Archive for dicembre, 2011
Risparmiare sul Foglio
Vista la tiratura, probabilmente, questa può essere considerata una notizia “di nicchia” ma anche eventualmente un’occasione per dare una chance al quotidiano diretto da Giuliano Ferrara: da martedì 27 dicembre e fino al 3 gennaio il Foglio ha lanciato un periodo di sconti in corrispondenza delle feste post-natalizie offrendo un abbonamento agevolato per 7 giorni a 4 euro per scaricare e leggere l’edizione digitale a un prezzo fortemente scontato, con pagamento tramite carta di credito, Paypal o via bonifico. In alternativa, nella stessa settimana, si potrà acquistare una singola copia del quotidiano a un euro anziché 1,30 €.

I fatti separati dalle opinioni
L’homepage del sito del Corriere della Sera si prepara così all’anno che verrà.

Il 31 dicembre, dopo 20 anni, chiude Liberazione
Dopo 20 anni di pubblicazione – a meno che non sopraggiungano salvataggi dell’ultima ora, che al momento appaiono assai improbabili – il 31 dicembre chiuderà Liberazione, l’organo di stampa ufficiale di Rifondazione Comunista. Quel giorno, infatti, uscirà in edicola l’ultimo numero del quotidiano nato nel 1991 e attualmente diretto da Dino Greco, che dal primo gennaio del 2012 scomparirà dal panorama giornalistico italiano. La decisione della Mrc, la società editrice di Liberazione (società per azioni il cui socio unico proprietario è Rifondazione Comunista), è legata soprattutto ai tagli dei finanziamenti pubblici all’editoria già introdotti dal governo Berlusconi e poi riconfermati dal nuovo premier Mario Monti: -511mila euro nel 2010, circa il quadruplo nel 2011, cifre che avevano costretto l’amministratore unico della società a portare l’organico della testata da 30 a 7 giornalisti e da 20 a 6 poligrafici pur di mantenerla in vita ancora qualche mese.

Da gennaio, dunque, oltre allo stop delle pubblicazioni si prevede sotto il profilo occupazionale la cassa integrazione a zero ore per tutti e 50 i lavoratori. Per il futuro, al momento, c’è soltanto l’ipotesi di portare avanti il progetto del sito Internet ma con due soli giornalisti, il direttore e un poligrafico. Le rappresentanze sindacali, tuttavia, hanno denunciato il fatto di non essere state ascoltate pur essendosi presentate al tavolo della trattativa (presso la Fieg, la federazione italiana degli editori) con una proposta di riduzione dei costi e di possibile aumento dei ricavi per garantire la continuità dell’edizione cartacea, mentre hanno rimarcato con forza la mancata attuazione della promessa di rilancio dello sviluppo dell’edizione online, previsto per lo scorso settembre.
Gli stessi lavoratori hanno mostrato di non credere pienamente alla versione della proprietà:
“I problemi economici ci sono, nessuno lo mette in dubbio – si legge infatti nella nota congiunta dell’assemblea permanente di Liberazione, del comitato di redazione e della rappresentanza sindacale unitaria – ma addossare tutta la responsabilità dell’uccisione della testata al governo Monti, specie in presenza di proposte concrete e praticabili da parte dei lavoratori, è un’interpretazione dei fatti che l’assemblea unitaria permanente di Liberazione non si sente più di avallare. Qualcuno ha deciso a priori di chiudere Liberazione (e/o di ridurla a un sito ai minimi termini, tale da perdere la fisionomia di prodotto giornalistico degno di questo nome) [...] Un suicidio preventivo inspiegabile, a cui giornalisti e poligrafici non hanno nessuna intenzione di allinearsi. [...] Resisteremo un minuto di più di coloro che vogliono dilapidare un patrimonio collettivo che non è loro proprietà privata: lettori e professionalità non si buttano dalla finestra. Nessuno, neanche Rifondazione Comunista, può permetterselo”.

Giampaolo Pansa: “Chi scrive per la carta stampata [...] è fatalmente indotto a sbagliare”
Pur senza essere d’accordo con molta (moltissima) della sua produzione letterario-giornalistica, le parole dell’attacco del pezzo di Giampaolo Pansa sulla morte di Giorgio Bocca apparso su Libero di martedì 27 dicembre (“Le mie guerre con l’uomo che negava le Br“) sono più che condivisibili e delineano in poche righe una delle grandi verità del giornalismo odierno.

Nessun uomo è un padreterno. Tanto meno lo siamo noi giornalisti. Chi scrive per la carta stampata, soprattutto per quella che deve andare in edicola ogni giorno, è fatalmente indotto a sbagliare. Lavoriamo in fretta, spesso con l’unica risorsa dell’intuito e dell’esperienza. E la nostra condanna è di dover narrare e spiegare faccende complesse che non conosciamo a fondo.
“La fine del Tg1. Da Veltroni a Minzolini”, con Europa ebook gratuito sul tracollo del Direttorissimo
Le voci sul suo addio si rincorrevano da tempo, ma da martedì 13 dicembre è ufficiale: dopo una votazione terminata in pareggio con 4 voti favorevoli e altrettanti contrari, ma sbilanciata dal valore doppio derivante dal “sì” del presidente Galimberti in caso di eventuale parità (come poi effettivamente verificatosi), il consiglio di amministrazione della Rai ha rimosso dall’incarico il direttore del Tg1 Augusto Minzolini per trasferirlo ad altro incarico equivalente. Al suo posto è subentrato, ad interim fino al 31 gennaio prossimo, l’attuale direttore della Tgr Alberto Maccari.

La proposta di rimozione era stata avanzata direttamente dal direttore generale Lorenza Lei secondo quanto previsto dalla legge n. 97 del marzo 2001 che dispone questa possibilità contro i dipendenti di aziende a prevalente partecipazione pubblica (come la Rai, appunto) nel momento in cui su di essi arrivi a pendere un giudizio della magistratura penale. Minzolini, infatti, è stato rinviato a giudizio per peculato per alcune spese sostenute utilizzando – impropriamente, a detta dell’accusa – la carta di credito aziendale.
A pesare sulle sorti del giornalista, però, è innegabile che abbiano influito anche gli scarsi ascolti del telegiornale da lui diretto, che dopo un lungo declino lo scorso novembre sono precipitati a quota 22% di share, il punto più basso nella storia del programma d’informazione della prima rete: dati d’ascolto che hanno certificato inoltre, in più di una circostanza, l’avvenuto sorpasso da parte del concorrente Tg5 di Mediaset.
L’avvicendamento, dunque, non ha lasciato proprio del tutto spiazzati gli addetti ai lavori, tanto che il docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi del Politecnico di Milano Francesco Siliato ha approntato a tempo di record un ebook per il quotidiano del Pd Europa (scaricabile gratuitamente) dal titolo emblematico: “La fine del Tg1. Da Veltroni a Minzolini“. Nel testo il professor Siliato analizza, direttore dopo direttore, le ragioni del tracollo di quello che è sempre stato il tg di punta del servizio pubblico italiano.
Dopo 67 anni France Soir saluta la carta e inaugura l’era “digital only”
Il numero di France Soir uscito in edicola mercoledì 14 dicembre potrebbe essere, a suo modo, storico: il quotidiano transalpino, nato nel secondo dopoguerra, dopo 67 anni si appresta ad abbandonare definitivamente l’edizione cartacea per continuare esclusivamente nella sua versione online.
Il proprietario della testata, che dal 2009 è il 25enne Alexandre Pugachev (figlio del miliardario russo Viktorovich), ha infatti decretato lo stop alle rotative dello stabilimento parigino di Evry a partire da giovedì 15 dicembre: da quel giorno lo storico giornale francese non approderà più nelle edicole del paese ma manterrà soltanto la sua presenza sul web a causa della costante emorragia di lettori che si è verificata negli ultimi mesi, anche a fronte di alcuni tentativi di rilancio.

La manovra, come appare evidente, avrà importanti ripercussioni sotto il profilo della continuità occupazionale: il piano di riorganizzazione presentato dalla proprietà, infatti, prevede il taglio di 89 lavoratori sui 127 attualmente in organico con un inevitabile ridimensionamento della struttura interna. Inutili i tentativi portati avanti nelle ultime settimane dai rappresentanti dei lavoratori e dai sindacati: il giornale, fondato dai partigiani della Resistenza francese nel bel mezzo dell’occupazione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, terminerà le pubblicazioni dopo essere stato stampato ininterrottamente dal novembre del 1944 ad oggi.
La persona dell’anno 2011 per Time è il “manifestante ignoto”
Come ogni anno, da tradizione, il numero di dicembre del magazine americano Time è dedicato alla persona dell’anno. Per il 2011 la consuetudine non è stata naturalmente interrotta, ma mentre molti si aspettavano un personaggio celebre, primo tra tutti il recentemente scomparso guru di Apple Steve Jobs, il settimanale a stelle e strisce ha sorpreso tutti indicando come “Person of the year 2011” il manifestante ignoto (“The Protester“) intendendo così celebrare le numerose manifestazioni di dissidenti che si sono sviluppate – per vari motivi e con differenti esiti – in tutto il mondo durante il corso dell’anno: dalle rivoluzioni della cosiddetta “primavera araba” agli scontri di piazza ad Atene, dal movimento Occupy Wall Street (poi declinato in innumerevoli altre versioni in ogni angolo del globo) alle proteste in Russia contro i presunti brogli elettorali di Vladimir Putin in occasione delle ultime elezioni presidenziali.

Richard Stengel, managing director di Time, spiega in un video le ragioni della scelta.