Kobayashi Blog

Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for aprile, 2010

L’incidenza su Facebook: quanti amici si sono iscritti grazie a noi?

without comments

Facebook Impact è uno di quegli scorci del libro delle facce che non tutti conoscono e che non apportano necessariamente quel plus innovativo che ti fa sgranare gli occhi per l’utilità, tutt’altro; però aiuta a capire un po’ di più la filosofia del colosso di Mark Zuckerberg. Con questa funzionalità, che tutto sommato si può tranquillamente definire inutile, è possibile rendersi conto di quale impatto abbiamo avuto sull’immensa “popolazione” del social network attraverso l’indicatore degli amici da noi invitati e grazie a questo ora iscritti.
Come spesso accade, Facebook gioca anche sull’aspetto social-competitivo della questione proponendo la classifica “Chi ha fatto iscrivere a Facebook più amici finora?“. Io, ad esempio, pur con 2 soli inviti accettati (che comunque rappresentano il 50% di successo!) sono al 37° posto nella speciale graduatoria del mio network di amicizie. Per l’occasione il sito non si lascia scappare l’occasione di proporre all’utente la possibilità di invitare altri amici non ancora iscritti ad entrare a far parte della generazione Facebook, con tanto di invio di link personalizzato.

Potevano limitarsi a questo, ma si sa che Facebook è la patria del tutto-sanno-tutto-di-tutti e quindi alla sezione Impact si aggiunge anche la cronologia degli inviti, che consente di analizzare non solo quanti, ma anche chi ha accettato il nostro invito.

Le statistiche impersonali fornite dai freddi numeri fanno allora spazio ad una comoda tabella che elenca chi nel tempo è stato invitato e l’esito di tale invito: se l’amico ha accettato e ha completato la creazione del suo account non c’è nessuna ulteriore interazione possibile, mentre se l’invito è ancora pendente con un click si può nuovamente sollecitare il contatto con un promemoria personalizzato all’indirizzo mail indicato in precedenza –  che ovviamente il database di Facebook nel frattempo ha fagocitato e conservato all’occorrenza.

Written by Kobayashi

aprile 30th, 2010 at 12:00 am

Repubblica Domani, quando non c’è spazio per la credibilità

without comments

Dopo il restyling grafico e (poco) contenutistico della homepage a Repubblica.it hanno pensato bene di fare le cose in grande e hanno lanciato, da lunedì 26 aprile, la videorubrica Repubblica Domani, che altro non è – nelle intenzioni dell’ideatore – se non una specie di “dietro le quinte” (qui la prima puntata) della riunione di redazione del mattino tipica del processo di formazione della scaletta di un quotidiano, con tanto di interventi dei responsabili dei vari settori del giornale e un rapido focus sui fatti del giorno. La scarna autodefinizione di via Colombo, ad essere precisi, è la seguente:

La riunione di redazione del mattino: come nasce il giornale che leggerete. Gli interventi dei responsabili dei settori, i fatti del giorno, gli inviati. Le nostre telecamere dentro Repubblica

Il breve video, della durata di 5-6 minuti e con diversi elementi di montaggio, viene caricato giornalmente su RepubblicaTv e in Rete ha già ricevuto, a due giorni dal lancio, diverse critiche: dalle sempreverdi si poteva fare meglio al non meglio specificato noioso, fino all’immancabile citazione delle esperienze straniere e, in particolare, di quella analoga di TimeCast lanciata qualche tempo fa dal New York Times.

Lungi dalla rincorsa al grande quotidiano a stelle e strisce, la molto più prosaica realtà di Repubblica (almeno osservando i primi frammenti finora disponibili) appare più che altro quella di un mix mal riuscito – e quindi mal progettato – tra un superficiale videoTg e una riunione di redazione. Ma, come spesso accade quando si tenta di unire due cose ben diverse tra loro, il rischio è di far male sia l’una che l’altra.

Lo pseudoTg, che apre il video come spunto per introdurre il lettore alla riunione di confronto dei vari caporedattori con il direttore, con la scusa di fornire una struttura articolata al filmato finisce per prendere il sopravvento su tutto il resto e, tra il sommario di apertura e i collegamenti con gli inviati esterni, confina la riunione vera e propria a pochissime decine di secondi. Cosa che non sarebbe nemmeno troppo negativa, a dirla tutta, visto il livello di evidente artefazione che si respira da casa anche solo osservando l’incredibile atmosfera: tra redattori calmi e posati, con la frasettina imparata a memoria che sembra parte di un copione già scritto, e il direttore che annuisce ma poi getta l’occhio alla telecamera come a chiedere “come sto andando?”, l’impressione generale è quella di una grande montatura con ben poca spontaneità.

Consiglio non richiesto a quelli Repubblica: fate una riunione vera, a porte chiuse e senza l’occhio indiscreto della telecamera, e decidete cosa volete farne del progetto . Volete fare un videoTg? Bene, selezionate le notizie e un buon anchorman e producete un breve filmato d’informazione. Volete invece portare davvero il lettore dentro la “stanza dei bottoni” del giornale, scegliendo una strada ancora poco battuta nel panorama italiano? Meglio ancora: ma non prendete in giro l’utente, che stupido non è, e organizzate qualcosa di più credibile.

Written by Kobayashi

aprile 28th, 2010 at 12:17 pm

Le parole che non ti ho detto (ovvero: come svuotare la sezione bozze del blog)

without comments

Tempi duri quando il tuo netbook decide, per qualche giorno, di abbandonarti in mezzo alla strada della ricostruzione di un dignitoso piano di blogging lasciandoti solo con i tuoi desideri di maggior frequenza di posting, e quando per ovvi motivi il pc del lavoro può essere solo un misero – e temporalmente limitato – sostitutivo con il quale non riesci a stare al passo con le tue idee, inesorabilmente arrivi ad ingolfare la cartella delle bozze.

Eccomi dunque ad una rapida panoramica flash su quel che avrei voluto scrivere ma non ho avuto la possibilità di fare.  (nota autoreferenziale a margine: potrebbe essere anche uno spunto per una rubrica settimanale sugli argomenti riguardo ai quali non ho avuto tempo di scrivere niente)

BlogNation

Tempo di novità per quanto riguarda la Rete italiana: se qualcuno non se ne fosse accorto, preso com’era dall’attesa per l’esordio de Il Post di Luca Sofri/Wittgenstein, è uscito dalla fase beta BlogNation, di cui avevo parlato qualche settimana fa. Di che si tratta? Di un aggregatore, ovvero un sistema i cui spider – un po’ come quelli di Google – vanno in giro per la rete a cercare e indicizzare i contenuti della blogosfera per riorganizzarli settorialmente e restituire un’istantanea degli argomenti di cui si discute sul web tricolore in quel particolare momento. Come un immenso Google Reader, insomma, organizzato sulla base di migliaia di feed RSS.

Non poteva mancare, ovviamente, la classifica (Blog Chart), indicativo strumento di blogstarritudine del bacino italiano, fonte di innumerevoli isterie collettive all’impennata o al crollo della propria posizione in graduatoria. Ma c’è una novità: questa volta la classifica, generata automaticamente da un algoritmo, è stilata sulla base di un sistema di criteri e indicatori esplicitamente dichiarati. Basterà a stoppare sul nascere le polemiche che affossarono BlogBabel?

La Fieg e la tassa su Internet

La Federazione italiana degli editori (Fieg) ha presentato alla Camera dei Deputati lo studio “La Stampa in Italia 2007-2009″, e nell’occasione il presidente Fieg Carlo Malinconico (nomen omen?) ne ha approfittato per battere cassa proponendo una sorta di “mini tassa” per chi ha una connessione a Internet e usa i contenuti editoriali online, in modo da tamponare l’odierna situazione di emergenza del settore editoriale.
Una tassa per chi naviga quantomeno singolare, se non altro per la domanda che sorge quasi spontanea: come si distinguono coloro che utilizzano la rete per fruire di contenuti editoriali da chi la sfrutta per altri scopi? Due utilizzi spesso connaturati ma che non sempre vanno a braccetto, e dunque mai ipotizzabili congiuntamente. Come se la possibilità di accesso al web fosse condizione necessaria e sufficiente a poter provare (e quindi a far scattare la tassazione) la fruizione di contenuti editoriali al di là di ogni ragionevole dubbio.

Facebook e il pulsante “Mi piace”

Novità in casa Facebook: sparisce la dicitura “Diventa fan” per iscriversi alle pagine, sostituita da un più accattivante quanto livellatorio (al ribasso) “Mi piace”. Le parole, nonostante tutto, mantengono pur sempre un loro valore e significato specifico, e forse chi ha progettato questa modifica non ha preso in considerazione tutte le reali implicazioni del cambiamento. O forse, al contrario, proprio l’aver analizzato a fondo il fenomeno semantico ha portato a questa semplificazione estrema del concetto di associazione tra un profilo personale e una pagina, o eventualmente un brand.


“Speriamo che questa azione risulti più leggera e consenta di aumentare il numero di connessioni create sul sito”, spiegano dalle parti di Mark Zuckerberg. Più “leggera”? Su questo aspetto forse vale la pena di dedicare un post a parte. L’altra novità, che giunge di conseguenza, è stata presentata da Facebook ai potenziali sviluppatori durante la conferenza F8 ed è rappresentata dalla possibilità di aggiungere un pulsante “Like” su qualsiasi blog o sito, esportando in sostanza il “metodo Facebook” in tutta la rete e consentendo a chi possiede un account sul social network di importare direttamente dalla singola pagina di uno spazio web l’apprezzamento per la stessa, per un’immediata condivisione con i propri amici. Impatto potenzialmente devastante, ma è da verificare la diffusione effettiva al di là del boom iniziale dovuto all’effetto novità.

YouCapital

Nel pieno del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (a proposito, tanta sana invidia per chi c’è stato) mi sono accorto della recente nascita – risale al mese scorso – di YouCapital, un progetto dell’associazione culturale no-profit Pulitzer nato per promuovere alcune inchieste di stampo giornalistico che difficilmente troverebbero spazio su canali di informazione tradizionali.


Si tratta di una piattaforma di raccolta fondi (crowdfunding) dove il giornalista freelance può proporre il suo progetto presentando la sua idea – corredata di spiegazioni dettagliate – allo scopo di convincere i potenziali lettori a contribuire alla richiesta economica necessaria per la realizzazione del servizio, in assenza di un editore o finanziatore alternativo e più o meno mainstream.  Ancora una volta una buona proposta…ma avrà successo? Quando si tratta di tirare fuori soldi propri, di solito, o la proposta è una bomba dal potenziale rivoluzionario o difficilmente la novità raggiunge il grande pubblico.

Sunday Creativity: Il Manifesto – 25 Aprile 2010

without comments

Della serie contaminazioni tra i media sociali e l’editoria, ecco la prima pagina de “Il Manifesto” del 25 aprile 2010

Written by Kobayashi

aprile 25th, 2010 at 3:54 pm

Repubblica.it, un restyling che sa di occasione persa

without comments

Cambia, ma non troppo, l’homepage di Repubblica.it: qualche ritocco grafico, il ripensamento di alcune sezioni, l’aumento di elementi multimediali. Nessuna rivoluzione, insomma, ma semmai la combinazione tra una rinfrescatina di facciata per dare un look vagamente più moderno al giornale e una valorizzazione, esaltata dall’articolo di presentazione delle novità ma a dire il vero non così evidente, ai contenuti interni del quotidiano (quelli, per intenderci, che esulano dalle notizie “da prima pagina” e che quindi difficilmente vedranno le luci della ribalta) con 25 sezioni tematiche che, nella speranza di chi ha architettato il rifacimento del sito, dovrebbero aumentarne la profondità.

In realtà, come si evince efficacemente dallo screenshot dell’intera homepage, a farla sempre più da padrone è la colonna di destra, il cosiddetto boxino morboso di Repubblica (come ribatezzato criticamente da una fetta sempre più consistente di internauti), che occupa praticamente l’intera lunghezza della pagina proponendo contenuti extra-testuali come foto, audio e video che difficilmente troverebbero spazio su un’edizione cartacea; mentre il sito, per certi versi comprensibilmente, per non essere un semplice clone, mira a dare agli utenti un’esperienza diversa da quella tradizionale puntando su un mix di contenuti ammiccanti, surreali, stravaganti.

In tutto questo, di conseguenza, come appare ovvio a perderci sono le notizie: fattore che sarebbe anche trascurabile se si trattasse di un blog o di un sito amatoriale, non se parliamo della versione online di uno dei principali quotidiani del paese per diffusione e rilevanza.

Le notizie, appunto. E’ vero: con una testata centrata la news principale appare maggiormente valorizzata di quanto accadesse in passato, ma la doppia colonna sottostante (con altre due notizie in evidenza) isola e “stacca” troppo il titolo di apertura dalla sezione centrale contenente gli altri articoli importanti della giornata; sensazione di vuoto ancor più accentuata dal bianco che circonda i due riquadri, che esalta lo spazio piuttosto che il testo, e probabilmente anche dall’eventuale – non sempre succede – assenza della foto in una delle due parti di sinistra e di destra (come nell’immagine poco sopra).

Capitolo pubblicità: la testata prosegue (anzi, inizia) la linea grafica degli spazi pieni/spazi vuoti lasciando molto bianco ai due lati del logo del quotidiano, spazi che poi vengono riempiti con minibanner o con due specie di finestrelle che agevolano (!) la visione della skin sullo sfondo del sito. Una modalità pubblicitaria che sta diventando sempre più utilizzata dai grandi player dell’informazione online, ma che allo stesso tempo sta scatenando in Rete un acceso dibattito: (al netto di strumenti come AdBlock e affini) se è vero che l’identità di un giornale si fonda sulle notizie che evidenzia, sul taglio utilizzato e dunque sul servizio informativo che rende all’utente, è altrettanto pacifico affermare che la presentazione al lettore gioca la sua parte e può condizionare per alcuni versi l’intera percezione del prodotto editoriale.

Per concludere, è inutile anche la captatio benevolentiae finale dell’articolo con cui il giornalista presenta le novità del 2010:

Quattro anni fa varammo il nuovo sito prima dei Mondiali di Germania: e non diciamo altro

il nuovo Repubblica.it è un sito che – come il precedente, a dirla tutta – non decolla e perde decisamente il confronto diretto con quello del Corriere, che per quanto ancora molto migliorabile rappresenta ad oggi il vertice nel panorama italiano per quanto riguarda il rapporto tra qualità delle notizie ed esperienza di navigazione.

Written by Kobayashi

aprile 22nd, 2010 at 12:50 pm

Il post de “Il Post”

without comments

Dopo qualche giorno di attese, indiscrezioni e foto della redazione fatte filtrare ad arte su social network e affini parte ufficialmente Il Post, il nuovo soggetto editoriale online (italiano e gratuito) diretto da Luca Sofri, meglio conosciuto come autore del blog Wittgenstein, che ha messo in piedi una redazione di pochi ma valenti membri selezionati per lo più tra nickname ormai noti della blogosfera italiana (ad esempio Francesco Costa o anècoico) in aggiunta a un manipolo di personaggi più “esperti” pescati nel restante panorama dell’editoria italiana cartacea, dai giornalisti Christian Rocca (Il Foglio) o Filippo Facci (Libero) alla direttrice del Secolo XIX, Flavia Perina. Il modello, neanche tanto celato, si rifà all’ormai celebre Huffington Post, mentre il progetto è sostenuto dalla raccolta pubblicitaria (che permette di mantenere il progetto totalmente gratuito per i lettori) affidata a Banzai, che oltre ad occuparsi del profilo grafico e del supporto tecnologico ha messo a disposizione un budget da un milione di euro nella speranza di giungere al pareggio in tre anni.

La definizione di soggetto editoriale, quanto mai fumosa e generica, non è stata data a caso, perché Il Post non è un giornale nel senso tradizionale del termine. Troppo snella la struttura per poter anche solo pensare di scalfire lo strapotere dei grandi siti d’informazione nazionale, troppo poco corposa la redazione per coltivare l’utopia di essere aggiornati tanto quanto i colossi del settore. E allora cosa? “Sarà un aggregatore – promette Sofri – perché non produrremo notizie, ma le racconteremo”. In sostanza la sfida si giocherà sul terreno dell’analisi e della qualità, nel tentativo di sovvertire gli indici di notiziabilità delle testate più tradizionali e fornire spunti di riflessione potenzialmente innovativi rispetto ai media mainstream.

Nell’immagine si può apprezzare la struttura del nuovo sito: una notizia di apertura e le news più importanti dei diversi temi di giornata (italia, mondo, politica, economia, tecnologia, scienza, cultura, sport, media) nella colonna di sinistra, mentre sul centro-destra spazio ai blog dei commentatori (tra i quali scelte piuttosto inedite e da scoprire come Paolo Virzì, Giovanni Floris, Debora Serracchiani); sulla destra, invece, il sito fa sfoggio di una colonna di news nazionali e internazionali pescate dai siti dei maggiori giornali italiani e stranieri.

Altra novità, almeno per chi seguiva già Wittgenstein, sono i commenti: articoli e opinioni sono aperte al contributo dei lettori, contrariamente a quanto accade nel blog del direttore.

Written by Kobayashi

aprile 21st, 2010 at 12:59 pm

Posted in Blogosfera

Tagged with , ,

Sunday Creativity: Planes or Volcano?

without comments

L’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull non solo ha paralizzato il traffico aereo del Vecchio Continente, ma ha dato l’opportunità a qualche appassionato di ambiente e infografica di trarre dall’evento naturale una prospettiva un po’ diversa: accantonati i problemi derivanti dal caos trasporti, che hanno lasciato a terra centinaia di vettori, l’autore di questo schema si è potuto concentrare sul rapporto tra inquinamento derivato dalle ceneri emesse dal vulcano e quello causato da una giornata media di voli regolari. Chi inquina (e quanto) di più? Il risultato, forse, non dovrebbe sorprendere più di tanto.

(i dati per la costruzione dell’immagine sono tratti da http://bit.ly/planevolcano)

Written by Kobayashi

aprile 18th, 2010 at 3:34 pm