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Ads, i dati sulla diffusione di novembre 2011 sottolineano la crisi del settore: salvi solo Avvenire, Libero e il Sole 24 Ore
Ads – Accertamento diffusione stampa ha pubblicato i dati relativi al mese di novembre 2011 sulla diffusione della stampa quotidiana, settimanale e mensile italiana. Per diffusione si intende il totale delle copie diffuse in Italia e all’estero tramite i canali previsti dalle disposizioni di legge e gli abbonamenti a pagamento (la cosiddetta “diffusione pagata”), le vendite in blocco, gli abbonamenti da quota associativa e i coupon gratuiti, gli abbonamenti gratuiti e gli omaggi (la cosiddetta “diffusione gratuita”).

A primeggiare, ancora una volta, il Corriere della Sera, forte delle sue 483.823 copie diffuse; considerando che un anno prima, a novembre del 2010, questa cifra era a quota 490.246 unità, si evidenzia una perdita media di 6423 copie pari a -1,3%. Sempre meglio, comunque, del secondo classificato, gli storici rivali di Repubblica, che in 12 mesi ha ceduto il 2,9% passando da 450.818 a 437.902 copie diffuse con una perdita netta di ben 12916 copie.
Il terzo posto, da qualche tempo a questa parte, è saldamente in mano al maggior quotidiano sportivo della penisola, la Gazzetta dello Sport: per la Rosea, però, la situazione non è affatto concordante con il soprannome che le è stato dato negli anni. L’edizione standard, infatti, viaggia a quota 302.251 copie diffuse, ben 26mila in meno delle 328.189 del novembre scorso per un calo percentuale del 7,9%; ancora peggio la versione del lunedì, che ha subìto un crollo del 9,9% pur essendo quella tradizionalmente più comprata per via dei resoconti sul campionato di calcio. 342.052 copie diffuse contro le 379.759 di un anno fa, ossia 37707 copie in fumo in 365 giorni. Solo quarta, nonostante il buon lavoro del direttore Mario Calabresi, La Stampa di Torino, che ha perso per strada 7465 copie assestandosi a quota 273.827 e chiudendo il mese di novembre con il 2,7% in meno rispetto a un anno prima.
Guardando la tabella riepilogativa, comunque, si nota una sovrabbondanza di segni meno, tanto che è difficile scovare qualche quotidiano capace di invertire la tendenza al ribasso del settore editoriale. A novembre solo tre giornali hanno saputo evitare il tracollo: l’Avvenire, il Sole 24 Ore e Libero. Il quotidiano di ispirazione cattolica, anzi, ha accresciuto le copie diffuse passando dalle precedenti 106.666 alle 107.229 unità di novembre, guadagnando un pur misero 0,5%; stessa percentuale di crescita, ma su numeri quasi raddoppiati, quella del foglio di Confindustria, capace nell’ultimo anno dirisalire la china portandosi a quota 266.088 copie diffuse rispetto alle 264.764 del novembre 2010. Il balzo in avanti più consistente, però, lo compie il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro: per Libero, infatti, + 1,6% e 106.376 copie diffuse.
Dalle parti del centrodestra, però, non tutti festeggiano: i diretti concorrenti del Giornale, ad esempio, affondano a -15,6% perdendo ben 28067 copie in un anno, passando dunque dalle 185.114 di fine 2010 alle 157.047 dello scorso novembre. Come si suol dire, poi, “Se Atene piange, Sparta non ride”: tra la crisi del settore e la “dipartita politica” di Silvio Berlusconi anche tutti i fogli con orientamento a sinistra. A partire dall’Unità di Claudio Sardo, che cede l’8% in 12 mesi scendendo a quota 41.198 copie diffuse, passando poi per il Manifesto (18.087 copie diffuse contro le 19.348 del novembre 2010, -6,5%) e finendo con il Fatto Quotidiano, anche lui in calo del 4,7% con 76.777 copie diffuse, 3827 in meno del corrispondente mese del 2010.
A chiudere la ricognizione, infine, gli altri quotidiani sportivi. Anche qui, neanche a dirlo, profondo rosso: -4,6% per Tuttosport, sceso a quota 94.858 dalle 99.464 copie diffuse un anno fa, solo un po’ meglio nell’edizione del lunedì (da 107.182 a 103.585, -3597 copie e -3,4%); ancora peggio il Corriere dello Sport-Stadio, che al contrario perde 6586 copie nella sua edizione settimanale (-3,4) ma più del doppio in quella del lunedì, passando alle attuali 212.625 copie rispetto alle 227.653 di un anno prima e chiudendo il saldo con un negativo -6,6%.
9 Luglio 2010, sciopero dei giornalisti contro il ddl intercettazioni: rassegna stampa in edicola e sul web
Venerdì 9 luglio, giornata di protesta della Federazione nazionale della stampa e sciopero dei giornalisti contro il ddl sulle intercettazioni, si sono presentati così all’appuntamento alcuni dei siti web delle testate nazionali più importanti.












La giornata di silenzio dell’informazione organizzata dalla Fnsi ha visto però anche la scelta di alcuni quotidiani di essere regolarmente in edicola, oltre che aggiornati in Rete: è il caso ad esempio di “Libero”, “Il Giornale”, “Il Tempo”, “Il Foglio”, “La Padania”, “Il Riformista” e “L’Osservatore Romano” (ritagli dei quotidiani in edicola dal blog Non Leggerlo).


Per una giusta causa
A volte lo leggo, ma non amo particolarmente Il Giornale di Feltri per la sua deprecabile abitudine di mischiare troppo i fatti con le opinioni personali dell’autore dell’articolo, o quantomeno con la linea editoriale del quotidiano. Nessuno vieta a un giornalista di esprimere il proprio parere su un determinato argomento, né di esplicitare più o meno subdolamente l’orientamento della testata, ma quando il fatto nella sua oggettività e la soggettività del commento si mescolano in un unicum quasi indistinguibile la notizia ne esce inevitabilmente distorta, con un pessimo servizio per il lettore.
E’ proprio quello che succede nel pezzo Il caso – Per Minzolini l’Ordine s’inventa la condanna preventiva, a firma di Stefano Zurlo, che ritorna sull’ormai famoso “caso” del Tg1 che annuncia l’assoluzione, anziché la prescrizione, dell’avvocato David Mills. Per chi si fosse perso l’antefatto, venerdì 26 febbraio la Corte di Cassazione si è pronunciata sull’esito del processo al legale inglese, accusato di corruzione in atti giudiziari: Mills è stato riconosciuto colpevole, ma è passato troppo tempo dal momento in cui il reato è stato commesso per comminare la pena prevista. Riassumendo drasticamente: reato commesso, ma non più punibile secondo la legge italiana. Ovvero, in una parola, prescrizione.
Dunque tutto questo fuoco di sbarramento – (scrive Zurlo, ndK) – riguarda solo e soltanto un titolo, necessariamente sintetico, in cui la parola prescrizione – ma quanti italiani la conoscono? – è stata sostituita da quella, in effetti più benevola nei confronti del premier, di assoluzione.
Solo e soltanto un titolo? Sì, se il titolo è palesemente errato e ribalta la notizia nel suo contrario. Di nuovo sì, se si vuole un’informazione (soprattutto quella pubblica, per definizione) sempre più al servizio del cittadino e sempre meno spartita tra i diversi gruppi politici. Ancora una volta sì, se questa falsificazione della realtà dei fatti sottende e implicitamente fa conseguire una seconda notizia anch’essa non veritiera (se fosse assolto il presunto corrotto, lo sarebbe automaticamente anche il presunto corruttore).
Immancabile la pagina Facebook per contestare l’accaduto, dal titolo evocativo “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini“, che ha raccolto già 90mila iscrizioni in pochi giorni (nella descrizione del gruppo vengono paragonate a firme all’appello virtuale) e che in settimana verranno recapitate all’ordine dei giornalisti come forma di protesta di chi non ci sta a fare finta di niente davanti alle derive del servizio pubblico dal suo compito fondamentale, quello di informare correttamente.
[un'analisi più "politica" del pezzo di Zurlo e delle dichiarazioni del portavoce del Pdl Daniele Capezzone l'ha ben scritta Fabio Chiusi su Il Nichilista]
Il Fatto Quotidiano: dategli una Letta
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Oggi – dopo una decina di giorni di numeri zero solo per addetti ai lavori - esce per la prima volta in edicola (e in formato pdf per gli abbonati online) il Fatto Quotidiano, il nuovo giornale di Marco Travaglio e Antonio Padellaro. Di molti altri ancora, in realtà, anche se da come è stato pubblicizzato sembra quasi che lo facciano solo in due: ma questa è un’altra storia.
Come un’altra storia è la vicenda “da prima pagina” che i responsabili hanno scelto per il battesimo della neonata creatura: per inaugurare una (probabile) stagione di polemiche, di cui almeno Travaglio è maestro indiscusso, la premiata ditta ha deciso di rompere il ghiaccio con la notizia dell’indagine della procura di Lagonegro a carico di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Niente male come inizio, no? Saranno famosi, in un modo o nell’altro.
Mario Calabresi: innovazione e semplicità @ Working Capital Camp
Mario Calabresi, direttore de La Stampa di Torino, parla del problema dell’innovazione in un intervento al recente Working Capital Camp, tenutosi proprio nel capoluogo piemontese.
L'inevitabile segno dei tempi
Su l’AnteFatto, il blog-anteprima del futuro giornale “Il fatto quotidiano” di (tra gli altri) Marco Travaglio, Antonio Padellaro tiene una rubrica che si chiama Twitter.

(peccato che i caratteri siano 223 anziché i consueti 140 consentiti)
Musi gialli e figure marroni

Il sempre misurato Giornale di Mario Giordano se n’è uscito con un articolo su un’onoreficenza conferita da Tokyo all’ex premier italiano Lamberto Dini che comincia, letteralmente, così: “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi“: una licenza poetica, una lezione di dolce stil novo che però evidentemente ai vertici del paese del Sol Levante non è piaciuta particolarmente, chissà perché. E infatti l’ambasciatore ha scritto una bella lettera al Giornale pubblicandola poi su Internet, caso mai al direttore fosse venuto in mente di ignorarla.
Egregio Direttore,
ci riferiamo all’articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato “Lambertow premiato dai giapponesi”. Nel medesimo si legge “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.
E’ ben accetta l’attenzione prestata alla notizia del conferimento dell’onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l’espressione utilizzata per identificarci, ossia “musi gialli”, abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l’espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all’altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.
Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull’espressione “musi gialli giapponesi” come apparsa sul Vostro giornale. Attendendo una Sua risposta in merito, Le porgiamo distinti saluti.