L’aveva promesso e l’ha fatto: è finita la pacchia per gli utilizzatori di Woopra, il servizio di web analytics che fino a questa mattina era disponibile a costo zero e con un sacco di funzioni interessanti soprattutto per quanto riguarda le statistiche real time. Tutto perduto? Niente affatto, il servizio rimane gratuito (anche se con l’introduzione di alcune limitazioni) mentre in ogni momento c’è la possibilità di passare a un account pro a pagamento con vari livelli di prezzo e, conseguentemente, di opzioni e servizi.

Per chi non ha acquistato un pacchetto di livello più elevato, il proprio sito/blog è stato automaticamente “declassato” al piano Basic dopo un periodo di transizione caratterizzato da un Temporary Plan. Quali differenze comporta questa modifica rispetto al passato? Per il piano standard, che rimane gratuito:
- il limite di pageview mensili è stato abbassato dalle 250.000 del piano temporaneo alle 30.000 del piano attualte: questo mette a rischio i blog più frequentati, che si vedranno bloccare il report delle visite al superamento della soglia (ossia saranno tracciate solo le prime 30 mila pagine viste del mese in corso)
- il supporto SSL è stato disabilitato: questo vuol dire che alcune aree del sito, quelle con restrizioni o altre misure di sicurezza, non saranno più monitorate dal sistema
- se i dati di uno spazio web registrato presso Woopra erano stati condiviso con più utenti di quanto il piano ora permetta di fare, questi utenti sono stati eliminati partendo dai più recenti e andando verso quelli meno recenti, fino al raggiungimento della soglia massima concessa. La funzione Share, infatti, non rientra nelle possibilità di un Basic Plan
- sono stati cancellati automaticamente tutti i dati dello “storico” esclusi dal periodo indicato nella retention del piano in questione
- l’analisi segmentata e i report via e-mail non sono più disponibili per gli utenti base

L’ultima modifica, forse la più impattante a livello visivo, è sicuramente l’aggiunta di pubblicità al livello gratuito del servizio. La società promette ovviamente di tentare di assicurare una “piacevolezza estetica” e una certa rilevanza per quanto riguarda i banner: ma quando ci sono di mezzo i soldi, si sa, difficilmente si va molto per il sottile.





