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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

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Libero non strilla più (almeno in prima pagina)

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In attesa del fatidico giovedì 3 marzo, quando scadrà la sospensione di 3 mesi dall’esercizio della professione inflitta a Vittorio Feltri dall’Ordine dei Giornalisti per la vicenda Boffo (risalente a quando il giornalista era ancora direttore de Il Giornale) e la sua graffiante penna potrà tornare a solcare la carta per ricomporre l’esplosiva coppia di firme assieme a Maurizio Belpietro, a Libero qualcosa sta già cambiando. Almeno in prima pagina.

libero_caratteri_apertura

(in alto a sinistra: edizione di domenica 20 febbraio; in alto a destra: edizione di martedì 22 febbraio; in basso a sinistra: edizione di mercoledì 23 febbraio; in basso a destra: edizione di giovedì 2 febbraio)

Da mercoledì 23 febbraio, infatti, il titolo di apertura dell’edizione cartacea non presenta più il classico formato maiuscolo dei caratteri (che rimane invariato, invece, nell’occhiello) a favore di uno stile ‘minuscolo’ più sobrio e moderato. Che sia una prima mossa per iniziare a distinguersi dagli oramai “rivali” de Il Giornale, almeno per quanto riguarda l’aspetto grafico? I cultori dei titolisti di via Majno, però, possono dormire sonni tranquilli: il colpo d’occhio, se non altro dal punto di vista delle scelte linguistico-lessicali, rimane comunque di forte impatto.

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febbraio 24th, 2011 at 1:23 pm

Ritorno al futuro? Wind Italia lancia il servizio Twitter SMS, ma è ormai troppo tardi

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Sarà dunque Wind il primo operatore a lanciare in Italia Twitter SMS, il servizio che consente di ricevere gratuitamente sul proprio smartphone i messaggini in 140 caratteri provenienti dalla rispettiva rete sociale di contatti del celebre sito di microblogging statunitense oppure di pubblicare un tweet sul proprio profilo del social network direttamente dal telefonino cellulare.

Per attivare la novità è sufficiente spedire un sms con il testo “INIZIA” al numero 4880804 (o in  alternativa collegandosi online e selezionando Impostazioni –> Mobile): a quel punto Twitter risponderà richiedendo l’accesso all’account che si intende utilizzare, se già esistente, o proponendo all’utente di crearne uno ex novo.

wind_mobile

Il costo di ogni sms inviato a Twitter (e della necessaria connettività web per accedere al sito) dipende dal piano tariffario attivo sulla Sim del cliente Wind, sia essa una ricaricabile o un abbonamento, mentre le notifiche dei tweet altrui saranno gratuite, almeno per questa fase iniziale del servizio.

Presente da tempo sul mercato a stelle e strisce, il servizio non è mai realmente decollato in molti altri paesi del mondo, tra cui anche l’Italia, spesso proprio a causa dell’opposizione delle compagnie telefoniche. Ora che il tabù è finalmente rotto, però, rimane in piedi una considerazione lapidaria circa le possibilità di successo di Twitter SMS: ormai è troppo tardi, dato che la tecnologia nel frattempo ha fatto passi da gigante anche sul versante mobile e sono già numerosissimi i prodotti che offrono all’utente un accesso diretto a Internet, rendendo di fatto perfettamente inutile il ricorso agli sms per compiere operazioni che, a costo estremamente ridotto (soprattutto in presenza di abbonamenti flat), permettono di portare a termine le stesse operazioni in modo più veloce e graficamente gratificante.

Written by Kobayashi

febbraio 23rd, 2011 at 8:57 pm

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Coppie di Fatto

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Che Il Giornale di Alessandro Sallusti e Il Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro non si amino molto è noto a tutti. Uno decisamente filo-berlusconiano, l’altro all’esatto opposto del panorama editoriale, i due quotidiani non perdono occasione di punzecchiarsi e, a giudicare dalla mole di articoli che si dedicano a vicenda, i rispettivi redattori devono passare parecchio tempo a sfogliare e analizzare i contenuti dei “rivali” per poter trovare il punto esatto sul quale attaccare.

sallusti_padellaro

La storia infinita dei litigi e delle ripicche trasversali non accenna a trovare una soluzione di continuità, e anzi l’ultimo acuto è stato registrato solo un paio di giorni fa con l’articolo di Stefano Filippi “Gli anti-Cav attaccano: a morte i berlusconiani“. Nel mirino del giornalista di via Negri, questa volta, è finito un sondaggio online del supplemento satirico “Il Misfatto” che invitava i propri lettori a votare il miglior “giustificatore dell’ingiustificabile” del Cavaliere di Arcore: da Daniela Santanchè (che finora svetta con ampio margine) al ministro La Russa, dal direttore di Libero Belpietro al portavoce Pdl Daniele Capezzone fino allo stesso direttore del Giornale Sallusti, sul sito del Fatto sono stati presentati 13 nominativi di giornalisti e politici “colpevoli” di aver avallato senza un cenno di dissenso – neanche minimo – la strampalata versione di “Ruby nipote di Mubarak”.

Dal versante opposto, invece, l’iniziativa del Misfatto è stata letta provocatoriamente come “una lista di proscrizione con i peggiori berlusconese l’autore del pezzo, Filippi, non si è fatto pregare per scandagliare e riproporre al lettorato di centrodestra un best of delle più infelici uscite dei sostenitori di Travaglio e Padellaro, che pure mediamente non brillano per pacatezza dei termini utilizzati (si veda ad esempio quel poco affatto conciliante “È ora di passare ai fatti: devono morire, mettiamoli a testa in giù”, pescato tra le centinaia di feroci commenti su Facebook e sul sito).

Peccato che una sorta di “lista degli ingiustificabili”, naturalmente a parti invertite, l’avesse di fatto stilata anche lo stesso Giornale soltanto pochi giorni fa, per l’esattezza nell’edizione di martedì 8 febbraio, senza neanche passare dal giudizio dei propri lettori ma come esito di un probabile brainstorming (“Dai no global dei centri sociali ai radical chic di casa a RaiTre) dei componenti della redazione di via Negri. Ne era uscita addirittura un’infografica a tema astronomico per definire, una volta per tutte, i confini della galassia anti-Cav. Tutta da esplorare.

giornale_galassia_anti_cav

Gli ultimi arrivati nella galassia dei movimenti anti-Berlusconi, almeno sulle pagine dei giornali visto che in realtà esistono dal 2002, sono quelli di «Libertà e Giustizia»: Sandra Bonsanti, Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky. Non hanno una trimurti (né un leader) di riferimento invece i membri del cosiddetto «Popolo Viola», accomunati dal fatto che vanno in piazza indossando indumenti di quel colore. Totalmente invece identificati nel leader i «grillini», esercito personale di Beppe Grillo. Tra il comico genovese e il suo popolo lo stesso rapporto, anche se su scala più grande, di quello che lega il milanese Pietro Ricca (quello che diede del «buffone» al premier) ai suoi compagni di ventura.

Nuovo di zecca il partito mediatico di Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio «Per legittima difesa». Poi ci sono gli «eterni ospiti d’onore», battitori liberi (sempre contro il premier) che possono di volta in volta associarsi a uno o più gruppi anti premier: Dario Fo, Moni Ovadia e Oscar Luigi Scalfaro. E ancora: gli «Antagonisti», il «Popolo No Tav», gli anarchici, i centri sociali, «L’Italia dei livori» (degnamente rappresentata da Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro). Poi ci sono «quelli di RaiTre»: Serena Dandini, Fabio Fazio e Roberto Saviano, leggermente più noti al grande pubblico dei «giustizialisti»: Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais e Margherita Hack. Infine, le «donne democratiche»: Rosi Bindi, Lella Costa e Concita De Gregorio.