Archive for settembre, 2008
Feng Gui, dove si ferma l'occhio del lettore?
Quando costruiamo una pagina Web o un blog, è di fondamentale importanza il criterio secondo il quale si collocano gli elementi all’interno dello spazio a disposizione. Come fare a catturare l’attenzione dei propri lettori, e magari dirigerla e mantenerla verso le zone di maggior interesse? O perlomeno, come si può sapere da cosa sono attratti i visitatori del nostro blog, magari per massimizzare la visibilità di un particolare elemento della pagina (ad esempio: l’icona dei feed, gli annunci Adsense)?
Per affrontare il difficile compito può venirci in soccorso Feng Gui: questo servizio (ancora in beta) permette attraverso la sua intelligenza artificiale di simulare l’operato della visione umana durante i primi 5 secondi in cui l’occhio del visitatore si posa per la prima volta su una determinata immagine (nel nostro caso, lo screenshot del nostro blog).

L’utilizzo del servizio è molto semplice: è sufficiente caricare dal proprio PC un’immagine inferiore ai 5MB in formato jpg, png, bitmap o gif e lasciarla analizzare al sistema per alcuni secondi, dopo i quali verrà restituita una heatmap (una rappresentazione grafica di dati in cui valori più o meno alti della variabile in esame sono espressi tramite colori più o meno accentuati) che evidenzia quali siano le zone nelle quali si concentra maggiormente lo sguardo di un ipotetico visitatore e quali possano essere i percorsi visivi più probabili compiuti dall’occhio nell’osservare questa immagine. Una barra permette inoltre di dosare i livelli di opacità del risultato ottenuto per far prevalere di volta in volta il livello dell’immagine originale oppure quello della mappa creata da Feng Gui.
What The Movie, il photoquiz per cinefili sopraffini
Di nuovo lunedì: fatto un piccolo esperimento in merito a ciò che dicevo poco tempo tempo fa sul postare nel weekend, è tempo di riprendere le fila di quanto appuntato con diligenza sui draft di WordPress (e nella lista di cose “da fare”) e poi inevitabilmente lasciato per strada davanti ad altre incombenze più o meno importanti.
Agli appassionati del grande schermo farà piacere sapere che oggi si parla di What The Movie?, un photoquiz dalla formula immediata ma tuttavia molto longeva grazie alla quantità di immagini con le quali è possibile cimentarsi: non il solito quizzettone banale, quindi, ma un test probante per tutti i cultori della settima arte. Come si gioca? Nulla di più semplice: il sito mostra un’immagine tratta da un film, e l’utente-giocatore deve indovinare a quale pellicola appartenga immettendone il titolo nell’apposita casella di risposta; il tutto senza necessità di iscriversi. Se la risposta risulterà esatta, i bordi della casella si illumineranno di verde e un breve messaggio ci informerà della corretta soluzione dell’enigma (come nell’immagine sottostante), mentre in caso contrario sarà un contorno di colore rosso ad indicarci l’errore commesso.

La caratteristica che potrà scoraggiare alcuni, almeno all’inizio, è che il correttore di risposte è estremamente pignolo nell’accettare solo e soltanto l’esatto titolo originale del film di cui ci viene mostrato un fotogramma: per cui, ad esempio, non guidicherà esatta la risposta “Una settimana da Dio” se ci dovessimo trovare davanti al divertente film interpretato da Jim Carrey (il cui titolo originale è Bruce Almighty – che è difatti l’unica risposta effettivamente giudicata corretta dal sistema). In aiuto ai meno esperti può venire l’ottimo sito IMDB che permette di conoscere i titoli originali di tutti i film vecchi e nuovi.
Ottimo per organizzare serate all’ultimo sangue tra amici cinefili, What The Movie è interessante anche perché permette a chiunque (previa registrazione) di fare l’upload del fermo immagine del proprio film preferito da sottoporre all’abilità degli altri giocatori. Sono quasi 1800 i film presenti nel database di gioco per un totale di circa 3000 fotogrammi differenti con i quali cimentarsi, frutto per lo più del contributo degli utenti.
Per ogni “livello” (ovvero per ogni immagine) il sito mostra inoltre alcune informazioni relative a chi ha postato l’immagine-quiz, a quanti utenti hanno già fornito la risposta corretta e a chi è stato il primo utente ad indovinare quel particolare film. Registrandosi al sito, infine, è possibile tenere traccia dei propri progressi, entrare nelle classifiche del gioco e scoprire le risposte esatte di tutti i film che non riusciamo a riconoscere.
Piuttosto, avete indovinato a quale film appartiene l’immagine soprastante?!
Se non ci si fida di FeedBurner

I feed RSS, croce e delizia di ogni blogger. Croce quando i subscribers (così sono chiamati gli utenti che decidono di sottoscrivere questo sistema di “invio a domicilio” degli aggiornamenti circa i contenuti di un determinato spazio Web) si possono contare sulle dita di una mano, delizia quando il contatore degli iscritti comincia a restituire cifre a due, tre o addirittura quattro cifre. Esistono intere pagine di blog dedicate a come accaparrarsi un maggior numero di iscritti, come fidelizzarli, come fornire loro un contenuto soddisfacente ed eventualente come elargire degli extra esclusivi come bonus per la loro provata fedeltà.
Per farlo, ovviamente, bisogna avere a disposizione un servizio che, almeno a grandi linee, fornisca un colpo d’occhio generale sui subscribers del proprio blog e permetta di gestire adeguatamente la situazione: numero degli iscritti, fluttuazioni temporali delle iscrizioni, statistiche per individuare i picchi di accesso gli abissi di abbandono, magari qualche tool per massimizzare la nostra offerta di contenuti rendendola sempre più affascinante e gradevole per il lettore (questo ammettendo di bloggare per passione, perché se si parla di monetizzazione il discorso prende tutta un’altra piega).
Ma cosa succede se (apparentemente) non ci si può fidare del servizio che delinea le basi di partenza per la nostra azione di miglioramento del blog? Molti, credo, converranno con me che è perfettamente inutile sforzarsi di porre come priorità l’innalzamento qualitativo della proposta di contenuti tramite feed se gli iscritti sono solamento uno o due, soprattutto se si sa che questi pochi coraggiosi magari sono da ricercarsi tra gli amici più cari che, per modo diire, almeno inizialmente “ci fanno un favore” per tenere alta la nostra autostima. Ancora più frustrante, anzi per meglio dire spiazzante, vedere il proprio fornitore di statistiche sui feed (nel mio caso il celeberrimo FeedBurner, non certo l’ultimo arrivato) che di giorno in giorno presenta fluttuazioni numeriche degne dell’ottovolante di Gardaland. Non che i numeri di questo blog siano straordinariamente alti (forse un problema nella gestione delle piccole fluttuazioni?) ma veder passare nella stessa giornata i dati dei subscribers dalla doppia cifra allo zero, per poi tornare ad un altro valore (diverso da quello iniziale) il giorno dopo, pone degli interrogativi interessanti: FeedBurner funziona davvero? Quanto è veramente affidabile sui piccoli numeri? O forse sono i lettori del blog ad essere particolarmente schizofrenici?

Questa la sconsolante visione che saltuariamente (ma neanche tanto!) restituisce il mio account, per poi tornare in più o meno breve tempo ad una situazione più accettabile, e tuttavia mai uguale a quella precedente l’azzeramento inspiegabile dei contatori: perché va bene la passione, ma non si è veri blogger senza quella sana componente di egocentrica soddisfazione nel sapere che qualcuno, là fuori, ci legge per davvero.
PS: a proposito, già che ci siamo, se qualcuno vuole sottoscrivere il feed RSS di questo blog (per evidenti ragioni di studio sperimentale del problema eh, mica per altro!) lo può fare cliccando qui sopra.
WarioLand ShakeIt, un terremoto nel marketing
Non mi occupo specificatamente di marketing, però quando mi trovo davanti a trovate geniali e/o degne di nota mi piace render loro onore in qualche modo. Questo è decisamente il caso dell’idea per il lancio di Wario Land ShakeIt!, il videogioco Nintendo che uscirà in Europa il 29 settembre sulla sua piattaforma Wii, e che ovviamente sfrutta tutte le potenzialità ludiche dell’innovativo Wiimote: imprimendo uno strattone forte al controller Nintendo il protagonista Wario avrà a disposizione, dopo aver accumulato energia sufficiente sull’apposita “barra shake“, un colpo speciale per colpire il suolo con un pugno dalla potenza devastante, capace di ribaltare i personaggi e smuovere oggetti.
Con questa premessa, cosa poteva riservarci il marketing giapponese se non una bella trasposizione del concetto principe del videogioco applicata a Youtube? Il risultato è decisamente spiazzante: shake it!
FaceBook, un caso di (inopportuno) code-switching

Sono da poco entrato su Facebook, l’arcinoto social network che conta ormai più di 100 milioni di utenti, spinto un po’ dalla curiosità e un po’ dal fatto di essere stato pressato da più di una persona affinché registrassi un account, al grido di “dài, ce l’hanno tutti”. Tralasciando il perverso meccanismo di raccolta indiscriminata dei dati personali, che devo ancora mettere bene a fuoco e che meriterebbe un post (chilometrico) a parte, la seconda cosa che più mi ha impressionato del network di Mark Zuckerberg è stato trovare una localizzazione italiana parzialmente incompleta.
L’esempio riportato nell’immagine è lampante: nemmeno nell’ambito di un singolo elemento (uno delle decine di migliaia) costituente il network di Facebook, in questo caso uno dei molteplici “inviti” che è possibile inviare ai propri amici, sussiste un’omogeneità di linguaggio. Solo una piccola annotazione probabilmente, rispetto alla grandezza di potenzialità (e pericolosità, tornando alla questione privacy di cui sopra) dell’intera rete venutasi a creare, ma in ugual modo fastidiosa per un “purista della lingua” (tra virgolette) e anche, a ben vedere, per la completa usabilità del sito.
Esiste infatti all’interno di Facebook una componente abbastanza marcata di code-switching, ovvero una commutazione di codice (in questo caso tra italiano e inglese, data la mia localizzazione italiana dell’account) che risulta un po’ fastidiosa per me e (immagino) abbastanza penalizzante per gli utenti non così abili nel maneggiare la lingua d’Albione; ma soprattutto è poco comprensibile una tale “leggerezza linguistica” per un colosso social così diffuso e importante. Data questa localizzazione incompleta, fatta di parti in italiano e altre rimaste in inglese, forse sarebbe stato allora preferibile rimanere completamente nella versione in lingua originale e attendere una versione italiana completamente tradotta. D’altra parte non si capisce come sia possibile, anche tecnicamente, questa svista: sono tradotti solo alcuni tasti di azione e altri no? Parecchio strano.
Mi sfugge qualcosa?
Un tasso di creatività altissimo (cit.)
Quando uno di notte sogna la BlogFest (o almeno è quel che credo che fosse, non essendomi recato a quella di Riva del Garda: in alternativa pensate ad un enorme barcamp) anche non essendoci mai stato, c’è qualcosa che non va.
Non ricordo esattamente per colpa di quella vecchia storia dei sogni che sbiadiscono col tempo dopo il risveglio, ma a pelle mi sembra una cosa da tenere quantomeno sotto controllo.
Hide This Menu: don't try this at home!
![]()
In un tipico momento di wilfing quotidiano, nell’attesa di ricordarmi per quale reale motivo avessi acceso il PC, mi capita di girovagare distrattamente tra i tasti della barra superiore di Firefox quando ad un certo punto, cliccando il menù “Segnalibri”, mi si para davanti una strana visione.

Fermi tutti, quella voce nel menu Segnalibri non c’è mai stata! In inglese poi, mentre tutto il browser è correttamente localizzato in italiano… uhm, c’è qualcosa che non torna. Nonostante una vocina mi dica distintamente “fermo, non cliccare” la curiosità è molto più forte e poi, tutto sommato, Hide This Menu non è un comando tale da rappresentare un potenziale punto di non ritorno. Evidentemente – penso – una volta cliccato apparirà al suo posto un pulsante del tipo Show This Menu o qualcosa del genere.
Clicco. Osservo. Mi pento.
Sono scomparsi i segnalibri, come previsto. Ma non solo i singoli bookmark, proprio l’intero menu, e la barra superiore ora appare così: tra il menu Delicious e il menu ScrapBook c’è un vuoto inquietante.
![]()
Niente panico, c’è pur sempre il comodo menu a discesa Visualizza per settare le opzioni e i pulsanti da mostrare nel browser. E infatti eccolo lì, il percorso Visualizza -> Barra degli strumenti -> Barra dei segnalibri, ed ecco nuovamente una pseudobarra dei segnalibri. Ma io non voglio questo surrogato, esigo di riavere il mio vecchio e comodo menu a discesa con i segnalibri preferiti in bella evidenza! Neanche il percorso Visualizza -> Barra laterale -> Barra dei segnalibri (o Ctrl+Maiusc+S che dir si voglia) mi soddisfa appieno, perchè se è vero che ho nuovamente i miei bookmark a disposizione questa soluzione toglie troppo spazio alle pagine web visualizzate da Firefox.
Cosa è successo allora, e come rimediare? Non tutti gli utilizzatori di Firefox riscontreranno questo problema, semplicemente perché la voce Hide This Menu non è nativa del browser ma viene creata da un’estensione molto famosa, ovvero l’add-on di Delicious Bookmarks, che permette attraverso una scorciatoia sulla barra di navigazione di salvare una qualsiasi pagina web come bookmark sull’ottimo raccoglitore online di segnalibri che è per l’appunto Delicious.

Solo chi ha installato questa estensione per il browser della volpe vede il comando “incriminato“; e così come l’ha creato, evidentemente allo stesso modo deve poter dare all’utente la possibilità di tornare alla situazione iniziale. Infatti è proprio andando a cercare tra le pieghe del menu Delicious (sulla barra dei menu) che si nota il comando per ripristinare il menu tradizionale dei segnalibri di Firefox: Show Bookmarks Menu.
Col senno di poi, una volta scoperto questo nuovo comando mai utilizzato prima d’ora, si nota che procedendo a ritroso col ragionamento il penultimo comando del menu Delicious agisce in sostanza come una sorta di interruttore del menu segnalibri di Firefox, permettendone la scomparsa e la successiva ricomparsa.
Guerra a tutto campo tra diverse concezioni di bookmarking o (in)volontaria svista dei programmatori dell’estensione? Non è dato saperlo, anche se qualche sospetto permane: in ogni caso ora so come ovviare all’iniziale sorpresa causata dal fondamentale menu improvvisamente scomparso.