Archive for the ‘Giornalismo’ Category
Pressioni Fieg, chiude la rassegna stampa online della Presidenza del Consiglio
A seguito di specifica richiesta, avanzata dalle associazioni degli editori, dal 10 aprile, la rassegna stampa quotidiana non è più accessibile all’esterno della rete della Presidenza del Consiglio. Per i dipendenti della Presidenza del Consiglio il servizio è disponibile sulla rete Intranet.

Con questo breve comunicato il governo Monti ha reso noto che la Fieg (Federazione italiana degli editori di giornali) ha di fatto chiesto di limitare l’accesso alla rassegna stampa online del governo ai soli membri e dipendenti della Presidenza del Consiglio. Rimane attiva, almeno per il momento, la rassegna stampa della Camera dei Deputati.
Repubblica strizza l’occhio al citizen journalism con la nuova sezione Reporter
Repubblica strizza l’occhio al citizen journalism per potenziare la sua sezione video. L’idea del quotidiano di punta del gruppo L’Espresso è Repubblica Reporter, una nuova sezione del sito dedicata ai videomaker di tutta Italia, indipendentemente dall’eventuale qualifica di giornalista, che si propone di diventare “il primo grande esperimento di crowdsourcing giornalistico” in Italia.

Il progetto, coordinato dal giornalista Riccardo Staglianò e che potrà contare sulla collaborazione artistica del regista Paolo Sorrentino, è aperto a chiunque abbia una storia da raccontare per immagini (inchieste, reportage, cronache di viaggio) e voglia rispondere agli appelli tematici che periodicamente verranno lanciati sul sito (le cosiddette call) o proporre in autonomia idee originali che saranno poi vagliate dalla redazione.
I video, caricati previa registrazione sulla piattaforma di Repubblica, saranno scremati dalla struttura Visual Desk del gruppo editoriale e, per alcune call specifiche, qualora dovessero essere selezionati per la pubblicazione sul sito tematico consentiranno ai rispettivi autori di essere retribuiti per il lavoro svolto con cifre variabili a seconda del video richiesto. Al momento della pubblicazione dell’ingaggio verrà anche specificata la retribuzione fissata per la cessione dei diritti dell’opera, per dare modo ai videomaker di decidere se e come partecipare. I collaboratori più assidui e apprezzati, inoltre, entreranno a far parte di una speciale “classifica di popolarità”.
Tra i videomaker che manderanno la loro inchiesta entro l’11 maggio, infine, saranno scelte 20 persone che potranno partecipare gratuitamente a un corso avanzato di videogiornalismo – che dal 2012 avrà cadenza annuale – denominato Repubblica Academy: una decina di lezioni (in compresenza oppure online) nell’arco di 6 mesi con alcuni dei migliori professionisti del settore, sempre sotto la collaborazione artistica di Sorrentino.
La top 20 sarà stilata secondo criteri di merito e di distribuzione sul territorio nazionale, in modo da costituire per Repubblica “una sorta di rete informale di videocorrispondenti disseminati lungo la penisola e da attivare al bisogno”. A questi, al termine del corso, sarà richiesto di produrre una serie concordata di videoservizi retribuiti per il sito web Repubblica.it. L’idea, dunque, è quella di attrarre nell’orbita del quotidiano di Largo Fochetti alcuni tra i migliori videomaker del paese che possano realizzare – autonomamente oppure a supporto dei cronisti del giornale – le loro produzioni.
La novità ha scatenato in rete anche più di una polemica sui blog e sui social network poiché nelle condizioni di servizio pubblicate nella sezione di Reporter è comparsa una dicitura standard della piattaforma che fissava a soli 5 euro la retribuzione minima per la cessione in esclusiva dei diritti dei video prodotti. La portata del polverone sollevato è stata tale da costringere a intervenire con una rettifica Massimo Russo, responsabile dello sviluppo del prodotto della divisione digitale dell’Espresso:
La piattaforma tecnologica che gestisce il servizio Reporter è fornita a Repubblica da una società esterna che opera in numerosi paesi e con altri clienti. La dicitura che ha sollevato le polemiche è la seguente: “in caso di selezione del Filmato ed esercizio dell’opzione da parte della Società, la Società Le riconoscerà l’importo lordo minimo di Euro 5,00 (cinque/00) per ciascun Filmato che sarà stato selezionato dalla Società”. Si tratta di un importo minimo necessario in altri contesti, secondo i legali della società fornitrice, per giustificare comunque una procedura di acquisizione dei diritti. In realtà tale condizione non si è mai applicata in alcun modo ai video di Reporter raccolti da Repubblica. Già in fase di realizzazione del sito era stata notata l’incongruenza, che purtroppo per un errore è rimasta in linea anche quando la sezione è stata pubblicata sul web. Del resto, tuttavia, sul giornale di stamane la questione era riportata correttamente e si poteva leggere: “I video scelti saranno retribuiti secondo un tariffario definito di volta in volta a seconda del tipo di ingaggio”.
Arrestato e poi prosciolto? La Cassazione stabilisce il “diritto all’oblio” digitale
Importante e controversa novità per le testate giornalistiche, in particolare quelle online, sulle vicende di cronaca giudiziaria. La terza sezione civile della Cassazione, infatti, accogliendo il ricorso di un ex esponente del Psi arrestato nel ‘93 per corruzione nell’ambito di Tangentopoli (un assessore locale coinvolto in un filone minore di Mani Pulite) ma poi prosciolto nel corso nel procedimento, ha stabilito il diritto del ricorrente a vedere aggiornata sul web la sua posizione penale o, in alternativa, a vedersi riconosciuto una sorta di “diritto all’oblio” digitale.

Nel caso specifico l’uomo ha rilevato – e la Cassazione gli ha dato sostanzialmente ragione – che nell’archivio storico online del Corriere della Sera si potevano ancora trovare tracce degli articoli relativi al suo arresto, mentre da nessuna parte il suo nome e cognome erano associati al successivo esito favorevole della vicenda giudiziaria. Lo squilibrio della copertura giornalistica, per il ricorrente, avrebbe determinato di fatto una sorta di “gogna mediatica” inducendo l’eventuale lettore a pensare a una sua colpevolezza.
Per questo motivo la Suprema Corte, con la sentenza 5525/12 pubblicata il 5 aprile, ha annullato un’altra sentenza, quella con cui il tribunale di Milano, nell’aprile del 2010, aveva respinto l’opposizione dell’uomo nei confronti del provvedimento del Garante della privacy che, a suo tempo, aveva rigettato l’istanza del politico ex Psi che chiedeva di bloccare i dati personali che lo riguardavano contenuti nell’articolo in questione.
Le motivazioni sono contenute nel dispositivo della sentenza: “Nell’ipotesi di trasferimento di notizia già di cronaca nel proprio archivio storico il titolare dell’organo di informazione che, avvalendosi di un motore di ricerca, memorizza la medesima anche nella rete Internet, è tenuto a osservare i criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza dell’informazione, avuto riguardo alla finalità che ne consente il lecito trattamento, nonché a garantire la contestualizzazione e l’aggiornamento della notizia [...] a tutela del diritto del soggetto cui i dati pertengono alla propria identità personale o morale nella sua proiezione sociale, nonché a salvaguardia del diritto del cittadino utente di ricevere un completa e corretta informazione”.
Insomma: le notizie conservate negli archivi web di testate giornalistiche dovranno essere sempre aggiornate nel rispetto del trattamento dei dati personali del soggetto a cui la notizia stessa fa riferimento “a quest’ultimo spettando il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l’aggiornamento, l’integrazione a tutela della proiezione dinamica dei propri dati personali e del rispetto della propria attuale identità personale o morale”.
Secondo i giudici, dunque, non è sufficiente “la mera generica possibilità di rinvenire all’interno del ‘mare di Internet’ ulteriori notizie concernenti il caso” ma si richiede esplicitamente “la predisposizione di un sistema idoneo a segnalare la sussistenza di un seguito e di uno sviluppo della notizia, e quale esso sia stato”; anzi, “deve riconoscersi al soggetto cui pertengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all’oblio, e cioè al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e fortiori se di cronaca, può tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi e se del caso, avuto riguardo alla finalità della conservazione nell’archivio e all’interesse che la sottende, financo alla relativa cancellazione”.

Riassumendo: chi ritiene di subire un danno alla propria immagine sociale per la presenza in rete di una notizia che lo descrive in una “circostanza pregiudizievole”, come può essere appunto una situazione di arresto effettuato da parte delle forze dell’ordine, ha diritto a chiedere l’aggiornamento del proprio iter giuridico alla testata che dovrà dunque dare eventualmente anche conto dell’intervenuto proscioglimento dell’indagato oggetto di notizia.
Non importa se effettuando una semplice ricerca in rete (con Google, ad esempio) si riesca comunque a ricostruire l’esito della vicenda giudiziaria favorevole al soggetto richiedente. La pretesa del cittadino potrà anzi arrivare, a seconda dei casi, fino alla richiesta di cancellazione dell’intera notizia dall’archivio online, se non aggiornata con l’eventuale proscioglimento, per evitare che il nome del soggetto possa essere associato tramite i motori di ricerca a una vicenda ormai conclusa ma ancora fonte di discredito sociale.
Amaca shock
Grande Amaca di Michele Serra su Repubblica di giovedì 15 marzo sul rapporto tra notizie e giornalismo sensazionalistico, “come se l’opinione pubblica fosse sordastra e solo l’urlaccio nelle orecchie potesse attirare la sua attenzione“.

“Sono i media grossolani a costruire un pubblico superficiale. L’alibi, poi, è accusare il pubblico di essere superficiale“.
(ritaglio via PazzoperRepubblica)
Non dire “sondaggio” se non ce l’hai nel sacco
Il Corecom dell’Emilia-Romagna, il comitato regionale per le comunicazioni, ha inviato recentemente una nota alle testate giornalistiche del territorio di sua competenza per invitare al rispetto del regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi (d’opinione, politici ed elettorali) sui mezzi di comunicazione di massa. Dal 2012, infatti, il Corecom svolge funzione di vigilanza sul rispetto delle norme relative alla materia per quanto riguarda i media a carattere locale.
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In particolare l’art. 4 del regolamento prevede l’obbligo, per la testata giornalistica che pubblica o diffonde i risultati – integrali o parziali – di un sondaggio, di accompagnarlo con la nota informativa per garantire la correttezza e la trasparenza dell’informazione veicolata. Proprio per questo motivo, dunque, è stato fatto divieto alle testate di utilizzare impropriamente il termine “sondaggio”: nello specifico tale parola non potrà più essere usata in relazione a una più generica “manifestazione di opinioni” che, secondo il Corecom, sarebbe priva di quel carattere di rilevazione demoscopica di tipo campionario che caratterizza il sondaggio come strumento di rilevanza statistica – mentre la generica manifestazione di opinioni sarebbe da intendere come “modalità di raccolta di informazioni priva di valore scientifico”.
In caso di mancato rispetto delle disposizioni regolamentari, inoltre, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) potrebbe applicare alla testata inadempiente sanzioni da 10mila a 250mila euro. Insomma: non dire sondaggio se non ce l’hai nel sacco!
Mentana, Vespa, Lerner e Santoro protagonisti su Rai2 di “Matador”
Cos’hanno in comune Enrico Mentana, Bruno Vespa, Gad Lerner e Michele Santoro, oltre al fatto di essere tutti e quattro giornalisti? Poco e niente: lavorano per reti differenti (Rai1, La7 e Cielo + un network di tv locali), conducono programmi difficilmente paragonabili (dal tg che apre il prime time televisivo ai talk show da seconda serata), affrontano il pubblico o i “salotti” che devono gestire con stile decisamente personale, ma da oltre 25 anni si distinguono nell’arena dell’informazione televisiva italiana raccontando le storie che hanno cambiato l’Italia.

Proprio per questo motivo sono stati scelti come protagonisti di “Matador”, il nuovo programma di Rai2 che analizzerà – in altrettante puntate, la prima delle quali andrà in onda martedì 28 febbraio in seconda serata – le vite professionali dei quattro tra i più popolari giornalisti italiani del piccolo schermo; con interviste esclusive, immagini di repertorio originali, dietro le quinte e testimonianze dirette dei protagonisti “Matador” intende ripercorrere gli episodi salienti della seconda Repubblica, riproponendoli dal punto di vista di chi si è trovato a raccontarli in prima persona, e delineare il quadro evolutivo del rapporto tra potere e giornalismo televisivo in Italia.
Con PressPass un colpo d’occhio globale sui giornalisti su Twitter
Per chi conosce StampaTweet, il sito-aggregatore italiano – realizzato da FpS Media e La Macchina del Fungo – che si propone di mostrare agli utenti il modo in cui come i giornalisti italiani usano Twitter attraverso un costante monitoraggio dei cinguettii in 140 caratteri dei direttori e dei cronisti delle principali testate e agenzie di stampa italiane, PressPass non dovrebbe rappresentare un’idea del tutto nuova.

Eppure il sito (ancora in fase beta) realizzato da David Haddad e Valencio Cardoso si propone una mission di alto livello: quella di diventare una grande directory di tweet da tutto il mondo provenienti dai giornalisti professionisti delle maggiori testate del globo. L’ipotetica competizione con StampaTweet, almeno per il momento, è impossibile da concretizzare visto che su PressPass mancano completamente i media italiani; non è escluso, tuttavia, che in un futuro più o meno prossimo possano essere aggiunti per colmare questa lacuna.
La directory, in ogni caso, presenta tante opportunità di segmentazione tra le quali poter scegliere il materiale per seguire una determinata storia o notizia: è possibile infatti navigare tra i micropost di singoli giornalisti, esplorare quanto viene detto su particolari tematiche, visualizzare tutti i cronisti di un singolo organo di stampa o selezionare soltanto i tweet provenienti da una determinata regione geografica della Terra.
A distanza di un click, naturalmente, la possibilità di aggiungere ogni singolo account diventando loro follower e scoprendo così quali sono gli interessi di ogni giornalista presente sulla piattaforma attraverso le storie che ha deciso di condividere attraverso il proprio feed sul social network. I giornalisti, inoltre, sono ordinati in una speciale classifica che prende in considerazione il numero di follower e il numero di tweet pubblicati per determinare il loro ranking complessivo.