Kobayashi Blog

Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for the ‘Politica’ Category

Pokerface Berlusconi

without comments

”L’uomo che ha fregato un intero paese”: è questo il titolo di copertina del nuovo numero dell’Economist in edicola domani con uno speciale di 14 pagine sull’Italia e il Cavaliere. 2001, 2004, 2006 e 2011: il settimanale inglese di politica internazionale e business news si fa trovare sempre presente all’appello ogni qualvolta si avvicini la vigilia di importanti appuntamenti elettoral-consultivi in cui sia in bilico la leadership di Silvio Berlusconi, e sempre con posizioni ben poco concilianti nei confronti del premier italiano. Solo una volta, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista, il periodico britannico è riuscito (almeno indirettamente) nel suo intento: che voglia pareggiare i conti?

economist_berlusconi

Written by Kobayashi

giugno 9th, 2011 at 6:58 pm

L’hanno presa bene

without comments

libero_ora_godetevi_il_comunismo

Written by Kobayashi

maggio 30th, 2011 at 4:40 pm

Spot Lega anti-Pisapia, un colpo al cerchio e uno alla botte (di Repubblica)

without comments

Una chicca che piacerà al blog di feticisti “Pazzo per Repubblica“, forse un po’ meno dalle parti di Largo Fochetti. Nello spot che la Lega Nord ha confezionato in vista del ballottaggio di domenica 29 e lunedì 30 maggio per l’elezione del nuovo sindaco di Milano, sfida che vede contrapposti il primo cittadino uscente Letizia Moratti (Pdl) e lo sfidante vittorioso alle primarie del Pd Giuliano Pisapia, il Carroccio ha inscenato un siparietto con un giovane milanese che spiega a una donna seduta accanto a lui i punti (secondo lui) più controversi del programma del candidato di centrosinistra: la presunta moschea con annesso centro islamico, la presunta “islamizzazione” (qualsiasi cosa voglia dire) del capoluogo lombardo, i presunti favori a stranieri e rom a discapito dei milanesi doc.

Senza troppa difficoltà, scorrendo i primi secondi del filmato, è facile notare come le pagine del giornale dalle quali il ragazzo legge e commenta il programma di Pisapia siano facilmente riconducibili proprio a una delle versioni cartacee di Repubblica, il quotidiano diretto da Ezio Mauro, storicamente avverso al berlusconismo di ogni sorta e ai suoi alleati padani. Come dire: un colpo al cerchio e uno alla botte.

spot_lega_pisapia_repubblica

Una volta qui era tutta campagna (elettorale)

without comments

La vicenda Moratti-Pisapia, come per altro prevedibile, non solo non accenna a sgonfiarsi – ipotesi impensabile a poche ore dall’apertura delle urne – ma anzi viene rilanciata con grande evidenza sui giornali odierni riconducibili al centrodestra. Con interpretazioni, diciamo così, quanto meno “singolari”.

Sallusti si è ben guardato dal chiedere anche solo vagamente scusa per l’ignobile falsità fatta circolare nei giorni precedenti, quando aveva avallato a occhi chiusi la versione (poi ampiamente smentita dall’interessato con tanto di documenti ufficiali pubblicati online) dell’attuale sindaco di Milano pur di screditare – e forse ne risponderà davanti a un giudice – lo sfidante del centrosinistra; anzi finge di evitare il punto vero della questione rimandando genericamente il verdetto al voto degli italiani, come se il famoso e ormai stra-abusato concetto di consenso popolare possa rimediare a una grossa bugia pianificata a tavolino.

La coppia Feltri-Belpietro, invece, ha preparato la prima pagina più controversa del giorno con quel cubitale e poco equivocabile “Via le Br dalle liste elettorali“, copia carbone dei contestati manifesti del candidato consigliere Pdl Roberto Lassini.

giornale_libero_moratti_pisapia

 

 

La macchina del fango ha un “pssst” nella gomma

with one comment

Quello che mi stupisce, nell’assurda vicenda pre-elettorale tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, non è tanto l’incredibile accusa lanciata dall’attuale sindaco meneghino al suo principale sfidante: di questo se ne stanno occupando praticamente tutti i media e gli opinionisti d’Italia, soprattutto a livello politico.

I fatti nudi e crudi: davanti alle telecamere di SkyTg24, in un confronto in stretto regime di par condicio – anche temporale - tra i due maggiori candidati a sindaco di Milano, Letizia Moratti (nell’ultimo spezzone a lei concesso, dunque in modo da non dare l’opportunità al contendente di rispondere per difendersi) ha accusato Pisapia di essere stato ritenuto responsabile dalla Corte d’Assise di un furto d’auto, reato poi estinto grazie a un’amnistia.

Quello che ha veramente dell’incredibile, dicevo, è che al primo cittadino di Milano si siano subito accodati i principali giornali d’area senza uno straccio di verifica, come prevederebbe quanto meno il codice deontologico del settore, e anzi rilanciando la versione morattiana amplificandola con la cassa di risonanza dei rispettivi siti web (e oggi delle prime pagine delle versioni in edicola, pur con qualche necessario distinguo).

pisapia_moratti_700_skytg24_milano

In prima fila, neanche a dirlo, il Giornale di Alessandro Sallusti, evidentemente non pago delle conseguenze nefaste (d’immagine e di organico) della tragicomica pantomima dell’affare-Boffo, datata solo pochi mesi fa, e deciso a ridare slancio a una campagna elettorale milanese un po’ appannata per il centro-destra. Questa versione dell’home page è durata, a dire il vero, solo qualche decina di minuti, salvo poi essere sostituita in fretta e furia con altre generiche accuse relative a presunte “cattive frequentazioni di gioventù” di Pisapia, nel tentativo di screditarlo come candidato non moderato.

Solo che, sfortunatamente per la redazione online, lo screenshot non mente e ha immortalato – potenzialmente per sempre – questo capolavoro di falsità e malafede giornalistica. Che inizia già dalla prima riga del titolo: “Pisapia-Moratti, volano i coltelli“. Poche parole che da una parte danno l’idea che si sia trattato di uno scambio reciproco di accuse (falso, come è noto l’unica è quella della Moratti) e dall’altro instillano il dubbio, con la semplice disposizione delle parole, che a cominciare il tutto sia stato il candidato della coalizione di centro-sinistra (altro falso, come si evince facilmente dal video di cui sopra).

Considerazioni deboli, obietterà qualcuno, dunque passiamo oltre, alla seconda riga del titolo: “Le carte danno ragione al sindaco“, ovvero alla Moratti. Altro falso, questa volta decisamente più grave e consistente, probabilmente ben saldo dentro i limiti della diffamazione. Sempre dal video di SkyTg24 si possono facilmente trascrivere le parole del primo cittadino uscente:

“[Pisapia, ndK] è stato dalla corte di Assise giudicato responsabile di un reato, il reato di furto di un veicolo che doveva essere un veicolo per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Corte di Assise, sentenza della Corte di Assise. Giudicato responsabile e amnistiato. L’amnistia non è assoluzione

Dunque, per la Moratti, Pisapia sarebbe stato ritenuto colpevole del reato, poi amnistiato ma mai assolto del tutto. E, secondo il Giornale, “le carte danno ragione al sindaco”. Quali carte? Lo stesso Pisapia, sul suo sito elettorale, spazza via i dubbi sulla vicenda e pubblica i documenti originali in formato pdf, liberamente scaricabili e consultabili in modo che ognuno possa farsi un’idea diretta del reale svolgimento dei fatti.

Per i pigri, invece, questa è la sintesi: convinto della sua assoluta estraneità ai fatti, come un qualunque cittadino deciso a farsi riconoscere innocente fino in fondo senza usufruire di scorciatoie, Pisapia ha presentato – nonostante l’amnistia che, di fatto, lo liberava da qualsiasi eventuale pena – un appello contro la precedente sentenza.

L’appello, accolto dalla III Corte d’Assise d’Appello di Milano nel procedimento n.76 del 1985, ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. La sentenza recita infatti, alle pagine 1562 e 1563: “In conclusione non vi è prova – né vi sono apprezzabili indizi – di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l’imputazione di furto, dalla quale l’appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto”. La sentenza di assoluzione con formula piena (all’epoca il codice penale prevedeva ancora la formula dubitativa dell’assoluzione per “insufficienza di prove”) è passata in giudicato ed è quindi da ritenersi definitiva.

(il sottotitolo, invece, meriterebbe un post a parte per l’involontaria comicità di quella formulazione “assolto solo in seguito“, come se un’assoluzione definitiva con formula piena non cancellasse di fatto le conclusioni dei gradi di giudizio precedenti. Solo che non c’è niente da ridere.)

Written by Kobayashi

maggio 12th, 2011 at 2:37 pm

Il Belgio entra nella storia politica mondiale: 290 giorni consecutivi senza governo

without comments

Mentre in televisione, proprio in queste settimane, impazza la trasmissione di Gerry Scotti “Guinness World of Records” nella quale persone da tutto il mondo tentano di battere sul piccolo schermo i primati delle più improbabili discipline, c’è uno stato europeo che è riuscito ad aggiudicarsi – suo malgrado – il primo gradino del podio di una poco invidiabile classifica.

Si tratta del Belgio, che allo scoccare della mezzanotte di mercoledì 30 marzo 2011 ha collezionato il suo 290° giorno consecutivo senza governo (dopo le elezioni del giugno 2010) scavalcando il precedente record detenuto dall’Iraq, che nel 2009 si fermò – in seguito alle tristemente note vicende politico-belliche che portarono alla fine del regime di Saddam Hussein – a quota 289 giorni (249 per trovare un’intesa politica e altri 40 per comporre il nuovo esecutivo).

belgium_world_record

La divisione storica tra valloni e fiamminghi e la presenza di ben tre lingue nel paese sta rendendo estremamente  difficile la creazione di un nuovo governo dopo una crisi politica senza precedenti, tanto che l’inarrestabile corsa verso il muro dei 290 non solo è andata avanti senza grandi intoppi ma appare pronta ad un ulteriore scatto oltre quota 300 giorni. Tuttavia, almeno a giudicare dai risultati, i cittadini non sembrano essere del tutto scontenti della gestione del governo federale guidato dal cristiano democratico fiammingo Yves Leterme, in carica per i soli affari correnti ma che ha saputo assicurare la presidenza di turno dell’Unione Europea e una decisione chiara sull’intervento in Libia.

Al di là di una pagina provocatoriamente celebrativa, però, rimane ancora attivo l’amaro countdown – in inglese e neerlandese – che è servito fin qui a un gruppetto di giovani webmaster belgi per monitorare lo scorrere del tempo in attesa dello “storico” record. Se il contatore temporale, fin qui, si è mosso all’indietro, allo scoccare della mezzanotte di mercoledì 30 ha invertito il suo moto per poter determinare quanto distacco il paese europeo sta accumulando sugli avversari, a dire il vero ancora pochi e molto lontani: il primo sfidante, infatti, è la Costa d’Avorio che però può vantare “soltanto” 122 giorni senza governo, meno della metà dell’attuale primatista.

belgium_world_record_countdown

Update
Come hanno reagito i quotidiani locali? La vicenda non ha squassato più di tanto l’agenda setting dei media belgi, dal momento che tra i giornali più importanti soltanto Le Soir (il quotidiano in lingua francese) sembra aver concesso spazio in prima pagina all’incredibile crisi istituzionale e politica. Lo stesso Le Soir, tra l’altro, pone dei dubbi circa la legittimità del primato: citando un altro quotidiano francofono belga, L’Echo, sostiene che in realtà il record del mondo spetterebbe alla Cambogia, che è rimasta senza governo per ben 353 giorni tra il 27 luglio 2003 e il 15 luglio 2004. (via | claudia su FriendFeed)

lesoir_belgium

Written by Kobayashi

marzo 30th, 2011 at 9:26 am

Coppie di Fatto

without comments

Che Il Giornale di Alessandro Sallusti e Il Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro non si amino molto è noto a tutti. Uno decisamente filo-berlusconiano, l’altro all’esatto opposto del panorama editoriale, i due quotidiani non perdono occasione di punzecchiarsi e, a giudicare dalla mole di articoli che si dedicano a vicenda, i rispettivi redattori devono passare parecchio tempo a sfogliare e analizzare i contenuti dei “rivali” per poter trovare il punto esatto sul quale attaccare.

sallusti_padellaro

La storia infinita dei litigi e delle ripicche trasversali non accenna a trovare una soluzione di continuità, e anzi l’ultimo acuto è stato registrato solo un paio di giorni fa con l’articolo di Stefano Filippi “Gli anti-Cav attaccano: a morte i berlusconiani“. Nel mirino del giornalista di via Negri, questa volta, è finito un sondaggio online del supplemento satirico “Il Misfatto” che invitava i propri lettori a votare il miglior “giustificatore dell’ingiustificabile” del Cavaliere di Arcore: da Daniela Santanchè (che finora svetta con ampio margine) al ministro La Russa, dal direttore di Libero Belpietro al portavoce Pdl Daniele Capezzone fino allo stesso direttore del Giornale Sallusti, sul sito del Fatto sono stati presentati 13 nominativi di giornalisti e politici “colpevoli” di aver avallato senza un cenno di dissenso – neanche minimo – la strampalata versione di “Ruby nipote di Mubarak”.

Dal versante opposto, invece, l’iniziativa del Misfatto è stata letta provocatoriamente come “una lista di proscrizione con i peggiori berlusconese l’autore del pezzo, Filippi, non si è fatto pregare per scandagliare e riproporre al lettorato di centrodestra un best of delle più infelici uscite dei sostenitori di Travaglio e Padellaro, che pure mediamente non brillano per pacatezza dei termini utilizzati (si veda ad esempio quel poco affatto conciliante “È ora di passare ai fatti: devono morire, mettiamoli a testa in giù”, pescato tra le centinaia di feroci commenti su Facebook e sul sito).

Peccato che una sorta di “lista degli ingiustificabili”, naturalmente a parti invertite, l’avesse di fatto stilata anche lo stesso Giornale soltanto pochi giorni fa, per l’esattezza nell’edizione di martedì 8 febbraio, senza neanche passare dal giudizio dei propri lettori ma come esito di un probabile brainstorming (“Dai no global dei centri sociali ai radical chic di casa a RaiTre) dei componenti della redazione di via Negri. Ne era uscita addirittura un’infografica a tema astronomico per definire, una volta per tutte, i confini della galassia anti-Cav. Tutta da esplorare.

giornale_galassia_anti_cav

Gli ultimi arrivati nella galassia dei movimenti anti-Berlusconi, almeno sulle pagine dei giornali visto che in realtà esistono dal 2002, sono quelli di «Libertà e Giustizia»: Sandra Bonsanti, Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky. Non hanno una trimurti (né un leader) di riferimento invece i membri del cosiddetto «Popolo Viola», accomunati dal fatto che vanno in piazza indossando indumenti di quel colore. Totalmente invece identificati nel leader i «grillini», esercito personale di Beppe Grillo. Tra il comico genovese e il suo popolo lo stesso rapporto, anche se su scala più grande, di quello che lega il milanese Pietro Ricca (quello che diede del «buffone» al premier) ai suoi compagni di ventura.

Nuovo di zecca il partito mediatico di Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio «Per legittima difesa». Poi ci sono gli «eterni ospiti d’onore», battitori liberi (sempre contro il premier) che possono di volta in volta associarsi a uno o più gruppi anti premier: Dario Fo, Moni Ovadia e Oscar Luigi Scalfaro. E ancora: gli «Antagonisti», il «Popolo No Tav», gli anarchici, i centri sociali, «L’Italia dei livori» (degnamente rappresentata da Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro). Poi ci sono «quelli di RaiTre»: Serena Dandini, Fabio Fazio e Roberto Saviano, leggermente più noti al grande pubblico dei «giustizialisti»: Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais e Margherita Hack. Infine, le «donne democratiche»: Rosi Bindi, Lella Costa e Concita De Gregorio.