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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for marzo, 2012

Espresso, Sole24Ore, Mondadori e Rcs danno vita a Edicola Italiana: quotidiani e periodici online in formato digitale

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Neanche il tempo di annunciare la futura informatizzazione delle edicole che Gruppo Espresso, Il Sole 24 Ore, Mondadori e Rcs hanno anticipato tutti firmando un accordo di collaborazione per la costituzione di un consorzio che dia vita a Edicola Italiana, una vera e propria edicola online che offrirà ai lettori la possibilità di acquistare in un unico luogo quotidiani e periodici in formato digitale dei gruppi editoriali che decideranno di unirsi al progetto.

L’edicola virtuale, grazie all’adozione di tecnologie multipiattaforma, sarà accessibile da qualunque tipologia di hardware (personal computer, tablet o smartphone), mentre la gestione operativa del servizio sarà affidata a un partner tecnologico e commerciale indipendente.

edicola_italiana_online

“L’obiettivo principale dell’iniziativa – hanno scritto i 4 principali gruppi italiani di editoria d’informazione in una nota congiunta – è infatti quello di realizzare un’operazione di sistema: un’iniziativa capace di affiancarsi ai sistemi distributivi dei player globali e diventare punto di riferimento degli editori di prodotti editoriali digitali a pagamento in lingua italiana, creata per offrire al pubblico un’esperienza semplice e uniforme nella scelta, nell’acquisto e nella fruizione”.

L’iniziativa ha ricevuto anche l’apprezzamento di Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo: “L’iniziativa colma una necessità del mercato ed è tanto più apprezzabile in quanto nasce aperta a tutti gli editori che vogliano aggregarsi. Strada giusta da intraprendere che merita sostegno; passo avanti importante per la difesa della produzione di idee e contenuti in lingua italiana nella rete globale”.

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marzo 30th, 2012 at 11:08 pm

Anche Liberazione verso la chiusura, cassa integrazione a zero ore per tutti i lavoratori

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Solo poche ore fa l’assemblea dei soci della cooperativa editrice “Edizioni riformiste” ha approvato a maggioranza lo stato di liquidazione della società e della testata Il Riformista che oggi, venerdì 30 marzo, è uscito in edicola con l’ultimo numero del quotidiano, ma la giornata nera dell’editoria italiana non sembra finita.

L’esito della vertenza del quotidiano comunista Liberazione, infatti, non preannuncia nulla di buono: cassa integrazione a zero ore per tutti i lavoratori, misura che precederà la chiusura definitiva anche per l’organo di stampa ufficiale del Partito di Rifondazione Comunista dopo che già a gennaio era stata imposta la sospensione a tempo indeterminato di tutte le pubblicazioni per volere dell’editore, la società editoriale Mrc di cui Rifondazione Comunista è unico socio.

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A ufficializzarlo è stato un comunicato del comitato di redazione: “Rifondazione si è opposta in maniera miope a ogni tentativo di soluzione costruttiva, a ogni proposta di ulteriore sacrificio che non smantellasse il giornale e la redazione, infligge ai suoi lavoratori e lavoratrici una tragica sconfitta. Ci siamo battuti ostinatamente per due obiettivi: la salvezza del giornale e i nostri posti di lavoro. Invece andremo tutti e tutte in cassa integrazione a zero ore. Abbiamo firmato la richiesta per evitare ulteriori difficoltà a colleghi già provatissimi (il mancato accordo avrebbe implicato complicazioni e ritardi nell’erogazione dell’ammortizzatore sociale). A fatica abbiamo ottenuto, pare, il pagamento delle nostre spettanze ma non lo smaltimento delle ferie arretrate normalmente previsto prima dell’inizio della cassa. Abbiamo addirittura dovuto accettare la rateizzazione dei buoni pasto arretrati (un migliaio di euro a testa, parte integrante della nostra retribuzione)”.

Nessuna speranza nemmeno dal fondo per l’editoria 2012: secondo i giornalisti, infatti, il contributo maturato nel 2011 da Liberazione è stato interamente ceduto al Prc in cambio dei fondi anticipati al giornale attraverso la cessione di credito. “Il portato di una storia collettiva durata vent’anni dilapidato, una redazione dispersa, un bene comune spento per decisione di pochi”, ha commentato amaro il cdr. Per Rifondazione anche un’ultima domanda: “Il ricorso alle nostre professionalità avrà luogo anche per quanto riguarda altri prodotti editoriali variamente riconducibili al Prc oppure il progetto è proprio quello di spostare le necessità comunicative di Rifondazione su altri progetti, diversi da Liberazione, e senza l’incomodo di una redazione pensante che qualcuno ha definito ingovernabile?”.

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marzo 30th, 2012 at 7:02 pm

“Non ce l’abbiamo fatta”: in edicola l’ultimo numero del Riformista, in stato di liquidazione

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Dopo che l’assemblea dei soci della cooperativa editrice “Edizioni riformiste” ha approvato a maggioranza lo stato di liquidazione della società e della testata Il Riformista oggi, venerdì 30 marzo, con ogni probabilità è uscito in edicola l’ultimo numero del quotidiano.

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Questo l’ultimo editoriale del direttore Emanuele Macaluso:

In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista. Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile non hanno avuto esito positivo. L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale. Dico sospendere perché, a norma di legge, se c’è un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione la liquidazione può essere revocata. A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore.

Tuttavia, comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale. Avevamo accettato l’offerta dei vecchi editori (sempre incombenti) di provare a resuscitare il giornale già chiuso, entro un anno, solo se si realizzavano tutti gli impegni contrattuali e se il contributo pubblico non fosse stato decurtato. Non è stato così. L’anno che ormai è alle nostre spalle è stato denso di avvenimenti politici e sociali che abbiamo commentato quotidianamente con un nostro punto di vista. E l’abbiamo fatto con ragionamenti pacati anche in momenti in cui lo scontro politico e mediatico era furibondo tra berlusconiani e antiberlusconiani.

[...]

Il Riformista è un piccolo ma significativo quotidiano con redattori giovani e di qualità che spero possano continuare a scrivere e lavorare in questo giornale; e un personale “tecnico” di eccezionale professionalità e disponibilità. Sono particolarmente grato a Marcello Del Bosco che, con professionalità e abnegazione, ha condiviso con me la direzione del giornale. Ringrazio chi ha collaborato scrivendo sul Riformista. Ricorderò tutti con affetto. Mi dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione.

Infine voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l’abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data. E’ un segno dei tempi. Ma non mi arrendo. E con me Gianni Cervetti che ha condiviso questa avventura. In un modo o in un altro, per quel che mi riguarda personalmente, finché avrò forze fisiche, continuerò la mia battaglia. Grazie a tanti lettori e amici che in questi giorni mi hanno mostrato solidarietà e stima.

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marzo 30th, 2012 at 9:14 am

Riforma del fondo per l’editoria, passo due: Ads passa dalle medie mobili alle diffusioni mensili

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La nuova strada era stata già segnata da settimane da Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo, che aveva più volte ricordato come in futuro il fondo statale per l’editoria sarebbe stato gestito con criteri decisamente più oggettivi: collegato “ai giornali letti, quindi alle copie vendute” e non più alla sola diffusione, con un rimborso dei costi concesso solo dietro dimostrazione di “occupazione regolare di giornalisti e poligrafici” e con incentivi per il passaggio dal cartaceo all’online.

Un primo passo è arrivato a mercoledì 28 marzo, quando la commissione cultura della Camera dei Deputati ha approvato il progetto di legge n°3555 (“Norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico”) sul cosiddetto equo compenso per i giornalisti autonomi, i freelance, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato all’interno di quotidiani e periodici (cartacei o telematici), agenzie di stampa o emittenti radiotelevisive.

ads_logoIl secondo passo potrebbe invece essere quello di venerdì 30 marzo: l’associazione Ads (Accertamenti diffusione stampa) è stata sciolta in vista di una sua ricostituzione con lo stesso nome ma nella forma societaria della società a responsabilità limitata.

Nata nel 1975 grazie a Fieg (Federazione italiana editori di giornali), Federpro (Federazione professionale della pubblicità), Fip (Federazione italiana pubblicità) e Upa (Utenti pubblicità associati), l’associazione – finanziata dagli editori stessi richiedenti la certificazione – negli anni ha assunto il compito di rilevare e certificare i dati di diffusione e di tiratura della stampa quotidiana e periodica italiana.

La nuova società sarà costituita ancora da Fieg e Upa assieme ad altri soggetti d’interesse nati nel frattempo: Fcp, la Federazione delle concessionarie di pubblicità, Assocomunicazione e l’Unione nazionale delle imprese di comunicazione (Unicom).

Il cambiamento, naturalmente, non sarà solo formale (da associazione a srl) ma si accompagnerà a una sostanziale e importantissima modifica delle rilevazioni: da aprile in avanti, infatti, le cifre relative al numero di copie diffuse dalla stampa saranno rese pubbliche non più con medie mobili degli ultimi 12 mesi (riaggiornate mensilmente) bensì con dati mensili aggiornati e puntuali, allo scopo di rendere sempre più evidente la reale condizione di salute di una pubblicazione editoriale.

I dati relativi al mese di aprile saranno dunque disponibili a inizio giugno per quanto riguarda i quotidiani, mentre per i periodici (settimanali e mensili) il periodo concesso sarà più esteso, 60 giorni. Accanto al nome della pubblicazione, inoltre, sarà indicato anche il numero di copie diffuse in un formato differente – in eccesso o in difetto – rispetto a quello standard.

A breve, inoltre, è attesa un’altra rivoluzione, quella che riguarda la certificazione delle copie digitali. I prodotti editoriali, infatti, si stanno espandendo sempre di più verso il segmento online per individuare nuovi terreni di raccolta pubblicitaria e nuove nicchie di lettori che possano compensare, almeno in parte, l’emorragia a tratti inarrestabile delle testate cartacee.

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Per intercettare i cambiamenti del mercato la nuova Ads affiderà a una commissione tecnica il compito di stilare un regolamento che normi la rilevazione delle copie digitali affinché riesca a tener conto sia del tradizionale pdf (solitamente la trasposizione elettronica del quotidiano cartaceo) che delle eventuali versioni native per tablet.

Addio al Riformista, domani l’ultimo numero in edicola

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L’assemblea dei soci della cooperativa editrice “Edizioni riformiste” ha approvato a maggioranza lo stato di liquidazione della società e della testata Il Riformista con il voto favorevole di Gianni Cervetti e del direttore del quotidiano Emanuele Macaluso. Contrari, invece, i giornalisti presenti come soci nella cooperativa. Ad annunciarlo su Twitter è stato Ettore Colombo, uno dei membri dell’assemblea di redazione.

Un voto che, di fatto, sancisce la chiusura definitiva del quotidiano arancione fondato nel 2002 da Antonio Polito e Claudio Velardi. A ottobre avrebbe compiuto 10 anni, ma non ci ariverà: venerdì 30 marzo, con ogni probabilità, andrà infatti in edicola l’ultimo numero del quotidiano.

L’assemblea convocata nella mattinata di giovedì 29 marzo ha anche nominato il curatore fallimentare che dovrà trattare con eventuali acquirenti (a questo punto quanto mai improbabili) che potrebbero, in teoria, far revocare lo stato di liquidazione, oppure certificare la chiusura definitiva dell’esperienza editoriale. Una storia non facile, soprattutto negli ultimi anni: i conti del giornale, secondo i calcoli dei proprietari, sarebbero diventati nel tempo insostenibili tanto da far accumulare al Riformista un debito con le banche che, nel 2010, ha raggiunto quota 3,4 milioni di euro.

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Paradossalmente sarebbero invece più del doppio i crediti vantati nei confronti dello Stato – 7,9 milioni di euro – bloccati però da un contenzioso e dunque inutilizzabili. Impossibile anche far leva sui contributi pubblici per l’editoria, confermati proprio ieri da Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo. Il fondo per il 2012, relativo all’annata 2011 e aumentato dagli iniziali 47 agli attuali 120 milioni di euro dal governo, avrebbe garantito al quotidiano bianco-arancione (secondo i calcoli della redazione) circa 1,8 milioni di euro, comunque poco più della metà di quanto necessario per estinguere il passivo accumulato nel tempo.

“In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista – ha scritto il direttore Macaluso nell’editoriale che uscirà nell’ultimo numero – Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile non hanno avuto esito positivo”.

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L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale. Dico sospendere perché, a norma di legge, se c’é un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione la liquidazione può essere revocata. A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore. Tuttavia, comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale.

Il Riformista è un piccolo ma significativo quotidiano con redattori giovani e di qualità che spero possano continuare a scrivere e lavorare in questo giornale; e un personale “tecnico” di eccezionale professionalità e disponibilità. Ringrazio chi ha collaborato scrivendo sul Riformista. Ricorderò tutti con affetto. Mi dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione. Infine voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l’abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data. E’ un segno dei tempi. Ma non mi arrendo.

Libero sfogo

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Nell’edizione di giovedì 29 marzo Libero sdogana l’ennesima parola “quasi tabù” in prima pagina, tutto maiuscolo. Questa volta è il turno di “puttane”.

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Written by Kobayashi

marzo 29th, 2012 at 11:22 am

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Riforma del fondo per l’editoria, passo uno: via libera della Camera alla legge sull’equo compenso

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La nuova strada era stata già segnata da settimane da Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio con delega a informazione, comunicazione, editoria e coordinamento amministrativo, che aveva a più riprese affermato che in futuro il fondo statale per l’editoria sarebbe stato gestito con criteri decisamente più oggettivi: collegato “ai giornali letti, quindi alle copie vendute” e non più alla sola diffusione, con un rimborso dei costi concesso solo dietro dimostrazione di “occupazione regolare di giornalisti e poligrafici” e con incentivi per il passaggio dal cartaceo all’online.

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Il primo passo è arrivato a sole 24 ore di distanza dall’audizione del sottosegretario in commissione cultura e riguarda il secondo punto, quello dei contratti e delle retribuzioni dei giornalisti iscritti all’albo: mercoledì 28 marzo, infatti, quella stessa commissione ha approvato il progetto di legge n°3555 (“Norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico”) sul cosiddetto equo compenso per i giornalisti autonomi, i freelance, ovvero i titolari di un rapporto di lavoro non subordinato all’interno di quotidiani e periodici (cartacei o telematici), agenzie di stampa o emittenti radiotelevisive. La relazione illustrativa, inoltre, ha evidenziato come solo il 19,57% degli iscritti all’albo sia titolare di un contratto di lavoro subordinato.

Il testo, composto da 4 articoli, è stato votato all’unanimità dai 34 componenti della commissione dopo che già il governo, tramite lo stesso Peluffo, aveva dato il proprio parere favorevole al provvedimento, ora atteso dal passaggio in Senato.

Se dovesse venire definitivamente approvata, la legge istituirà la commissione per la valutazione dell’equità retributiva del lavoro giornalistico che sarà composta da 3 membri (uno designato dal Ministro del lavoro, uno designato dal Ministro dello sviluppo economico, uno designato dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti. Per equità retributiva si intende “la corresponsione di un trattamento economico proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, in coerenza con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato”.

La commissione avrà il compito di definire i requisiti minimi di equità retributiva dei giornalisti non inquadrati nel contratto nazionale di lavoro e di stilare e tenere aggiornato l’elenco delle testate virtuose che garantiscono tali standard di trattamento economico. Per escludere dai finanziamenti pubblici le testate che sfruttano il lavoro precario, dunque, l’iscrizione a tale elenco sarà – a decorrere dal 1° gennaio 2012 – condizione necessaria per l’accesso ai contributi pubblici per l’editoria.