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Da Ads arrivano i primi dati-shock sulle copie realmente vendute dai quotidiani cartacei italiani
La società Ads - Accertamento diffusione stampa ha diffuso, per la prima volta, i dati sulle copie effettivamente vendute (relativi al mese di maggio 2012) di quotidiani, settimanali e mensili italiani. Numeri shock per il settore editoriale, che certificano con impietosa evidenza la situazione di crisi della stampa cartacea in Italia.
L’associazione è stata sciolta lo scorso 30 marzo per essere ricostituita con lo stesso nome ma nella forma della società a responsabilità limitata. Finanziata dagli stessi editori che ne richiedono la certificazione, negli anni ha assunto il compito di rilevare e certificare i dati di diffusione e di tiratura della stampa quotidiana e periodica italiana.

Il nuovo soggetto, costituito da Fieg e Upa assieme ad altri portatori d’interesse (come Fcp, la Federazione delle concessionarie di pubblicità, Assocomunicazione e Unicom, l’Unione nazionale delle imprese di comunicazione), ha introdotto una sostanziale e importantissima modifica delle rilevazioni: le cifre relative al numero di copie diffuse saranno d’ora in poi rese pubbliche non più come medie mobili degli ultimi 12 mesi(riaggiornate mensilmente) ma con dati mensili aggiornati e puntuali, allo scopo di rendere sempre più trasparente la reale condizione di salute di ciascuna testata.
Al primo posto della “nuova” classifica compare allora il Corriere della Sera, il quotidiano più letto del paese, con una tiratura media dichiarata di 609.785 copie e una diffusione media a quota 474.395 copie. E’ però il dato sul totale pagato (la somma delle copie effettivamente vendute tra edicola e abbonamenti) quello che sorprende di più: appena 440.613 copie. Si tratta di “dati dichiarati dall’editore e pubblicati sotto sua responsabilità”, ci tiene a precisare una dicitura di Ads in testa alla tabella pubblicata sul suo sito web.
Repubblica, il quotidiano di Ezio Mauro, si deve invece accontentare della seconda posizione con una tiratura media di 509.141, copie, una diffusione media di 396.446 copie e un totale pagato di 357.797 copie, 82mila in meno degli storici rivali di via Solferino. Terzo posto, invece, per la Gazzetta dello Sport, nella sua edizione del lunedì, che può vantare una tiratura media di 491.172 copie, una diffusione media di 366.653 copie e un totale pagato di 340.762 copie (mentre nelle altre giornate la tiratura media si abbassa a quota 367.624 copie, la diffusione media a 261.250 copie e il totale pagato è di 100mila copie in meno, a quota 234.204).
Appena fuori dal podio Il Sole24Ore, al quarto posto con una tiratura media di 331.753 copie, una diffusione media di 262.360 copie e un totale pagato di 256.676 copie, mentre al quinto posto si fa spazio La Stampa grazie a una tiratura media di 350.297 copie, una diffusione media di 253.971 copie e un totale pagato di 248.535 copie.
Escluso Il Messaggero, in nona posizione con una tiratura media di 247.002 copie, una diffusione media di 176.800 copie e un totale pagato a quota 172.215 copie, il resto della top ten è appannaggio degli altri quotidiani sportivi nazionali: sesta l’edizione del lunedì del Corriere dello Sport-Stadio, settima la Rosea extra-lunedì, ottavo Tuttosport del lunedì (mentre l’edizione extra-lunedì scala in sedicesima posizione), decimo il Corriere dello Sport-Stadio extra-lunedì.
Il Resto del Carlino, undicesimo (tiratura media 183.714 copie, diffusione media 137.247 copie, totale pagato 134.412 copie) supera anche Il Giornale di Alessandro Sallusti, primo dei quotidiani cosiddetti “d’opinione” grazie a una tiratura media di 220.386 copie, una diffusione media di 129.689 copie e un totale pagato di 127.601 copie. Al tredicesimo posto si insedia l’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, con una tiratura media di 160.649 copie, una diffusione media di 121.998 copie e un totale pagato a quota 120.487 copie.
Dopo la Nazione (gruppo QN), quattordicesima, si piazza l’altro quotidiano di area centrodestra, Libero. Il prodotto editoriale di Maurizio Belpietro dichiara una tiratura media di 166.282 copie, una diffusione media di 96.657 copie e un totale pagato di 94.585 che non gli consente di andare oltre il 15° posto in classifica. Detto di Tuttosport in posizione n°16, seguito dal Gazzettino, dal Mattino di Napoli e dal Tirreno, per trovare Il Fatto Quotidiano bisogna scorrere la lista fino alla posizione n° 20. Il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, infatti, dopo i fasti iniziali si sta stabilizzando su una tiratura media di 110.667 copie, una diffusione media di 56.380 copie e un totale pagato di 55.926 copie. Ancora peggio fa l’Unità: tiratura media di 97.468 copie, diffusione media di 35.906 copie e un totale pagato a quota 35.220 copie.
Diffusioni medie 2011, l’ecatombe dei quotidiani: Giornale -15,4% sul 2010, Gazzetta dello Sport -10,3%
2011 annus horribilis per la stampa italiana, soprattutto per quanto riguarda i quotidiani. A certificare il tracollo del settore, come se non bastassero le cronache oramai giornaliere sui rischi di chiusura di numerose testate nazionali, sono arrivati anche i dati ufficiali di dicembre di Ads (Accertamenti diffusioni stampa) che hanno reso dunque possibile il confronto rispetto al primo mese dell’anno per verificare lo scarto intervenuto nel periodo gennaio-dicembre 2011. Un bollettino di guerra che, in molti casi, ha mostrato flessioni a doppia cifra percentuale.

Partiamo dalle sorprese, che si contano davvero sulle dita di una mano: quali sono stati i giornali che hanno registrato un aumento nella diffusione media tra il 2010 e il 2011 (anche se veramente di poco)? Soltanto due: Libero, diretto da Maurizio Belpietro, cresciuto dello 0,6%, e Avvenire, il quotidiano cattolico, in crescita dello 0,4%. Regge sostanzialmente bene anche Il Sole24Ore, che ha accusato un calo minimo (-0,3%).
Ad eccezione di questi tre, però, la crisi è stata più o meno nera. Lo sanno bene dalle parti del Giornale: la testata diretta da Alessandro Sallusti è stata costretta a fare i conti con un calo vertiginoso, addirittura del 15,4%, con un’emorragia di lettori davvero impressionante (-28.266 copie). Non se la passa meglio la Gazzetta dello Sport, che ha visto precipitare la sua edizione del lunedì del 10,3% (39.171 copie di diffusione media in meno) mentre gli altri giorni la situazione è solo leggermente meno drammatica: -8,5% per 28mila copie diffuse in meno.
Tonfo pesante anche per Il Tempo di Mario Sechi, poco lontano da un crollo in doppia cifra (-9,7%), e per l’Unità di Claudio Sardo, alla guida di un giornale che è arretrato dell’8,6% in dodici mesi. Calo molto simile per Il Secolo XIX (-6,5%) e per il Manifesto, cui certo alla luce delle attuali difficoltà non fa bene sapere che nel corso del 2011 ha perso il 6,4% di quanto diffondeva un anno prima.
Se la Gazzetta soffre, però, non stanno molto meglio gli altri quotidiani sportivi: Corriere dello Sport-Stadio -5,5% al lunedì e -2,6 negli altri giorni, Tuttosport -4,4% per l’edizione settimanale e poco meno (-4,3%) per quella del lunedì.
Gli altri grandi giornali nazionali, invece, arretrano ma un po’ meno pesantemente: se Il Fatto Quotidiano ha lasciato sul campo il 3,3% in un anno, infatti, la triade Corriere-Repubblica-Stampa ha accusato una flessione tutto sommato piuttosto contenuta: il Corriere della Sera dell’1,5%, il giornale di Torino del 2,2% mentre il quotidiano di Ezio Mauro del 2,3%.
Fondo per l’editoria, nessun passo indietro. Peluffo: “Nel 2013 ci orienteremo sulle copie effettivamente vendute”
Almeno per quest’anno, dopo l’ok al rifinanziamento del fondo per l’editoria e lo stanziamento di 120 milioni di euro (sui 160 richiesti dal settore), tante testate italiane in difficoltà sembrano averla scampata, ma nel 2013 tutto potrebbe cambiare: all’orizzonte, infatti, ci sono nuovi criteri di selezione per scremare la lista dei possibili beneficiari di finanziamenti pubblici al comparto editoriale che non potranno prescindere da una maggiore trasparenza del sistema e da una più elevata efficacia nel premiare chi è stato capace negli anni di resistere meglio sul mercato, con prodotti editoriali effettivamente letti e non solo stampati solo per pochi intimi.

La scure allo studio del governo non è cosa nuova, ma il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Peluffo è tornato nuovamente sull’argomento: “Il pluralismo dell’informazione si difende con prodotti editoriali letti dal pubblico e per i finanziamenti dell’anno prossimo ci orienteremo sulle copie effettivamente vendute”, ha confermato. “E’ necessario ripensare ai meccanismi per risparmi di spesa, tuttavia – ha precisato Peluffo – ciò non poteva essere fatto con un taglio dell’80% e quindi si è provveduto a elevare il fondo di quest’anno a 120 milioni di euro”.
Se alle parole seguiranno i fatti, dunque, pare che la pacchia potrebbe essere davvero sul punto di finire. In parole povere: contributi sì, non più indiscriminati ma distribuiti secondo criteri molto più oggettivi e verificabili che in passato. Sui contributi del 2013 in “ci dovremmo muovere – ha concluso il sottosegretario – verso una maggiore selettività dal punto di vista industriale aprendo le prospettive all’online, così come copriremo quei costi effettivi che premiano quei soggetti che hanno portato alla lettura dei loro prodotti”.
L’idea, al momento, è di affiancare al parametro delle copie effettivamente vendute anche l’effettiva occupazione professionale dei dipendenti (siano essi giornalisti o poligrafici) e soprattutto degli investimenti delle testate richiedenti nell’online. Tra i quotidiano che ad oggi hanno potuto beneficiare di contributi milionari dallo Stato anche tanti nomi noti del settore: il Manifesto, Avvenire, Il Foglio, L’Avanti, il Riformista.
Ads, i dati sulla diffusione di novembre 2011 sottolineano la crisi del settore: salvi solo Avvenire, Libero e il Sole 24 Ore
Ads – Accertamento diffusione stampa ha pubblicato i dati relativi al mese di novembre 2011 sulla diffusione della stampa quotidiana, settimanale e mensile italiana. Per diffusione si intende il totale delle copie diffuse in Italia e all’estero tramite i canali previsti dalle disposizioni di legge e gli abbonamenti a pagamento (la cosiddetta “diffusione pagata”), le vendite in blocco, gli abbonamenti da quota associativa e i coupon gratuiti, gli abbonamenti gratuiti e gli omaggi (la cosiddetta “diffusione gratuita”).

A primeggiare, ancora una volta, il Corriere della Sera, forte delle sue 483.823 copie diffuse; considerando che un anno prima, a novembre del 2010, questa cifra era a quota 490.246 unità, si evidenzia una perdita media di 6423 copie pari a -1,3%. Sempre meglio, comunque, del secondo classificato, gli storici rivali di Repubblica, che in 12 mesi ha ceduto il 2,9% passando da 450.818 a 437.902 copie diffuse con una perdita netta di ben 12916 copie.
Il terzo posto, da qualche tempo a questa parte, è saldamente in mano al maggior quotidiano sportivo della penisola, la Gazzetta dello Sport: per la Rosea, però, la situazione non è affatto concordante con il soprannome che le è stato dato negli anni. L’edizione standard, infatti, viaggia a quota 302.251 copie diffuse, ben 26mila in meno delle 328.189 del novembre scorso per un calo percentuale del 7,9%; ancora peggio la versione del lunedì, che ha subìto un crollo del 9,9% pur essendo quella tradizionalmente più comprata per via dei resoconti sul campionato di calcio. 342.052 copie diffuse contro le 379.759 di un anno fa, ossia 37707 copie in fumo in 365 giorni. Solo quarta, nonostante il buon lavoro del direttore Mario Calabresi, La Stampa di Torino, che ha perso per strada 7465 copie assestandosi a quota 273.827 e chiudendo il mese di novembre con il 2,7% in meno rispetto a un anno prima.
Guardando la tabella riepilogativa, comunque, si nota una sovrabbondanza di segni meno, tanto che è difficile scovare qualche quotidiano capace di invertire la tendenza al ribasso del settore editoriale. A novembre solo tre giornali hanno saputo evitare il tracollo: l’Avvenire, il Sole 24 Ore e Libero. Il quotidiano di ispirazione cattolica, anzi, ha accresciuto le copie diffuse passando dalle precedenti 106.666 alle 107.229 unità di novembre, guadagnando un pur misero 0,5%; stessa percentuale di crescita, ma su numeri quasi raddoppiati, quella del foglio di Confindustria, capace nell’ultimo anno dirisalire la china portandosi a quota 266.088 copie diffuse rispetto alle 264.764 del novembre 2010. Il balzo in avanti più consistente, però, lo compie il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro: per Libero, infatti, + 1,6% e 106.376 copie diffuse.
Dalle parti del centrodestra, però, non tutti festeggiano: i diretti concorrenti del Giornale, ad esempio, affondano a -15,6% perdendo ben 28067 copie in un anno, passando dunque dalle 185.114 di fine 2010 alle 157.047 dello scorso novembre. Come si suol dire, poi, “Se Atene piange, Sparta non ride”: tra la crisi del settore e la “dipartita politica” di Silvio Berlusconi anche tutti i fogli con orientamento a sinistra. A partire dall’Unità di Claudio Sardo, che cede l’8% in 12 mesi scendendo a quota 41.198 copie diffuse, passando poi per il Manifesto (18.087 copie diffuse contro le 19.348 del novembre 2010, -6,5%) e finendo con il Fatto Quotidiano, anche lui in calo del 4,7% con 76.777 copie diffuse, 3827 in meno del corrispondente mese del 2010.
A chiudere la ricognizione, infine, gli altri quotidiani sportivi. Anche qui, neanche a dirlo, profondo rosso: -4,6% per Tuttosport, sceso a quota 94.858 dalle 99.464 copie diffuse un anno fa, solo un po’ meglio nell’edizione del lunedì (da 107.182 a 103.585, -3597 copie e -3,4%); ancora peggio il Corriere dello Sport-Stadio, che al contrario perde 6586 copie nella sua edizione settimanale (-3,4) ma più del doppio in quella del lunedì, passando alle attuali 212.625 copie rispetto alle 227.653 di un anno prima e chiudendo il saldo con un negativo -6,6%.
Celentano a Sanremo: “Chiudere Avvenire e Famiglia Cristiana”
“Giornali inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente perché si occupano di politica e di beghe del mondo anziché di cose confortanti che Dio ci ha promesso” oppure “Avvenire e Famiglia Cristiana sono testate ipocrite come le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita per aiutare gli ultimi”: parole (senza musica) di Adriano Celentano durante il suo lungo monologo nel corso della prima serata del 62° Festival di Sanremo. Salva dagli strali del Molleggiato, invece, l’altra testata vaticana, L’Osservatore Romano.
Immediata, com’era prevedibile, la reazione dei due giornali presi di mira. Se Avvenire si è affidata a un commento-cronaca di Angela Calvini dal titolo eloquente (“Celentano fa il tribuno e perde la testa“), Famiglia Cristiana ha deciso di rispondere al fuoco con decisione accusando Celentano (“Vuoi parlare di fede? Vieni qui“) di aver usato il servizio pubblico per “vendicarsi” dei giornali – come appunto il settimanale cattolico, con un articolo firmato da Franca Zambonini – che ne avevano criticato nelle scorse settimane l’ingaggio da parte della Rai e l’originale questione della beneficenza del cachet. Famiglia Cristiana non ha risparmiato parole di fuoco al Molleggiato: “Adriano Celentano è solo un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”.
Da registrare, inoltre, anche la dura replica di Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana:
“Per fortuna i giornali non dipendono da Sanremo e ancor meno da Celentano le cui battute senza senso fanno ridere chi può godersi Sanremo ma non cambiano un paese che ha bisogno oggi più di ieri di giornali di idee e di identità come Avvenire e Famiglia Cristiana ma anche di tanti altri che sono l’opposto e il contrario. Questa volta neanche per paradossi si riesce a dare un senso a quello che un grande artista come Celentano dopo tanta attesa dice. Ha perso il senso che in altri tempi sapeva invece recuperare. Per fortuna le bussole sono altre”
Sempre meno carta in Italia: copie a picco per tutti i quotidiani italiani, profondo rosso per l’Unità
I dati Ads (Accertamento diffusione stampa) di aprile certificano quello che è ormai universalmente chiaro: l’editoria, specie quella italiana, è in crisi nera. Tutti i quotidiani più importanti, infatti, registrano una vera e propria emorragia di copie diffuse rispetto al 2010, anno che già non era stato dei più rosei per la stampa nazionale. Lo stato di sofferenza è generalizzato: a parte l’Avvenire che cresce dello 0,6% e il Fatto Quotidiano, che sale fino a sfiorare le 70mila copie (segnando un incredibile +18%), il resto sembra più che altro un bollettino di guerra.

Tra i giornali più venduti accusano pesanti flessioni sia il Corriere della Sera, passato in 12 mesi da 507mila a 490mila copie con una perdita del 3.4%, che Repubblica, in calo del 4.4% dalle 466mila copie del 2010 alle odierne 445mila. Male anche la Gazzetta dello Sport, che soffre un calo del 4,8%. Non se la passano meglio né il Sole 24 Ore, alle prese con l’ennesimo ribasso – stavolta del 3.5% – da 275mila a 265mila copie, né tanto meno la Stampa, che registra un crollo del 6.3% che vale quasi 20mila copie in meno, dalle precedenti 293mila alle attuali 275mila.
Se Libero, quanto meno, può vantare il calo più contenuto del settore, passando da 110mila a 107mila copie diffuse con un -2,8%, non si può dire lo stesso del Giornale, che pure limita le perdite a -4.2% passando però dalle 187mila di aprile 2010 alle attuali 179mila. Profondo rosso, invece, per la fase finale dell’Unità di Concita De Gregorio, che agli sgoccioli ormai della sua conduzione ha visto il quotidiano di Gramsci perdere ben 10mila copie anno su anno passando dalle precedenti 52mila alle deludenti 42mila di tre mesi fa, con un maxiribasso del 18,1% che ha probabilmente segnato l’inizio della fine per il regno dell’ex firma di Repubblica. Male anche il Manifesto, da mesi in crisi economica, che paga pure in edicola l’incertezza del suo futuro editoriale: le 3 mila copie perse in 12 mesi, da 21mila a 18mila, gli valgono un -11.5% che risulta essere il peggior risultato percentuale del settore.
Logo di Pasqua
C’è chi cambia il proprio logo tutti i giorni, come il motore di ricerca Google, e chi soltanto in particolari occasioni, come è successo lo scorso 17 marzo ai maggiori giornali italiani per celebrare la ricorrenza dell’unità d’Italia con qualche adattamento tricolore della testata nell’edizione cartacea o digitale; e poi c’è chi, come il quotidiano di ispirazione cattolica L’Avvenire, decide di modificare il proprio riconoscimento visuale distintivo in date significative per il lettorato di riferimento, come è successo appunto questa domenica 24 aprile, giorno di Pasqua dell’anno 2011: via il consueto blu chiaro di sfondo, spazio invece alla fiammella di una candela.

Tanti auguri!