Kobayashi Blog

Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for febbraio, 2010

Libero (di inventare)

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Ho molto rispetto per chi mette a disposizione una parte del suo tempo per rendere gratuitamente questo mondo un po’ migliore, dalle grandi opere di solidarietà di carattere mondiale alla denuncia delle piccole storture del vivere quotidiano. La storia che sta venendo a galla in questi giorni appartiene senz’altro a questo secondo sottoinsieme, ma non per questo è meno meritevole di risonanza; nè all’improvvisata e collaborativa task force di blogger che ha scovato l’inghippo e ha ripercorso a ritroso le tappe della vicenda si può far mancare – per quel poco che può valere – il giusto riconoscimento di merito e di link.

Chi è questo signore nella foto? Per chi non l’avesse riconosciuto si tratta di Philip Roth, celeberrimo scrittore statunitense che, secondo il quotidiano italiano Libero, avrebbe concesso un’intervista al giornalista Tommaso Debenedetti apparsa nell’edizione del 22 novembre scorso: oltre alla caratura del personaggio, che già fa notizia da solo, il giornale naturalmente non si fece mancare il titolone per le presunte parole di Roth contro il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Uno scoop così convincente che persino Pigi Battista, editorialista di punta del Corriere della Sera, non si era fatto sfuggire l’occasione per mettere il carico e dissertare sul tema “Se Philip Roth diventa un disertore. Ha osato votare per Obama e poi criticarlo”.

Perché presunte? Perché adesso, complice una seconda intervista (speriamo reale, almeno questa volta) a Il Venerdì di Repubblica pubblicata ieri, lo scrittore nega – circostanza confermata anche dal suo agente dopo un’attenta analisi dei “precedenti italiani” del suo assistito – di aver mai avuto a che fare sia con Debenedetti che tantomeno con Libero.

Per caso (si chiede l’intervistatrice Paola Zanuttini, ndK) è insoddisfatto anche da Barack Obama? Da un’intervista a un quotidiano italiano, Libero, risulta che lo trova persino antipatico, oltre che inconcludente e assopito nei meccanismi del potere.

Ma io non ho mai detto una cosa del genere. E’ grottesco. Scandaloso. E’ tutto il contrario di quello che penso. Considero Obama fantastico. E trovo che l’attacco che gli stanno sferrando i repubblicani è molto simile a quello subito da Roosevelt al suo primo mandato. E’ la destra più stupida mobilitata da Sarah Palin. Agitano la bufala dell’atto di nascita che dimostrerebbe che è nato in Kenya. E trovano ascolto. Sotto c’è il problema della razza, della pelle. Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto.

L’intervista da cui trae origine la querelle, inizialmente presente anche sul sito di Libero, è stata improvvisamente prima sospesa (“in aggiornamento”, riportava il messaggio) e quindi eliminata del tutto, tanto che ora l’indirizzo incriminato riporta la dicitura “Pagina non disponibile”. Peccato, però, che Google conservi per qualche tempo una copia cache delle pagine web, per cui tramite il motore di ricerca qualcuno ha pensato bene di recuperare la versione originale del documento e ricaricarlo su Internet a disposizione di tutti.

Perché, si chiederà qualcuno, bisogna credere alle parole di Roth anziché a quelle di Libero? Non sarebbe il primo caso di un personaggio pubblico che si pente di quanto dichiarato in un’intervista solo dopo la pubblicazione sul giornale, e che a quel punto tenti di minimizzare l’accaduto accusando il giornalista di aver travisato le parole o di aver montato domande e risposte in un ordine tendenzioso e pro domo sua. Vero: è capitato, succede e sempre potrà di nuovo accadere.

Però è altrettanto vero che non si capisce per quale motivo un autore affermato a livello mondiale dovrebbe andare a perdere la faccia in un paese estero con un giornale di second’ordine, mentre si capisce esattamente perché quest’ultimo (non nuovo a manipolazioni del genere, sebbene di più lieve entità) possa essere interessato a costruire a tavolino una notizia distorcendo il pensiero di un personaggio famoso ma straniero, che quindi difficilmente verrà a conoscenza della cosa.

Certo, se il soggetto in questione si chiama Philip Roth nascondere il misfatto diventa cosa più complicata, e in misura ancora maggiore se si sottovaluta la rete di lettori e la loro intelligenza, oltre alle immense possibilità che la Rete (quella di Internet) mette oggi a disposizione anche del singolo per verificare una notizia.

Se la scorsa volta si trattava di recuperare una foto da un archivio e confrontarla con quella pubblicata dal quotidiano per trovare l’evidente manipolazione, questa volta è stato un giornalista concorrente a far scoprire l’inganno: ma il Venerdì di Repubblica, per quanto diffuso, non ha (e non avrà mai) le potenzialità di audience che offre una serie di pagine web che si interconnettono a vicenda ricostruendo, un pezzo ciascuno e con l’aiuto di lettori e commentatori, la storia del falso scoop e lo rilanciano nel tempo di un link su altri blog e sui social network. Rendendo forse l’informazione italiana, anche in queste piccole cose, almeno un po’ migliore.

Corriere.it, audiogiornalismo online

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Da qualche giorno gli articoli della versione online del Corriere della Sera sono accompagnati da un’icona (in alto a sinistra, indicata dalla freccia rossa) che attiva ReadSpeaker, la funzione di lettura vocale: in poche parole, insomma, una voce trasforma il testo in parole e legge l’articolo che stiamo consultando. Attraverso il player integrato si possono poi compiere le operazioni più elementari: play/pausa, stop, controllo del volume e download del file audio.

La voce narrante, contrariamente alle basse aspettative, raggiunge un discreto livello di qualità riuscendo spesso a riconoscere la punteggiatura e le relative pause e rispettando una velocità di dizione accettabile, né troppo veloce né troppo lenta, e risultando nell’insieme meno robotica e più fluente del previsto (rispetto, ad esempio, al pessimo lettore automatico di Adobe Acrobat). Un bel passo avanti nel mondo dei sistemi di sintesi vocale, anche se non mancano certo i punti da migliorare, primo tra tutti l’annoso problema delle parole straniere (sebbene, per qualche oscuro motivo, ReadSpeaker riesca a pronunciarne bene alcune, anche tra quelle più difficili).

Pollice in alto anche sul versante dell’accessibilità: non c’è dubbio che un lettore del genere, già integrato nelle pagine del quotidiano, sia particolarmente comodo e apprezzato da quella categoria di persone con handicap sensoriali tali da rendere eventualmente difficoltoso il processo di lettura; tuttavia anche chi ha la fortuna di non soffrire di questi deficit potrà trovare interessante questa funzione, magari come elemento per incrementare il proprio livello di multitasking (facendo una seconda attività mentre la voce ci legge una notizia di nostro interesse).

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febbraio 26th, 2010 at 7:48 pm

Forse voleva dire “[...] la soluzione dell’avvocato Mills”

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Premessa: questo blog non si è mai particolarmente distinto per militanza politica, e questa non sarà certo un’eccezione alla regola. Tuttavia le commistioni più o meno lecite tra politica e informazione conducono ad errori grossolani (ad essere proprio garantisti) o a clamorose distorsioni della realtà (se si vuol fare i malpensanti, nell’accezione puramente andreottiana del termine) che non possono essere lasciate passare senza un legittimo moto di sdegno, o quantomeno una sottolineatura digitalmente eterna.

Il fascino che esercita il mondo dell’informazione, e la verità da cui esso deve trarre ispirazione, non può lasciar passare impunemente il fatto che il maggior telegiornale nazionale, quel Tg1 principe dell’emittente nazionale che ogni giorno incolla ai suoi 30 minuti dell’edizione di punta milioni di italiani, trasformi per ben due volte (nel sommario d’apertura e nel lancio del servizio, escludendo così di fatto l’ipotesi dell’errore involontario e circostanziato) una notizia nel suo quasi opposto, per correggersi poi solo alla terza ricorrenza del termine, quando ormai lo strillo iniziale e la pomposità del titolo hanno già fissato nella mente del telespettatore l’indelebile effetto-primacy

Una “prescrizione” (=reato consumato, dunque riconosciuto come commesso, ma pena non eseguita per una sorta di decorrenza dei termini) che nelle parole del mezzobusto dell’ammiraglia pubblica diventa “assoluzione” (=reato non commesso, proscioglimento dalle accuse). Un errore – continuiamo a chiamarlo così, ma pare poco credibile che nessuno della redazione se ne sia accorto in tempo per correggere una svista di questa portata – già incredibile di per sé, ma che alla luce dell’importanza del tema trattato (non un episodio qualsiasi, ma un possibile coinvolgimento della quarta carica dello stato) getta nuove ombre sulla discutibile gestione-Minzolini dell’informazione pubblica, da tempo minata nella sua credibilità attraverso alcune scelte poco super partes che hanno scatenato a più riprese il malcontento dello stesso comitato di redazione.
D’altra parte l’interpretazione della notizia, anziché la narrazione oggettiva di un fatto, sembra da molto tempo essere lo sport preferito di certa stampa, non solo nell’etere ma anche tra quella cartacea, che sullo stesso argomento-Mills riesce a produrre titolazioni variegate a seconda dell’impostazione editoriale pro o contro la linea governativa attuale, con estremi dal vago sapore grottesco (click per ingrandire)

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febbraio 26th, 2010 at 7:20 pm

Nitidezza, ovvero la moviola del Corriere

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Mercoledì 24 febbraio, a Firenze si gioca Fiorentina-Milan, recupero di una partita di campionato sospesa qualche settimana fa per neve. Al 41° del secondo tempo, sul risultato di 1-1, viene negato a Montolivo un evidente rigore alla formazione di casa che fa imbestialire il popolo viola, che si vede passare davanti agli occhi l’incubo (calcistico) di una gara da quasi conquistata – fatto salvo Abbiati e la sua fama di pararigori – a persa nel nulla, con il guizzo di Pato dopo pochi minuti che regala al Diavolo la speranza della rincorsa scudetto e sprofonda la squadra di casa nella seconda, immeritata sconfitta consecutiva.

Il Corriere strombazza da subito nel consueto boxino dedicato alla Serie A la fotonotizia, promettendosi anima e corpo all’idolo delle folle rabbiose, quella moviola panacea di tutti i mali (almeno nell’immediato post-partita, per prepararsi alla futura battaglia verbale con i rivali pallonari e alle sfide all’arma bianca nei social network) e giudice supremo delle disfide del tifo italico. Questa:

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febbraio 25th, 2010 at 7:56 pm

Tra BlogBabel e Liquida ecco BlogNation, la classifica “open source” della blogosfera italiana

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Lo si legge già nella testata. “Non è un giornale. Non è un blog”: e allora che cos’è? In sostanza BlogNation è un (ennesimo, va detto) aggregatore, ovvero un sistema i cui spider – un po’ come quelli di Google – vanno in giro per la rete a cercare e indicizzare i contenuti della blogosfera per riorganizzarli settorialmente e restituire un’istantanea degli argomenti di cui si discute in rete in un dato momento. Come un immenso Google Reader, insomma, illustrato e organizzato sulla base di migliaia di feed RSS.

Per ora solo 1.462, che rappresentano la base di partenza per la fase di test, ma altre centinaia di new entry sono in lista d’attesa per entrare nel database del neonato aggregatore grazie allo strumento “Segnala un blog“, che permette agli utenti di proporre la candidatura per un proprio o altrui spazio web.

Si ripropone dunque, e non poteva essere altrimenti, l’annoso problema dell’inclusione di blog da parte di terzi senza l’assenso preventivo dell’autore: un nodo cruciale di ogni aggregatore che si rispetti, che al tempo fece crollare la solidità di BlogBabel con l’ormai famosa pietra del blogscandalo lanciata da Napolux e dal rimpianto Paul The Wine Guy contro gli amministratori del sito.

Non può mancare ovviamente, anche se ora particolarmente parziale e incompleta dato il basso numero di blog finora indicizzati, la classifica (Blog Chart): da sempre croce e delizia dei blogger, indicativo strumento di blogstarritudine del bacino italiano, fonte di innumerevoli isterie collettive all’impennata o – più facilmente – al crollo della propria posizione in graduatoria. Questa classifica è generata automaticamente da un algoritmo, e forse la grande novità di BlogNation risiede proprio in questo elemento: per una volta niente sotterfugi né alchimie segrete di bit, ma un sistema di criteri esplicitamente dichiarati e in costante mutamento per adattarsi di volta in volta al multiforme universo che BlogNation pretende di monitorare e catalogare.

In questo momento, come si legge nell’apposita pagina, la scala di valutazione dei singoli blog attraverso la quale l’algoritmo genera la classifica sono questi:

  • link ricevuti nell’ultimo mese = 1 punto
  • link totali = 0,5 punti
  • commenti ricevuti nell’ultimo mese = 0,01 punti. Sul risultato parziale di questo criterio viene poi calcolato il logaritmo in base 10

Il punteggio per ogni blog viene calcolato dunque come:

[(LINK 1 MESE*1) + (LINK TOTALI*0,5) + LOG10(COMMENTI 1 MESE*0,01)]

Poi si calcola il punteggio massimo presente nel database relativo a quel blog. La formula per il risultato finale risulta quindi:

LOG10(SCORE) / LOG10(SCORE TOTALE)

Dopo BlogBabel e le sue infinite polemiche sul ranking e l’inclusione dei contenuti, dopo la (decisamente migliore) esperienza qualitativa di Liquida, questo BlogNation è tutto da scoprire. Lontano da alcune critiche dal sapore preventivo che ho già letto in giro, probabilmente ingenerose e frutto anche di un pregiudizio verso gli autori di questo nuovo strumento per la blogosfera italica (Gianluca Neri & Co.), almeno l’inizio di questa esperienza è stato portato avanti perseguendo il giusto baluardo della trasparenza nei confronti degli (ehm..) utilizzatori finali del servizio. La sfida, questa volta, sarà quella di mantenere il modello “casa di vetro” fino alla fine.

Written by Kobayashi

febbraio 23rd, 2010 at 7:52 pm