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Evoluzione continua e attenzione all’utente: ecco come Google Docs si migliora e insidia il primato di Office

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Mentre scema il livello dello scontro tra titani per quanto riguarda l’hardware tradizionale (un tempo leader indiscusso delle dispute tra smanettoni ma oggi ridotto quasi a elemento di contorno dai parametri ormai così simili tra un modello e l’altro) e crescono nuove forme di dispositivi per lo più legate al settore mobile e portatile, il centro della competizione si è progressivamente spostato sul campo di battaglia del software, o per meglio dire delle applicazioni. Merito – e/o colpa – del web, naturalmente, che ha permesso a migliaia di nuovi player di mettersi in gioco e sfidare quei colossi del settore che ora sempre più spesso si vedono costretti a inseguire le piccole software house o addirittura l’alzata d’ingegno di un singolo programmatore per accaparrarsi qualcosa di veramente innovativo.

Non poteva non intuire questa dinamica Google, che è stata tra le capofila della scommessa culturale volta a modificare le abitudini degli utilizzatori di computer dalla dinamica hardware/software a quella digital-internettiana e che adesso, con Google Docs, punta al colpo grosso: spostare una massa considerevole di persone (e con esse miliardi di nuovi dati, la vera miniera d’oro di Mountain View) convincendoli ad abbandonare l’attitudine ad elaborare testi e fogli elettronici in modalità offline per passare a fare le stesse operazioni in rete (non solo nel senso del web, ma anche nel significato di network sociale).

Come? A volte introducendo novità sostanziali che rappresentino un plus effettivo e riconoscibile a prima vista per l’utente, e dunque un punto di vantaggio sul concorrente; altre volte riproponendo le migliori armi del “nemico” in maniera più funzionale o più veloce da usare. In altre parole: migliorando l’esperienza di lavoro dal punto di vista di chi deve comporre quei documenti, ascoltando le richieste giunte in tal senso dagli utilizzatori finali dello strumento e interpretandole come una sorta di proposta if…then… che, se realizzata, avrebbe potuto portare questi ultimi a fare uno strappo alla regola della fidelizzazione ai tradizionali software desktop.

Ma quali sono queste novità?

Nuove opzioni
In Google Docs, nell’elaboratore di testo, sono stati implementati i righelli con le icone corrispondenti ai margini del foglio, che possono essere cliccate e spostate sia in senso orizzontale che verticale per aumentare o diminuire l’ampiezza della casella di testo del documento; sono stati migliorati gli elenchi di testo puntati e numerati; è stata facilitata la possibilità di posizionare le immagini dentro il documento. Nei fogli di calcolo, invece, è stata aggiunta la barra per effettuare modifiche alle formule contenute nelle caselle; le celle sono state arricchite dall’auto-completamento; le colonne godono ora della funzione drag-and-drop.

Maggior fedeltà del documento importato
Uno dei punti deboli del “vecchio” Google Docs, senza dubbio, risiedeva nella non sempre puntuale conversione del documento originale in una copia digitale sulla quale poter effettuare le proprie modifiche: ora Mountain View promette un mantenimento più accurato della struttura dei documenti importati (in particolare per quanto riguarda gli elenchi puntati e l’allineamento del testo) per evitare la noiosa costrizione di dover sistemare la formattazione prima di poter cominciare il lavoro di editing sul testo.

Collaborazione e scrittura multiutente
La capacità di supportare l’elaborazione multiutente è tra le proprietà più straordinarie di Google Docs, che permette (fino) a 50 persone di lavorare contemporaneamente su uno stesso documento: le modifiche saranno mostrate a ciascuno in tempo reale, un po’ come accade in Google Wave, via via che saranno digitate dagli altri utenti, e segnalate con differenti segni grafici e cromatici per far distinguere in ogni momento chi-scrive-cosa. Non solo: è ora attiva la possibilità di agire anche su grafici, diagrammi e altri schemi.