Archive for ottobre, 2008
Informazione di(s)servizio > post temporaneo
Per chi mi legge saltuariamente, e per chi ha avuto l’ardire di onorarmi iscrivendosi al mio feed RSS: non sembra, ma ci sono ancora. Il blog sta passando attraverso la sua prima grossa crisi di identità, per cui pare arrivato il fatidico momento di abbandonare l’esperimento del blog in versione beta per approdare a qualcosa di più maturo, di più concreto, di più definito.
Per operare un cambiamento, però, solitamente bisogna disfarsi di tutto quello che c’è stato prima, e chiunque possieda un blog sa che non è così semplice: sto dunque studiando una soluzione per salvare capra e cavoli, come si suol dire. Di certo finora c’è solo che ci sarà una nuova grafica totalmente rivoluzionata, un nuovo stile, un diverso ambito di argomenti trattati. Tutto nuovo insomma, o quasi. Ancora un po’ di attesa, manca poco…
Depressbook?
Bel colpo di Corriere.it, che oggi pubblica l’ennesima analisi scapestrata su Facebook. Della serie: c’è in giro un “nuovo” fenomeno sociale su Internet e allora no, non posso non parlarne; anche se non ne so niente, non ne capisco affatto il funzionamento, e probabilmente non ci sono neanche mai entrato.
Verrebbe da prendere e incorniciare il post di Stefano Vitta di qualche giorno fa, in particolare quando recita:
Tanto per sparare sulla croce rossa mi viene subito da far notare che i blogger, a differenza dei giornalisti, se non riescono ad ottenere informazioni chiare o almeno sufficienti per esprimere un giudizio hanno il LUSSO di poter non scrivere nulla. Questo non significa che il fatto sia ignorato.
Parole sante. Lusso di cui, invece, al Corriere hanno pensato bene fosse meglio non usufruire, lasciandolo agli altri: che generosità! Metti un accrocchio di psicologi e psichiatri, inserisci due banalità e qualche luogo comune sui social network, infarcisci il tutto con qualche statistica che fa tanto mi-sono-documentato-per-bene e fai cuocere a fuoco lento per qualche minuto: gli ingredienti dell’articolo perfetto? No, la ricetta della rinnovata perdita di credibilità della carta stampata quando si suicida nel tentativo di tratteggiare e comprendere le dinamiche del mondo digitale.
D’altra parte non che ci volesse un premio Nobel a capire la grezza superficialità dell’analisi. Prendiamo i profili individuati dagli esperti psicologi, evitando per amor di dignità di entrare nei loro approfondimenti:
GLI IDENTIKIT DEI «FACEBOOKMANIACI» - Ecco, secondo gli esperti, l’identikit dei popolo di Internet contagiato dalla Facebookmania.
1) I nostalgici: [...]
2) I latin lover virtuali: [...]
3) I cuori infranti: [...]
4) Gli insoddisfatti: [...]
5) Quelli della pubblicità: [...]
6) Quelli con l’alter ego: [...]
Sei-profili-sei, tutti negativi. Possibile?
Ci sarebbe da stendere un velo pietoso anche sull’immagine a corredo, spacciata per appartenente a Facebook ma evidentemente tratta da Twitter, o a massimo Mybloglog: da poco rimossa peraltro (almeno nell’articolo, in home campeggia ancora con fierezza) dopo le proteste ricevute da alcuni dei proprietari degli avatar giustamente risentiti dall’indebito accostamento con tali profili.
UPDATE: giustamente il sito de LaStampa.it si è offeso per non essere stato qui citato, dal momento che ha scritto un articolo praticamente identico a quello del Corriere.it e reclamando dunque lo stesso diritto di essere messo alla pubblica gogna. Niente paura, li accontento subito.
Powder Game, reazione a catena
A grande richiesta torna Faccio l’ultima e poi smetto, la rubrica che ti manda fuori corso all’Università. Questa volta il gioco è tanto semplice nel suo funzionamento quanto perverso nella tentazione indotta di incollarsi allo schermo fino a scoprire ogni minima possibilità di interazione e reazione tra gli elementi presenti. Sara, Sammy e Gabry siete avvisati, eh!
Powder Game, infatti, è costituito da un riquadro nero dove si svolge il gioco vero e proprio, e da una serie di etichette corrispondenti a diversi materiali, personaggi, oggetti o azioni. Cliccando su una di queste etichette con i due tasti del mouse si associa il materiale, il personaggio, l’oggetto o l’azione prescelti con il tasto sinistro (pallino rosso) o destro (pallino blu) del mouse. In seguito, una volta effettuate le proprie scelte (peraltro modificabili in qualsiasi momento), portando il cursore all’interno dello spazio di gioco si darà luogo con ogni singolo click all’azione precedentemente associata ai due tasti del mouse, creando le interazioni più disparate tra i diversi elementi a disposizione e scoprendo man mano le reazioni che possono provocare elementi contrapposti.
Ogni elemento ha uno o più “punti di forza” e almeno un punto debole, il movimento delle molecole dei diversi materiali è abbastanza realistico e la loro reciproca interazione è piuttosto fedele alla realtà: l’olio rimane sempre in superficie se viene a contatto con uno strato di acqua, che a sua volta a contatto col ghiaccio si congela; il virus si diffonde a velocità pazzesca, ma teme qualsiasi tipologia di fuoco, etc..
In men che non si dica ci si ritrova quindi intrappolati nel meccanismo di gioco nel tentativo di scoprire e sfruttare al massimo ogni reazione: come utilizzare la potenza del nitro o come conciliare ghiaccio e magma; in che modo ideare una trappola devastante con l’esplosivo al plastico C4 oppure capire con quale materiale si riesca a spazzare via la colonia di formiche che sta infestando pian piano la nostra area di gioco; in che modo attivare la polvere pirica dei fuochi d’artificio che abbiamo appena posato a terra o come far saltare in aria un blocco di ghiaccio troppo compatto.
Nuovi gadgets "canvas view" per iGoogle

Solo pochi giorni fa parlavo con un amico della comodità di iGoogle e dei tanti utili gadgets che vi si possono integrare: in particolar modo torna utilissima la finestrella che consente all’utente di avere una panoramica sulla propria casella di posta Gmail. Immediatamente disponibile il colpo d’occhio sulle mail in arrivo, l’unico piccolo neo uscito dal mini-dibattito è stato quello di avere a disposizione poche opzioni: anteprima delle ultime mail (massimo 9), link alla posta in arrivo e link alla scrittura di un nuovo messaggio di posta. Piccoli limiti, sia chiaro, eppure nel frenetico mondo del Web 2.0 anche la minima perdita di tempo (soprattutto se potenzialmente evitabile) sta diventando un fattore importante per valutare un determinato servizio. Perché allora, ci si chiedeva, il gadget Gmail ci “costringe” ad aprire una nuova scheda di Firefox per leggere l’ultima mail ricevuta oppure carica una nuova schermata per mostrarci la posta in arrivo, abbandonando di fatto l’homepage di iGoogle?
Neanche il tempo di criticare questa veniale mancanza, ed ecco che subito Google ci accontenta con i gadgets “canvas view”: per il momento solo per gli utenti americani, ma si attende con trepidazione questo aggiornamento anche qui in Italia.

Nello specifico, per Gmail, cosa accade? La grande novità è che sarà possibile espandere la modesta finestrella standard in modalità “a tutto schermo” (canvas view, appunto) semplicemente cliccando sull’icona Maximize, mantenendo “in sottofondo” la pagina di iGoogle in cui il gadget è contenuto e allo stesso tempo avendo la possibilità, senza dover essere costretti in improbabili e poco usabili spazi stretti, di consultare le e-mail in arrivo, di rispondere ad esse o di comporre e inviare un nuovo messaggio di posta.
Per tornare alla propria pagina iGoogle di partenza, sempre visibile comunque “in sottofondo”, sarà sufficiente invertire l’operazione cliccando sull’icona Minimize, in modo analogo a quanto accade quando si è alle prese con una tradizionale finestra di Windows.
Non solo Gmail, comunque: le altre novità per i gadget di iGoogle sono consultabili attraverso l’iGoogle Tour.
Ricarica Paypal, nuove possibilità per i pagamenti online

Chi è spesso alle prese con delle transazioni online avrà trovato (o troverà) sicuramente piacevole la novità da poco introdotta da Paypal, uno dei sistemi di pagamento più conosciuto e utilizzato del Web. Da qualche tempo, infatti, è possibile ricaricare il proprio saldo PayPal direttamente da un conto bancario attraverso un semplice bonifico, senza quindi dover passare dalla (eventuale) carta (di credito o ricaricabile) associata all’account di riferimento – e relativa attesa per la verifica della stessa.
Una volta andato a buon fine il bonifico, le coordinate bancarie dovrebbero essere riportate automaticamente tra le informazioni contenute sul proprio profilo, in modo da poter sfruttare da quel momento in poi anche la transazione inversa: quella che permette di prelevare fondi dal proprio account PayPal.
L’unica perplessità riguarda il fattore temporale: infatti secondo il sito ufficiale:
“potrebbero trascorrere alcuni giorni (da 2 a 4 secondo le prime stime – ndK) prima che i fondi vengano accreditati sul tuo saldo PayPal. Riceverai un’email di notifica al completamento della transazione”
cosa che potrebbe costituire un problema nel caso in cui si necessitasse per qualche motivo di liquidità immediata per effettuare pagamenti: in ogni caso una buona organizzazione/programmazione delle proprie attività di acquisto online dovrebbe ovviare al problema.
Per effettuare la ricarica del proprio conto la procedura è semplice: basta accedere a PayPal, cliccare su “Ricarica conto” e seguire le dettagliate istruzioni, facendo attenzione a prendere nota del numero ID che viene fornito per inserirlo nel campo Note o Descrizione del modulo della propria banca.
Blog Action Day 2008 – Poverty – Associazione OSES

Blog Action Day is an annual nonprofit event that aims to unite the world’s bloggers, podcasters and videocasters, to post about the same issue on the same day. Our aim is to raise awareness and trigger a global discussion.
Un evento annuale no-profit che mira ad unire i blogger di tutto il mondo a postare nello stesso giorno riguardo a un tema comune, creando così una discussione di portata mondiale: questo è l’obiettivo del Blog Action Day, e il tema di quest’anno è la povertà. Girando per qualche blog stamattina, e leggendo via feed alcuni blogger che hanno aderito all’iniziativa, mi è sembrato quasi forzato talvolta il dover postare di proposito su tale questo argomento anche da parte di blog facenti parte di tutt’altra nicchia: assolutamente d’accordo sull’urgenza e importanza del tema proposto dall’iniziativa, ma certi interventi “stonavano” un po’ nel contesto generale del blog in cui sono stati scritti.
Per lo stesso motivo avevo inizialmente pensato di non partecipare attivamente, finché non scopro sul sito ufficiale una sezione interessante chiamata Post Ideas, dove offrono spunti interessanti per il contenuto del post dell’iniziativa, divisi per “settore”. Ad esempio:
A Tech Blog might look at pro-poor technologies and projects
Ora, diciamocela tutta: non è che mi consideri esattamente un tech blog, ma è la categoria in cui più mi ritrovo tra quelle proposte; e soprattutto leggendo quellee parole mi è venuta in mente una cosa di cui avrei sempre voluto parlare ma “non ho mai trovato il tempo”, come si dice in questi casi. Ebbene, questa può essere l’occasione giusta.
Voglio parlare di un progetto davvero interessante: si tratta di OSES (Open Source technologies for Ethicalness and Solidarity), un’associazione no profit con sede a Roma che progetta e sostiene iniziative volte a promuovere lo sviluppo, individuale e sociale, attraverso la diffusione e l’utilizzo delle tecnologie informatiche. Cosa fa in pratica OSES? L’obiettivo è quello di promuovere iniziative volte alla riduzione del divario digitale e contemporaneamente alla diffusione del software open source, con conseguenze di potenziale miglioramento facilmente immaginabili in tantissimi ambiti della vita di ogni giorno: ciò che per noi è “ordinaria amministrazione”, quasi qualcosa di dovuto, per la maggior parte delle persone al mondo non lo è affatto.
L’associazione interviene soprattutto con finalità di carattere sociale ed umanitario, tramite progetti che valorizzano il contributo del singolo in un contesto collaborativo con particolare riguardo alle popolazioni che vivono nelle aree più arretrate del pianeta (al momento sono aperte iniziative in Africa e Sudamerica).
Una mission che mi sembra particolarmente meritoria e degna della necessaria risonanza. Per partecipare basta poco: le modalità di impegno (anche non economico) sono ben dettagliate nell’apposita pagina del blog. Un piccolo passo per sconfiggere la povertà attraverso lo strumento che usiamo tutti i giorni, quello senza il quale anche queste righe non sarebbero mai state scritte.
Facebook in italiano, chi ben comincia è a metà dell'opera

Fatemi capire: in sostanza hanno fatto girare per un po’ di tempo una versione “incompleta” della traduzione senza annunciarlo, poi ora via con la release ufficiale di Facebook in italiano. Gli inviti per le causes e qualche altra funzionalità (ad esempio i regali) mi sembrano però ancora parzialmente in inglese, qualcuno conferma? Non vorrei che fosse così solo perché sono arrivati al mio profilo prima dell’aggiornamento della lingua, ma se posso pensare male ancora un po’ credo si tratti dell’ennesima traduzione parziale.
