L’ultima di Google, che ormai sforna novità al ritmo di una alla settimana, è Dashboard: una pagina dove, previa autenticazione, si possono tenere sott’occhio tutte le informazioni associate al proprio account. Dalle attività a Gmail, dagli alert al calendario, dai contatti ai Docs, dagli elementi del feed reader ai gadget di iGoogle non manca (quasi) nessuna delle maggiori applicazioni riconducibili a Google: insomma, un riepilogo di tutti i nostri dati archiviati in possesso di Big G corredati una serie di statistiche che – eventualmente – possono tornare utili in alcuni frangenti, come stima delle nostre attività (esempio: il numero di contatti Gmail o di feed sottoscritti) o come semplice promemoria (esempio: l’URL del nostro album Picasa o l’username di Blogger).

google_dashboard

Naturalmente, trattandosi di servizi forniti da un unico soggetto, dalla stessa pagina di controllo si possono compiere tutta una serie di azioni sulle applicazioni utilizzate: modificare i profili, gestire il blog,  , cancellare la cronologia web e così via. Dashboard raccoglie tutte le informazioni nello stesso formato,  per dare un efficace colpo d’occhio che permette un livello di accesso e controllo dei dati semplice e immediato. All’appello mancano famosi strumenti quali FeedBurner, Google Analytics o i tool per Webmaster, ma si suppone che presto anche questi ultimi verranno implementati nella pagina riassuntiva.

Come già molti nella blogosfera fanno notare, fa un po’ impressione vedere quante informazioni Google disponga su una singola persona: incrociando i dati si può ricostruire un profilo ben dettagliato, elemento peraltro su cui Mountain View ha costruito la sua fortuna negli anni. Si staglia allora all’orizzonte l’annosa questione: privacy a rischio o servizi gratuiti? Condividere informazioni su di sé attraverso le immagini di Picasa non è affatto la stessa cosa che far sapere in ogni momento (o quasi) la propria collocazione geografica tramite Latitude, così come tutto questo è ancora diverso dal concedere al cervellone di Google di venire a sapere quali percorsi di navigazione effettuo più di frequente.

E gli esempi sarebbero infiniti, così come i distinguo: personalmente, allora, pur non perdendo mai di vista il riferimento alla delicata tematica del controllo dei propri dati personali ritengo utile differenziare il discorso per ciascuna funzionalità offerta da Google (ma non solo!) e individuare di volta in volta una bilancia costi/benefici – inevitabilmente diversa e dettata dalla condizione personale a seconda dell’utente – come parametro su cui basare le scelte in materia.

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