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(Il Sole 24 Ore, 10 novembre 2011 / Il Giornale, 24 luglio 2012)

Scritto da Kobayashi

luglio 24th, 2012 il 10:25 am

Con il numero di agosto finisce l’esperienza del periodico E – Il Mensile

2 commenti

Con l’articolo “Un difficile addio” di Maso Notarianni la redazione di E – Il Mensile ha annunciato ai suoi lettori e abbonati che il numero di agosto, che uscirà nelle edicole il 25 luglio, sarà l’ultimo del periodico di Emergency diretto dal giornalista di Repubblica Gianni Mura (che ha firmato l’editoriale di commiato) prima dello stop definitivo alle pubblicazioni, mentre il sito web non sarà più aggiornato a partire dall’ultimo venerdì di luglio, il 27. Il mensile si arrende all’impietoso calcolo delle vendite: circa 20mila copie tra edicola e abbonamenti, numeri evidentemente non più sostenibili per l’editore di riferimento nonostante il passivo secondo Mura “non esorbitante” della sua gestione.

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Perché non riesco a scrivere, oggi? Perché il fatto che tra una settimana circa questo giornale online verrà chiuso è la cosa più difficile da scrivere che mi sia capitata. Questo sito, che prima si chiamava PeaceReporter, ha contribuito a cambiare il modo di fare giornalismo nel nostro paese. Quando cominciammo, nel 2003, i giornali online – quelli indipendenti, non le trasposizioni di quelli di carta – in Italia erano una realtà praticamente sconosciuta. La nostra prima battaglia vinta è stata quella. Eravamo “controinformazione” con tutto quello che di buono questo termine porta con sé, ma anche con tutto quello che di negativo – soprattutto nel mondo del giornalismo – quella parola indica.

Poi siamo diventati autorevoli, ed è stato bello vedere, quando si andavano a trovare i colleghi dei giornali mainstream, che agli esteri c’era sempre un computer con il nostro sito nel monitor. Così come è stato bello, poi dopo un po’ ci siamo stufati, guardare quanti articoli che noi avevamo già scritto finivano sui giornali. Qualcuno, all’inizio, tantissimi dopo un anno o due. Questa è stata la nostra seconda sfida vinta: riuscire a diventare indispensabili a chi si occupa di notizie dall’estero. E riuscire in qualche modo a cambiare il modo di fare informazione. Le guerre dimenticate sono state riscoperte. Molte bugie sono state svelate. Farne l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. E un esercizio inutile, peraltro, che farebbe solo aumentare quel dolore che oggi in redazione ci portiamo dentro.

Nel pezzo di addio, però, c’è spazio anche per una critica al sistema dei finanziamenti pubblici all’editoria:

Rabbiosamente ci arrendiamo al mercato, pessimo misuratore della qualità dell’informazione, drogato in Italia più che in qualsiasi altro paese occidentale dal perverso rapporto tra editori e politica (che ha generato una tra le peggiori leggi per il sostegno all’editoria che si possa immaginare) e tra editori e affari, che non è solo il “conflitto di interessi” di Berlusconi, ma il fatto che non ci siano editori puri che si misurano con il libero mercato. E che informazione, pubblicità, distribuzione (sia fisica che virtuale) dei contenuti giornalistici siano concentrati nelle mani di pochi che gestiscono a cartello l’esistenza in vita di questo e di quello. Non a caso l’Italia è al 62° posto nel mondo nella classifica che racconta della libertà di stampa.

Scritto da Kobayashi

luglio 16th, 2012 il 11:49 pm

La Repubblica degli errori

Un commento

Che sia un periodaccio per la stampa quotidiana italiana non è un mistero, come hanno anche certificato recentemente i dati di Ads (Accertamenti diffusione stampa) sul venduto effettivo nelle edicole e in abbonamento. Questo vale un po’ per tutti i giornali, compresi i grandi colossi come Corriere della Sera e Repubblica. Ecco, Repubblica.

Qualche settimana fa sono stato all’evento organizzato a Bologna, La Repubblica delle Idee, durante il quale è stata data la possibilità di partecipare ad alcuni workshop che illustravano il funzionamento di determinate parti della struttura editoriale, ad esempio quella relativa alla sezione web del quotidiano. Presenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, il tentativo di essere il più veloci ma precisi possibili (per battere la concorrenza ma allo stesso tempo garantire un certo livello di qualità) e altri proclami del genere.

Chissà se questo vale per tutte le redazioni locali. Tutto bello, almeno “sulla carta”, perché poi bisogna scontrarsi anche con la dura realtà. Forse sarà stato solo un disguido, o un omesso controllo, ma dalla prima mattina di lunedì 9 luglio è presente sull’edizione online del dorso di Parma un breve articolo - una dozzina di righe con foto - sui progetti futuri di Michele Pizzarotti, vicepresidente dell’omonima grande impresa parmigiana di costruzioni.

Se non l’ha ancora visto verrà di certo un colpo a feticista supremo di Pazzo per Repubblica sapendo cosa si combina dalle parti della Val d’Enza nel suo quotidiano preferito: in poche righe sono concentrati una serie di errori/orrori che fanno pensare, più che a un articolo pronto per la pubblicazione, a una bozza buttata giù al volo, un po’ di fretta, senza dubbio ancora tutta da ricontrollare.

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(PS: l’articolo, a tutto mercoledì 11 luglio, risulta ancora online così come è stato pubblicato ormai 3 giorni fa – e non è la prima volta che accade una cosa del genere nella redazione del quotidiano di Largo Fochetti)

Tommaso Tessarolo a Lettera43 presenta il suo nuovo “Pubblico”

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Sabato 7 luglio Gabriella Colarusso ha intervistato per Lettera43 Tommaso Tessarolo, ex general manager di Current Tv e ora pronto a ripartire come amministratore unico nella nuova avventura editoriale di Pubblico, il quotidiano cartaceo diretto dall’ex giornalista del Fatto Quotidiano Luca Telese che sarà nelle edicole a partire dal prossimo 18 settembre.

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Investimento iniziale da 650mila euro, uscite giornaliere al prezzo di 1,50 euro a copia, una dozzina di soci tra cui proprio Telese, Tessarolo e l’avvocato bolognese Maurizio Feverati detentori complessivamente del 51% delle azioni, firme del calibro dell’ex Fatto Quotidiano Federico Mello, l’ex Manifesto Ritanna Armeni, l’ex Unità Francesca Fornario, l’ex Riformista Tommaso Labate e il conduttore di Piazzapulita (La7) Corrado Formigli.

Ma nell’intervista Tessarolo ha delineato anche alcuni aspetti più specifici del nuovo quotidiano: tra le 22 e le 24 pagine, un giornale “molto colorato, molto vivo, con una grafica accattivante e tanto spazio alle fotografie”, “meno strillato, meno sensazionalistico dei giornali mainstream”, contenente “quasi esclusivamente notizie che gli altri non danno”, con molto spazio “all’approfondimento e alla cultura”, con un sito web che “sarà una sorta di magazine, di compendio al giornale”.

Niente finanziamenti pubblici all’editoria richiesti allo Stato, ma tentativo di sopravvivere e tenere in ordine i conti “con le copie che venderemo in edicola: 15mila ci bastano a tenere in piedi i conti, con una tiratura di 30mila”. Poi ci sono la pubblicità e gli abbonamenti, per i quali è già stata lanciata una campagna di sottoscrizione “al buio” sul modello della case history di successo del Fatto Quotidiano. Pronta da subito, inoltre, la versione per iPad, iPhone e Android (a pagamento), mentre sono allo studio applicazioni multicanale come una web-tv e una nuova radio, prima online e successivamente in FM.

“Io non credo - ha spiegato Tessarolo - che la soluzione migliore sia quella di offrire tutto gratis e farsi sostenere solo dalla pubblicità. Sul web si è partiti con il piede sbagliato, aprendo tutti i contenuti, anche quelli dei grandi giornali e questo, paradossalmente, ha limitato la democratizzazione dell’informazione più che potenziarla. L’idea del tutti possono e devono accedere a tutto, gratuitamente, ha legato la sopravvivenza di ogni nuova iniziativa editoriale online solo alla pubblicità che comunque sul web è ancora esigua e poco redditizia. Questo ha fatto sì che progetti editoriali anche di ottima qualità non sopravvivessero. [...] Chi vuole l’informazione gratuita è allo stesso tempo chi giustamente vuole essere pagato per il lavoro che fa. E anche i giornalisti devono essere pagati per il lavoro che fanno. Chiunque abbia realizzato un progetto editoriale e ha un minimo di buon senso sa che per tenere in piedi una redazione ci sono dei costi e anche alti”

Da Ads arrivano i primi dati-shock sulle copie realmente vendute dai quotidiani cartacei italiani

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La società Ads - Accertamento diffusione stampa ha diffuso, per la prima volta, i dati sulle copie effettivamente vendute (relativi al mese di maggio 2012) di quotidiani, settimanali e mensili italiani. Numeri shock per il settore editoriale, che certificano con impietosa evidenza la situazione di crisi della stampa cartacea in Italia.

L’associazione è stata sciolta lo scorso 30 marzo per essere ricostituita con lo stesso nome ma nella forma della società a responsabilità limitata. Finanziata dagli stessi editori che ne richiedono la certificazione, negli anni ha assunto il compito di rilevare e certificare i dati di diffusione e di tiratura della stampa quotidiana e periodica italiana.

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Il nuovo soggetto, costituito da Fieg e Upa assieme ad altri portatori d’interesse (come Fcp, la Federazione delle concessionarie di pubblicità, Assocomunicazione e Unicom, l’Unione nazionale delle imprese di comunicazione), ha introdotto una sostanziale e importantissima modifica delle rilevazioni: le cifre relative al numero di copie diffuse saranno d’ora in poi rese pubbliche non più come medie mobili degli ultimi 12 mesi(riaggiornate mensilmente) ma con dati mensili aggiornati e puntuali, allo scopo di rendere sempre più trasparente la reale condizione di salute di ciascuna testata.

Al primo posto della “nuova” classifica compare allora il Corriere della Sera, il quotidiano più letto del paese, con una tiratura media dichiarata di 609.785 copie e una diffusione media a quota 474.395 copie. E’ però il dato sul totale pagato (la somma delle copie effettivamente vendute tra edicola e abbonamenti) quello che sorprende di più: appena 440.613 copie. Si tratta di “dati dichiarati dall’editore e pubblicati sotto sua responsabilità”, ci tiene a precisare una dicitura di Ads in testa alla tabella pubblicata sul suo sito web.

Repubblica, il quotidiano di Ezio Mauro, si deve invece accontentare della seconda posizione con una tiratura media di 509.141, copie, una diffusione media di 396.446 copie e un totale pagato di 357.797 copie, 82mila in meno degli storici rivali di via Solferino. Terzo posto, invece, per la Gazzetta dello Sport, nella sua edizione del lunedì, che può vantare una tiratura media di 491.172 copie, una diffusione media di 366.653 copie e un totale pagato di 340.762 copie (mentre nelle altre giornate la tiratura media si abbassa a quota 367.624 copie, la diffusione media a 261.250 copie e il totale pagato è di 100mila copie in meno, a quota 234.204).

Appena fuori dal podio Il Sole24Ore, al quarto posto con una tiratura media di 331.753 copie, una diffusione media di 262.360 copie e un totale pagato di 256.676 copie, mentre al quinto posto si fa spazio La Stampa grazie a una tiratura media di 350.297 copie, una diffusione media di 253.971 copie e un totale pagato di 248.535 copie.

Escluso Il Messaggero, in nona posizione con una tiratura media di 247.002 copie, una diffusione media di 176.800 copie e un totale pagato a quota 172.215 copie, il resto della top ten è appannaggio degli altri quotidiani sportivi nazionali: sesta l’edizione del lunedì del Corriere dello Sport-Stadio, settima la Rosea extra-lunedì, ottavo Tuttosport del lunedì (mentre l’edizione extra-lunedì scala in sedicesima posizione), decimo il Corriere dello Sport-Stadio extra-lunedì.

Il Resto del Carlino, undicesimo (tiratura media 183.714 copie, diffusione media 137.247 copie, totale pagato 134.412 copie) supera anche Il Giornale di Alessandro Sallusti, primo dei quotidiani cosiddetti “d’opinione” grazie a una tiratura media di 220.386 copie, una diffusione media di 129.689 copie e un totale pagato di 127.601 copie. Al tredicesimo posto si insedia l’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, con una tiratura media di 160.649 copie, una diffusione media di 121.998 copie e un totale pagato a quota 120.487 copie.

Dopo la Nazione (gruppo QN), quattordicesima, si piazza l’altro quotidiano di area centrodestra, Libero. Il prodotto editoriale di Maurizio Belpietro dichiara una tiratura media di 166.282 copie, una diffusione media di 96.657 copie e un totale pagato di 94.585 che non gli consente di andare oltre il 15° posto in classifica. Detto di Tuttosport in posizione n°16, seguito dal Gazzettino, dal Mattino di Napoli e dal Tirreno, per trovare Il Fatto Quotidiano bisogna scorrere la lista fino alla posizione n° 20. Il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, infatti, dopo i fasti iniziali si sta stabilizzando su una tiratura media di 110.667 copie, una diffusione media di 56.380 copie e un totale pagato di 55.926 copie. Ancora peggio fa l’Unità: tiratura media di 97.468 copie, diffusione media di 35.906 copie e un totale pagato a quota 35.220 copie.

Beppe Grillo: se il Movimento 5 Stelle entra in Parlamento proporremo l’abolizione di ogni contributo diretto e indiretto ai giornali

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Non è una novità assoluta, ma ora che c’è anche l’ufficialità ci sono basi più concrete sulle quali fare i conti: con un post sul suo blog, piattaforma online alla base del Movimento, il comico genovese Beppe Grillo ha sciolto ogni residua riserva e annunciato che il Movimento 5 Stelle si presenterà alle prossime elezioni politiche. Lo farà qualunque sia la legge elettorale in vigore in quel momento (probabilmente nel 2013, tenuta del governo Monti permettendo) e correndo da solo, avendo già dichiarato fermamente la propria intenzione di rinunciare in partenza – come per altro sempre fatto finora nelle consultazioni regionali e comunali – a qualsiasi ipotesi di alleanza o apparentamento.

Ancora nessun accenno di programma ma solo qualche indicazione generica: sì ai referendum propositivi senza quorum, obbligatorietà della discussione delle leggi popolari in Parlamento con voto palese, votazione diretta dei candidati. Questi ultimi saranno votati in rete, ha ribadito il leader M5S, strumento che rimarrà centrale durante tutto il mandato degli eventuali eletti sia come supporto ai rappresentanti grillini che come garanzia del rispetto del programma presentato agli elettori. Il MoVimento, inoltre, è intenzionato a non prendere un solo euro dallo Stato rinunciando del tutto ai rimborsi elettorali, come già sperimentato alle ultime elezioni regionali nei territori in cui finora è riuscito a far eleggere almeno un suo rappresentante.

Non solo: se almeno un deputato o un senatore a 5 stelle dovesse riuscire ad entrare in Parlamento proporrà l’abolizione di ogni contributo diretto e indiretto ai giornali. Forse perché, dopo la vittoria a Parma e in 3 Comuni del nord (Sarego Vicentino, Mira e Comacchio) e le recenti proiezioni di voto nazionali che darebbero i grillini addirittura al 20%, secondo partito d’Italia, per “il M5S è diventato il mostro da abbattere. Ogni problema del paese viene in secondo piano rispetto a una guerra mediatica che sta assumendo proporzioni così gigantesche da farla apparire ridicola”.

“Non dico nulla di nuovo, ma è opportuno ribadirlo. Le elezioni si possono vincere o perdere, in realtà in Italia si pareggiano da sempre, sono elezioni truccate. Vincono tutti, si spartiscono rimborsi elettorali, testate giornalistiche, canali televisivi, banche, concessionari. Tutto. Il MoVimento 5 Stelle partecipa per vincere e vincerà in ogni caso. Sia nel caso straordinario che venga chiamato a responsabilità di governo sia che, come forza di opposizione, faccia da sentinella per i cittadini”.

Scritto da Kobayashi

giugno 29th, 2012 il 3:06 pm

Non saper vincere (o del giornalismo tabloid)

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Va bene l’euforia per la nazionale italiana, che battendo la Germania per 2-1 a Varsavia ha conquistato la finale degli Europei di calcio 2012 contro la Spagna; va bene anche il “simbolismo” di due paesi in difficoltà, facenti parte dei cosiddetti Piigs (appunto Italia e Spagna), capaci di trovare una sorta di temporaneo “riscatto” sociale grazie alle imprese sportive delle rispettive squadre; ma qui, ogni giorno con una scusa nuova, nel giornalismo italiano si sposta sempre più in basso l’asticella del consentito fino a una sorta di “vale tutto”. Se qualcuno casomai se lo fosse dimenticato, inoltre, stiamo pur sempre parlando di un capo di governo di un paese estero.

libero_giornale_vaffanmerkel_ciao_ciao_culona

(per non parlare del post-partita del sito internet di Libero)

wurstel_merkel

PS: se ne sono accorti anche allo Spiegel.

Scritto da Kobayashi

giugno 29th, 2012 il 8:20 am