Libero (di inventare)
Blogosfera, Storie dal Web — By Kobayashi on febbraio 27, 2010 at 19:22Ho molto rispetto per chi mette a disposizione una parte del suo tempo per rendere gratuitamente questo mondo un po’ migliore, dalle grandi opere di solidarietà di carattere mondiale alla denuncia delle piccole storture del vivere quotidiano. La storia che sta venendo a galla in questi giorni appartiene senz’altro a questo secondo sottoinsieme, ma non per questo è meno meritevole di risonanza; nè all’improvvisata e collaborativa task force di blogger che ha scovato l’inghippo e ha ripercorso a ritroso le tappe della vicenda si può far mancare – per quel poco che può valere – il giusto riconoscimento di merito e di link.
Chi è questo signore nella foto? Per chi non l’avesse riconosciuto si tratta di Philip Roth, celeberrimo scrittore statunitense che, secondo il quotidiano italiano Libero, avrebbe concesso un’intervista al giornalista Tommaso Debenedetti apparsa nell’edizione del 22 novembre scorso: oltre alla caratura del personaggio, che già fa notizia da solo, il giornale naturalmente non si fece mancare il titolone per le presunte parole di Roth contro il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Uno scoop così convincente che persino Pigi Battista, editorialista di punta del Corriere della Sera, non si era fatto sfuggire l’occasione per mettere il carico e dissertare sul tema “Se Philip Roth diventa un disertore. Ha osato votare per Obama e poi criticarlo”.
Perché presunte? Perché adesso, complice una seconda intervista (speriamo reale, almeno questa volta) a Il Venerdì di Repubblica pubblicata ieri, lo scrittore nega – circostanza confermata anche dal suo agente dopo un’attenta analisi dei “precedenti italiani” del suo assistito – di aver mai avuto a che fare sia con Debenedetti che tantomeno con Libero.
Per caso (si chiede l’intervistatrice Paola Zanuttini, ndK) è insoddisfatto anche da Barack Obama? Da un’intervista a un quotidiano italiano, Libero, risulta che lo trova persino antipatico, oltre che inconcludente e assopito nei meccanismi del potere.
Ma io non ho mai detto una cosa del genere. E’ grottesco. Scandaloso. E’ tutto il contrario di quello che penso. Considero Obama fantastico. E trovo che l’attacco che gli stanno sferrando i repubblicani è molto simile a quello subito da Roosevelt al suo primo mandato. E’ la destra più stupida mobilitata da Sarah Palin. Agitano la bufala dell’atto di nascita che dimostrerebbe che è nato in Kenya. E trovano ascolto. Sotto c’è il problema della razza, della pelle. Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto.
L’intervista da cui trae origine la querelle, inizialmente presente anche sul sito di Libero, è stata improvvisamente prima sospesa (“in aggiornamento”, riportava il messaggio) e quindi eliminata del tutto, tanto che ora l’indirizzo incriminato riporta la dicitura “Pagina non disponibile”. Peccato, però, che Google conservi per qualche tempo una copia cache delle pagine web, per cui tramite il motore di ricerca qualcuno ha pensato bene di recuperare la versione originale del documento e ricaricarlo su Internet a disposizione di tutti.
Perché, si chiederà qualcuno, bisogna credere alle parole di Roth anziché a quelle di Libero? Non sarebbe il primo caso di un personaggio pubblico che si pente di quanto dichiarato in un’intervista solo dopo la pubblicazione sul giornale, e che a quel punto tenti di minimizzare l’accaduto accusando il giornalista di aver travisato le parole o di aver montato domande e risposte in un ordine tendenzioso e pro domo sua. Vero: è capitato, succede e sempre potrà di nuovo accadere.
Però è altrettanto vero che non si capisce per quale motivo un autore affermato a livello mondiale dovrebbe andare a perdere la faccia in un paese estero con un giornale di second’ordine, mentre si capisce esattamente perché quest’ultimo (non nuovo a manipolazioni del genere, sebbene di più lieve entità) possa essere interessato a costruire a tavolino una notizia distorcendo il pensiero di un personaggio famoso ma straniero, che quindi difficilmente verrà a conoscenza della cosa.
Certo, se il soggetto in questione si chiama Philip Roth nascondere il misfatto diventa cosa più complicata, e in misura ancora maggiore se si sottovaluta la rete di lettori e la loro intelligenza, oltre alle immense possibilità che la Rete (quella di Internet) mette oggi a disposizione anche del singolo per verificare una notizia.
Se la scorsa volta si trattava di recuperare una foto da un archivio e confrontarla con quella pubblicata dal quotidiano per trovare l’evidente manipolazione, questa volta è stato un giornalista concorrente a far scoprire l’inganno: ma il Venerdì di Repubblica, per quanto diffuso, non ha (e non avrà mai) le potenzialità di audience che offre una serie di pagine web che si interconnettono a vicenda ricostruendo, un pezzo ciascuno e con l’aiuto di lettori e commentatori, la storia del falso scoop e lo rilanciano nel tempo di un link su altri blog e sui social network. Rendendo forse l’informazione italiana, anche in queste piccole cose, almeno un po’ migliore.













