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Il nuovo Secolo d’Italia punta al centro (almeno graficamente)
Il Secolo d’Italia, quotidiano storico del Movimento Sociale Italiano, ha presentato pochi giorni fa il restyling grafico della sua edizione cartacea e digitale a 60 anni dalla fondazione per provare a rilanciare la testata, divenuta nel frattempo prima organo di Alleanza Nazionale e poi, dopo lo strappo politico tra Fini e Berlusconi (con la nascita di Fli), foglio vicino alle posizioni del Popolo della Libertà, tanto da riportare in prima pagina la dicitura “con il Pdl” proprio di fianco al nome del giornale.
Grande formato, stampa interamente a colori e ampio spazio alle fotografie, ma ancora qualche incertezza sull’assetto definitivo della prima pagina (o forse una precisa scelta stilistica di dinamicità?) dal momento che già al quarto giorno di presenza in edicola si sono cominciati a vedere i primi sconvolgimenti grafici.

L’edizione di venerdì 6 aprile, infatti, apre sulle dimissioni del leader della Lega Nord Umberto Bossi, travolto dallo scandalo dei rimborsi elettorali del partito parzialmente usati – secondo l’accusa – per pagare le spese di familiari dello stesso Senatùr e dei suoi fedelissimi all’interno del Carroccio tramite il tesoriere del partito, Francesco Belsito (anch’egli di fatto costretto a lasciare l’incarico).
L’ovvio argomento di prima pagina, però, ha portato a una scelta per certi versi inedita, non solo dalle parti del quotidiano romano: la grande fotografia del fondatore leghista, infatti, non è stata incastonata al solito posto nella gabbia grafica, al centro del giornale, ma è stata destinata ad occupare tutta la fascia alta della pagina costringendo a far scendere a centro pagina la testata con il logo del quotidiano (e di conseguenza anche tutte le informazioni correlate, come il prezzo, il codice a barre, l’indirizzo del sito, i recapiti della redazione e la data di pubblicazione).

Lega Nord, Francesco Belsito e La Padania: sbatti il nostro in prima pagina (questa volta sul serio)
L’altra volta, quando il presidente del consiglio regionale della Lombardia (il leghista Davide Boni) era stato indagato dalla Procura della Repubblica di Milano con l’accusa di corruzione per aver preso tangenti per un milione di euro utilizzandole in parte anche per finanziare direttamente il suo partito, la Padania il giorno dopo aveva fatto letteralmente finta di niente.
Stavolta, invece, a finire sotto la lente della Procura di Milano (e di quella di Napoli e della divisione distrettuale antimafia di Reggio Calabria) è stato Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord e braccio destro amministrativo di Umberto Bossi. L’inchiesta, che per il momento ha costretto Belsito alle dimissioni, ha fatto evidentemente più rumore all’interno del partito, tanto che anche l’organo ufficiale di stampa non ha potuto esimersi dal riportare la vicenda in prima pagina nell’edizione di mercoledì 4 aprile – anche se, ovviamente, con una lettura del tutto di parte.

Belsito è accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato “con riferimento alle somme ricevute a titolo di rimborso spese elettorali”, reato connesso con il finanziamento ai partiti; di appropriazione indebita aggravata con l’accusa di aver sottratto denaro proprio alle casse del Carroccio; di truffa ai danni dello Stato “con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram Spa”.
Sbatti il nostro in prima pagina
Il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, è indagato dalla Procura della Repubblica di Milano con l’accusa di corruzione: secondo la tesi dei pm, infatti, avrebbe preso tangenti per un milione di euro utilizzandoli in parte anche per finanziare direttamente il suo partito, la Lega Nord. Una tangentopoli padana, insomma, se le accuse dovessero essere confermate anche in sede processuale.
Alla Padania, giornale ufficiale del partito diretto proprio dal leader della Lega Umberto Bossi, hanno deciso però per la linea ultragarantista: sulla prima pagina dell’edizione di mercoledì 7 marzo, infatti, non compare nemmeno un accenno alla notizia. Tra Tav, pensioni, attacchi a Monti e a Roma Capitale, infatti, per il foglio padano l’inchiesta che coinvolge in prima persona uno degli esponenti di punta del Carroccio lombardo non merita nemmeno una riga.
