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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for novembre, 2010

L’accesso mobile al web a quota 3,81% nel mondo, ma l’Europa è penultima tra i continenti

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Il web in versione mobile (intendendo con questa espressione l’accesso tramite dispositivi appositi, come gli smartphone) si attesta nel mondo mediamente a quota 3.81% sul totale degli accessi complessivi, ma l’Europa – con un risultato dell’1,81% che è meno della metà della media – è quasi fanalino di coda di questa particolare classifica, essendo davanti al solo Sud America: è questo uno dei dati che emerge dalle rilevazioni di StatCounter relative al mese di ottobre 2010 e basate sull’analisi di un campione dei visitatori di oltre tre milioni di siti web.

mobile_usage_by_region_pingdom

Se numerose statistiche mostrano come l’accesso al web in mobilità si stia diffondendo sempre di più in termini percentuali e assoluti, di pari passo con la vendita di dispositivi che consentono la connessione a Internet in qualunque momento, è anche vero che la crescita non è uniforme e premia alcune zone più di altre: ed è una sorpresa vedere la ricca Europa essere sorpassata anche dall’Africa e da numerosi paesi in ascesa economica dell’Asia, continente quest’ultimo che si aggiudica anche il maggior tasso percentuale di utenti (il 6,1% del totale) che consultano il web attraverso il ridotto schermo di dispositivi e gadget di ultima generazione.

(grafico via Pingdom)

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novembre 24th, 2010 at 7:24 pm

Prove tecniche di anti-Facebook: Diaspora apre la fase “private alpha” a inviti

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In realtà, come spiegato anche nell’ultimo pezzo ad esso dedicato su queste pagine, non è del tutto corretto parlare di anti-Facebook quando si discute di Diaspora, il progetto nato a maggio di quest’anno e che durante l’estate è stato capace di raccogliere finanziamenti per ben 200mila dollari a fronte dei soli 10mila che i quattro studenti dietro il suo sviluppo (Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy) si erano posti come obiettivo.

In effetti, però, c’è da dire che l’idea di Diaspora trae origine proprio dalla maggior criticità attribuita al social network di Mark Zuckerberg, e si rafforza sul concetto di social network alternativo, open source, basato sul presupposto di un completo controllo dell’utente sui propri dati personali. Ora il blog di Diaspora ha ufficializzato l’invio del primo set di inviti per la versione private alpha (ovvero non ancora definitiva e non accessibile a tutti, ma necessaria per avere dai futuri utenti un primo feedback sulle performance del servizio), che privilegerà innanzitutto i maggiori finanziatori del progetto e – a seguire – gli iscritti alla loro mailing list (qui per richiederne uno).

diaspora_stream

Il concetto che sta alla base di Diaspora è una strada tanto semplice quanto finora poco battuta: qualsiasi utente, una volta arrivati alla versione definitiva del prodetto, avrà la possibilità di personalizzare qualunque parametro legato alla privacy di ogni singolo dato/elemento inserito potendo scegliere se utilizzare i server di Diaspora, un servizio esterno oppure una soluzione terza “fatta in casa”.

In aggiunta a questo, naturalmente, l’utente potrà impostare per ciascun elemento condiviso i criteri di visualizzazione per determinare chi potrà avere o meno accesso a determinate informazioni pubblicate sulla bacheca. Questo meccanismo è regolato dagli aspects, nient’altro che liste di raggruppamento omogenee per contatti appartenenti ad ambiti differenti della propria vita: famiglia, lavoro, amici, Università e così via. A seconda degli “aspetti” selezionati, dunque, ciascun elemento pubblicato sarà visibile a una o più categorie di persone; viceversa, secondo lo stesso ragionamento, si possono decidere i gruppi a cui concedere la possibilità di inviare testi, link e altri elementi multimediali verso il nostro profilo.

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novembre 23rd, 2010 at 10:39 pm

C’è un’app per tutto? Sì, ma tra i possessori di iPad uno su dieci non ne ha mai scaricata una

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Un’indagine Nielsen, The Connected Devices Playbook (un riassunto della ricerca si trova qui), ha sviscerato le modalità di utilizzo dell’iPad tra più di cinquemila possessori di dispositivi connessi a Internet (tra smartphone, tablet, eReader e netbook); questo campione, nel mese di agosto, ha deciso di compilare un questionario online su alcuni comportamenti d’uso relativi al tablet della Apple e agli altri gadget tecnologici più in voga. Dei soggetti che hanno completato l’indagine il 65% era di sesso maschile e il 63% ha dichiarato un’età inferiore ai 35 anni.

Un paio di risultati, nel complesso, hanno attirato la mia attenzione. Il primo, più a livello di curiosità che altro, riguarda il grafico sottostante: sebbene il 9% solitamente non sia una percentuale di particolare rilievo, specie nelle domande a risposta chiusa del tipo sì/no, è strano constatare come circa un possessore di iPad su dieci non abbia mai scaricato una sola app dall’Apple Store, nonostante il set preimpostato di default – che pure, va detto, contiene quanto meno le basi minime della navigazione (mail, browser, etc..) – non sia poi particolarmente fornito.

Tra gli acquirenti di applicazioni a pagamento, invece, dominano i settori dei videogiochi (62%), dei libri (54%) e della musica (50%). Soltanto quarte le app relative alle news giornalistiche, a quota 45% ex-aequo con lo shopping, mentre il social networking scivola nelle retrovie con “solo” il 37% di utenti disposti a spendere qualche euro per installarle sul proprio tablet.

ipad_app_purchase_download

Poco più della metà degli utenti possessori del gadget di Cupertino, invece, ritiene il proprio iPad un oggetto strettamente personale e non lo condivide con nessun altro (54%): tale percentuale, se può sembrare elevata, è comunque inferiore ai netbook, dove l’indicatore di unsharing raggiunge il 56%. Per non parlare degli smartphone e degli eReader: solo uno su tre non ne fa un uso esclusivo, permettendo anche ad altri di utilizzare il dispositivo pur non essendone il legittimo proprietario.

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novembre 23rd, 2010 at 9:42 pm

Amazon punta l’.it

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amazon_appLibri italiani scontati del 30%, programma Prime a 9.99 euro, spese di spedizione gratuite per ogni ordine di valore superiore ai 19.99 euro: si presenta così, in grande spolvero, la versione italiana di Amazon, il colosso americano dell’e-commerce che ha aperto i battenti anche in Italia con un assortimenti iniziale che comprende libri, musica e film/serie tv in Dvd, informatica, elettronica, videogames, giocattoli, piccoli elettrodomestici e orologi.

E gli e-book? Tutto rigorosamente “analogico”, per il momento, poiché i contenuti digitali non sono ancora stati inclusi in questa nuova sezione localizzata per il mercato tricolore. Ma anche tutto di guadagnato, dato che a più riprese il gigante a stelle e strisce della vendita online aveva minacciato di non sbarcare direttamente nel paese – costringendo l’utenza italiana a pagare il fio delle spese di spedizione internazionali – a causa dei troppi problemi (e come dargli torto?!) di velocità e affidabilità delle Poste.

Ci si può consolare intanto con il programma Prime, una sorta di abbonamento annuale che consente di liberarsi per 12 mesi dal pensiero delle spese di spedizione, e appunto con le promozioni relative a quest’ultime: per consegne entro le 24 ore (in Italia, Vaticano e San Marino) Amazon richiede un sovrapprezzo di 8 euro a spedizione, Iva inclusa, oppure 3,98 euro ad articolo per gli iscritti al programma Prime; mentre la consegna è gratuita per questi ultimi entro 2-3 giorni lavorativi dal perfezionamento dell’ordine; spedizioni in 3-5 giorni a costo zero per tutti gli altri con ordini superiori a 19.99 euro, oppure al prezzo di 2,40 euro Iva inclusa per carrelli di valore inferiore alla soglia specificata.

Anche in questo caso esistono alcune limitazioni, in particolare per le spedizioni di prima e seconda fascia, che per ora non sono disponibili per alcuni codici di avviamento postale: per quelle entro le 24 ore esiste una lista dei CAP esclusi, così come per le consegne tra i due e i tre giorni lavorativi (qui la lista dei CAP esclusi per questa categoria).

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“3-5 giorni” EUR 2,40 IVA inclusa o Spedizione gratuita per ordini sopra EUR 19
“2-3 giorni” Consegna gratuita e garantita per gli iscritti ad Amazon Prime
“1 giorno” EUR 8 per spedizione IVA inclusa
Per gli iscritti ad Amazon Prime EUR 3,98 per articolo IVA inclusa

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novembre 23rd, 2010 at 10:37 am

Beautiful Lab, 20 anni di centrosinistra in 5 minuti

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Dopo Tutto Beautiful in 6 minuti e Berlusconi-Fini in 4 minuti i ragazzi di Tiwi ed Effecinque hanno prodotto e realizzato la terza puntata della serie di Beautiful Lab, il format di infografica ideato per Sky.itper raccontare la realtà con linguaggio ironico e innovativo“: in questo caso, ancora una volta, al centro di tutto c’è la politica e in particolare la travagliata storia dei partiti da dopo la caduta del Muro di Berlino al giorno d’oggi. Le coalizioni, i simboli, i leader, le vittorie e le sconfitte di quattro lustri di storia politica italiana visti da sinistra sono concentrati nel video 20 anni di centrosinistra in 5 minuti.

Da D’Alema a Veltroni, da Vendola a Bersani, con le evoluzioni di comunisti, socialisti, verdi, radicali ed ex democristiani. Con i governi Prodi e le querce, gli ulivi, le unioni. Le battaglie tutte interne allo schieramento, su temi come spesa sociale, missioni all’estero e coppie di fatto. Con le primarie a sorpresa e i cambi di casacca. Con qualche scandalo a sfondo sessuale e il dibattito sempre aperto. E ancora con le pressioni di Moretti, Cofferati, i grillini e il Popolo Viola e l’altalenante rapporto con Di Pietro

L’Unità vs Il Giornale, la guerra delle firme pro/contro Saviano. Ma io sto con il giornalismo

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Uno, Alessandro Sallusti, apre il suo Giornale di giovedì 18 novembre con “Una firma contro Saviano che dà del mafioso al Nord” – e gli dedica talmente tanto spazio in prima pagina da non averne a sufficienza per coprire il vero grande scoop del giorno, l’arresto del latitante camorrista Antonio Iovine a Casal di Principe dopo 14 anni; l’altra, Conchita de Gregorio, su L’Unità replica in senso uguale e contrario il giorno dopo con “Mai solo” (per Saviano: rivolta dei lettori contro la campagna di delegittimazione).

saviano_raccolta_firme_unita_giornale

Nessuno dei due, evidentemente, si rende conto che sta dirigendo un giornale nazionale e non un sito di petizioni online. E nessuno dei due, soprattutto, si rende conto che la gente è stanca di certe pagliacciate (nonostante le migliaia di adesioni, quasi un riflesso condizionato per molti, pervenute all’una e all’altra causa) e che ormai sarebbe ora di tornare al giornalismo serio: esatto, proprio quella cosa che tende a pubblicare le n-o-t-i-z-i-e.

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novembre 19th, 2010 at 3:48 pm

Arriva Twitter Analytics, e il microblogging non ha più segreti

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twitter_paintLe voci su un sistema di web analytics “ufficiale” anche per Twitter, a dire il vero, si rincorrevano da tempo, ma ora pare che la cosa vada proprio verso la concretizzazione finale: almeno a giudicare dagli screenshot recuperati su Mashable, che mostrano un prodotto in una versione molto vicina a quella probabilmente definitiva (si parla di un prodotto gratuito, almeno nella fase immediata di lancio, e disponibile entro la fine dell’anno) e una vaga somiglianza con l’ottimo Google Analytics.

Con Twitter Analytics, e il nome dice già molto, l’utente può avere finalmente accesso a una serie di statistiche sul proprio account e sulle sue attività, sia “in entrata” che “in uscita”, con dati quantitativi e qualitativi: dagli screenshot, infatti, si può osservare innanzitutto la presenza di un grafico a barre senza soluzione di continuità che mostra, distillando dati suddivisi in periodi da sei ore, la quantità di @mentions relative al proprio nickname e il numero di follower guadagnati o persi. C’è anche da dire, però, che per una gran parte di account non propriamente popolari e super visitati queste indicazioni non saranno particolarmente significative, data la scarsità di numeri sui quali basarsi e la supposta bassa mutevolezza degli stessi nel tempo.

twitter_analytics

Ma tant’è: forse la parte più interessante, da quel che si è potuto vedere finora, risiede nella tabella che elenca i messaggini da 140 caratteri più di successo della nostra storia sul sito di microblogging: per ciascun twit, mostrato integralmente e non con un semplice link (in modo da avere tutto “a colpo d’occhio”), si può sapere quante volte è stato etichettato come preferito (faves), quante volte è stato ricondiviso (retweets) e quante volte un altro utente ha replicato a quel che c’era scritto innescando una conversazione (replies).

twitter_analytics_faves_retweets

Nella linguetta dedicata ai Promoted Tweets, inoltre, una dashboard restituisce l’istantanea dell’andamento delle impression dell’account, sotto forma di grafico; ad accompagnarlo, poi, anche le indicazioni relative al numero di click generati dall’insieme dei tweet diffusi tramite il social network cinguettante.

[screenshot "presi in prestito" grazie @mongoosemetrics]

Written by Kobayashi

novembre 18th, 2010 at 2:52 pm