Archive for febbraio, 2012
Il Manifesto, quotidiano precario: 25mila copie in edicola o rischia di chiudere
Dopo l’avvio della procedura di liquidazione al Manifesto si sono insediati i tre commissari straordinari nominati dal Ministero per le attività produttive (la troika, come scherzosamente li ha ribattezzati la redazione) per verificare le reali possibilità del quotidiano di ispirazione comunista di rimanere sul mercato e poter così continuare a uscire in edicola ogni giorno. Il regno transitorio dei commissari ha aperto una fase di gestione provvisoria che potrà durare fino a un massimo di sei mesi.
La situazione, non è un segreto, è praticamente disperata: il Manifesto non può più permettersi di andare in rosso, anzi dovrà tenere in qualche modo i conti così in ordine da non poter sgarrare nemmeno di un solo euro. Ogni risorsa, inoltre, andrà a parziale copertura dei debiti pregressi e degli stipendi arretrati del personale.

Per sopravvivere il quotidiano – tra abbonamenti, iniziative o sottoscrizioni straordinarie e vendite del giornale in edicola – dovrà essere capace di coprire tutte le spese di produzione e garantire un utile, anche solo simbolico, che gli permetta di evitare procedure fallimentari che ne decreterebbero la chiusura definitiva, almeno per come lo conosciamo oggi nella sua versione cartacea.
L’obiettivo dichiarato dalla redazione è quello di stabilizzarsi a quota 25mila copie, target sicuramente ambizioso ma non impossibile visti i numeri degli ultimi giorni – che parlano di circa 20mila copie acquistate dai lettori in tutta Italia. Poi c’è il web, con sconti fino al 50% sugli abbonamenti (quello mensile a 20 euro, circa 75 centesimi a copia) e del 33% sul singolo pdf (aquistabile online a a 1 euro anziché a 1,50 come in edicola).
Assente (non) giustificato il contributo statale all’editoria, il cui finanziamento del 2012 sarà forse esigibile nel 2013, se il fondo sarà rifinanziato da parte del governo. Troppo tardi, comunque, per risollevare le sorti del giornale, che stavolta dovrà farcela davvero solo con le proprie forze e con quelle dei lettori. Una situazione da Fatto Quotidiano, seppur loro malgrado. Al Manifesto, comunque, ne sono consapevoli, come dimostra l’appello lanciato oggi:
E’ mercato allo stato puro. Selvaggio e senza rete. Un euro in più di debiti e siamo fuori. L’edicola è la nostra prima e quasi unica fonte di difesa e di attacco. Comprateci. Se già lo fate regalateci o abbonatevi. Soprattutto diffondeteci. Diffondiamoci. [...] I nostri azionisti siete voi. E le azioni valgono 1,50 euro l’una. Possono essere scambiate liberamente. Perfino regalate. E’ importante che si diffondano il più possibile.
Luca Abbà, il movimento No Tav e la libertà di Stampa
Il movimento No Tav, indipendentemente dall’essere d’accordo o meno con i motivi della protesta, non brilla certo per atteggiamenti capaci di attirare su di sé moti di simpatia dall’esterno (rispetto al gruppo dei propri tradizionali sostenitori). Anche l’ultima occasione per smentire questa sensazione di fondo, stando a chi l’ha riportata sui giornali, sembra essere stata malamente buttata al vento.
Il livello più generale di questa vicenda occupa da due giorni le prime pagine di tutti i giornali nazionali, online e di carta. Lunedì 27 febbraio, infatti, il 37enne Luca Abbà, uno dei leader della protesta nonché proprietario di uno dei terreni oggetto di esproprio da parte della società che dovrà effettuare i lavori del cantiere Tav a Chiomonte, in Val di Susa, è salito su un traliccio dell’alta tensione a scopo dimostrativo (contro lo sgombero della baita Clarea, da mesi punto di riferimento per gli attivisti del movimento) ma, toccando uno dei cavi, è stato colpito da una forte scossa ed è caduto al suolo da un’altezza di circa 10 metri: a quel punto è stato trasportato tramite elisoccorso all’ospedale Cto di Torino in gravi condizioni, con diverse fratture e ustioni in varie parti del corpo.

Nello stesso pomeriggio di lunedì, però, come riportato dalla Stampa, alcuni militanti No Tav avrebbero minacciato e aggredito il giornalista Marco Accossato e il fotografo Giorgio Nota proprio fuori dal pronto soccorso del Cto, dove i due lavoratori del quotidiano torinese si erano recati per documentare le condizioni di salute di Abbà. Una volta giunti sul posto, però, sarebbero stati mandati via in modo piuttosto violento dagli attivisti No Tav. Il Cdr del quotidiano ha immediatamente condannato l’episodio “che ha impedito a due lavoratori di svolgere il proprio mestiere” esprimendo solidarietà ai colleghi colpiti e ha voluto denunciare “l’atteggiamento con cui un gruppo di persone decide chi deve seguire un fatto e chi no, impone la sua scelta con la violenza, impedisce l’agibilità di luoghi pubblici. Episodi del genere ricordano dinamiche che speravamo sepolte da tempo”.
Al via su RaiDue “Matador”: Enrico Mentana il primo a scendere nell’arena
Questa sera, martedì 28 febbraio, comincia su RaiDue “Matador”, il programma in quattro puntate che indagherà – in seconda serata – le biografie di altrettanti grandi giornalisti italiani di successo (Enrico Mentana, Bruno Vespa, Gad Lerner e Michele Santoro) per svelare l’intreccio tra informazione e politica negli ultimi 25 anni di storia e il “dietro le quinte” di trasmissioni che hanno fatto la storia della tv italiana.

Nella prima puntata il protagonista sarà Enrico Mentana, volto storico del Tg5 e ora alla guida del tg serale di La7 che apre il prime time della rete Telecom. Matador, con immagini originali di repertorio che scandiranno la cronologia del racconto, ripercorrerà la carriera dell’anchorman dal colloquio in Rai con l’allora direttore del Tg1 Emilio Rossi alla vicedirezione del Tg2, dalla creazione del nuovo telegiornale di Canale5 alla sfida di Matrix contro la corazzata Porta a Porta, e ancora i contrasti con Berlusconi, il caso Eluana Englaro e le clamorose dimissioni da Mediaset, la trattativa e l’approdo a La7 e i buoni risultati d’ascolto (e di critica) del suo nuovo telegiornale.
A raccontare Mentana saranno anche alcuni testimoni dei momenti salienti della sua carriera: Giovanni Stella, ad di Ti Media, che ricostruirò i retroscena della trattativa per l’attuale direzione del tg di La7; Giuseppe Soffiantini, imprenditore sequestrato al centro di un grande caso di cronaca qualche anno fa; l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori; l’ex dirigente FIninvest Alessio Gorla, i direttori del Corriere della Sera e di Repubblica Ferruccio De Bortoli ed Ezio Mauro e tanti ex colleghi di Mentana (Clemente Mimun, Vincenzo Mollica, Cristina Parodi, Massimo Corcione, Alessandro Banfi, Gaia Tortora, Filippo Facci).
Questione di fili(ng)
Tra Il Giornale e il movimento No Tav, ancora una volta, questo feeling proprio non c’è.

Buona la prima per Murdoch: all’esordio il Sun on Sunday centra i 3,25 milioni di copie
Sorride Rupert Murdoch, magnate australiano dell’editoria con un impero presente in diverse parti del mondo, mostrando la prima copia del primo numero del Sun on Sunday, il nuovo domenicale inglese della sua News Corp. erede dell’ormai defunto News of the World, travolto da uno scandalo – un sistema di intercettazioni illegali che consentiva ai suoi cronisti di pubblicare scoop ed esclusive – che soltanto pochi mesi fa ne ha decapitato vertici e credibilità.

Sorride, il tycoon, e ha i suoi buoni motivi. 3,25 milioni di buoni motivi, per l’esattezza, tanti quanti sono stati i lettori del settimanale “costola” del tabloid Sun all’esordio assoluto in edicola. Certo: gli scandali del gruppo, l’attesa creata ad hoc e il prezzo di copertina assolutamente abbordabile (50 pence a copia) hanno favorito senza dubbio l’enorme tiratura del primo numero, ma la partenza fa ben sperare per il futuro della neonata creatura editoriale. L’obiettivo rimangono i 2,6 milioni di copie di media tirate dal News of the World ai tempi d’oro: non sarà una passeggiata, ma l’inizio per Murdoch è sicuramente incoraggiante.
Editoria, le declinazioni della crisi: in Spagna Público dice addio alla carta e abbraccia il web (per necessità)
Per un giornale che nasce, il domenicale Sun on Sunday di Rupert Murdoch in Inghilterra, ce n’è un altro che muore. Almeno sulla carta. Il quotidiano spagnolo progressista Público, nato nel settembre del 2007 a Barcellona e capace di arrivare a una tiratura di 87mila copie diventando il secondo punto di riferimento del lettorato di sinistra iberico dopo El País, domenica 26 febbraio ha cessato le pubblicazioni perché Mediapubli, la società che lo edita, non è riuscita a trovare degli investitori che potessero salvare economicamente il giornale e rilanciare l’attività della testata.

Per questo motivo la versione cartacea da 64 pagine quotidiane (costo 1,20 euro a copia) non sarà più in edicola e tutto l’impegno della forza lavoro (pur fortemente ridimensionata nell’organico con il licenziamento di 130 dei 160 dipendenti – tra cui un centinaio di giornalisti) sarà concentrato sull’edizione online, che può vantare un patrimonio di 5,5 milioni di visitatori mensili che ne fanno la quarta potenza tra i siti di informazione spagnoli. Il sito, finora completamente gratuito, ha accolto fino ad oggi quasi tutti gli articoli dell’edizione cartacea più altri pezzi ad hoc, oltre a consentire di scaricare gratuitamente l’edizione in pdf del giorno precedente. La chiusura di Pùblico non interferirà comunque sulla presenza in edicola di “La Voz de Asturias”, l’altro prodotto giornalistico del gruppo editoriale Mediapro – che possiede anche La Sexta, il sesto network televisivo nazionale.
Pallottolieri di famiglia
I giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano Francesca Vitale, Antonella Lai e Caterina Interlandi hanno prosciolto l’ex premier Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari nella vicenda che coinvolge l’avvocato inglese David Mills, che avrebbe falsificato documenti a favore del gruppo Fininvest, per avvenuta prescrizione del reato.
Il pubblico ministero Fabio De Pasquale aveva chiesto 5 anni di reclusione, mentre gli avvocati del Cav Niccolò Ghedini e Piero Longo la piena assoluzione del loro assistito per non aver commesso il fatto: i giudici, invece, hanno deciso per il “non luogo a procedere” non avendo ravvisato le condizioni per un’assoluzione piena dell’imputato. Una sentenza dalla doppia possibile lettura che, invece, i giornali vicini al centrodestra (Libero e Il Giornale) hanno interpretato in modo molto simile. Anzi, troppo.
