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Giornalismo, social network e dinamiche della Rete

Archive for marzo, 2009

Le 7 cose che (forse) uccideranno Facebook #1 – Le notifiche selvagge

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Dopo le ultime polemiche che hanno agitato il mondo di Facebook, tra modifiche improvvise e repentini cambi di linea direzionale, si è giunti finalmente ad una nuova versione che (piaccia o meno) sembra oramai abbastanza stabilizzata – anche se gli sviluppatori hanno recentemente avvertito che alcune piccole sistemazioni sono ancora in corso d’opera.

Dopo le diverse novità introdotte emergono almeno 7 punti cruciali nello sviluppo futuro del social network del momento: snodi fondamentali per la vita o la morte (digitale) di questo colosso da quasi 200 milioni di utenti in tutto il mondo. Problematiche decisamente evidenti che, se non verranno in qualche modo migliorate o arginate a breve, potrebbero portare velocemente alla disaffezione di molti utenti.

#1 – Le notifiche selvagge

Facebook_notificheCome chiunque abbia passato anche solo un giorno su Facebook sicuramente saprà, le notifiche sono probabilmente uno dei più grossi problemi di questo social network. Semplificando all’estremo, praticamente ogni azione genera una notifica, che andrà a sommarsi a tutte le precedenti nell’apposito riquadro-report visualizzabile in basso a destra nella schermata del sito.

Osservando l’immagine a fianco, peraltro, si nota a prima vista come molte delle notizie riportate sono perfettamente inutili per l’utente medio del social network, tra update alert e quintalate di inviti per i programmini più disparati. La soluzione? Probabilmente la più immediata sarebbe quella di non permettere a nessuna applicazione di accedere al nostro profilo; ma anche in questo modo le opportunità di notifica sono elevatissime.

Ogni volta che qualcuno ci scrive, ogni volta che qualcuno ci risponde, ogni volta che qualcuno ci “tagga” in una foto o in un video l’icona “+1″ tormenta inesorabilmente la morbosa curiosità del proprietario dell’account; e ancora, ogni volta che accettiamo di dare il via libera ad un programma, un giochino, un test, un quiz, Facebook permetterà all’applicazione di inviarci automaticamente qualsiasi aggiornamento riguardante la stessa.

La procedura per mettere fine a questo stillicidio di informazione superflua passa irrimediabilmente per un approccio manuale al problema, tramite la deselezione da parte dell’utente,  una per volta, di ogni fonte di notifica non gradita. Non solo: se non espressamente disattivate dall’apposito pannello, molte delle azioni-base che un nostro amico può compiere nei nostri confronti su Facebook vengono notificate anche via mail all’indirizzo indicato in fase di registrazione al sito.

Insomma: un livello di ridondanza dell’informazione che alla lunga strema anche il più navigato e paziente degli amanti della socialità via web.

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marzo 31st, 2009 at 10:54 pm

EDU che?!

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(dal feed RSS di Youtube di oggi)

youtube_china

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marzo 28th, 2009 at 4:42 pm

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Quando il fine giustifica i mezzi

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twitterDaniele di PsicheSoma ha avuto un’idea davvero particolare, inaugurando il progetto “La salute su Twitter“: esatto, attraverso i cinguettii del popolare servizio di microblogging condividerà link ad articoli riguardanti il tema della salute (selezionandoli da autorevoli fonti web) ed eventualmente offrirà delle mini-consulenze mediche via Internet, il tutto nei canonici 140 caratteri concessi.

Per entrare in contatto più da vicino con questa novità è sufficiente aggiungere l’account twitter di Daniele agli utenti seguiti: tutti i twit riporteranno il tag #salute per permettere di rintracciarli anche successivamente attraverso la Twitter Search.

Perché mi interessa tanto questa iniziativa? Proprio io, che faccio un uso marginale di Twitter? (sebbene a più riprese mi sia ripromesso di cominciare a utilizzarlo con maggior continuità…)

Mi sembra un progetto innovativo nel suo genere perché è un esempio di come un servizio online possa essere “plasmato” dai propri utenti attraverso gli usi che essi ne fanno, usi che non necessariamente corrispondono a quelli per cui il servizio è stato originariamente creato.

E’ interessante osservare come Twitter, servizio di microblogging che ancora oggi presenta in homepage questo proclama:

Twitter is a service for friends, family, and co–workers to communicate and stay connected through the exchange of quick, frequent answers to one simple question: What are you doing?

Twitter_homepage

si stia sempre più spesso allontanando dal motivo per cui era stato pensato dai suoi ideatori, assumendo il ruolo che i twitters giorno dopo giorno decidono di assegnarli.

Non più solo “what are you doing’?“, quindi, ma questo ormai da diverso tempo. Il quesito originale sembra essere stato sostituito mano a mano che l’utenza cresceva, via via che si scoprivano nuovi possibili usi dello strumento. Dalla micro-letteratura all’autopromozione del proprio blog tramite short Url, dalle informazioni sul traffico (dell’azienda di trasporti pubblici di Roma – Atac) fino ad arrivare al racconto in tempo reale delle breaking news da tutto il mondo, passando per decine di altri esperimenti.

Ecco, quindi, perché seguirò con attenzione l’esperimento di Daniele: nel mondo 2.0 sempre più spesso il mezzo viene piegato alla creatività della persona, e Twitter si è dimostrato più che mai flessibile prestandosi ad innumerevoli modalità di fruizione il cui unico limite (oltre ai già citati 140 caratteri) sembra essere semplicemente la creatività di ogni utente.

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marzo 27th, 2009 at 11:58 pm

La lista della spesa dei big del Web

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IncomeDiary, il blog di Michael Dunlop non certo nuovo a questo genere di classifiche, ha pubblicato la lista dei 30 siti web la cui acquisizione – solitamente ad opera dei maggiori player del settore online – ha portato al “proprietario-venditore” il maggior introito della storia di Internet.

30_websites_that_sold_for_a_lot_of_money

Yahoo! la fa da padrone incontrastato, avendo acquisito i servizi web posizionati al secondo, terzo, quinto e nono posto della speciale lista, tra l’altro con alterne fortune: personalmente non conosco Broadcast e non so che fine abbia fatto, mentre ricordo benissimo Geocities sebbene sia pian piano sparita nel nulla. Fa specie notare, però, come si tratti rispettivamente della seconda e della terza acquisizione più onerosa della storia – e parliamo del 1999, ovvero (internettianamente parlando) quasi una vita fa.

Al contrario Google (e ti pareva!) sembra aver piazzato l’unico colpo veramente sensazionale – al netto della mia ignoranza su alcuni dei siti citati – accaparrandosi Youtube per poco più di un miliardo e mezzo di dollari: che detto così sembra niente, ma andiamolo a chiedere ai 3 ex-dipendenti PayPal che si sono visti arrivare questa pioggia di denaro da un giorno all’altro! Se però Mountain View troverà un modello di business duraturo e vincente per il servizio di videosharing più famoso del mondo, avrà fatto l’ennesimo affare della sua storia.

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marzo 25th, 2009 at 11:55 pm

Ecco perché i blog non moriranno (o almeno non a breve)

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blog_deathQuella a sinistra è probabilmente l’immagine-simbolo del pensiero che negli ultimi tempi si sta diffondendo attraverso la blogosfera riguardo il destino stesso dei blog.

I profeti della morte dei blog, infatti, si susseguono senza sosta: solo negli ultimi giorni – per limitarci all’Italia – si è registrato l’intervento (pur autorevole) di Andrea Beggi sull’argomento, mentre oltreoceano non si contano ormai più i funerali di questo strumento di comunicazione dall’invecchiamento precoce.

Ma perché questo accanimento? Osservando a fondo le analisi più accreditate, sembrerebbe che i “maggiordomi” del caso siano da cercare tra social network, servizi di microblogging e di social streaming. In particolare, tanto per farla breve, sulla fine (in)gloriosa dei blog si staglierebbe l’ombra minacciosa di Facebook, di Twitter e di FriendFeed, e l’arma del delitto sarebbe facilmente individuabile nella semplicità di utilizzo (assolutamente a prova di idiota) unita alla straordinaria velocità con la quale questi servizi permettono a ciascuno di immettere in Rete contenuti multimediali di diversa natura.

Pur essendo indubbio che questi strumenti siano estremamente competitivi rispetto ai blog su due capisaldi della comunicazione online (ovvero la quantità di tempo a disposizione dell’utente per creare i propri contenuti e il possesso di un minimo di conoscenze tecniche di funzionamento del mezzo), esiste un punto che – almeno nel breve, ma probabilmente per lungo tempo – non potrà essere sostituito in toto da queste nuove piattaforme di espressione.

Il discorso è molto semplice: per quanto pieni di potenzialità forse ancora non del tutto espresse, per ora niente meglio di un blog riesce a garantire ad un soggetto digitale la possibilità di raccontare una storia.

Ben lungi da me l’idea di voler squalificare gli altri strumenti di comunicazione sociale, ai quali riconosco enormi pregi, credo sia condivisibile la prospettiva secondo la quale questa prerogativa dei blog certo non potrà essere surrogata dai 140 caratteri di Twitter, né esaltata nel contesto di condivisione sfrenata di Facebook, men che meno essere assoggettata alla brevità dei flussi propri di FriendFeed. Si potrebbe continuare all’infinito, mettendo nel calderone Tumblr, Flickr e finanche Youtube (forse l’unico strumento che si avvicina, seppur con un linguaggio diverso, alle possibilità peculiari offerte dal blogging), ma non è questo il fine del post.

Finché ci saranno storie da raccontare, insomma, il blog vivrà e brillerà di luce propria, approfittando contemporaneamente – come già da ora accade – anche del surplus di visibilità e diffusione fornito dai servizi social: specchi di riflessione, e sempre più spesso anche generatori di scintille di qualità, ma non ancora assassini conclamati.

Update: nello stesso giorno, e dello stesso tema, scrive anche Francesco Gavello esprimendo un altro interessante punto di vista.

Sunday Creativity: briciole di creatività

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La forza del DIY applicata ai quotidiani dilemmi di tutti i giorni, come ad esempio: che me ne faccio di tutte le briciole che si producono mentre affetto il pane? Buttarle è un peccato, quando puoi comodamente sfamare il tuo pennuto domestico.

Briciole

Written by Kobayashi

marzo 23rd, 2009 at 12:31 am

Non avrà diminuito la fame nel mondo, ma…

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..che sia proprio inutile per l’uomo e per l’umanità (come sostiene l’illuminato e pluricitato Davide Rossi) non è detto, non per tutti almeno. Sicuramente non per Larry Page & Sergey Brin, e a scalare non per per Jeff Bezos, non per Jerry Yang & David Filo, etc..etc..; vale a dire non per i proprietari dei 30 siti web più remunerativi del mondo, secondo una lista stilata da IncomeDiary.

10_top_income_website

Come prevedibile, al top della resa annuale ci sono i creatori di Google che possono contare sull’incredibile guadagno di quasi 700$ al secondo, anche se in cambio di questa fortuna hanno creato e offerto al mondo (gratuitamente) alcuni dei più usati e utili strumenti online.

Written by Kobayashi

marzo 18th, 2009 at 8:14 pm