Il talk show politico sbarca in Rete: durerà?
C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine le lungimiranti menti della televisione ce l’hanno fatta a capire. A poco meno di 20 giorni dalle elezioni regionali, sacrificati i dibattiti a sfondo politico sull’altare della legge sulla par condicio (ad eccezione di Lerner con il suo L’Infedele e Omnibus di La7, entrambi in onda in edizione “borderline – ovvero: parlo lo stesso di politica senza nominare i politici, sperando di farla franca), i faccia-a-faccia tra i candidati governatori o tra i rispettivi big di partito si spostano sul web grazie a una vecchia conoscenza del tubo catodico, quell’Enrico Mentana sdegnosamente allontanatosi da Canale 5 dopo un diverbio relativo ad una puntata speciale del suo Matrix dedicata alla vicenda di Eluana Englaro.
Da giovedì 11 marzo, infatti, il sito del Corriere della Sera si presta a questa sperimentazione 2.0, invero neanche tanto nuova se si pensa a realtà come KlausCondicio (oddio, l’ho scritto davvero!) oppure a Orzo di Diego Bianchi/Zoro, o alle stesse dirette online che il Corriere sta già proponendo giornalmente con i candidati governatori delle varie regioni italiane: la specificità sta nel fatto che, forse per la prima volta, non si tratta di un’intervista singola ma di un dibattito a (per ora almeno) due voci.
La lettera di autopresentazione di Mentana
Piuttosto triste il nome scelto, Mentana condicio, ancora peggio il sottotitolo pseudo-ammiccante (“Vietati in tv, liberi sul web”), se non altro dato il prestigio acquisito di conduttore e testata il nuovo format potrà vantare ospiti di primo livello: dalle 15.30, sotto forma di talk show della durata di un’ora, si confronteranno nella puntata di lancio – dedicata al caos delle liste elettorali – il Ministro della Difesa Ignazio La Russa e il vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta, affiancati dai giornalisti del Corriere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e da altri ospiti in via di definizione.
Giudizio positivo? Vediamo prima come sarà gestita la novità. Indubbiamente è un inizio, se non altro per provare che non esiste solo la televisione e che il web può permettersi spazi di libertà che il piccolo schermo ha più volte dimostrato di non poter garantire; ma solo le prime puntate potranno sciogliere le inevitabili riserve che un annuncio come questo innesca nello spettatore, ormai rassegnato, del panorama politico italiano. Sempre sperando che, con questa mossa, a nessuno venga in mente di tentare di regolamentare anche questo residuo scampolo di informazione non preconfezionata.
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