Ecco perché i blog non moriranno (o almeno non a breve)
Blog, Blogosfera, Facebook, Riflessioni, Social network, YouTube — By Kobayashi on marzo 24, 2009 at 00:05
Quella a sinistra è probabilmente l’immagine-simbolo del pensiero che negli ultimi tempi si sta diffondendo attraverso la blogosfera riguardo il destino stesso dei blog.
I profeti della morte dei blog, infatti, si susseguono senza sosta: solo negli ultimi giorni – per limitarci all’Italia – si è registrato l’intervento (pur autorevole) di Andrea Beggi sull’argomento, mentre oltreoceano non si contano ormai più i funerali di questo strumento di comunicazione dall’invecchiamento precoce.
Ma perché questo accanimento? Osservando a fondo le analisi più accreditate, sembrerebbe che i “maggiordomi” del caso siano da cercare tra social network, servizi di microblogging e di social streaming. In particolare, tanto per farla breve, sulla fine (in)gloriosa dei blog si staglierebbe l’ombra minacciosa di Facebook, di Twitter e di FriendFeed, e l’arma del delitto sarebbe facilmente individuabile nella semplicità di utilizzo (assolutamente a prova di idiota) unita alla straordinaria velocità con la quale questi servizi permettono a ciascuno di immettere in Rete contenuti multimediali di diversa natura.
Pur essendo indubbio che questi strumenti siano estremamente competitivi rispetto ai blog su due capisaldi della comunicazione online (ovvero la quantità di tempo a disposizione dell’utente per creare i propri contenuti e il possesso di un minimo di conoscenze tecniche di funzionamento del mezzo), esiste un punto che – almeno nel breve, ma probabilmente per lungo tempo – non potrà essere sostituito in toto da queste nuove piattaforme di espressione.
Il discorso è molto semplice: per quanto pieni di potenzialità forse ancora non del tutto espresse, per ora niente meglio di un blog riesce a garantire ad un soggetto digitale la possibilità di raccontare una storia.
Ben lungi da me l’idea di voler squalificare gli altri strumenti di comunicazione sociale, ai quali riconosco enormi pregi, credo sia condivisibile la prospettiva secondo la quale questa prerogativa dei blog certo non potrà essere surrogata dai 140 caratteri di Twitter, né esaltata nel contesto di condivisione sfrenata di Facebook, men che meno essere assoggettata alla brevità dei flussi propri di FriendFeed. Si potrebbe continuare all’infinito, mettendo nel calderone Tumblr, Flickr e finanche Youtube (forse l’unico strumento che si avvicina, seppur con un linguaggio diverso, alle possibilità peculiari offerte dal blogging), ma non è questo il fine del post.
Finché ci saranno storie da raccontare, insomma, il blog vivrà e brillerà di luce propria, approfittando contemporaneamente – come già da ora accade – anche del surplus di visibilità e diffusione fornito dai servizi social: specchi di riflessione, e sempre più spesso anche generatori di scintille di qualità, ma non ancora assassini conclamati.
Update: nello stesso giorno, e dello stesso tema, scrive anche Francesco Gavello esprimendo un altro interessante punto di vista.
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Come non darti ragione. I blog non muoiono proprio perché, come vedi, per poter esprimere ciò che pensavi, non hai usato Facebook, FriendFeed, Twitter etc etc… ma hai privilegiato questo luogo.
E poi, sinceramente non sono iscritto a nessuno di quei network e così, almeno per me, l’unico posto in cui trovarmi è il blog. Ci sto bene li dentro, è largo e stretto allo stesso tempo.
Ciao,
Emanuele