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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for maggio, 2010

Twitter, 4 anni e 15 miliardi di cinguettii all’attivo

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Dal suo lancio nel 2006 a oggi sono circa 4 anni che il popolare sito di microblogging Twitter ha macinato numeri sempre più importanti, fino a sorpassare nel weekend la cifra di 15 miliardi di tweet spediti dai propri utenti.

Una cavalcata trionfale se si pensa che la soglia dei 10 miliardi è stata superata solo poco meno di tre mesi fa, il 4 marzo scorso, e la stessa linea temporale delle milestone del sito evidenzia un trend in forte crescita: se il primo miliardo di messaggini da 140 caratteri risale infatti al novembre del 2008, da quel momento l’onda dei cinguettatori ha sfondato la barriera dei 5 miliardi di tweet in circa un anno di tempo, e da lì ha raddoppiato ulteriormente la mole di pubblicazione in soli altri 4 mesi. A quando il traguardo dei 20 miliardi?

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maggio 31st, 2010 at 12:33 pm

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Sunday Creativity: Lego Hunging

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A volte la genialità si nasconde davvero dietro un lampo, come in questa brevissima striscia a fumetti di Jeremy Kramer ed Eric Vaughn che usano i celebri pupazzetti Lego per mettere in scena la parodia di un’impiccagione, trasformando uno degli atti più brutali che si possa compiere nei confronti di una persona in una caricatura irriverente dell’inutilità della pena capitale. O almeno questo è quel che ci ho visto io…

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maggio 30th, 2010 at 5:33 pm

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Meglio tardi che mai: Google tenta di resuscitare Buzz con la funzione “reshare”

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Dopo il tentativo di recuperare il progetto Wave, lanciato in pompa magna con tanto di deliri di navigatori alla caccia dell’agognato invito per la versione beta ma poi mai entrato veramente nel cuore dei suoi utilizzatori, Google prova a dare una svolta anche al suo secondo progetto social, quel Buzz che non solo non è mai decollato del tutto ma che già a pochi giorni dal lancio ha visto spuntare come funghi le guide per la cancellazione definitiva degli account.

L’impressione è che in entrambi a casi, ma più che altro nel secondo, la fretta di uscire con qualcosa di nuovo abbia spinto il colosso del web a non testare correttamente tutte le funzioni e soprattutto a cadere nell’errore supremo di non tenere in sufficiente conto quel che le persone realmente desideravano da un servizio innovativo nel campo dei social network. Perché scegliere di cambiare passando da un servizio usato da anni e sostanzialmente soddisfacente a qualcosa che non sia palesemente migliore almeno sotto qualche punto di vista?

Invece Buzz si è delineato fin da subito come un pastrocchio di funzioni troppo basiche per essere accolte con entusiasmo da utenti smaliziati e allo stesso tempo comunque troppo complicate da gestire correttamente per il non esperto; se a questo si aggiunge il fallimento sulla delicata questione della privacy e la repentina marcia indietro a pochissimi giorni dal lancio, si capisce come Buzz fosse un servizio destinato a non entrare nemmeno nel cuore del Google fanboy.

Ora, a qualche mese di distanza dalla tragica inaugurazione, qualcosa finalmente si muove. Nel quartier generale di Mountain View hanno cominciato a sondare il terreno scoprendo che una delle funzioni maggiormente volute dagli utenti riguardava la possibilità di ricondividere a propria volta gli elementi pubblicati da altri: una dimenticanza imperdonabile, anche perché sarebbe bastato osservare in casa d’altri e notare la centralità degli analoghi tasti Share su Facebook, Retweet su Twitter e Condividi su FriendFeed per accorgersi di quanto fosse fondamentale consentire agli utenti di rilanciare con un paio di click un contenuto ritenuto di particolare interesse.

Come funziona? Beh, questo almeno è piuttosto intuitivo. L’apposito tasto Reshare in fondo alla finestrella del Buzz di un amico di cui seguiamo gli aggiornamenti, proprio di fianco al tasto Like, fa aprire una casella di testo dove poter inserire un proprio commento (opzionale): a questo punto cliccando su “Post” si creerà un nuovo messaggio sul nostro stream di Buzz con un link al post originale. Da sottolineare che i post pubblicati come “privati” non avranno tale funzione attiva, proprio per limitare la diffusione di quel particolare elemento che evidentemente l’utente “primario” non voleva fosse di pubblico dominio.

Altre caratteristiche

a) la funzione reshare biforca la conversazione: questo significa che viene creato di fatto un nuovo post indipendente dall’originale e che può generare dunque una nuova discussione separata da quella formatasi dall’elemento condiviso;

b) quando si forma una catena di reshare i nomi delle persone che hanno condiviso tale elemento vengono segnalati nel post d’origine della catena, indipendentemente dall’esistenza di una connessione tra i due utenti;

c) se più persone che seguiamo condividono lo stesso elemento, Buzz raggruppa le finestrelle in Gmail-style (espandibili al costo di un singolo click) per non inondare il nostro Buzz stream di contenuti identici.

d) se si mette un like su un elemento ripubblicato tramite la funzione reshare il like non si estende automaticamente al post condiviso di partenza, ma resta limitato alla finestrella attiva in quel momento.

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maggio 29th, 2010 at 8:00 pm

Il Fattaccio Quotidiano

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Sul Fatto Quotidiano oggi in edicola c’è una clamorosa svista di Furio Colombo, che nella sua rubrica “A domanda rispondo” a pagina 19 replica alla missiva di una lettrice sullo sgombero di alcuni campi rom citando a sproposito un post del blog di Daniele Sensi, definito “un leghista” e dipinto come un simbolo dell’Italia di Berlusconi, attribuendogli erroneamente la frase

Dire che gli zingari sono sporchi e delinquenti è come dire che l’acqua bagna

In realtà, come sarebbe stato facilmente verificabile anche solo semplicemente andando a ripescare il post “incriminato”, datato sabato 15 maggio, e leggendo le poche righe sopra e sotto l’estratto pubblicato sul giornale,  si sarebbe senza dubbio potuto evitare questo macroscopico errore che ha catapultato inopportunamente un blogger su decine di migliaia di pagine stampate e distribuite in tutta la penisola.

In collegamento con Radio Padania, ripeto, ovvero con quella stessa radio sulle cui onde si è sentito parlare di “zingari” come di “un’epidemia”, di “una razza bastarda da sterminare”, di gente che se è morta nei campi di concentramento è perché “se l’è cercata” [...] giusto qualche istante dopo l’immancabile lettura degli sms degli ascoltatori: “Dire che gli zingari sono sporconi e molte volte delinquenti è come dire che l’acqua bagna”; “Bossi dice che il governo è forte ma allora perché non governa fortemente con gli zingari?”. E lo speaker: “Si sa che gli zingari sono tendenzialmente delinquenti”

D’altra parte, anche solo scorrendo brevemente le pagine del blog, qualche sospetto sull’attribuzione erronea della frase poteva comunque venire a Colombo, sempre che abbia verificato la “notizia” di persona: ad esempio notando l’esplicito cartello “I deliri di Radio Padania – le infamie con cui la Lega mantiene il suo consenso” che campeggia a metà pagina sulla destra e che spazza tutti i dubbi sulla presunta fede leghista di Daniele Sensi.

Così capita anche che, giustamente, il diretto interessato ora pretenda le scuse del giornalista e una ben visibile rettifica sul giornale.

Update 18.20

Il giornalista ha rettificato sul blog de Il Fatto Quotidiano quanto riportato nell’edizione odierna del giornale, anche se la spiegazione del marchiano errore risulta piuttosto confusa. Comunque sia, si tratta pur sempre di un gesto abbastanza tempestivo e soprattutto sempre più raro nel panorama giornalistico italiano.

C’è un errore nella mia rubrica “A domanda rispondo” di oggi (pagina 19 de Il Fatto Quotidiano del 28 maggio 2010). Daniele Sensi, citato nella mia risposta, non è leghista e non ha niente a che fare con la citazione che ha riportato nel suo blog danielesensi.blogspot.com, e che riguarda gli zingari (“Dire che gli zingari sono sporchi e delinquenti è come dire che l’acqua bagna”). La citazione purtroppo è vera, ma il blog di Sensi l’ha raccolta e pubblicata, fra altro materiale, come documento di questo tempo e di questa Italia. La frase “Cito dal blog del leghista Daniele Sensi” è dunque un errore del quale mi scuso con Sensi. Il fatto è che ha usato una fonte scritta in cui era evidente la frase ma non c’era riferimento all’insieme del blog e ciò ha provocato errore ed equivoco. Buon lavoro a Daniele Sensi e a tutti coloro che si occupano di far conoscere parole e opere della Lega.

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maggio 28th, 2010 at 4:25 pm

Quer pasticciaccio brutto de Meemi su Wikipedia Italia

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La vicenda ha ormai varcato i ristretti confini della pagina di discussione sulla stessa enciclopedia online o su qualche account di social network e si avvia – volente o nolente – sulla strada della popolarità, grazie anche agli spider di Google che hanno già portato la notizia in cima ad alcune query di ricerca: tuttavia la storia della cancellazione della pagina Wikipedia di Meemi rivela qualche risvolto interessante nelle dinamiche del web.

In (per modo di dire) sintesi: un utente della versione italiana della celebre enciclopedia aperta al contributo di autori volontari (e gestita da altrettanto volontari moderatori del rispetto delle regole interne)  ha creato una voce Wikipedia relativa al sito di microblogging italiano Meemi. Quest’ultima, in data mercoledì 25 maggio, è stata marcata da un amministratore del sito come pagina da cancellare, avendo ravvisato alla base della pubblicazione motivi promozionali anziché enciclopedici: a questo punto la convergenza di diversi utenti pro-Meemi sulla relativa pagina di discussione, probabilmente accordatisi per vie esterne, ha fatto precipitare la situazione.

Dopo qualche commento nell’apposita area del sito qualcuno, pur non avendone diritto secondo le norme di Wikipedia, ha votato contro la decisione di non far comparire la voce del social network sull’enciclopedia online più famosa al mondo, ed è stata quella la miccia che ha acceso gli animi: un moderatore ha cancellato immediatamente la voce di Meemi e bloccato a infinito (cioè, secondo la terminologia interna di Wikipedia, “a tempo indeterminato”) tutti gli utenti che risultavano nei log della pagina.

Sette per l’esattezza: Cataldoc, Merlinox, CapoBecchino, Ilmacaco, Fokewulf, Fabio.lalli e Huckleberry, accusati di essere intervenuti nella discussione alterando il consenso e votando a favore del mantenimento in rapida successione. L’aggravante, secondo uno dei moderatori, sarebbe anche insita nelle modalità di accesso alla pagina: account con differenti date di iscrizione a Wikipedia ma con medesimi “tempi di reazione” nella situazione specifica, come a insinuare che si fosse trattato di un attacco organizzato.

Questa drastica scelta, come era prevedibile, ha infiammato ancora di più gli animi: privati della possibilità di discolparsi e non potendo più replicare su quelle stesse pagine dove fino a poco prima era stata avviata un’accesa ma inoffensiva discussione, alcuni degli utenti bloccati hanno iniziato a diffondere il loro scontento (ma un admin di Wikipedia li accusa di “reazione scomposta”) tramite blog e social network, attuando quel meccanismo di rapida diffusione delle opinioni a cui l’era della condivisione 2.0 ci ha oramai abituati.

Solo l’intervento di un admin fino a quel momento estraneo nella vicenda, Snowdog, ha fatto notare che almeno tre dei sette utenti bloccati non era mai intervenuto nella pagina di discussione relativa a Meemi né nella votazione sulla procedura di cancellazione: niente alterazione del consenso, dunque, e via libera alla strada del negoziato che ha portato in meno di 24 ore alla riapertura di tutti i profili precedentemente bannati con tanto di scuse per l’eccessivo provvedimento disciplinare.

* * * * *

Qualche considerazione sparsa: questi episodi, oltre a non far bene all’immagine di Wikipedia Italia, risollevano l’annoso problema del chi controlla i controllori. I moderatori, già solo per il fatto che siano utenti volontari che mettono a disposizione gratuitamente ore e ore del proprio tempo solo per la crescita del sito, hanno tutta la mia stima. Tuttavia, se non è in discussione la buona fede di chi amministra e veglia sulle pagine dell’enciclopedia online, di certo non si può far finta di niente sull’apparente leggerezza di una decisione così definitiva.

Lungi da me, soddisfatto utilizzatore finale ma non certo attivo nel contribuire a migliorare le sue voci, l’idea di criticare a tutti i costi, credo che un po’ più di buon senso potrebbe aiutare nel prendere la strada giusta: ovvero trovare l’equilibrio tra la necessità di mantenere l’ambiente di Wikipedia il più preservato possibile dalle mire di vandali, markettari e faziosi e il dovere morale di non far passare l’idea di qualche primus inter pares che, a suo piacimento, possa disporre della libertà degli utenti sottoposti al suo controllo comminando punizioni francamente non commisurate alla gravità del gesto sanzionato.

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maggio 28th, 2010 at 11:02 am

Spinoza, un libro serissimo?

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Esce oggi nelle edicole di tutta Italia Spinoza – un libro serissimo, trasposizione cartacea (a cura di Stefano Andreoli aka Stark e Alessandro Bonino aka Zio Bonino) del celebre blog di satira politica e d’attualità. Non un semplice copia/incolla del sito, come sarebbe stato facile e più sbrigativo fare: o meglio, c’è anche quello nelle 200 pagine del libro, ma non solo.

Il non solo significa la presenza di centinaia di battute inedite, per lo meno per quanti leggono solo i post o il feed Rss senza scandagliare a fondo il ricco forum del sito. Molte di queste, che non hanno passato il setaccio dei fondatori del sito, valgono la lettura almeno altrettanto – se non a volte ancor di più – di quelle selezionate dai pur bravi curatori della selezione.

Per questi e altri motivi il libro si snoda in una mitragliata di pillole comiche senza apparente soluzione di continuità, che ripercorrono gli scandali e gli avvenimenti clou degli ultimi mesi sotto la feroce lente d’ingrandimento di una satira tagliente e quasi mai banale, frutto di una “coscienza collettiva” che ha saputo sviscerare l’attualità riproponendola sotto un punto di vista altamente irriverente, e proprio per questo così spiazzante da provocare risate a catena.

Un’osservazione su tutte interpreta la sensazione che si prova nel volare rapidamente da una riga all’altra, ed è quella che apre la prefazione di Marco Travaglio:

Appena leggo una battuta della banda di Spinoza.it, finito di ridere m’incazzo con me stesso perché avrei voluto inventarla io. E mi dico: possibile che non sia venuta in mente a me? Eppure era lì, a disposizione: bastava pensarci e raccoglierla.

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maggio 27th, 2010 at 3:57 pm

Google Adsense, giù la maschera: agli editori il 68% dei ricavi per i contenuti e il 51% per il campo di ricerca

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A seguito dell’azione dell’Antitrust italiana, che ha chiesto chiarimenti a Google in merito al servizio pubblicitario Adsense, Mountain View è stata costretta a gettare la maschera e ha reso note le percentuali di ripartizione degli introiti (o almeno una parte di esse) generati dal servizio di advertising, squarciando quella cortina di insondabilità che da sempre aveva permeato la divisione dei guadagni tra il gestore e i singoli editori.

Ora, dunque, si scopre che a questi ultimi è destinato il 68% della raccolta pubblicitaria per quanto riguarda Adsense for content (cioè gli annunci testuali o grafici contenuti direttamente negli spazi web di siti e blog), e il 51% per quanto riguarda Adsense for search (ovvero il campo di testo inserito in alcuni siti che rimanda l’utente al motore di ricerca di Google, dove sono presenti risultati sponsorizzati delle Serp). Nessuna notizia, invece, sulle quote spettanti agli editori per gli AdSense sui feed Rss, sui video di Youtube e sui contenuti dedicati al settore mobile, le cui revenue share rimangono tuttora oscure.

Quel che è certo è che pochi credono a quello “spirit of greater transparency with AdSense publishers” di cui fa menzione il colosso a stelle e strisce sul suo blog per giustificare la mossa di uscire allo scoperto, dopo anni di semplici supposizioni, con le esatte percentuali di ripartizione delle due maggiori applicazioni di Adsense.

Written by Kobayashi

maggio 25th, 2010 at 10:43 am