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Notifiche desktop Gmail su Google Chrome
L’abitudine di utilizzare un solo browser per navigare in rete ha tanti vantaggi, ma talvolta nasconde qualche limite: così, avendo ripristinato per tutto gennaio (per motivi di estensioni necessarie sul lavoro) una sorta di monogamia verso Mozilla Firefox – e complice l’eccessivo affollamento del mio feed reader – ho completamente mancato un’interessantissima novità di Google Chrome indispensabile per chi, come me, non può fare a meno della sua casella di posta Gmail.
Di cosa si tratta? Delle comodissime notifiche desktop, un alert di tipo pop-up a comparsa/scomparsa che avvisa l’utente nel momento stesso in cui arriva un nuovo messaggio di posta o quando viene aperta una nuova sessione di chat, anche quando non si sta utilizzando il servizio di Mountain View, con un riquadro che appare in basso a destra sul desktop in sovrimpressione rispetto a tutte le finestre aperte in quel momento. Le notifiche, tuttavia, sono attive solo se quando si utilizza Chrome come browser.
Per attivarle (o disattivarle) è sufficiente andare nelle Impostazioni della propria casella di posta ed entrare nella scheda Generale, selezionando (nella parte bassa della pagina) l’opzione desiderata nella sezione “notifiche desktop”. Tra le personalizzazioni disponibili è possibile scegliere se attivare gli alert solo per la chat, solo per la mail oppure per entrambe le cose; nel caso della posta elettronica, inoltre, si può decidere di ricevere le notifiche per tutti i messaggi in arrivo oppure solo per quelli che Gmail contrassegna come “importanti”.
Nella “browser war” Firefox scalza Internet Explorer in Europa, ma la vera star del 2011 sarà Google Chrome
Segnali di una crisi annunciata: Internet Explorer perde lo scettro di browser più utilizzato dagli utenti in uno dei più importanti mercati del mondo. Succede in Europa, dove a dicembre le rilevazioni di GlobalStats (il ramo research di StatCounter, tool di web analytics nato nel 1999 che traccia 15 miliardi di pageview mensili monitorando oltre 3 milioni di siti in tutto il mondo) certificano il sorpasso di Mozilla Firefox sul concorrente di casa Microsoft. Il nuovo numero uno si è imposto di misura, con il 38.11% del market share contro il 37.52% del rivale di Redmond.
Tutto merito della volpe di fuoco? Beh, non proprio. La causa scatenante dell’inedito cambio al vertice è senza dubbio da attribuire alla crescita di Google Chrome, che dalla sua nascita ha rapidamente scalato gli indici di popolarità surclassando in breve tempo Opera e Safari e piazzandosi al terzo posto con circa il 15% del mercato europeo (14.58%, per la precisione, a fronte del 5% di dicembre 2009). Meno della metà degli altri due competitor, è vero, ma il grafico parla chiaro: se i numeri percentuali dicono che per il prodotto di Mountain View la strada verso la vetta è ancora lunga, infatti, il trend di crescita delle rispettive diffusioni raccontano una storia ben diversa.

Chrome è l’unico browser davvero in ascesa, destinato dunque in futuro ad assottigliare sempre più il divario che oggi caratterizza la cosiddetta browser war. Stante il solo leggero calo di Firefox rispetto ai livelli di inizio 2010, infatti, e tenendo conto delle impercettibili modifiche occorse a Opera e Safari, è facile intuire che la gran parte delle quote perse per strada da Internet Explorer siano state in realtà rosicchiate tutte proprio dal prodotto di Google, e difatti le linee temporali puntano ad un possibile futuro congiungimento. Un’inversione di tendenza che potrebbe letteralmente ribaltare la situazione attuale, uno scenario in cui l’unica incognita resterebbe proprio solo l’eventuale tenuta di Firefox.
E in Italia? Ancora una volta la situazione è abbastanza differente rispetto alla media del vecchio continente. Internet Explorer soffre la concorrenza del prodotto di Mountain View, eppure mantiene di gran lunga la prima posizione e il divario dal secondo e terzo posto resta ancora tangibile. La sostanziale immobilità di Firefox (e, neanche a dirlo, di Opera e Safari) consente al browser di Microsoft di poter contare ancora su circa 10 punti percentuali di vantaggio prima di dover cedere il comando, ma la scalata inarrestabile di Chrome (sempre più su per tutti i 12 mesi dell’anno appena concluso) pone interrogativi immediati sul mantenersi futuro di questa situazione: quanto durerà?

Mozilla Firefox, due miliardi di add-on scaricati in 5 anni
Due miliardi di download: è questa l’incredibile cifra di add-on raggiunta dal browser di casa Mozilla, che dal 2005 mette a disposizione dei naviganti la possibilità di espandere (in ogni direzione) le potenzialità del browser stesso con queste mini-funzionalità aggiuntive, grazie al lavoro gratuito di migliaia di programmatori sparsi in tutto il mondo che regalano il frutto del loro ingegno alla comunità di utenti.
Questa la linea di crescita nel tempo del numero di add-on scaricati: tre anni circa per raggiungere il primo miliardi di download, traguardo raggiunto nel novembre del 2008, poi un altro anno e mezzo per arrivare al raddoppio attuale.

Qualche merito, oltre agli sviluppatori, ce l’ha anche la stessa Mozilla che nel 2010 ha deciso di aprire l’utile Rock Your Firefox, un sito dove giorno dopo giorno vengono presentati e promossi gli add-on maggiormente utili alla navigazione oppure quelli per svolgere più velocemente le funzioni utilizzate con maggior frequenza. Per celebrare la ricorrenza, inoltre, è stato indetto un sondaggio per scoprire quali siano le funzionalità aggiuntive più apprezzate dagli utenti ed è stata creata una galleria dal titolo autoesplicativo “The Best of 2 Billion Firefox Add-ons“.
Quello che è chiaro, analizzando questi dati, è l’importanza sempre maggiore che sta assumendo la possibilità di personalizzare ad alto livello il proprio browser con modifiche che seguano i bisogni del singolo anziché avere a disposizione un blocco immodificabile al quale doversi adattare per forza: lo ha capito anche Google con Chrome, che non a caso dopo aver aggiunto le sue estensioni ha saputo conquistarsi - grazie anche al forte incentivo dato dalla velocità di base del browser – una crescente fetta di utenza web e non pare intenzionato a frenare qui la sua corsa.
Seconda chanche per Google Wave: aperto a tutti, ma l’onda non convince ancora
Tanto buzz (con la minuscola) ma poca concretezza: così era affondato a suo tempo Google Wave, annunciato in pompa magna e lanciato dagli strateghi di Mountain View con l’intrigante modalità degli inviti limitati, che per giorni aveva fatto ribollire la blogosfera e i social network con la spasmodica ricerca dell’agognato pass d’ingresso alla nuova meraviglia partorita da zio G.
O, per meglio dire, presunta: perché poi, dopo aver passato brillantemente l’esame dell’hype, all’atto della prova pratica il nuovo servizio si è rivelato senz’anima, più fondato sull’effetto-novità che su un reale valore aggiunto per l’utente, e si è perso tra i problemi di eccessiva lentezza e la presunzione di voler diventare il sostitutivo unico di email, chat e social network.

Così, dopo il boom iniziale, pian piano il progetto è stato abbandonato anche dagli entusiasti della prima ora: per rilanciarlo Google ha pensato quindi di aprirlo a tutti mettendo da parte il sistema degli inviti e passando ad un approccio più aperto.
Con delle modifiche, naturalmente: è stata introdotta la galleria delle estensioni dove poter trovare add-on in stile Firefox o Chrome; ci sono i robots API v2 and the Active Robots API per una migliore integrazione dello strumento con sistemi esterni; è stato introdotto poi l’accesso anonimo in sola lettura per le Wave embedded, ovvero le Wave si potranno inserire in siti esterni (come i blog) per permettere ai propri lettori di leggere senza intervenire nella modifica della Wave stessa. Non solo: a livello meno tecnico ma più vicino all’esperienza dell’utente sono state aggiunte le notifiche email quando qualcosa viene modificato nella wave, un sistema di navigazione facilitato per le sole parti non ancora lette di ogni wave, la possibilità di rimuovere eventuali contatti aggiunti per errore.
Google stessa ammette il flop ma chiama a raccolta i suoi fan per dare una seconda chance a Wave:
If you tried Google Wave out a while ago, and found it not quite ready for real use, now is a good time to come back for a second try. Wave is much faster and much more stable than when we began the preview, and we have worked hard to make Wave easier to use
Per aiutare la rinascita di Wave ci si può appoggiare anche all’inventiva degli utenti: è disponibile infatti un’estensione Firefox che agisce da notifier, con un’icona sulla barra inferiore del browser Mozilla che segnala la presenza di nuovi messaggi in entrata sulle Wave a cui si sta partecipando; e non si può non citare anche Wavr, il plugin per WordPress che permette di inserire sul proprio blog una Wave in modalità embed con una semplice stringa di codice del tipo[wave id="XXXXXXXXX"].
Tanti auguri Firefox!
Senza introduzioni mirabolanti né troppi giri di parole, la notizia è che Firefox compie 5 anni: un tempo non trascurabile ma comunque limitato nella vita di tutti i giorni, eppure quasi un’eternità su Internet dove il fluire incessante della novità impone tutt’altri ritmi e cambiamenti.

Oltre milleottocentoventi giorni fa, dunque, questo innovativo browser faceva capolino sulla scena web, allora assoluta terra di conquista di Internet Explorer, per andare a sconvolgere la concezione stessa della navigazione e tentare di strappare a Microsoft il dominio sulla user experience della rete. Era il 9 novembre del 2004.
Via via la volpe di fuoco ha conquistato sempre più spazio nel cuore degli utenti (dai dati di Net Applications si evince che la punta di diamante di Mozilla detiene una quota di mercato a livello globale pari al 24,7%, con oltre 330 milioni di installazioni, mentre raggiunge il 34,47% se ci si limita al panorama europeo): come? In modo semplice ma vincente: offrendo non tanto un prodotto immutabile nel tempo, bensì un software altamente personalizzabile grazie alle numerosissime estensioni, componenti aggiuntive che permettono ai singoli navigatori di arrivare dove l’intuizione dei programmatori non era stata capace di spingersi all’atto della “creazione originale”, e di condividere questa nuova funzionalità fino all’ultimo degli utilizzatori in pochi click.
Secondo Mozilla circa il 40% del codice di Firefox e’ realizzato grazie al contributo dei volontari: sviluppatori, esperti in sicurezza informatica, traduttori e appassionati che sono parte delle varie community sparse per il mondo e collaborano gratuitamente per migliorare e diffondere versioni sempre più usabili e al passo coi tempi. Un modus operandi che ha contagiato man mano gli altri browser e che sta diventando prassi del settore: non è un caso che le nuove versioni di Internet Explorer e il neonato Google Chrome si siano dovute adattare al sistema delle estensioni, lasciando sempre più libertà d’inventiva agli utenti e sempre meno arbitrarietà agli sviluppatori delle varie software house.
Tanti auguri Firefox!
Standby (me)
Il periodo è quello che è, tra il lavoro e gli impegni extra particolarmente presenti in questo momento: ma se fosse solo quello, non ci sarebbe da lamentarsi.
I problemi arrivano quando tu, blogger pseudo hi-tech, ti vedi tradito proprio da quella tecnologia che (quasi) ogni giorno decanti o maledici tra le righe di qualche tuo post. Da domenica ad ora, da questo post in avanti, in uno stillicidio digital-horror stanno saltando tutte le (poche) certezze che ho sempre avuto.
In rapida successione:
1) mi ha quasi abbandonato Firefox, che fino ad ora si era dimostrato più resistente dell’acciaio inox: ripetuti crash del browser, via via sempre più frequenti fino a diventare insopportabili (e insostenibili per il ritmo del mio lavoro), hanno minato la mia fiducia fino a spingermi irreparabilmente verso altri lidi;
2) inutilizzabile Explorer, in panchina da mesi per “scelta tecnica”, non restava che Google Chrome, installato-testato-rimosso a stretto giro al tempo della sua prima apparizione. Scarico, installo, clicco, funziona: due giorni di (devo dire piacevole) user experience quando improvvisamente, senza un apparente valido motivo, smette di funzionare del tutto. Niente crash, semplicemente (!) non carica più le pagine. Nessuna, da un momento all’altro inizia a dare lo stesso errore per tutte le Url, e non sembra esserci verso di farlo ripartire;
3) terza scelta, Opera. Non disponendo di un Mac casalingo, Safari è escluso a priori. Scarico, installo, clicco, non funziona: zero, niet, nada, non visualizza nemmeno la prima schermata di avvio. Caricamento delle pagine che o non parte del tutto o non finisce mai, fatto sta che è stato inutilizzabile fin dal primo momento.
Non sono così pratico di altri browser, quindi mi accontento di quel che passa il convento e ritorno al vecchio amore, Firefox: da due giorni vivacchio così, senza stabilità. Tra il timore che da un momento all’altro ceda tutto di schianto e la paura di aver preso Conficker o qualcosa del genere: eppure Avg non segnala nulla di anomalo, in più ho effettuato deframmentazione, scansione completa e profonda dell’intero hard disk, pulizia del registro, controllo di cookies e malware/spyware. Nulla.
L’incertezza regna sovrana, e ogni giorno che passa “il mio vecchio” sembra sempre più lento e appesantito, quasi affaticato dagli anni passati: è vero che è da un po’ che mi frulla in testa l’idea di cambiarlo, e il suo successore è lì che mi guarda nella sua performante giovinezza da uno scaffale di negozio di elettronica, però è un dispiacere che finisca così, senza gloria.
Insomma: tutto ‘sto sfogo per scusarmi delle “assenze ingiustificate” degli ultimi tempi, e per dire ai miei 25 lettori che finchè va avanti così non è assicurato più niente tra queste pagine, e il blog si prende un periodo di stand-by forzato (o meglio, di intermittenza).
Mi abbandono così, nei commenti, al rischio preventivato (e meritato) di una sequela infinita di “comprati un Mac!”.
Sondaggio "Firefox nel tuo paese": 5 minuti per migliorare il browser Mozilla
Mozilla Europe ha da poco lanciato un sondaggio localizzato anche in italiano per conoscere l’opinione degli utenti su Firefox, al fine di concentrare gli sforzi per migliorarlo ulteriormente anche alla luce dei comportamenti d’uso più diffusi tra le persone. Non sono parte in causa di questo progetto, ma mi sembra importante partecipare per fornire a Mozilla il maggior numero di informazioni (nessun dato personale è richiesto) utili a implementare, versione dopo versione, tutte quelle modifiche che lo stanno rendendo pian piano il browser più apprezzato del Web.
Il sondaggio consiste in una ventina di domande a risposta chiusa sui temi dell’usabilità e della funzionalità del browser, e sulla riconoscibilità e diffusione del marchio Firefox: ovviamente si tratta di una rilevazione del tutto anonima, che in 5 minuti si completa con assoluta semplicità.

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