Nella Copenhagen verde
Mondo, Politica, Video — By Kobayashi on dicembre 7, 2009 at 12:18
Si apre oggi a Copenhagen la COP15 (Conference of the Parties), la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si protrarrà fino al 18 dicembre. Per avere un punto di vista più vicino alla questione ho chiesto a Riccardo Mioli, studente universitario reggiano 23enne attualmente di stanza proprio nella capitale danese, di poterlo utilizzare per l’occasione come guest poster (tra l’altro il primo di questo blog, che onore!) per raccontare come si vive l’attesa per un appuntamento che, al netto delle solite promesse dei governanti, potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta nelle politiche ambientali mondiali.
-12: dodici anni dopo Kyoto l’erede sarà Copenhagen. Oltre dodicimila delegati, da centonovantadue paesi del mondo, per decidere come governare l’impatto dell’uomo sul clima della nostra cara vecchia Terra, apparentemente scocciata dalla presenza dell’Homo Sapiens Sapiens negli ultimi duecentomila dei suoi quasi cinque miliardi di anni.
-10: le emissioni di biossido di carbonio (CO2 per gli amici della chimica, anidride carbonica per gli amici dell’acqua gassata) della conferenza, oltre ad essere limitate attraverso dieci idee guida, vengono totalmente compensate da un progetto in Bangladesh dove venti stabilimenti altamente inquinanti di mattoni vengono sostituiti da altrettante strutture nuove ed ecologiche.
-9: circa il novantanove per cento dei delegati arriverà in aereo, qualcuno in treno ma vista la pubblicità non correrà il rischio di sentirsi solo. A Copenhagen gli verrà proposto di spostarsi con appositi autobus elettrici, biciclette in noleggio gratuito e, per le very important persons, limousine anti-proiettile che vanno con un bio-etanolo di ultima generazione.
-8: otto corone danesi di buono al supermercato, quelle che ho ottenuto per aver riportato due bottiglie di acqua e quattro lattine di birra. In Danimarca per le bottiglie di vetro e plastica e per le lattine si paga un extra che viene restituito al momento del riciclaggio nelle macchinette a ciò adibite. Circa millemila milioni di miliardi i chili di pubblicità dei supermercati e di carte inutili che arrivano ogni settimana nelle cassatte delle lettere dei poveri residenti a Copenhagen: nessuno è perfetto.
-7: dal ventisette novembre è aperta la pista di ghiaccio cittadina che usa ghiaccio artificiale riducendo a zero il consumo di acqua ed energia elettrica. L’acqua del porto della ex città dei mercanti (questo il significato di København) è talmente pulita da permettere di farci il bagno. Il riscaldamento globale è fortunatamente ancora abbastanza indietro da permettere di farci il bagno solo ai matti.
-6: per i prossimi sei anni Copenhagen si prefigge di raggiungere il traguardo del cinquanta per cento di lavoratori e studenti che si spostano in bicicletta. Attualmente nella capitale è il trentasette per cento a muoversi in bici, i chilometri di piste ciclabili della città sono trecentocinquanta. Più o meno la distanza tra Reggio e la città natale di quell’ambientalista di San Francesco.
-5: circa il cinquanta per cento del cibo usato nelle istituzioni danesi è organico. E’ anche organico oltre il dieci per cento del cibo comprato a Copenhagen. Due record mondiali. L’acqua alla conferenza sarà solo di rubinetto e servita in bicchieri bio-degradabili.
-4: i cinquecentotrentaquattromila euro di regali ai delegati sono stati destinati a borse di studio universitarie. Il nuovo ufficio della facoltà di Scienze dell’Università di Copenhagen è ad emissioni zero di CO2. Una costellazione di seminari e progetti sono stati organizzati dalle università danesi in relazione alla COP15.
-3: il ventitre per cento dell’energia elettrica danese è eolica. Le emissioni di CO2 sono state diminuite del venticinque per cento dal 1990.
-2: non esistono probabilmente due previsioni uguali su quello che sarà il futuro del clima sulla terra, qualsiasi siano i comportamenti dell’uomo. La matematica precisione con cui i meteorologi di tutto il mondo sbagliano le previsioni per il giorno successivo è un avvertimento per il senso comune dell’umanità a fare attenzione nel fidarsi ciecamente a proclami e predizioni sul futuro. Praticamente tutta la comunità scientifica è concorde sul riscaldamento globale, la maggior parte lo è sul fatto che sia causata dall’uomo, un numero crescente di scienziati – ancora piccolo – è in disaccordo sulle cifre e la veridicità delle affermazioni portate a supporto di questa tesi. La quasi totalità degli attori e della gente dello spettacolo è ambientalista, a parole. Raramente sa di cosa parla.
-1: la Danimarca, oggi, è forse il paese numero uno al mondo nella promozione di un profilo culturale e sociale ambientalista fatto di azioni concrete. Gli investimenti nell’ambito delle tecnologie e dei progetti ecologici sono tra quelli in maggiore crescita nell’intero panorama mondiale. Le grandi aziende, multinazionali in testa, fanno di tutto per colorarsi in qualche modo di verde, spesso con idee che non vanno oltre una spruzzata di vernice di pessima qualità. L’impressione è che Copenhagen sia la cattedrale, per quanto stupenda e strabiliante, di una nuova religione: l’ambientalismo. Una grande paura – la fine del mondo come lo conosciamo -, grandi strutture di potere, cascate di soldi, senso di colpa, arte, profeti, credenze, molta meno scienza e lucidità di quella che sarebbe necessaria nell’affrontare un argomento così poco limpido e difficile. Crisi economica, lavoratori senza lavoro, paesi in via di sviluppo, paesi non in via di sviluppo, paesi che muoiono di fame, criminali della politica, criminali della guerra, criminali della finanza… possono aspettare, ora la salvezza è verde.
0: lo spettacolo inizia, allacciate le cinture, perdonate il mio intento di farvi guardare con occhio un pochino più critico il panorama che verrà messo in scena, e godetevi lo spettacolo. Le mie fonti svedesi mi dicono che si sta preparando anche la più grande protesta anti-capitalista della storia scandinava. Si sa che qua di rivoluzioni non ce n’è mai state perché alla fine c’è sempre brutto tempo, ma il clima sta cambiando, non ci sono più le mezze stagioni.
Riccardo Mioli
Questo, invece, è il video che ha inaugurato la conferenza.






