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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for aprile, 2012

Prima Comunicazione, arriva l’app per smartphone e tablet Apple e Android

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Prima Comunicazione sbarca sui dispositivi smartphone e tablet di Apple e Android: a partire dal numero di aprile 2012, infatti, il mensile che si occupa di comunicazione, editoria e televisione ha realizzato le applicazioni per consultare in mobilità le uscite della rivista. Con una sorpresa gradita per i lettori più assidui: i numeri arretrati sono gratuiti.

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aprile 23rd, 2012 at 11:54 am

Il Giornale vende la redazione di Genova, giornalisti proclamano 3 giorni di sciopero

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Acque agitate dalle parti del Giornale: nel pomeriggio di giovedì 19 aprile l’assemblea di redazione del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti ha proclamato all’unanimità lo stato di agitazione annunciando un pacchetto di tre giorni di sciopero per protestare contro la decisione dell’editore – Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier – di vendere l’intera redazione di Genova, come se fosse un ramo d’azienda autonomo.

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L’assemblea di redazione, inoltre, ha dato mandato al comitato di redazione (assistito dalla Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana) di agire in tutte le sedi competenti, da quelle giudiziarie fino all’Ordine dei giornalisti, “al fine di imporre il rispetto delle normative vigenti, del contratto nazionale, della Carta dei doveri e degli accordi sottoscritti”.

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aprile 20th, 2012 at 4:48 pm

Riforma del fondo per l’editoria, Peluffo: esclusi dal rimborso service e consulenze, ok a tracciabilità della vendita dei quotidiani con codici a barre

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peluffo_paolo_fieg_occhialiPaolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo, è tornato a parlare della prevista riforma del finanziamento pubblico all’editoria ribadendo due concetti fondamentali: se da una parte le risorse per il sostegno al settore “sono scarse” ma il contributo “è strategico, oggi più che in passato, e serve al paese”, dall’altra sono allo studio da parte del governo nuove norme e soluzioni per cui tali contributi saranno erogati “solo a certe condizioni”.

Questa forma di sostegno alla stampa “ha una tutela costituzionale per il pluralismo e una tutela europea per la difesa della lingua italiana” ma è anche vero che “le poche risorse che ci sono bisogna usarle bene e in maniera trasparente”, motivo per il quale sarà necessario “creare nuovi criteri e fare tutto quello che non è stato fatto in precedenza; dobbiamo moralizzare e rendere tutto più trasparente”. A favorire il nuovo intervento del sottosegretario sono stati sia la presentazione dello studio “La Stampa in Italia 2009-2011” curato dal Centro studi della Fieg (la Federazione italiana degli editori di giornali) che le notizie in arrivo da Roma, dove gli agenti della Guardia di finanza, su mandato della procura della Repubblica di Napoli, hanno sequestrato presso il dipartimento per l’editoria della presidenza del consiglio dei ministri 2,5 milioni di euro, i fondi destinati al quotidiano “L’Avanti” diretto da Valter Lavitola.

Anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie, dunque, il sottosegretario ha ammesso che sulla materia ci sarà “una drastica riduzione dei costi ammissibili al rimborso diretto, ma una forma di legittimazione di contributo diretto può esistere anche se in forma innovativa, in una maniera che elimini alla radice la possibilità del comportamento improprio”. In parte le direttrici erano già state rese note: il contributo fisso dovrà essere legato al riconoscimento dell’assunzione corretta e stabile di giornalisti e poligrafici, alla certificazione della spesa per stampa e distribuzione del quotidiano e agli investimenti nell’online.

Altre, invece, sono state chiarite: sono destinate ad essere escluse dal rimborso, ad esempio, le spese per i service e i contratti di consulenza. Non solo: Peluffo ha anche rimarcato la necessità della tracciabilità della vendita del prodotto grazie al sistema dei codice a barre. “L’unica forma di spesa sarà quella finanziata con un credito di imposta per le edicole che dovranno installare apparecchi per la tracciabilità del prodotto fino al consumatore finale”.

La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), dal canto suo, in una nota ha ricordato come “non si possa liquidare il sistema dei contributi in essere, soprattutto con riferimento ai giornali politici, senza avere chiaro il quadro del sistema, la funzione e il lavoro dei giornalisti di questo genere di testate. Tagliare i fondi ai giornali di partito, mentre ancora si deve discutere su come riqualificare e rendere più trasparente il finanziamento della politica, farebbe morire senza ragione testate significative del dibattito pubblico e perdere alcune centinaia di posti di lavoro. Il riordino deve essere di sistema. Non si deve precipitare nel calderone dell’indistinta antipolitica e l’informazione non può essere comunque l’agnello sacrificale. Ciascun editore, compresi i partiti, dovrà essere chiamato a fare la sua parte con chiarezza e responsabilità. I giornali di idee e cultura politica non sono espressioni meramente commerciali”.

La Nazione, Poligrafici Editoriale silura il direttore Mario Tedeschini: al suo posto Gabriele Cané

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Mauro Tedeschini non è più il direttore della Nazione, il giornale di Firenze, della Toscana e dell’Umbria; l’incarico che aveva assunto nel luglio scorso, dopo un passato nella stessa Poligrafici Editoriale, gli è infatti stato tolto dal presidente Andrea Riffeser Monti che lo ha sostituito con Gabriele Cané, già direttore del Resto del Carlino e fino a oggi vicedirettore di QN Quotidiano Nazionale, l’altro quotidiano del gruppo assieme al Giorno.

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La mossa a sorpresa dell’editore ha spiazzato l’assemblea dei redattori del giornale, che ha immediatamente proclamato un giorno di sciopero denunciando presunte “pressioni di una lobby politica e bancaria, e ciò mentre il giornale dava segnali significativi di successo nelle vendite”, stando alla nota diffusa dal comitato di redazione.

La lobby, secondo i giornalisti del quotidiano, sarebbe quella del Monte dei Paschi di Siena, che avrebbe fatto pressione dopo una serie di articoli – evidentemente sgraditi – usciti nei giorni scorsi nelle pagine locali della testata e relativi alla grave situazione di crisi di Mps e della Fondazione ad esso collegata, che detiene il 37,5% del capitale della banca toscana.

“La decisione, improvvisa e assolutamente inattesa, assunta da un editore che peraltro si erge a paladino della diffusione della stampa quotidiana tra i giovani, offende profondamente l’autonomia e la dignità di tutti i giornalisti di un quotidiano protagonista di tutta la storia d’Italia fino dalla costruzione della unità nazionale”.

L’assemblea, in attesa dell’incontro con l’azienda programmato per giovedì 26 aprile, a maggior ragione ha deciso di mantenere inalterato il pacchetto di cinque giorni di sciopero proclamati dal coordinamento dei cdr del gruppo editoriale dopo la presentazione della bozza del piano di ristrutturazione del gruppo che comporterebbe, se fosse applicato nella sua prima stesura, tagli al personale, chiusure di redazioni e uffici di corrispondenza.

Studio Fieg “La Stampa in Italia 2009-2011”: in declino ricavi (-2,2%) e raccolta pubblicitaria (-5,7%)

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E’ stato presentato oggi, mercoledì 18 aprile, presso la sede romana della Fieg (la Federazione italiana degli editori di giornali) lo studio “La Stampa in Italia 2009-2011” curato dal Centro studi dell’associazione. Tra i dati più interessanti, naturalmente, quelli che riguardano il web: dal 2009 al 2011, infatti, il numero degli utenti dei siti dei quotidiani online in Italia è passato nel giorno medio dai precedenti 4 agli attuali 6 milioni con un incremento del 50%. Segno opposto, invece, per quel che riguarda i quotidiani in edizione cartacea, che nel 2011 hanno dovuto assistere inermi al declino dei ricavi (-2,2%) e della raccolta pubblicitaria (-5,7%).

 

Ricavi
Nel 2011 i ricavi del comparto sono diminuiti del 2,2% principalmente a causa della flessione degli introiti pubblicitari (-5,7%). Nonostante il calo della diffusione (-2,6%) i ricavi della vendita in edicola hanno tenuto grazie agli aumenti dei prezzi applicati nel biennio 2010-2011. Il declino dei ricavi, che era andato decelerando nel 2010 (-1,5%) dopo il forte arretramento del 2009 (-11,9%), ha ripreso forza nel 2011 e le prospettive per il 2012 non appaiono migliori a causa della difficile situazione complessiva del mercato pubblicitario.

Sul piano dei costi nel 2011 è proseguita l’azione di contenimento che ha preso avvio nel 2008 e che è proseguita nel 2009 (-6,6%) e soprattutto nel 2010 (-7,5%). Nel 2011 il processo ha dovuto fronteggiare il rialzo del prezzo internazionale della carta (+0,5%), dei costi per servizi (in crescita dell’1,5%) e del costo del lavoro (+1,0%).

Diffusione e lettura
Internet, senza alcun dubbio, si è rivelato una risorsa che ha contribuito ad allargare il pubblico dei lettori. Tra il 2009 e il 2011 il numero complessivo di utenti attivi sul web in un giorno medio è passato da 10,4 a 13,1 milioni di persone, +26%. Al contempo il numero degli utenti di siti web di quotidiani in un giorno medio è passato da 4 a 6 milioni, +50%: se la percentuale di utenti di siti web di quotidiani sul totale dell’utenza nel giorno medio era del 38,3% nel 2009, nel 2011 è salita fino al 46,8%.

Le rilevazioni Audiweb sono confortate anche da quelle dell’Istat che, nel report su “Cittadini e nuove tecnologie” dello scorso dicembre, ha rilevato che tra le persone di oltre 6 anni che hanno utilizzato internet nel 2011 più della metà, il 51%, lo ha fatto per leggere o scaricare giornali e riviste contro il 44% del 2010. La lettura di giornali online è un’usanza superata soltanto dalla posta elettronica (80,7%) e dall’e-commerce (68,2%).

Le due ultime rilevazioni Audipress per il 2011 indicano, tra l’altro, un incremento dei lettori dei quotidiani dell’1,8% per un totale di 24,2 milioni di persone, il 46,2% della popolazione adulta (quella maggiore di 14 anni). Anche i periodici, ma in misura più esigua (+0,2%), hanno visto aumentare il loro lettorato, salito complessivamente a quota 32,5 milioni di persone, il 62% della popolazione adulta.

La “questione meridionale”
L’analisi disaggregata per regione delle vendite evidenzia una sorta di “questione meridionale”, in quanto ai livelli di vendite delle regioni del nord (in media 92 copie ogni mille abitanti) e del centro (84 copie ogni 1000 abitanti) corrispondono livelli particolarmente depressi nel Mezzogiorno (49 copie ogni 1000 abitanti).

Lo squilibrio può essere rappresentato anche confrontando abitanti e volumi di vendita. Le regioni settentrionali, con il 45,8% della popolazione italiana, acquistano il 55,7% delle copie di quotidiani complessivamente vendute in Italia; quelle centrali, con il 19,7% della popolazione, ne acquistano il 21,9%; quelle meridionali infine, pur con il 34,5% della popolazione complessiva, ne acquistano soltanto il 22,4%.

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Pubblicità
Le tendenze in atto sono tutte di segno negativo. Nel 2011 i quotidiani a pagamento hanno subito una flessione del 6,2%, mentre i quotidiani free press addirittura un crollo del 22,4%; mglio i periodici, che hanno limitato le perdite al 3,6%. In termini di incidenza la stampa, nel complesso, ha subito un’ulteriore erosione della sua quota di mercato passando dal 25,4% al 24,7%. Internet, allo stesso tempo, ha proseguito la sua corsa (+14,6%) aumentando la sua quota di mercato dal 6 al 7,1%. Tutti gli altri mezzi, eccetto la tv, hanno accusato flessioni e ridimensionamenti delle relative quote di mercato.

Ricavi editoriali
Nella struttura dei ricavi perdono di peso quelli pubblicitari, scesi dal 48,9% del 2008 al 46,7% del 2010. In diminuzione anche i ricavi da vendite in abbonamento, con una dinamica che nel 2010 (-5,9%) è stata maggiore dei ricavi complessivi (-4,5%). In calo anche i collaterali (-27,8% nel 2010), mentre sono in forte crescita i ricavi da attività online (38,8% nel 2010 e 32% nel 2011), anche se in valori assoluti l’incidenza sul fatturato è ancora limitata all’1,4%.

Occupazione
L’occupazione poligrafica e quella giornalistica, infine, secondo i dati del Fondo Casella e dell’Inpgi sono in forte flessione. Nel 2010 e nel 2011 i poligrafici occupati sono diminuiti rispettivamente dell’8,2% e del 3,7%, i giornalisti invece del 4,4% e del 6,1%. Tra questi ultimi, nel 2011, i giornalisti dei quotidiani sono diminuiti del 7,2% mentre quelli dei periodici del 4,3%.

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aprile 18th, 2012 at 4:27 pm

Editoria, confermata multa da 103mila euro ad Angelucci per i fondi pubblici a Libero e Il Riformista

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Il Consiglio di Stato ha confermato la multa di 103.300 euro inflitta dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni all’imprenditore della sanità e deputato del Pdl Antonio Angelucci per violazione dell’obbligo di comunicare il controllo congiunto delle società editrici dei quotidiani Libero e Il Riformista, protrattosi almeno dal 2006 (quando Angelucci rilevò la maggioranza del Riformista da Claudio Velardi) al 2010.

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Secondo l’accusa entrambi i quotidiani avrebbero attinto indebitamente, nello stesso periodo, ai contributi pubblici per l’editoria contrariamente alla norma che ne regola le erogazioni in quanto i due giornali, sebbene formalmente risultassero come due realtà tra loro distinte, sarebbero state entrambi controllati dal gruppo di Angelucci contravvenendo alla regola che pone un limite di una sola testata per ciascun editore beneficiario di finanziamenti pubblici.

La terza sezione dell’organo giurisdizionale, presieduta da Pier Giorgio Lignani, dopo un’istruttoria durata complessivamente un anno e mezzo, ha infatti accolto il ricorso dell’Agcom e del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del consiglio e ha ribaltato la pronuncia con la quale il Tar del Lazio, lo scorso novembre, aveva a sua volta annullato la sanzione ad Angelucci (ritenendola illegittima sia perché votata in assemblea senza la maggioranza prevista dalla normativa sia in quanto adottata in presunta violazione del diritto di difesa).

La vicenda risale al 2010 quando l’authority per le garanzie nelle comunicazioni avviò la verifica sull’esistenza di una situazione di controllo/collegamento tra le due testate dopo la pubblicazione, sulla stampa, di alcuni articoli secondo i quali appunto la proprietà e la gestione dei quotidiani sarebbero stati entrambe riconducibili allo stesso Angelucci.

Il 26 luglio di quell’anno erano state contestate all’editore una serie di violazioni, tanto che il 9 febbraio 2011 l’imprenditore era stato sanzionato e si era successivamente rivolto al Tar con 4 ricorsi: uno personale, uno della finanziaria di famiglia Tosinvest, uno dell’Editoriale Libero (società editrice dell’omonimo quotidiano) e l’ultimo della società cooperativa Edizioni Riformiste, editrice dell’ormai scomparsa testata bianco-arancione dopo averne rilevato l’attività l’11 aprile 2011 proprio dalla Tosinvest di Angelucci. Il tribunale amministrativo laziale, lo scorso 25 novembre, aveva quindi annullato la multa e congelato le sanzioni originariamente inflitte prima che queste ultime fossero riapplicate dal Consiglio di Stato.

Nuovi guai per Reporter: secondo YouReporter il nome del progetto di citizen journalism di Repubblica è “troppo simile” al suo

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Solo qualche giorno fa Repubblica aveva lanciato la sua nuova iniziativa di citizen journalism per potenziare la sua sezione video, denominata Repubblica Reporter: una nuova sezione del sito dedicata ai videomaker di tutta Italia con l’obiettivo di diventare “il primo grande esperimento di crowdsourcing giornalistico” in Italia.

Il progetto, aperto a chiunque abbia una storia da raccontare per immagini (inchieste, reportage, cronache di viaggio), si basa da una parte su appelli tematici periodicamente lanciati sul sito (le cosiddette call) e dall’altra su spunti proposti in autonomia dagli stessi videomaker, idee originali poi vagliate dalla redazione. I video, caricati previa registrazione sulla piattaforma di Repubblica, subiscono infatti una scrematura da parte della struttura Visual Desk del gruppo editoriale.

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L’iniziativa, però, ha già trovato diversi ostacoli sulla sua strada: prima l’inconveniente delle “condizioni di servizio” pubblicate su Reporter, dove è inizialmente comparsa una dicitura standard che fissava a soli 5 euro la retribuzione minima per la cessione in esclusiva dei diritti dei video prodotti, tanto da costringere Repubblica a correre ai ripari con una rettifica a firma di Massimo Russo, responsabile dello sviluppo del prodotto della divisione digitale dell’Espresso; ora, invece, Reporter è finito in guai legali a causa proprio del suo nome.

YouReporter, la più nota piattaforma italiana di citizen journalism, nata nell’aprile del 2008, ha infatti deciso di passare alle vie legali a causa dell’eccessiva somiglianza nei nomi dei due progetti: “Dobbiamo prendere atto con rammarico e grande sorpresa – si legge in un comunicato diffuso da YouReporter – che Repubblica.it ha scelto di chiamare il suo sito di citizen journalism con un nome del tutto simile a YouReporter, cioè Reporter, creando così confusione negli utenti. Reporter potrà così avvantaggiarsi nei motori di ricerca e tra il pubblico beneficiando della notorierà di YouReporter e della sua community”.

Per questo YouReporter ha deciso di dare mandato all’avvocato Luca Bauccio – tra l’altro uno dei fondatori del sito – affinché chieda al tribunale di Roma un provvedimento urgente “che ponga fine alla dannosa confusione creata dal gruppo editoriale l’Espresso”.

A Repubblica, secondo YouReporter, “sono liberi di promuovere il citizen journalism ma senza creare un danno irreparabile a chi, come YouReporter, da anni promuove il giornalismo partecipativo. Ogni giorno sono migliaia le persone che inviano immagini alla piattaforma per raccontare e diffondere senza filtri e senza appartenenze il proprio punto di vista. Youreporter intende continuare a svolgere la propria missione di allargare le fonti di informazione e di conoscenza per un giornalismo indipendente, libero e al servizio degli utenti”.