampa ha accusato una flessione tutto sommato piuttosto contenuta: il Corriere della Sera dell’1,5%, il giornale di Torino del 2,2% mentre il quotidiano di Ezio Mauro del 2,3%.
Freccero vs Libero, la saga continua. Borgonovo: nessuna solidarietà dalla stampa
Riassunto dell’antefatto: Rai4, uno dei canali del servizio pubblico sul digitale terrestre, manda in onda al mattino la serie tv Fisica o chimica, un teen drama dai contenuti forti (scene di sesso, omosessualità, rapporti tra professori e alunni). Francesco Borgonovo, caporedattore di Libero, stronca questa scelta con un pezzo sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro (“Porno Rai in fascia protetta: droga, sesso, ammucchiate“) e solleva il caso: la serie, suggerisce l’autore, andrebbe spostata almeno al fuori dalla fascia protetta.

Apriti cielo: il giorno dopo la Rai ipotizza effettivamente lo spostamento del telefilm in una fascia oraria più consona, ma il direttore di Rai4 Carlo Freccero - per così dire – “non la prende tanto bene“. Contattato dallo stesso Borgonovo, infatti, mette in scena una telefonata delirante: oltre 8 minuti pieni di insulti e parolacce. “Fascisti, siete un giornale di merda, mi censurate, ma io vi mando i forconi sotto la redazione”, “il tuo articolo di merda“, “è una serie pedagogica, cretino”, “fate come la Lei, prendete ordini dai cardinali pedofili“ e altre espressioni poco eleganti (rivolte appunto anche al direttore generale della Rai). Borgonovo, però, sta registrando la chiamata e decide di pubblicarla online sul sito di Libero per mettere alla berlina l’aggressività inconsulta del fumantino dirigente della Rai.
Il video, naturalmente, rimbalza a lungo sui social network. Il giorno dopo, però, la doccia fredda: sui maggiori quotidiani, spesso decisamente lesti a riprendere notizie del genere dando a queste ultime anche uno spazio piuttosto ampio, praticamente non c’è traccia dell’accaduto. Solo dopo diverse ore compare qualcosa sul sito di Repubblica e del Corriere, mentre il Fatto Quotidiano affida la vicenda a un commento di Marco Lillo.
“Indifendibile. Carlo Freccero è un genio della tv, un amico che ha partecipato alla riunione nella quale è stato fondato il nostro giornale riempiendola di idee e passione, un uomo che per decenni ha fatto la televisione e che oggi dirige una delle reti più innovative del panorama italiano. Ciò non toglie che la sua telefonata a (…) Libero sia indifendibile. Per il tono arrogante e minaccioso, per il richiamo al rapporto personale con il direttore di Libero, per i termini usati e per il disprezzo dimostrato non solo e non tanto nei confronti del giornalista ma soprattutto verso una cultura diversa dalla propria. [...] Freccero è caduto come un bambino nella trappola tesa ad arte (e legittimamente). Un direttore di una rete televisiva pubblica, anche del digitale terrestre, non può comportarsi così. Non può chiamare l’autore di un articolo critico insultandolo e imprecando contro l’Opus Dei, la lobby dei cardinali e quella dei pedofili, magari confondendo i primi con i secondi”.
Al giornalista insultato, però, questo non è bastato. Così, constatata la poca solidarietà ricevuta, ha deciso di registrare a sua volta un video per denunciare la scarsa attenzione nei suoi confronti.
E’ interessante vedere l’atteggiamento della stampa italiana. Oggi su Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa, i tre principali quotidiani italiani, non c’è una riga su questa vicenda. Hanno preferito ignorarla, non dire niente. [...] La maggior parte dei giornalisti si è schierata pregiudizialmente con Freccero, non importa quello che ha detto.
Mistero Quotidiano
In tempo di governi tecnici, anche al Fatto Quotidiano si sono adeguati proponendo misteri altrettanto tecnici. Tecnici come i problemi che il sito, nel primo pomeriggio, dichiarava di avere dalla sera precedente, tali da impedire un regolare aggiornamento dello spazio web della testata diretta da Antonio Padellaro. Peccato, però, che la riga di testo in alto a destra indicasse ben altro: aggiornato alle 15.05 di venerdì 2 marzo. Mistero quotidiano.

Ads, i dati sulla diffusione di novembre 2011 sottolineano la crisi del settore: salvi solo Avvenire, Libero e il Sole 24 Ore
Ads – Accertamento diffusione stampa ha pubblicato i dati relativi al mese di novembre 2011 sulla diffusione della stampa quotidiana, settimanale e mensile italiana. Per diffusione si intende il totale delle copie diffuse in Italia e all’estero tramite i canali previsti dalle disposizioni di legge e gli abbonamenti a pagamento (la cosiddetta “diffusione pagata”), le vendite in blocco, gli abbonamenti da quota associativa e i coupon gratuiti, gli abbonamenti gratuiti e gli omaggi (la cosiddetta “diffusione gratuita”).

A primeggiare, ancora una volta, il Corriere della Sera, forte delle sue 483.823 copie diffuse; considerando che un anno prima, a novembre del 2010, questa cifra era a quota 490.246 unità, si evidenzia una perdita media di 6423 copie pari a -1,3%. Sempre meglio, comunque, del secondo classificato, gli storici rivali di Repubblica, che in 12 mesi ha ceduto il 2,9% passando da 450.818 a 437.902 copie diffuse con una perdita netta di ben 12916 copie.
Il terzo posto, da qualche tempo a questa parte, è saldamente in mano al maggior quotidiano sportivo della penisola, la Gazzetta dello Sport: per la Rosea, però, la situazione non è affatto concordante con il soprannome che le è stato dato negli anni. L’edizione standard, infatti, viaggia a quota 302.251 copie diffuse, ben 26mila in meno delle 328.189 del novembre scorso per un calo percentuale del 7,9%; ancora peggio la versione del lunedì, che ha subìto un crollo del 9,9% pur essendo quella tradizionalmente più comprata per via dei resoconti sul campionato di calcio. 342.052 copie diffuse contro le 379.759 di un anno fa, ossia 37707 copie in fumo in 365 giorni. Solo quarta, nonostante il buon lavoro del direttore Mario Calabresi, La Stampa di Torino, che ha perso per strada 7465 copie assestandosi a quota 273.827 e chiudendo il mese di novembre con il 2,7% in meno rispetto a un anno prima.
Guardando la tabella riepilogativa, comunque, si nota una sovrabbondanza di segni meno, tanto che è difficile scovare qualche quotidiano capace di invertire la tendenza al ribasso del settore editoriale. A novembre solo tre giornali hanno saputo evitare il tracollo: l’Avvenire, il Sole 24 Ore e Libero. Il quotidiano di ispirazione cattolica, anzi, ha accresciuto le copie diffuse passando dalle precedenti 106.666 alle 107.229 unità di novembre, guadagnando un pur misero 0,5%; stessa percentuale di crescita, ma su numeri quasi raddoppiati, quella del foglio di Confindustria, capace nell’ultimo anno dirisalire la china portandosi a quota 266.088 copie diffuse rispetto alle 264.764 del novembre 2010. Il balzo in avanti più consistente, però, lo compie il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro: per Libero, infatti, + 1,6% e 106.376 copie diffuse.
Dalle parti del centrodestra, però, non tutti festeggiano: i diretti concorrenti del Giornale, ad esempio, affondano a -15,6% perdendo ben 28067 copie in un anno, passando dunque dalle 185.114 di fine 2010 alle 157.047 dello scorso novembre. Come si suol dire, poi, “Se Atene piange, Sparta non ride”: tra la crisi del settore e la “dipartita politica” di Silvio Berlusconi anche tutti i fogli con orientamento a sinistra. A partire dall’Unità di Claudio Sardo, che cede l’8% in 12 mesi scendendo a quota 41.198 copie diffuse, passando poi per il Manifesto (18.087 copie diffuse contro le 19.348 del novembre 2010, -6,5%) e finendo con il Fatto Quotidiano, anche lui in calo del 4,7% con 76.777 copie diffuse, 3827 in meno del corrispondente mese del 2010.
A chiudere la ricognizione, infine, gli altri quotidiani sportivi. Anche qui, neanche a dirlo, profondo rosso: -4,6% per Tuttosport, sceso a quota 94.858 dalle 99.464 copie diffuse un anno fa, solo un po’ meglio nell’edizione del lunedì (da 107.182 a 103.585, -3597 copie e -3,4%); ancora peggio il Corriere dello Sport-Stadio, che al contrario perde 6586 copie nella sua edizione settimanale (-3,4) ma più del doppio in quella del lunedì, passando alle attuali 212.625 copie rispetto alle 227.653 di un anno prima e chiudendo il saldo con un negativo -6,6%.
Il blocco dei tir paralizza anche la fantasia dei photo editor
Dopo la protesta dei tir che ha bloccato una parte d’Italia nella giornata di lunedì 23 gennaio, oggi ben quattro tra i maggiori quotidiani nazionali aprono il giornale praticamente con la stessa foto in prima pagina.

Torna Santoro, Libero in fibrillazione
Tra poche ore, alle 21, Michele Santoro torna in tv dopo lo stop ad Annozero su RaiDue. Lo fa con “Servizio Pubblico”, la nuova trasmissione (ex “Comizi d’amore”) in diretta da Cinecittà, a Roma, in onda su un network di canali locali a cavallo tra la piattaforma satellitare di Sky, il digitale terreste e lo streaming su diversi siti di rilevanza nazionale, tra cui quelli dei giornali Repubblica e Il Fatto Quotidiano.
La prima puntata, dal titolo “Licenziare la casta”, vedrà in studio come ospiti il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, l’imprenditore Diego Della Valle, l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, la giornalista di La7 Luisella Costamagna e Franco Bechis, vicedirettore di Libero. Quest’ultimo, in particolare, appronterà una diretta sms come si evince abbastanza facilmente dando un’occhiata alla sobria home page del sito del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
Disfatto Quotidiano
Da ieri sera i nostri tecnici stanno provando a risolvere grossi problemi. Il lavoro è continuato per tutta la notte e non si è ancora interrotto. I nostri giornalisti, comunque, non si sono fermati. Continuano a cercare e scrivere notizie, certi di poterle pubblicare al più presto sul sito. Ci scusiamo per il disagio e vi chiediamo di avere pazienza, stiamo facendo tutto il possibile.

Un problema tecnico non meglio specificato sta bloccando da diverse ore il sito web del Fatto Quotidiano, che per scusarsi degli inconvenienti non ancora risolti che hanno di fatto oscurato il sito della testata diretto da Peter Gomez ha deciso di regalare ai propri lettori la versione pdf del giornale di martedì 11 ottobre in download gratuito (caricando il file su Dropbox). In attesa di tornare online con il sito i giornalisti stanno pubblicando le notizie di giornata sul profilo Facebook del quotidiano.
