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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for giugno, 2010

Se Filippo Facci “scivola” sui morti di Di Pietro (e nessuno se ne accorge)

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Ci sono giorni in cui, spulciando le segnalazioni sui vari social network e sui siti di microblogging, ti prende una strana forma di sconforto nel vedere decine di link e spunti dedicati alle più futili mode del momento e (quasi) nemmeno una riga di confronto e discussione dedicata a cose ben più importanti ma fino ad allora eccessivamente trascurate, in una sorta di cloroformizzazione al peggio che pian piano sta spegnendo anche le resistenze più coriacee.

Forse è solo una reazione sdegnata a quello che si vorrebbe trovare ma, non esistendo ancora un luogo così personalizzato e avanzato da saper anticipare i propri desideri, a volte occorre fare la propria parte e accendere i riflettori (per quanto siano fiochi quelli di questo blog) sugli episodi che meriterebbero più attenzione da parte di chi giornalmente utilizza la rete per informarsi e bypassare i tradizionali – e sempre più innocui – canali di comunicazione.

Il premio per la sparata del giorno è senz’altro appannaggio di un pezzo del giornalista Filippo Facci,  ”I due beccamorti“, apparso oggi sulle pagine di Libero e passato sotto una colpevole coltre di silenzio e indifferenza. Facci, ben noto per le sue crociate anti-Travaglio e anti-Idv e conosciuto in Rete anche come collaboratore polemico del blog multiautore Macchianera, dove non manca mai di scatenare poderosi flame e code di insulti sotto i post pubblicati a suo nome, ha fatto della provocazione uno stile professionale, a volte apprezzato e altre invece criticato.

Una precisa scelta di vita che, condivisa o meno, può comunque essere rispettata almeno finché non va a scadere nella volgarità della scorrettezza a tutti i costi e del dileggio ben più che personale: proprio quel che sembra essere successo quando, in risposta ai già citati Di Pietro e Travaglio, che nei giorni scorsi avevano paventato una sorta di (per così dire) “effetto iettatorio” del premier Silvio Berlusconi basandosi sulla contemporaneità tra i periodi di governo del leader Pdl (e prima ancora di Forza Italia) e le sfavorevoli congiunture economiche attraversate dal paese, ha pensato di scrivere – e qualcun altro di pubblicare senza battere ciglio – l’odierno articolo per ribattere alle tesi del giornalista de Il Fatto Quotidiano e del leader del secondo partito d’opposizione italiano.

Scrive Facci:

Cominciamo con Travaglio. È passato dal Giornale alla Voce: la Voce ha chiuso. È passato al Borghese: il Borghese ha chiuso. È andato da Luttazzi: gli hanno chiuso il programma. Ha promosso Raiot della Guzzanti: mai andato in onda, al pari dei programmi di Oliviero Beha e Massimo Fini. Ha sostenuto Santoro: e Santoro mancò dalla tv per il periodo più lungo della sua vita. Ha sostenuto la candidatura di Caselli all’Antimafia: hanno fatto una legge apposta per escluderlo. Ha sostenuto Woodcock: plof. Ha sostenuto la Forleo e De Magistris: una tragedia.

Ma è quando attacca sul leader dell’Idv che l’articolo prende la tangente e perde la bussola della correttezza professionale, incappando nel palese deragliamento dai binari del buon gusto e andando a scomodare le luttuose perdite, anche strettamente familiari, del politico abruzzese molisano. Non che non si possa scherzare in assoluto sul tema della morte, ché altrimenti occorrerebbe cancellare una discreta e produttiva parte della satira, anche italiana; ma il contrapporre ad argomenti e dati prettamente politici alcune delicate situazioni personali (verosimilmente dolorose e non certo indifferenti per l’interessato) contrasta in modo palese con un auspicabile comportamento di buon senso, che sarebbe stato il modo migliore di rispondere sullo stesso piano a critiche di chiaro stampo “pubblico” anziché scadere nella macabra ricerca di improbabili riferimenti personali del passato per screditare un attuale avversario politico. Scrive infatti ancora Facci:

Poi c’è Di Pietro. Sua sorella, nel 1954, morì nel sonno. L’amico con cui usciva la sera, nel 1967, si schiantò in auto e ci rimase secco. Una donna che Di Pietro frequentava a Bergamo, nel 1983, si schiantò e ci rimase anche lei. Il padre di Di Pietro, nel 1987, mentre scaricava un trattore, fu travolto fatalmente da cinque balle di fieno. Sua nipote, nel 1989, depressa, sparò al figlio prima di suicidarsi. Gli amici politici che Di Pietro frequentava negli anni Ottanta, in buona parte, sono stati arrestati: da lui.  Il migliore amico di Di Pietro, quest’anno, è stato condannato a 21 anni per omicidio: Tonino era parte civile contro di lui. Per il resto, com’è noto, allearsi politicamente con Di Pietro equivale al bacio della morte.

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giugno 30th, 2010 at 11:12 pm

Stati Uniti, Google Chrome mette la freccia e sorpassa Safari

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La chiamano guerra dei browser, per indicare la lotta per la supremazia tra i diversi software che permettono ogni giorno di navigare su Internet, ma a ben vedere di guerra c’è molto poco: niente scontri frontali, nessuna invasione del territorio nemico, al massimo qualche scaramuccia legale (e poco altro) dettata dal regime di quasi monopolio che fino a non tanto tempo fa vedeva Internet Explorer assoluto dominatore della scena mondiale.

Da quei giorni molte cose sono cambiate e, anche se il browser di casa Microsoft continua a mantenere salda la vetta della classifica, pur mostrando evidenti crepe nel suo dominio che lasciano presagire qualche sorpresa in un futuro non così lontano, è nelle immediate retrovie della graduatoria che si sta muovendo qualcosa di più concreto e che si gioca la vera partita di domani.

Secondo le statistiche di StatCounter, infatti, che aggrega i dati di 3.6 miliardi di pageviews monitorate dalla sua rete di contatori sparsi su 3 milioni di blog e siti web, negli Stati Uniti (che possono vantare un campione d’analisi di 874 millioni di pagine) la scorsa settimana Google Chrome è diventato il terzo browser più usato mettendo la freccia e sorpassando – anche se di poco – Safari di Apple: basati sullo stesso motore WebKit, i due concorrenti stanno conducendo un appassionante testa-a-testa per la medaglia di bronzo che per ora vede il prodotto di Google prevalere leggermente al fotofinish con l’8,97% dell’utenza Internet presa in esame, contro l’8,88% del rivale di Cupertino. Ancora molto avanti i giganti di Microsoft e Mozilla Firefox, capaci di conquistare (con le loro diverse versioni) una quota del mercato a stelle e strisce pari rispettivamente al .

Si chiude così anche sul fronte nordamericano il sorpasso di Chrome sulla creatura di Steve Jobs, che già si è vista superare più nettamente in Europa e a livello internazionale, dove paga già 5 punti percentuali di ritardo: nel vecchio continente, poi, la battaglia è più aperta che mai dato che il dominio assoluto che fu di Bill Gates è incrinato dal pressing di Firefox, che ha limato il distacco sotto la doppia cifra percentuale costringendo Explorer a non poter più disporre della maggioranza assoluta dei navigatori. Chrome si mantiene stabile intorno al 9%, mentre Safari si fa staccare anche da Opera (al 4,4%) e si deve accontentare per ora del quinto posto con il suo attuale 3,8%.

Situazione simile anche in Italia, dove Explorer primeggia con il 54% ma deve fare i conti con un lento e tuttavia inesorabile declino: non gode più delle simpatie degli utenti della rete locale, non viene promosso sui social network, viene anzi spesso portato ad esempio negativo dai blogger di ogni tipo che gli preferiscono altri strumenti. Tipo Firefox, sostanzialmente stabile intorno al 30%, o Chrome, in lenta ma costante crescita e ora attestato sopra il 10%, mentre arranca Safari (poco più del 4%) e non è quasi prevenuto Opera, all’1%.

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giugno 30th, 2010 at 1:52 pm

Sunday Creativity: Eizo Pin-Up Calendar 2010

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Un tocco “osé ma non troppo” per la nuova edizione di Sunday Creativity, rubrica che questa settimana è stata conquistata dal divertente calendario di Eizo, una società che – tra le altre cose – vende strumenti e accessori per radiografie ai medici e agli ospedali dove questi lavorano: da qui la decisione dell’azienda di propagandare i suoi prodotti in modo ironico e certamente originale, strappando un sorriso all’eventuale acquirente e senza dubbio avvantaggiandosi anche di più d’una segnalazione a costo zero sulla blogosfera italiana.

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giugno 27th, 2010 at 8:38 pm

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Follia Youtube: sui video di Sudafrica 2010 spunta il tasto “Vuvuzela”

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L’immagine parla da sé: seguendo la moda del momento, Youtube ha deciso di implementare (sui video relativi all’evento calcistico attualmente in svolgimento in Sudafrica) un tasto sulla parte inferiore destra del player che, una volta premuto, sovrapporrà all’audio originale del filmato che stiamo osservando il suono delle ormai celebri vuvuzelas.

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giugno 25th, 2010 at 11:39 am

Come passano in fretta quattro anni

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giugno 25th, 2010 at 9:56 am

Italia-Slovacchia 2:3 – La disfatta azzurra sulla stampa (web) italiana

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Non c’è molto da aggiungere dopo l’eliminazione dell’Italia come ultima classificata in un girone dei Mondiali nel quale figuravano Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Una disfatta senza attenuanti ma con molte spiegazioni, e quasi nessuna fa onore agli Azzurri ormai ex-campioni del mondo. Vergogna, naufragio, disastro: sono numerose le parole che rendono bene le dimensioni dell’amaro fallimento della spedizione sudafricana, ma spesso una foto vale più di tanti discorsi.

Le pedine italiane in ginocchio, per terra, con le mani nei capelli o sporcate dalle lacrime sono una degna raffigurazione dell’Italia pallonara, ferita e umiliata nell’orgoglio di detentrice del titolo; quell’Italia ora soltanto speranzosa – ed è l’ultima cosa rimasta dopo questo assurdo campionato del mondo – in un futuro migliore.

(alcuni ritagli dal FF di Napolux)

Di nuovo offline Il Fatto Quotidiano, parte male il lancio del sito (con più di un errore nella gestione)

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Ancora problemi per il nuovo sito de Il Fatto Quotidiano, messo online ieri in pompa magna alle prime luci dell’alba e subito caduto sotto l’elevato numero di accessi. Non preventivati, si scusano dalla redazione, o almeno non tutti insieme: l’afflusso-boom che ha caratterizzato fin da subito il lancio della versione digitale del giornale di Antonio Padellaro ha infatti reso impossibile per diverso tempo la soddisfazione della curiosità intorno a questo nuovo progetto editoriale.

Sarebbero stati oltre 450mila, secondo le stime riportate da Peter Gomez nel suo commento su ChiareLettere, i visitatori unici che hanno preso d’assalto il sito nella prime tre ore dalla pubblicazione, tra le 6 e le 9 di mattina, mandando letteralmente in tilt il sistema informatico che reggeva online il sito.

Ma anche oggi, prima giornata dopo il W-day, al momento della scrittura di questo post il sito non risulta raggiungibile restituendo all’utente il messaggio di errore che si vede a lato. Ovviamente non esiste nessun nome utente e password per il lettore che giunge sulla homepage della testata, se non quelle a disposizione dei tecnici del Fatto che stanno – si spera – tentando di risolvere il contrattempo nel modo migliore affinché non si azzoppi il neonato sito già dai suoi primi vagiti.

Sarà anche vero, come è stato scritto da Gomez ieri e oggi, che il picco immediato di utenti unici è giunto abbastanza inaspettato; sarà anche vero, e questo è abbastanza certificato, che la redazione de Il Fatto Quotidiano sia decisamente sottodimensionata rispetto agli organici degli altri giornali nazionali; e sarà anche vero che “la sporca mezza dozzina” che lavora alla parte web del sito fa fatica a star dietro ai ritmi di accesso delle persone.

Ma basta fare due conti per rendersi conto che l’errore sta a monte, nella fase di progettazione della struttura che avrebbe dovuto sorreggere il carico di lavoro arrivato sul server:

  1. oltre 150mila copie di tiratura giornaliera per la versione cartacea, che martedì 22 giugno ha “rinunciato” di fatto alla prima pagina per informare i propri lettori sulla novità imminente (photo credit). Certo, non tutta la tiratura viene effettivamente venduta, ma questa perdita si può assumere come compensata dalla distribuzione del quotidiano nei bar e nei locali pubblici;
  2. quasi 60mila fan sulla pagina Facebook, dove è stato portato avanti per diversi giorni un percorso di avvicinamento al lancio del sito con anteprime sulle caratteristiche del futuro sito, piccole news, aggiornamenti sullo stato dei lavori e la campagna per sostituire per tre giorni il proprio avatar sul social network con un bannerino-promemoria da mostrare a tutti i propri amici;
  3. 40mila potenziali visite trainate dal blog Voglioscendere, covo storico su Internet del trio Travaglio-Gomez-Corrias, che più volte hanno ricordato ai propri lettori l’imminenza dello sbarco online del giornale in cui lavorano e di cui sono soci;
  4. 1500 tra blogger e gestori di siti esterni che hanno aderito all’iniziativa “Io supporto Il Fatto Quotidiano” con un banner collocato nelle posizioni più visibili dei rispettivi spazi web, contribuendo gratuitamente al passaparola sullo sdoppiamento dell’offerta informativa della banda di Padellaro;
  5. l’incalcolabile buzz provocato sui social network di ogni genere dalle indiscrezioni, dalle discussioni pre e post e dalle campagne di promozione del Fatto stesso nei giorni precedenti la prevista pubblicazione del nuovo sito.

Certo, non si può fare la somma algebrica di queste componenti: il lettore della versione che esce in edicola ogni mattina può certamente essere anche iscritto alla pagina Facebook del giornale, così come uno dei blogger che si è prestato come sostenitore della campagna “Io supporto Il Fatto Quotidiano” potrebbe benissimo essere uno degli abbonati al feed di Voglioscendere. E nemmeno si può affermare che, anche ammettendo in via ipotetica uno scenario assolutamente utopico in cui ciascuna persona non possa rientrare che in una e una sola delle sezioni prima individuate, si può pensare che gli accessi si concentrassero tutti nelle prime ore dall’inaugurazione del sito.

Quello che appare chiaro, però, è che i numeri potenzialmente erano elevati. Così come all’avvio del giornale in edizione cartacea si registra per Il Fatto Quotidiano un altro passo falso in partenza. Se la volta scorsa, però, c’era almeno la scusante di mille altri fattori da tenere in considerazione – la stampa, la distribuzione non capillare, l’impossibilità di sondare il terreno del gradimento se non partendo dai 40mila abbonamenti raccolti ”a scatola chiusa” prima ancora di uscire una sola volta in edicola – questa volta le giustificazioni sono poche.

E lo stesso Gomez ha dovuto ammettere che la redazione è immediatamente corsa ai ripari quintuplicando il numero di server a sostegno del sito: non certo una misura cautelativa, ma piuttosto uno stato di vera emergenza.

Written by Kobayashi

giugno 23rd, 2010 at 2:00 pm