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Nuovo Google Adsense (in versione beta), tutti i guadagni in punta di click
Lo scorso novembre Google aveva annunciato la nuova interfaccia di Adsense, la sua piattaforma di advertising, disponibile però in versione closed beta – ovvero accessibile solo a un ristretto gruppo di tester selezionati da Mountain View; ora, però, il servizio è stato “promosso” alla versione beta, cioè non ancora definitiva ma esplorabile da tutti coloro in possesso di apposito account Adsense per rendersi conto delle novità messe a punto.
Tra i cambiamenti di maggior rilevanza, esclusi quelli grafici non strettamente funzionali, figurano senz’altro l’implementazione di rapporti sempre più dettagliati, divisi per tipologia e singole caratteristiche di ogni elemento pubblicitario nonché filtrabili per inserzionista, categoria o rete pubblicitaria, e l’inclusione in un’unica scheda riassuntiva di parametri fondamentali per tenere sotto controllo l’andamento del proprio percorso di guadagno: impression, click, guadagni, trend di crescita o di ribasso, oltre ai classici report per analizzare a colpo d’occhio lo storico degli incassi e dei pagamenti ricevuti dal colosso americano.
Tutte le modifiche, in ogni caso, sono state riepilogate in 3 video focalizzati su altrettanti aspetti del servizio (Dati, Efficienza e Controllo) più una sorta di filmato bonus dedicato alla genesi di questa nuova interfaccia Adsense.
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Google Adsense, giù la maschera: agli editori il 68% dei ricavi per i contenuti e il 51% per il campo di ricerca
A seguito dell’azione dell’Antitrust italiana, che ha chiesto chiarimenti a Google in merito al servizio pubblicitario Adsense, Mountain View è stata costretta a gettare la maschera e ha reso note le percentuali di ripartizione degli introiti (o almeno una parte di esse) generati dal servizio di advertising, squarciando quella cortina di insondabilità che da sempre aveva permeato la divisione dei guadagni tra il gestore e i singoli editori.
Ora, dunque, si scopre che a questi ultimi è destinato il 68% della raccolta pubblicitaria per quanto riguarda Adsense for content (cioè gli annunci testuali o grafici contenuti direttamente negli spazi web di siti e blog), e il 51% per quanto riguarda Adsense for search (ovvero il campo di testo inserito in alcuni siti che rimanda l’utente al motore di ricerca di Google, dove sono presenti risultati sponsorizzati delle Serp). Nessuna notizia, invece, sulle quote spettanti agli editori per gli AdSense sui feed Rss, sui video di Youtube e sui contenuti dedicati al settore mobile, le cui revenue share rimangono tuttora oscure.
Quel che è certo è che pochi credono a quello “spirit of greater transparency with AdSense publishers” di cui fa menzione il colosso a stelle e strisce sul suo blog per giustificare la mossa di uscire allo scoperto, dopo anni di semplici supposizioni, con le esatte percentuali di ripartizione delle due maggiori applicazioni di Adsense.