Sembra che, ultimamente, sia esploso un gran bisogno di regolamentare Internet: un bisogno improvviso, trascinato dall’ondata di attenzione che ha sommerso la rete soprattutto – a quanto pare – in seguito all’inarrestabile crescita in termini di utenza e popolarità di Facebook. Non c’è edizione di telegiornale che non citi in qualche modo il social network, e non c’è quotidiano nazionale che ad ogni uscita non pubblichi una mappa dei gruppi di Facebook relativi all’argomento del giorno. Potevano forse esimersi i politici dall’intervenire in merito, naturalmente a sproposito? Senza voler scadere nel qualunquismo, sembra quasi che a legiferare in materia stiano scendendo in campo i personaggi meno vicini alle logiche della rete e alla comprensione dei suoi meccanismi.

A questo proposito, dopo l’esilarante intervista di Alessandro Giglioli al senatore Giampiero D’Alia sull’emendamento proposto dal parlamentare dell’Udc e in fretta ribattezzato “ammazza-Facebook” (anche se in realtà pericolosamente imprevedibile nelle sue possibili applicazioni pratiche), ecco scendere in campo l’on. Gabriella Carlucci con il disegno di legge C. 2195 (“Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”) di cui si può trovare uno stralcio sul blog di Quintarelli. In particolare mi ha colpito la pochezza logica e pragmatica di questo passaggio:

Art. 2
E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.

Se prendiamo il tanto citato Facebook, solo per fare un esempio, emerge facilmente quanto sia inconsistente – all’atto dell’applicazione pratica – questo articolo: chi ha bazzicato anche solo minimanente il social network del momento, infatti, sa benissimo che non c’è bisogno di essere un hacker particolarmente esperto per crearsi un profilo fornendo dati verosimili (nome e cognome esistenti ma non corrispondenti alle proprie generalità, ad esempio) e poter eventualmente immettere regolarmente dei contenuti in qualsiasi forma e in maniera non anonima.

Tuttavia “non anonima” non significa necessariamente controllata o controllabile: un concetto così semplice che non si capisce come possa sfuggire a personaggi chiamati a pronunciarsi (anche) su questi temi, e che invece si dimostrano quanto più lontani dalle dinamiche di funzionamento dei meccanismi che, in teoria, vorrebbero andare a regolare per legge.

Allora c’è chi, giustamente, corre già ironicamente ai ripari.

Related Posts with Thumbnails

Potrebbe interessarti anche: