Archive for ottobre, 2010
Sunday Creativity: Google Doodle Scooby Doo – Halloween
Un tempo erano semplici variazioni sul tema, poi pian piano si sono trasformate in attacchi d’arte sempre più complessi e pieni di particolari, quindi sono apparsi anche elementi di interattività (ad esempio quando si trasformò in una versione animata di palline colorate) e addirittura di embrionale – ma divertente - gameplay, come nel caso nel famoso schema di PacMan giocabile via tastiera sulla home page per celebrare i 30 anni del famoso mangiapallini arcade.
E’ anche per questo motivo che, ormai abituati i navigatori, nessuno si stupisce più se Google rinuncia del tutto al suo riconoscibilissimo logo per giocare con i suoi utenti nel giorno più “spaventoso” dell’anno, quel 31 ottobre che coincide con la festa di Halloween. Questa volta, per destare la curiosità di chi visita il sito del motore di ricerca, Mountain View si è inventato un doodle tutto nuovo: una vera e propria mini-storiella in 5 tavole disegnate a colori con protagonisti i personaggi del cartone animato Scooby Doo.





A che punto è lo sviluppo di Diaspora?
Nel maggio del 2010 quattro studenti (Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy), partendo dall’idea che la privacy di Facebook lasciasse alquanto a desiderare, cominciarono a coltivare il progetto di un social network alternativo, open source, basato sul concetto di completo controllo dell’utente sui propri dati personali. Il progetto si chiama Diaspora e all’epoca del suo annuncio fu sbrigativamente etichettato come l’anti-Facebook, ma in realtà è ancora in alto mare nonostante la raccolta di finanziamenti abbia superato le più rosee aspettative dei 4 “fondatori”.
A metà settembre, quando già molti pregustavano un nuovo – seppur embrionale – strumento sociale da testare, fu invece rilasciato il solo codice sorgente di Diaspora per gli sviluppatori interessati, più qualche screenshot per mostrare ai futuri potenziali utenti le fasi di avanzamento del progetto, fermo a quel momento a una fase ancora pre-alpha e con moltissime cose ancora da mettere a punto.

Il concetto che sta alla base di Diaspora è una strada tanto semplice quanto finora mai battuta: qualsiasi utente, una volta ultimato il social network, avrà la possibilità di personalizzare qualunque parametro legato alla privacy di ogni singolo dato inserito, potendo scegliere se utilizzare i server di Diaspora, un servizio esterno oppure qualche soluzione “fatta in casa”; oltre, naturalmente, a poter impostare per ciascun elemento condiviso i criteri di visualizzazione per determinare chi potrà o chi non potrà accedere a determinate informazioni.
Nell’ultimo mese Diaspora ha implementato la possibilità di inviare messaggi verso Twitter e Facebook, il resharing dei messaggi di status, un sistema di inviti per attirare nuovi amici sul social network, le notifiche via email rispetto alle richieste di amicizia (quelle in entrata verso il proprio profilo e quelle accettate da altri utenti), l’esportabilità dei dati dell’account e la classica sezione “Getting started” per guidare i principianti verso una migliore user experience.
Insomma, tutto va verso la stabilizzazione del servizio e l’apertura della fase alpha: i tempi, però, non sono ancora stati stabiliti anche se nelle intenzioni degli sviluppatori la deadline è fissata al Giorno del Ringraziamento, che cade il quarto giovedì di novembre, dunque tra un mese circa. In ogni caso Facebook, per dirla tutta, potrà continuare ancora per diverso tempo a dormire sonni tranquilli.
Conversare su Facebook con le aziende? Il picco è alle tre del pomeriggio
Forse non sarà più “il fenomeno del momento”, ma non passa giorno che non veda comparire una ricerca, un’analisi o una statistica su Facebook: questa volta è il turno dell’agenzia di social media Vitrue che ha realizzato uno studio dal titolo “Managing Your Facebook Community: Findings on Conversation Volume by Day of Week, Hour and Minute“ per verificare in quali momenti della giornata, e in quali giorni della settimana, il social network sia maggiormente utilizzato dai brand mondiali per stabilire relazioni conversazionali con i propri fan.
Il campione, a differenza di ricerche simili, è piuttosto esteso: Vitrue ha analizzato informazioni relative agli elementi immessi nello stream dei contenuti da 1.500 marchi del mondo tra il 10 agosto del 2007 e il 10 ottobre di quest’anno, per un totale di oltre 1.6 milioni di post e più di 7 milioni e mezzo di commenti, share e like esclusi.

Il grafico relativo alle 24 ore di una giornata-tipo (durante la settimana) si mostra con un andamento piuttosto prevedibile, anche se nasconde in effetti almeno una sorpresa: se infatti non era difficile immaginare che la curva di attività si impennasse a partire dalle 7 del mattino (tempo di sveglia per molti, per qualcuno addirittura l’inizio della giornata lavorativa) per scendere dopo le 20, con una leggera ripresa proprio tra le 19 e le 20 – un rigurgito di socialità all’incirca tra la fine del turno di ufficio e la cena), non era affatto scontato che il picco di conversazione tra brand e utenti avvenisse alle tre del pomeriggio.

L’attività dei fan (in verde i post pubblicati, in blu la mole dei commenti) si concentra nei giorni centrali della settimana: la massima presenza di elementi rilasciati nello stream pubblico si evidenzia il lunedì, mentre il mercoledì si registra il picco assoluto di commenti. L’interazione dei sostenitori di un brand cala invece nel weekend, in particolare la domenica.
La denuncia di Flavia Perina: “Vogliono chiudere il Secolo d’Italia”
Flavia Perina, direttrice del quotidiano di centro-destra Il Secolo d’Italia, ha denunciato dalle colonne del suo giornale alcune manovre sospette per arrivare entro breve alla chiusura della testata, già colpita dall’azzeramento del finanziamento pubblico dell’informazione cooperativa e politica (con la cancellazione della legge sul diritto soggettivo, sostituita con un generico fondo per l’editoria) e colpevole – a suo dire – di non rispettare alla lettera l’allineamento al pensiero dell’attuale maggioranza di governo, in particolare quello del Pdl.
Al netto delle dietrologie e della strenua difesa della sua creatura da parte di chi la dirige, però, è indubbio constatare la difficile situazione editorial-politica della vicenda: non è un mistero che la linea del “Secolo” più sia vicina alla componente finiana che a quella berlusconiana del(l’ex) Popolo della Libertà, ora confluita in parte nel nuovo soggetto Futuro e Libertà, ma è pure un dato oggettivo che le redini del quotidiano siano in mano agli ex colonnelli di An rimasti invece fedeli in blocco (con la sola eccezione di Raisi e, in parte, di Alemanno) al premier in carica.
Ci vogliono cancellare. Non è un gioco di parole, o una battuta, o una drammatizzazione giornalistica. Negli ultimi tre giorni, lontano dai riflettori, si è consumato quello che potrebbe essere l’ultimo atto del “Secolo d’Italia” dopo 50 anni di storia. Raccontare quello che è successo è molto semplice: ieri avremmo dovuto avere la garanzia delle anticipazioni economiche che ci servono per arrivare a fine anno (700mila euro) e invece non è arrivata.
Dopo una confusa riunione del Comitato dei garanti, molte promesse, rassicurazioni. trattative, l’atto conclusivo che ci avrebbe consentito di “metterci a posto” non è stato varato. Per di più il Comitato ha “dimissionato” a maggioranza il senatore Franco Pontone, che rappresentava per noi una garanzia di trasparenza e di equilibrio, sostituendolo con Franco Mugnai sulla base degli accordi raggiunti dagli “ex colonnelli” (che hanno la maggioranza nel Comitato).
Il colpo di mano era stato largamente annunciato un paio di settimane fa dalle dichiarazioni di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri su Libero e il Giornale, con aperti rimproveri sulla “linea” del nostro quotidiano. C’è qualcuno, evidentemente, che ritiene provocatoria l’esistenza di un giornalismo di destra che si sottrae al coro: anche se non fa decine di migliaia di copie, anche se non è ospite fisso dei talk show come gli onnipresenti Belpietro e Sallusti, anche se non fa polemiche ad personam ma cerca di lavorare sulle idee, la riflessione, il ragionamento.
Android Market raggiunge quota 100mila applicazioni, quasi il triplo per iPhone
Android ha annunciato tramite il suo account Twitter di aver raggiunto la quota di 100mila applicazioni presenti nel suo Android Market. Un traguardo importante per il robottino verde che, sebbene ancora lontano dalle quasi 300mila possibilità offerte dal rivale App Store, è aumentato al ritmo di +500% in un anno (a dicembre 2009 le app erano meno di 20mila) e mostra una crescita consistente di utenza e qualità dell’offerta.
La crescita dei vari store online dedicati alle applicazioni per smartphone sono ben riassunti in un grafico a cura di Business Insider, che mette a confronto la quantità di offerta a disposizione dell‘iPhone di Apple, dei cellulari Android di Google, dei BlackBerry di RIM e del più recente Windows Phone 7, di cui la casa madre di Redmond ha preannunciato l’esistenza di una dotazione iniziale pari a circa un migliaio di applicazioni.

“People you may know”, su Flickr arrivano i suggerimenti (in pieno stile Facebook)
People you may know, ovvero “persone che potresti conoscere”: vi ricorda nulla? Beh, riecheggia neanche troppo vagamente l’ombra di Facebook (e, a ruota, anche Twitter) nel nome e nel funzionamento di quest’ultima novità introdotta dal sito di photo-sharing Flickr.
L’influsso del colosso di Mark Zuckerberg è evidente fin dalla conformazione dello spazio riservato in homepage, che ospita alcuni suggerimenti riguardanti i membri della community fotografica 2.0 più famosa del mondo. Basandosi sull’analisi del network di ciascun utente e di quelli dei propri contatti, infatti, Flickr propone una lista di possibili nuove connessioni: nome e cognome, nickname, micro-avatar e informazioni sulle rispettive attività (foto pubblicate e numero di contatti attivi) fanno da preludio alla possibilità di aggiungere una determinata persona come nuovo contatto.
La stessa opportunità, in maniera appena un po’ più “estesa”, è data anche dalla pagina specifica People You May Know, sezione nella quale per altro è stata appena implementata la possibilità di importare i contatti proprio da Facebook: dopo aver garantito a Flickr l’accesso al proprio account FB un algoritmo metterà automaticamente a confronto le due liste di “amici” sulla base dell’indirizzo email indicato in fase di registrazione al servizio, per segnalare tutti quei profili con i quali si ha una connessione soltanto sul social network bianco e blu.

Nel caso la nuova funzione piaccia – ma l’esperienza su Facebook e Twitter avrà sicuramente già reso del tutto intuitiva la comprensione del servizio – si può cliccare sulla piccola “x” di fianco a ciascun profilo per farlo sparire e far apparire, al suo posto, un nuovo suggerimento; in caso contrario, invece, si può nascondere l’intero pannello dei suggerimenti cliccando sul tasto “hide” in alto a destra oppure, in modo ancora più drastico, si può decidere di autoescludersi dal database di consigli (così da non apparire tra i suggerimenti di qualche utente a pochi gradi di separazione da noi) andando a occultare del tutto il proprio profilo dalle ricerche pubbliche.
A commento di questa operazione c’è da dire che il mondo della fotografia non è paragonabile a quello dei rapporti interpersonali: una foto non è un’amicizia, con un fotografo di buon livello (o comunque ritenuto tale) non si instaura lo stesso rapporto dell’ex compagno di classe, la creazione di connessioni su Flickr è meno vincolato alla conoscenza personale e diretta e più imprevedibile di quanto si possa immaginare, per cui è impossibile prevedere il successo di un sistema automatizzato del genere soprattutto perché appare irreale che esso possa cogliere in pieno le sfumature e i concetti di “bello” e di “interessante” di ciascuna personalità.
Tutto questo senza contare che, come insegna il caso dei video di qualche mese fa, la comunità che è cresciuta e si è sviluppata intorno a Flickr è compatta e in un certo senso molto “tradizionalista”, per cui difficilmente accetterà di buon grado il vedersi sacrificata sull’altare di una maggiore vena pop del servizio quell’aurea di vaga elitarietà (non necessariamente in accezione spregiativa) che spesso la contraddistingue.
Dai Labs esce Auto-Advance: un piccolo passo per l’uomo, ma…
Gmail prosegue imperterrita nella strada delle piccole migliorie, che alla lunga diventano forse addirittura più utili delle grandi rivoluzioni lanciate in pompa magna (l’ultima, in ordine di tempo, è la Priority Inbox), e i suoi Labs questa volta sfornano la funzione Auto-Advance: se finora dopo l’archiviazione o la cancellazione di un messaggio si veniva rispediti alla pagina principale della posta in arrivo senza possibilità di scelta, da oggi è invece possibile attivare l’opzione per passare alla visualizzazione dell’e-mail/conversazione precedente o successiva (a seconda delle impostazioni) in modo automatico, senza dover ricorrere alle scorciatoie da tastiera ] e [.

Per introdurre questa piccola ma comoda modifica è sufficiente entrare nella sezione Gmail Labs (dove ogni giorno si scoprono piccoli accorgimenti che migliorano un aspetto della user experience) e attivare la funzione Auto-Advance, salvare le preferenze e quindi passare a calibrare la funzionalità nella scheda “Generale” delle impostazioni della casella di posta. In quest’ultima è possibile indicare se si desidera passare alla conversazione successiva o a quella precedente rispetto al messaggio e-mail sul quale si sta operando: la prima opzione è quella consigliata nel caso in cui l’utente sia abituato a scorrere i messaggi in arrivo dal meno recente al più recente, viceversa sarà più opportuno selezionare l’opzione opposta.