Kobayashi Blog

Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for the ‘Società’ Category

"Ci mancano le parole"

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Ancora Shaida e Farzaneh, ancora cronache dall’inferno. Teheran sta diventando una polveriera, in bilico tra repressione e libertà; e a farne le spese, come sempre accade, è la popolazione civile. Ecco l’ultima comunicazione che ho ricevuto dalle due ragazze iraniane con cui sono in contatto, e il titolo (frutto dell’italiano studiato da Shaida durante la sua passata esperienza milanese)  rende bene l’idea della situazione che si sta venendo a creare laggiù.

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We describe this in farsi with the expression <خاک و خون> which means <land and blood> when your land needs your blood. Yesterday we saw it happen, literally.

If Friday evening we were asking ourselves what will be next, yesterday we have been a part of the answer. In spite of official violence threat people attempted to gather once again in another peaceful protest. They used all their unnumbered forces: anti-riot police, basij militia, and plainclothes police.

Since two hours before the appointed time they blocked all the streets leading to the Revolution st. They dispersed us before getting together. Those who were already in Revolution St. first were exposed to water cannon and batons and later tear gas and warning shotguns. Where the crowd got out of control, helicopters were used to pour chemical water from above.

Photos and videos describe the situation better than any word. We still don’t have any exact number of dead or injured, the numbers reported vary from 13 (state TV) to 150 (Cnn-unconfirmed)! <Neda> the girl who was shot dead in front her fathers’ eyes is now the symbol of martyrs of the protests.

Hospitals are not safe for injured protesters; yesterday foreign embassies in Tehran opened their doors to them. Hours later we witnessed how they were trying to cover the <blood> on the asphalts of the streets with soil <Land>. May be this is the literal meaning of <خاک و خون>.

Once we saw a man in the crowd holding a banner silently: <God is Great, can you filter him as well?>. Roof top protesters last night shouted louder than any other night all over the city: <God is Great>.

Written by Kobayashi

giugno 21st, 2009 at 7:22 pm

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Domani

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Dice bene Francesco Costa:

Poi è arrivato il sermone di Khamenei, che ha – improvvidamente, secondo me – difeso il verdetto delle elezioni e sconfessato apertamente le manifestazioni, ribadendo i divieti. Un nuovo bagno di folla dimostrerebbe definitivamente la noncuranza dei manifestanti rispetto alle sue minacce e sarebbe un colpo notevole, specie per chi ha già dovuto ammettere la presenza di irregolarità in un’elezione che era stata invece un “verdetto divino”. Magari alla fine ne usciranno, in qualche modo, ma di certo saranno molto più deboli, impopolari, compromessi e frammentati di prima.

Mi scrive nuovamente Shaida, da Teheran, ipotizzando i possibili scenari che potrebbero materializzarsi domani. Domani, in quello che sembra proprio lo snodo fondamentale delle dimostrazioni (vietate): sfidare il regime e rischiare la repressione in un bagno di sangue o evitare la manifestazione di protesta, con un gesto che tutto sommato significherebbe “arrendersi”?

June 19th
Iran’s supreme leader on Friday declared last week’s presidential election a “definitive victory” for President Mahmoud Ahmadinejad and brushed off charges of vote-rigging and issues a stern warning against further street protests. Khamenei criticized the street protests and said those who caused violence during demonstrations would be held accountable, remarks that rights monitor Amnesty International says are a “green light to security forces to violently handle protesters exercising their right to demonstrate and express their views”.

Khamenei’s speech gives legitimacy to police brutality, warns Amnesty. We are wondering if there could be a third scenario apart from these two: A Tehran Tiananmen? We all attend in the rally of June 20th and there will be blood. Or staying at home which means surrender. No sooner than tomorrow by this time, we will get to know the answer.

Written by Kobayashi

giugno 20th, 2009 at 12:53 am

Letters from Iran

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Ricevo e pubblico – senza pronunciarmi in merito, data la scarsità di informazioni “di prima mano” che ho sulla vicenda – una testimonianza che mi è arrivata da Shaida, una giovane cittadina iraniana che ha frequentato qualche tempo fa un master in Italia, sulla situazione che sta vivendo la popolazione civile dopo le discusse elezioni presidenziali dei giorni scorsi e i successivi scontri di piazza che stanno infiammando il paese mediorientale.

(foto del sempre eccellente Big Picture)

Ciao,
come sapete tutti il 12 giunio avevamo l’elezione presidentiale di Iran. Dopo un broglio incredibile hanno annunciato che AHMADINEJAD è diventato il presidente di nuovo, come noi sappiamo il contrario che più di 80% hanno votato per l’altro candidato MIR HOSSEIN MOUSAVI, è stato un broglio elettorale sicuramente e adesso in Iran sta succedendo una carneficina del popolo iraniano.
Stanno ammazzando tutti, gli studenti, i nostri amici, le nostre famiglia e i nostri fratelli…
Per favore aiutateci a far girare la voce, noi non abbiamo votato per AHMADINEJAD, non lo vogliamo e questa elezione è falso. Se avete qualcuno o qualche media in giornali italiani chiedete a loro per annunciare e mettere queste notizie di Iran su loro giornale.
Per favore aiutateci.

Grazie a tutti.

Written by Kobayashi

giugno 15th, 2009 at 1:07 pm

"Vicenda personale che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare"

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«È una vicenda personale che mi addolora. È doveroso non parlare di cose private»

«È una vicenda personale che mi addolora. È doveroso non parlare di cose private»

(quasi) due giorni di silenzio e dolore.

Written by Kobayashi

maggio 6th, 2009 at 1:02 pm

La memoria (di Internet) rende liberi

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Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria:

il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati

Penso che Internet si sia dimostrato un mezzo straordinario per conservare per sempre la memoria tragica e allo stesso tempo tristemente esemplare di quegli anni di odio inumano, per tramandare di generazione in generazione il ricordo di ciò che è accaduto per far sì che, per davvero, la storia risulti almeno ogni tanto magistra vitae. Chi non ha vissuto in prima persona quegli orrori (e mi ci metto anche io) può solo lontanamente immaginare di cosa si sia trattato, ma non è di poco conto la possibilità che viene offerta ai fortunati che sono scampati – se non altro per motivi temporali – al delirio nazifascista di avere libero accesso alla memoria di quei giorni, di onorare negli anni il ricordo delle vittime, di battersi costantemente perché tutto questo non abbia più motivo di ripetersi.

Accessibile ogni giorno da un numero sempre più elevato di persone, il Web è una fonte potenzialmente inesauribile di ricordi, testimonianze, documenti, filmati, fotografie: un archivio vastissimo e libero di materiale – pur doloroso e “difficile” – da poter consultare per tenere viva la memoria di uomini, donne, bambini innocenti che hanno pagato con la loro vita l’atroce follia di una presunta superiorità razziale.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“, diceva Primo Levi.
Niente di più condivisibile: la memoria (anche quella di Internet) rende liberi.

Written by Kobayashi

gennaio 27th, 2009 at 8:30 pm

60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

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Come da titolo, oggi ricorre il 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento promosso dalle Nazioni Unite e firmato per l’appunto un 10 dicembre, precisamente quello dell’anno 1948 a Parigi.

Sembra quasi che stia nascendo una sezione stile “Kobayashi Blog per il Sociale“, ma la realtà è che dicembre è un mese solitamente sfruttato per le iniziative di solidarietà e di beneficenza, e così pure per le giuste cause (un esempio significativo solo pochi giorni fa) che troppo spesso rischiano di essere un po’ dimenticate. Per fortuna il Web, saltando i tradizionali passaggi di TV e stampa, può risultare utile per diffondere informazioni e iniziative di utilità sociale.
Perché parlo di questa ricorrenza, che sembra avere così poco a che fare con le tecnologie, i media e il web 2.0 – ovvero gli argomenti solitamente alla ribalta su queste pagine?

Due i motivi principali: primo perché è una buona scusa dopo tanto tempo per poter postare un interessante video scovato qualche settimana fa grazie a Sara, e secondo perché mi dà l’occasione di dare ancora più spazio (e un po’ di visibilità, se Google mi aiuta) a queste fondamentali associazioni e di aggiungere, nel mio piccolo, una modesta riflessione su questo genere di iniziative.

(parlando in generale e non del caso particolare)
Come può un’organizzazione no-profit anche importante, ma comunque con mezzi limitati e una visibilità mediamente discreta – tranne pochi momenti salienti durante l’anno intercettati dall’agenda dei media tradizionali – farsi notare nel panorama giornaliero della comunicazione, così pieno di ridondanza e rumore di fondo? Come farsi riconoscere tra mille altre associazioni, per quanto oneste e in grado di offrire un determinato servizio agli elementi più disagiati della comunità?
Con la creatività, ça va sans dire! Con l’originalità delle iniziative, con la genialità delle proposte. E, perché no, con l’aiuto grande e democratico (e gratuito!) del Web. Così mi pare sia stato per questa ricorrenza, come ben testimoniano il video dell’Human Rights Action Center e il banner interattivo di Amnesty International.
Qualcuno dirà: “bella forza, non sono certo le ultime arrivate“. Certamente, ma hanno avuto il coraggio di osare puntando tutto su un’idea fuori dall’ordinario, su qualcosa che catturasse l’attenzione su di loro, che provocasse una reazione, che suscitasse un’emozione. Come spesso mi piace dire, riassumendo in poche parole: con la forza delle idee, che in questo mondo così standardizzato non è affatto dire poco.

Hip Hip Ultras

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(foto da Il Secolo XIX) Un giorno per ascoltare, osservare, tentare di capire. Un altro giorno per riflettere, confrontarsi, analizzare, cercando di non farsi prendere dall’impeto del giustizialismo. E poi un giorno ancora, l’ultimo, questo, per indignarsi duramente, per capire che in fondo una società civile non può permettere che nel 2008 accadano ancora cose del genere.

Cosa resti di una vera società civile in quest’Italia, dopo gli sciagurati fatti di Napoli, ancora devo capirlo. “Per fortuna non c’è scappato il morto“, si sente dire da più parti quasi fosse un’attenuante. Certo che è una fortuna, tutto sommato, ci mancherebbe. Ma una fortuna che va aiutata, fortemente. Un treno, una stazione, una città intera alla mercé della furia assurda di un manipolo di “_______________“.

Un vuoto appositamente collocato sia perché non si vuole essere volgari, ma anche perché cercando nel vocabolario del politically correct non si troverebbe comunque un sostantivo o un aggettivo adatto a definire certa gente. Solo quel brivido di vibrante sdegno che corre lungo la schiena nel trovarsi di fronte assurde scene di guerriglia urbana, se potesse davvero essere espresso con parole, sarebbe esaustivo nel descrivere la rabbia furiosa e impotente che sale davanti a queste manifestazioni di bestialità (sub)umana. Per cosa poi? Per una partita di pallone, che trasforma lo spirito civile in cieca violenza e un gruppo di sedicenti sportivi in veri e propri criminali.

Puntuali come il cambio della guardia a Buckingham Palace, caricati dall’effetto-branco dietro al quale pavidamente nascondono la loro mentalità deviata, sono tornati alla carica (senza pudore) già alla prima di campionato per dimostrare una non meglio precisata superiorità rispetto alle leggi dello stato e del buon senso. Una superiorità che però, in barba a qualsiasi prospettiva civile, sembra sia stata addirittura consentita dal comportamento troppo permissivo delle forze dell’ordine.

Se non altro un briciolo di (involontario) buon senso sembra rimasto a queste squadriglie di violenti antisociali: quel barlume che, se non altro, ha fatto sì che scegliessero di non farsi chiamare tifosi. Questo sarebbe stato troppo, l’accomunarsi impropriamente a quella maggioranza silenziosa, che non fa notizia, che la domenica vorrebbe semplicemente soddisfare la propria passione sportiva senza nuocere a nessuno. Senza minacciare altri cittadini, senza costringere all’assedio una stazione ferroviaria, senza devastare per 500mila euro le proprietà dello Stato, senza far vergognare una città intera per il comportamento di qualche decina di irresponsabili bestie così coraggiose da compiere i loro eroici atti solo se coperti da sciarpe e passamontagna.

Written by Kobayashi

settembre 3rd, 2008 at 11:19 am