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“Non ce l’abbiamo fatta”: in edicola l’ultimo numero del Riformista, in stato di liquidazione

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Dopo che l’assemblea dei soci della cooperativa editrice “Edizioni riformiste” ha approvato a maggioranza lo stato di liquidazione della società e della testata Il Riformista oggi, venerdì 30 marzo, con ogni probabilità è uscito in edicola l’ultimo numero del quotidiano.

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Questo l’ultimo editoriale del direttore Emanuele Macaluso:

In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista. Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile non hanno avuto esito positivo. L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale. Dico sospendere perché, a norma di legge, se c’è un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione la liquidazione può essere revocata. A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore.

Tuttavia, comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale. Avevamo accettato l’offerta dei vecchi editori (sempre incombenti) di provare a resuscitare il giornale già chiuso, entro un anno, solo se si realizzavano tutti gli impegni contrattuali e se il contributo pubblico non fosse stato decurtato. Non è stato così. L’anno che ormai è alle nostre spalle è stato denso di avvenimenti politici e sociali che abbiamo commentato quotidianamente con un nostro punto di vista. E l’abbiamo fatto con ragionamenti pacati anche in momenti in cui lo scontro politico e mediatico era furibondo tra berlusconiani e antiberlusconiani.

[...]

Il Riformista è un piccolo ma significativo quotidiano con redattori giovani e di qualità che spero possano continuare a scrivere e lavorare in questo giornale; e un personale “tecnico” di eccezionale professionalità e disponibilità. Sono particolarmente grato a Marcello Del Bosco che, con professionalità e abnegazione, ha condiviso con me la direzione del giornale. Ringrazio chi ha collaborato scrivendo sul Riformista. Ricorderò tutti con affetto. Mi dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione.

Infine voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l’abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data. E’ un segno dei tempi. Ma non mi arrendo. E con me Gianni Cervetti che ha condiviso questa avventura. In un modo o in un altro, per quel che mi riguarda personalmente, finché avrò forze fisiche, continuerò la mia battaglia. Grazie a tanti lettori e amici che in questi giorni mi hanno mostrato solidarietà e stima.

Written by Kobayashi

marzo 30th, 2012 at 9:14 am

Addio al Riformista, domani l’ultimo numero in edicola

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L’assemblea dei soci della cooperativa editrice “Edizioni riformiste” ha approvato a maggioranza lo stato di liquidazione della società e della testata Il Riformista con il voto favorevole di Gianni Cervetti e del direttore del quotidiano Emanuele Macaluso. Contrari, invece, i giornalisti presenti come soci nella cooperativa. Ad annunciarlo su Twitter è stato Ettore Colombo, uno dei membri dell’assemblea di redazione.

Un voto che, di fatto, sancisce la chiusura definitiva del quotidiano arancione fondato nel 2002 da Antonio Polito e Claudio Velardi. A ottobre avrebbe compiuto 10 anni, ma non ci ariverà: venerdì 30 marzo, con ogni probabilità, andrà infatti in edicola l’ultimo numero del quotidiano.

L’assemblea convocata nella mattinata di giovedì 29 marzo ha anche nominato il curatore fallimentare che dovrà trattare con eventuali acquirenti (a questo punto quanto mai improbabili) che potrebbero, in teoria, far revocare lo stato di liquidazione, oppure certificare la chiusura definitiva dell’esperienza editoriale. Una storia non facile, soprattutto negli ultimi anni: i conti del giornale, secondo i calcoli dei proprietari, sarebbero diventati nel tempo insostenibili tanto da far accumulare al Riformista un debito con le banche che, nel 2010, ha raggiunto quota 3,4 milioni di euro.

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Paradossalmente sarebbero invece più del doppio i crediti vantati nei confronti dello Stato – 7,9 milioni di euro – bloccati però da un contenzioso e dunque inutilizzabili. Impossibile anche far leva sui contributi pubblici per l’editoria, confermati proprio ieri da Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo. Il fondo per il 2012, relativo all’annata 2011 e aumentato dagli iniziali 47 agli attuali 120 milioni di euro dal governo, avrebbe garantito al quotidiano bianco-arancione (secondo i calcoli della redazione) circa 1,8 milioni di euro, comunque poco più della metà di quanto necessario per estinguere il passivo accumulato nel tempo.

“In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista – ha scritto il direttore Macaluso nell’editoriale che uscirà nell’ultimo numero – Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile non hanno avuto esito positivo”.

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L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale. Dico sospendere perché, a norma di legge, se c’é un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione la liquidazione può essere revocata. A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore. Tuttavia, comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale.

Il Riformista è un piccolo ma significativo quotidiano con redattori giovani e di qualità che spero possano continuare a scrivere e lavorare in questo giornale; e un personale “tecnico” di eccezionale professionalità e disponibilità. Ringrazio chi ha collaborato scrivendo sul Riformista. Ricorderò tutti con affetto. Mi dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione. Infine voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l’abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data. E’ un segno dei tempi. Ma non mi arrendo.

Riformista, chiusura rimandata ma scoppia il “caso Macaluso”: il direttore verso l’addio

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Riformista, chiusura rimandata. L’assemblea dei soci con all’ordine del giorno la liquidazione della cooperativa del quotidiano diretto da Emanuele Macaluso e, di conseguenza, la chiusura definitiva del giornale, è stata posticipata di una settimana rispetto all’originale convocazione prevista per venerdì 16 marzo per favorire eventuali  manifestazioni di interesse nei confronti della testata. Il nuovo appuntamento è stato fissato a giovedì prossimo, il 22 marzo.

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Tra le due date, oltretutto, potrebbero finalmente diradarsi le incertezze sul fondo per l’editoria. Martedì 20 marzo il sottosegretario della presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Peluffo dovrebbe infatti illustrare in commissione Cultura alla Camera dei deputati i nuovi criteri per la ripartizione dei fondi pubblici per il settore e ufficializzare quindi l’aumento del fondo stesso a quota 120 milioni di euro (almeno per quest’anno, poi si vedrà).

Secondo i calcoli del comitato di redazione al Riformista potrebbero spettare un milione e 800mila euro, una vera e propria boccata d’ossigeno per il quotidiano bianco-arancione che stima in 800mila euro i debiti accumulati finora. A rischio il posto di lavoro di 15 giornalisti e una decina tra poligrafici e personale amministrativo.

7 giorni preziosi, per redazione e cooperativa editoriale, per fare chiarezza su alcuni punti oscuri della recente gestione della testata. “Ora Macaluso riapra un tavolo di confronto con il comitato di redazione senza scadenze“, ha immediatamente tuonato il combattivo cdr. La ricetta di quest’ultimo non è cambiata: tavolo di confronto tra cdr e assemblea dei soci e sostanziale stand-by almeno fino allo stanziamento della cifra destinata da palazzo Chigi al Riformista.

Auspichiamo – hanno scritto in una nota De Angelis e Tristano, giornalisti-soci componenti del comitato di redazione – che fino all’ultimo minuto utile si faccia ogni tentativo per arrivare a soluzioni positive. Per questo confidiamo che ci sia spirito costruttivo nel cercare eventuali soci senza preclusioni e che venga esposta con chiarezza la pesante situazione economica in cui versa il giornale, su cui abbiamo sollevato interrogativi che attendono ancora risposta.

Ma lo strappo tra cdr e Macaluso sembra oramai insanabile, tanto che il direttore ha pubblicato un articolo dai toni inequivocabili, “Commiato ai lettori“, annunciando il suo prossimo addio:

Scrivo questa nota con molta amarezza dato che in momenti così difficili per me – e dopo il tentativo di salvare Il Riformista, investendo anche il mio modesto prestigio – c’è stato un redattore che ha responsabilità come componente del comitato di redazione il quale ha cercato di infangare la mia stessa onorabilità. Parlo del signor Alessandro De Angelis, che con una raffica di interviste e dichiarazioni ha qualificato il mio operato come “antisindacale”, padronale, “peggio di Marchionne” e ha insinuato (al Giornale del Cavaliere) che nasconderei “la verità sul default” e che sto “tentando tutto per vendere questo giornale”.

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Le infamie di una persona si possono anche rintuzzare, ma il De Angelis rappresenta la redazione ed è per questo che scrivo. Nei confronti di tutti i giornalisti che lavorano al Riformista ho sempre mostrato rispetto e stima come meritano. Ed è per questo che oggi sottolineo un’eccezione. Da più di settant’anni, in situazioni e momenti diversi, con incarichi diversi, ho combattuto sempre con il mondo del lavoro e la sinistra. Mai nessuno, nemmeno i nemici che ho combattuto, aveva osato mettere in dubbio la mia onestà, la mia correttezza e la mia buona fede anche nei momenti in cui commettevo errori.

Sentirmi dire oggi le cose che ho riferito, qualche giorno prima che compia 88 anni, da una persona che lavora nel giornale a cui ho cercato di dedicare le mie residuali energie scrivendo ogni giorno, anche quando sono stato in ospedale, è un’offesa che non posso tollerare. Non ritiro oggi la mia firma dalla direzione del giornale per non ostacolare possibili interventi che possano salvare il salvabile del giornale. Tuttavia in questo clima non posso più scrivere una riga in un foglio in cui la mia firma si possa mischiare con quella del signor De Angelis. Mi dispiace concludere così questa breve, ma per me significativa avventura in questo quotidiano.

Riformista, la verità di Macaluso. Ma la redazione spinge verso #OccupyRiformista

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Atmosfera tesa al Riformista. A poche ore dall’assemblea dei soci che potrebbe decretare la messa in liquidazione del giornale è comparso in edicola, sulla prima pagina del quotidiano bianco-arancio, un editoriale del direttore Emanuele Macaluso dal titolo emblematico, “Alcune verità sul nostro giornale“.

Mi dispiace molto scrivere sulla situazione in cui oggi versa il nostro giornale, ma sono costretto a farlo anche perché il comitato di redazione ha indetto, col sindacato dei giornalisti, una conferenza stampa e alcuni quotidiani, già ieri, diffondevano notizie inesatte, a volte non rispondenti al vero.

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Macaluso non ha negato l’esistenza del contenzioso con la famiglia Angelucci e ha accennato ai motivi per cui la firma del contratto di solidarietà ha portato avanti le pubblicazioni soltanto per 3 mesi anziché per i 12 stimati dall’iniziale previsione:

Su queste colonne abbiamo costantemente informato i nostri lettori sulle serie difficoltà in cui si trovava il nostro piccolo foglio a causa della riduzione del contributo pubblico (di cui usufruiscono giornali che sono fogli clandestini legati a notabili o faccendieri), perché la pubblicità che ci era stata promessa non è arrivata, perché con i vecchi editori che ci hanno ceduto la testata c’è un contenzioso su cui decideranno i giudici dato che a loro ci siamo rivolti con un atto giudiziario.

Più di una volta ho detto – e i redattori lo sanno bene – che la nostra cooperativa è subentrata alla vecchia proprietà nel momento in cui il giornale doveva chiudere, e i tentativi fatti per vendere la testata ad altri editori erano falliti. Nel contratto abbiamo scritto che il nostro tentativo di salvataggio (di questo si trattava) doveva essere verificato dopo un anno per capire se potevamo, o no, andare avanti. Ad oggi le condizioni, per i motivi che ho riassunto, non ci sono. E non è bastato l’accordo per il “contratto di solidarietà”, che certo in parte penalizzava i redattori, ma li garantiva anche. Tuttavia, alcuni mancati affidamenti sulla pubblicità e il rispetto del contratto da parte della vecchia proprietà, hanno fatto precipitare la situazione.

A proposito della pubblicità debbo dire che il movimento cooperativo, che ne distribuisce a destra e a manca, non ha mai accolto le nostre modestissime richieste. E anche il movimento sindacale non è stato certo generoso.

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Ultima stoccata riservata a uno dei due membri del comitato di redazione, Alessandro De Angelis, che giovedì 15 marzo diffuso un comunicato nel quale ipotizzava l’inizio di una mobilitazione dei giornalisti sullo stile di quanto già avvenuto nella redazione di Liberazione: insomma, una sorta di #OccupyRiformista.

Non c’è problema, anche perché non c’è pericolo che De Angelis possa fare la fine del mio compagno d’armi Placido Rizzotto. E non c’è problema, perché la nostra cooperativa è autentica e aperta. All’assemblea dei redattori ho detto che nel consiglio della cooperativa, dove sono tre i redattori, ne possono entrare altri: sostituendo anche il presidente Cervetti e nominando un altro direttore per continuare a gestire e fare uscire il giornale.

Le certezze sulla possibilità di continuare non vanno affermate solo in una conferenza stampa, ma, nel concreto: gestendo il giornale e quindi trovando i mezzi per pagare quotidianamente tipografia, carta, stipendi. Noi, Cervetti ed io (che non abbiamo emolumenti di sorta, altro che Marchionne!), daremo tutto l’aiuto possibile a una nuova gestione. Quindi se De Angelis e altri redattori pensano che è possibile andare avanti non occorre occupare i locali dove già sono. Basta assumere la guida della cooperativa e del giornale. Tutto qui.

riformista_dirittura_di_arrivo_ridAll’editoriale del direttore ha risposto direttamente il comitato di redazione con una nota.

Bene che il direttore Emanuele Macaluso abbia iniziato a rompere il suo granitico silenzio di settimane sullo stato di salute del giornale. Spiace però constatare che la risposta del direttore alle preoccupazioni espresse in più occasioni dal comitato di redazione, da tutta la redazione, da Stampa Romana e dalla Federazione nazionale della stampa italiana – oltre alla straordinaria e toccante solidarietà bipartisan espressa da tutto il mondo politico e istituzionale – sia del tutto insufficiente rispetto alle questioni drammatiche e urgenti che abbiamo posto nella conferenza stampa di oggi.

Il direttore non risponde alla richiesta di aprire un tavolo di confronto con noi, con la redazione, e con il sindacato per cercare possibili soluzioni, confermando quella scarsa attitudine al confronto che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle in questi mesi. E purtroppo rivelando anche un atteggiamento antisindacale che lascia sconcertati alla luce della sua storia.

È francamente inaccettabile che ci venga offerta una cooperativa piena di debiti a mo’ di sfregio, e che il comandante annunci soltanto di voler lasciare la nave che affonda. E che Macaluso taccia sull’origine di questi debiti e sul rapporto con la precedente società, l’editore Angelucci. Constatiamo che, invece di fare un’operazione verità, l’ex dirigente del Pci preferisca attaccare il Cdr.

La nostra proposta, annunciata in conferenza stampa, resta comunque immutata: riapriamo il tavolo, aspettiamo le cifre del finanziamento pubblico da Palazzo Chigi, e proviamo a salvare il giornale. Ove la volontà di Macaluso e della cooperativa fosse davvero, come risulta dalle convocazioni confermate dell’assemblea dei soci per oggi, quella di liquidare il giornale allora rispondiamo alla provocazione “fate voi se siete più bravi”: “Compagno Macaluso, prima tira fuori i conti veri”.

Il comunicato del cdr “conferma l’incapacità di voler prendere atto di una situazione la cui drammaticità è stata sempre sottolineata al cdr, all’assemblea dei soci, nelle riunioni con giornalisti e poligrafici”, ha controreplicato Macaluso. Quanto ai conti veri invocati dal cdr, il direttore non ha dubbi: “Sono sempre stati esposti all’interno del giornale. È infine noto a tutti che nella riunione della cooperativa di oggi non verranno assunte decisioni definitive“.

Martedì, intanto, il sottosegretario della presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Peluffo dovrebbe illustrare in commissione Cultura alla Camera i nuovi criteri per la ripartizione dei fondi pubblici per il settore e ufficializzare l’aumento del fondo stesso a 120 milioni di euro. Secondo i calcoli del comitato di redazione, al Riformista potrebbero spettare un milione e 800 mila euro.

Il Riformista a un passo dal baratro. Ma spunta il “giallo Angelucci”: scrittura privata mai onorata

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Quello che era ormai nell’aria da tempo si è trasformato quasi in realtà. Al netto di improbabili (ma non impossibili, naturalmente) novità dell’ultima ora, infatti, Il Riformista diretto da Emanuele Macaluso annuncerà domani la sua messa in liquidazione nel corso dell’assemblea dei soci della cooperativa editoriale convocata proprio per discutere dell’avvio della procedura.

I nuovi fondi per l’editoria (al di là delle incertezze sui tempi effettivi di erogazione dei contributi, che dovrebbero essere dissipate in uno dei prossimi consigli dei ministri) non sarebbero sufficienti a garantire la sopravvivenza del giornale, tanto che il direttore avrebbe escluso anche la possibilità di far proseguire l’attività soltanto online.

Impossibile, a queste condizioni, risollevare le sorti di un quotidiano con almeno 800mila euro di debiti sulle spalle nei confronti delle banche e che accusa ulteriori perdite (secondo le stime del quotidiano economico Italia Oggi) al ritmo di 2mila euro al giorno. Ironia della sorte, a sanare la situazione sarebbe potuto intervenire il credito da 7,9 milioni vantato dal Riformista nei confronti dello Stato, più del doppio del debito, bloccati però da un contenzioso.

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Mistero anche sul patto di solidarietà sottoscritto lo scorso dicembre e che, in teoria, grazie agli stipendi decurtati, avrebbe dovuto consentire al giornale di andare avanti per altri 12 mesi grazie a scrupolose verifiche trimestrali dei conti della testata. Invece, dopo soli 3 mesi, la situazione sembra già definitivamente compromessa. A rischio ci sono i posti di lavoro di 15 giornalisti (tra tempo indeterminato e precari) e di una decina di poligrafici.

Il comitato di redazione della testata bianco-arancione, fondata nell’autunno del 2002 su iniziativa dell’allora consigliere politico di Massimo D’Alema Claudio Velardi, non ha però intenzione di gettare la spugna proprio a dieci anni dalla fondazione.

Non chiudiamo per tagli ma per debiti - ha denunciato il membro del cdr Alessandro De Angelis, irritato dal fatto che il cdr non sia stato convocato prima dell’assemblea dei soci - e questa chiusura si configura come un blitz padronale che neanche Marchionne avrebbe fatto, espressione di una cultura antisindacale e di una mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori che hanno accettato di ridursi lo stipendio per far sopravvivere un progetto editoriale che ha dato un grande contributo al dibattito politico di questi anni”.

“Chiediamo – ha aggiunto De Angelis – che venga rinviata l’assemblea dei soci, che si riapra il tavolo e si cerchi ogni strada percorribile. Intanto si faccia chiarezza, perché occorre evitare una prassi che se fosse stata portata avanti da un padrone di centrodestra avremmo chiamato serrata. Fatta da chi viene dal Pci getta un’ombra inquietante su questa storia”.

Nella vicenda, nelle ultime ore, c’è stato anche un piccolo “giallo”: secondo il comitato di redazione, infatti, in una delle ultime assemblee lo stesso Macaluso e il presidente della cooperativa di gestione Gianni Cervetti avrebbero informato i giornalisti dell’esistenza di una scrittura privata con la famiglia Angelucci (fino a un paio d’anni fa proprietaria della testata) in base alla quale questi ultimi si sarebbero impegnati – ma finora, evidentemente, soltanto a parole – a colmare l’eventuale divario tra la raccolta pubblicitaria presunta e quella realmente portata a casa.

Stante la situazione, molto vicina al baratro, a questo punto vale tutto. Per questo l’appello dei lavoratori del Riformista è davvero a 360°. La prima a essere chiamata in causa, però, è la politica: i giornalisti si sono infatti rivolti “a tutti i leader della sinistra”, da Bersani a Veltroni, da Di Pietro a Vendola, ma anche ai sindacati, ai presidenti della Camere (al presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini è stato già chiesto un incontro), al capo dello Stato Giorgio Napolitano – che aveva già fatto pressioni sul governo per ripristinare il fondo per l’editoria.

Solidarietà al quotidiano è stata espressa dall’Associazione stampa romana, dal segretario della Federazione nazionale della stampa italiana Franco Siddi, da tanti parlamentari (Enrico Letta, Marco Follini, Beppe Giulietti, Flavia Perina, Roberto Rao, Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Pina Picerno, Anna Grazia Calabria, Francesco Boccia, Giorgio Stracquadanio, Anna Maria Bernini, Ignazio La Russa).

Il Riformista al round finale: venerdì la liquidazione del quotidiano e lo scioglimento della cooperativa editrice

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Brutte notizie per Il Riformista, il quotidiano diretto da Emanuele Macaluso e gestito dalla cooperativa editrice “Edizioni riformiste”. L’intenzione dell’attuale proprietà sembrerebbe infatti proprio quella di dare lo stop definitivo alle pubblicazioni, soprattutto alla luce della situazione non certo rosea delle casse societarie: secondo Italia Oggi, che ha effettuato una stima rielaborando dati aziendali, la testata viaggierebbe a un ritmo di perdite insostenibile pari a circa 2mila euro al giorno.

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Troppo, decisamente troppo per un quotidiano che al contrario in edicola ha da tempo mostrato evidenti lacune a imporsi a livello nazionale: assolutamente troppo basse le vendite, assestate a quota 3mila euro tra edicola e abbonamenti (in associazione alla rivista ufficiale dell’associazione politica Le Ragioni del Socialismo, edita dallo stesso Macaluso), e di conseguenza in caduta libera gli introiti pubblicitari, mentre l’andamento ondivago dei contributi statali al settore dell’editoria – nonostante il rifinanziamento del fondo pubblico per complessivi 120 milioni di euro – non consente di effettuare alcuna programmazione stabile per il futuro.

Per tutti questi motivi non ci si aspetta nulla di buono dalla convocazione dell’assemblea dei soci di venerdì 16 marzo che, all’ordine del giorno, prevede la messa in liquidazione della società. ”Il tutto senza aver dato comunicazione di questo né aver aperto un confronto con le organizzazioni sindacali con le quali, non più tardi di 3 mesi fa, l’azienda aveva chiuso un accordo per un contratto di solidarietà”, ha denunciato in una nota l’Associazione stampa romana.

Per Asr la chiusura del Riformista è ”un atto sconcertante: si fanno gli accordi, poi si cambia idea e si stracciano senza battere ciglio. Nel caso del Riformista tutto ciò avviene in un contesto in movimento, senza che siano ancora chiari i termini e le quantità del finanziamento pubblico, rischiando così di buttare a mare un’esperienza editoriale e un’intera redazione”. “Il giornale chiude per colpa dei tanti finti giornali che percepiscono gli aiuti destinati ad altri – ha accusato con amarezza il direttore Macaluso – e perché non ha sponde politiche. Altre colpe le appureremo in tribunale”.

Written by Kobayashi

marzo 15th, 2012 at 12:37 am

Il senso di Gasparri per la stampa: “Quando chiuderà il Riformista ce ne faremo una ragione”

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Piccola bufera sul capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che in un passaggio del suo intervento dal palco della scuola di formazione politica del suo partito si è lasciato sfuggire considerazioni poco politically correct nei confronti del quotidiano Il Riformista che (come sappiamo) si trova in una situazione difficile dal punto di vista della sostenibilità economica e rischia per questo di dover chiudere a breve, forse già entro fine mese.

A scatenare la polemica, secondo il senatore pidiellino, sarebbero stati alcuni attacchi portati avanti dalla testata diretta da Emanuele Macaluso negli ultimi tempi contro il Pdl e il suo segretario Angelino Alfano, ritenuti “sproporzionati” dall’ex ministro. “Quando chiude un giornale – ha detto Gasparri – ci si dovrebbe rammaricare. Quando chiuderà il Riformista ce ne faremo una ragione”.

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Parole che, com’era logico aspettarsi, non sono affatto piaciute alla redazione del quotidiano tanto da provocare un’immediata reazione: “Non godere delle simpatie di Gasparrisi legge in un breve pezzo comparso sul sito del giornaleè motivo di orgoglio e di vanto. E’ comprensibile che avendo costruito le sue fortune sul fascismo ci tenga a sottolineare di non aver cambiato idea. Sorprende invece il silenzio di Alfano: non era l’uomo aperto alle idee liberali e democratiche? O i valori valgono soltanto per gli amici?”.

Critiche alle parole di Gasparri sono arrivate anche da Roberto Natale, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, che ha riservato una vera e propria stilettata al politico berlusconiano: “Avevamo già avuto modo di apprezzare la passione del senatore Gasparri nel difendere il pluralismo dell’informazione. La sua sprezzante dichiarazione a proposito dei rischi di chiusura del Riformista ne è la degna conferma. Fa un pessimo effetto sentire un politico che non nasconde la sua soddisfazione per il possibile spegnimento di un giornale. Ma poi ci si ricorda che è il politico che ha legato il suo nome alla legge fatta a tutela di un monumentale conflitto di interessi. E allora tutto torna”.

gasparri_pdl_300Il parlamentare ex-An, alla fine, ha provato a metterci una pezza, anche se con scarsi risultati: ”Leggano prima di parlare. Non mi sono augurato la chiusura di un giornale. Ho criticato la vergognosa campagna contro Alfano e il Pdl condotta da un quotidiano notoriamente in crisi per mancanza di lettori. La polemica, nata dalle errate interpretazioni alle mie parole, ha creato pubblicità a un giornale che così potrà aumentare il numero delle copie vendute, temo comunque poche. Io comunque il Riformista lo compro tutti i giorni. Quelli che fanno polemica forse no”. Come si dice: la pezza peggio del buco.